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Autori

Stefano Baia Curioni

Professore associato
di Storia economica
presso l’Università
Commerciale L.
Bocconi di Milano.
È direttore del
Laboratorio di
economia per l’arte e la
cultura dell’università
Bocconi (Centro ASK).
 

9 - cultura

Up one level
Capitolo 9 - Stefano Baia Curioni - I beni e le industrie culturali: domanda e occasione di sviluppo
9 - cultura 9.1 Beni e industrie della cultura: le evidenze lombarde
9 - cultura 9.2 La domanda del pubblico di cultura
9 - cultura 9.3 Il ruolo della Regione Lombardia
9.3 Premessa
9.3 9.3.1 Musei e sistemi museali
9.3 9.3.2 Biblioteche e sistemi bibliotecari
9.3 9.3.3 Industrie culturali
9.3 9.3.4 Teatro
9.3 9.3.5 Cinema ed audiovisivo

Estratto



9.1 - Beni e industrie della cultura: le evidenze lombarde
Le industrie culturali sono diventate uno dei motori della nuova economia: producono i contenuti da diffondere e stimolano la crescita di risorse umane, tecniche, organizzative e imprenditoriali. Da un punto di vista economico, le attività culturali sono caratterizzate da costi strutturali alti e da un costante fabbisogno di risorse, tuttavia producono effetti esterni rilevanti sul complesso dell’economia e sulla società e questo ne giustifica l’intervento pubblico.
Fotografando la situazione al 2001 risulta che il peso dell’industria culturale, in termini di numero di imprese operanti e di addetti impiegati, sul complesso dell’economia lombarda è relativamente modesto: in aggregato, infatti, le imprese culturali sono meno del 2% del totale e impiegano l’1,5% circa degli addetti lombardi, pari a circa 54.000 unità; l’impatto delle imprese culturali sul complesso dell’economia lombarda risulta essere abbastanza modesto (circa 1,6%) dove l’editoria, gli studi di promozione pubblicitaria, le attività radiotelevisive e le creazioni e interpretazioni artistiche e letterarie costituiscono le attività di maggior peso1.
Nonostante le dimensioni di questo settore non siano di vasta portata, le veloci trasformazioni che lo stanno interessando, in particolare l’universo delle comunicazioni di massa, le nuove tecnologie comunicative e lo sviluppo dei servizi, fanno presagire il sempre maggiore rilievo che potranno avere in futuro le attività culturali nella dimensione economica (in termini di unità produttive, di flusso monetario, di occupazione, di commercio)2.
Le industrie culturali attraversano un periodo di transizione causato dall’irruzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione su tutti i piani della fruizione culturale. In particolare, tali cambiamenti sono sul piano della produzione, della distribuzione e della domanda. A governare gli importanti cambiamenti che stanno plasmando i modelli di produzione e di fruizione sono da poco state emanate la l. Gasparri per il comparto editoriale e il nuovo codice dei beni culturali.
Le norme della l. Gasparri ridisegnano profondamente il futuro dei mass media, e in particolare, della televisione: la legge è stata pensata in un'ottica di sistema pur riferendosi principalmente all'emittenza televisiva, anche perché ha puntato sull'avvento del digitale terrestre come la novità tecnologica in grado di ampliare l'offerta televisiva e introdurre elementi d'interattività per il pubblico.
Il Codice Urbani riordina la letteratura in materia di patrimonio artistico per far fronte alla crescente complessità nello sviluppo del territorio italiano e al cambiamento del quadro istituzionale. Il codice in particolare si propone di fornire uno strumento per sviluppare modelli innovativi di tutela e di gestione che coinvolgano differenti soggetti, con particolare riferimento agli enti locali.



Nel corso del decennio 1991-20013 (tab. 9.1) il numero delle imprese culturali ha avuto un forte incremento sia a livello nazionale (+53,7%) e ancor di più a livello lombardo (+60,7%), indice di un’alta dinamicità dell’industria nel suo complesso. In Lombardia il numero delle imprese culturali infatti è aumentato di circa 4.500 unità, con un tasso di crescita superiore a quello della totalità delle imprese lombarde, come dimostra l’aumento della quota delle imprese culturali sul totale, passata dall’1,4% del 1991 all’1,73% del 2001. È interessante notare come tale quota a livello regionale sia superiore a quella nazionale. In particolare Milano ha da sempre un ruolo centrale nel settore dell’informazione e dell’editoria livello nazionale. Il comparto editoriale – inteso in senso allargato come libri, giornali e periodici, radio, tv e new media – trova qui la più alta concentrazione di talenti, i principali operatori nazionali e le filiali dei principali operatori internazionali.



1 Sono stati utilizzati i dati dei Censimenti industria e servizi ISTAT 1991, 1996 (Censimento intermedio) e 2001. All’interno dell’industria culturale sono stati individuati tre settori principali: l’editoria in senso stretto, la pubblicità, le attività culturali.
2 ISTAT - Le statistiche culturali in Europa.
3 Fonte: ISTAT Censimenti Industria e Servizi 1991, 1996 e 2001.


9.2 - La domanda del pubblico di cultura
Se è evidente l’aumento e la diversificazione dell’offerta dei beni e prodotti culturali è difficile identificarne e quantificarne la domanda a livello regionale: i dati e le statistiche sono rari e aggregati, la mancanza di un coordinamento a livello nazionale, attualmente presente solo per gli enti statali e la SIAE, non consente di ottenere una visione complessiva dei fenomeni: numerosità, distribuzione territoriale, spesa, affluenza.
Secondo l’ultimo rapporto dell’ISTAT (dicembre 2003), la visita a mostre e musei occupa il secondo posto, dopo il cinema, nella classifica dei passatempi preferiti dagli italiani, precedendo le manifestazioni sportive4. La spesa in consumi culturali (cinema e attività teatrali e musicali in Lombardia nel 2003) ha raggiunto un valore complessivo di circa 221 milioni di euro per ripartirsi, secondo i dati forniti dalla SIAE, in modo quasi paritario tra le due categorie “cinema” (107 milioni di euro) e “musica e teatro” (114 milioni di euro).
Dalla comparazione con il resto del territorio italiano risulta che i consumi culturali dei lombardi sono maggiori rispetto alla media nazionale: in Lombardia infatti si concentra il 23% della spesa nazionale del pubblico per attività teatrali e musicali e il 19% di quella sostenuta per l’acquisto di biglietti per il cinema, a fronte di una popolazione regionale pari a circa il 16% di quella nazionale (tab. 9.3).


 


 
Aumentando il livello dell’analisi, nelle attività teatrali e musicali per le principali tipologie di spettacolo si riscontra un maggiore consumo dei lombardi rispetto alla media nazionale: bisogna tener conto che il dato nazionale è influenzato dai livelli molto bassi di spesa culturale registrati nel Mezzogiorno. Nonostante ciò l’evoluzione della domanda a partire dal ‘95 ha mostrato una flessione a livello nazionale come a livello regionale, anche se leggermente più lieve. Confrontando la Lombardia con il nord emerge una maggiore spesa del pubblico, in valori assoluti pro capite, per gli spettacoli di musica leggera e il teatro di prosa, mentre la spesa per il teatro lirico risulta essere lievemente inferiore (tab. 9.5).


 
Se ci si sofferma sui dati relativi rapportati all’Italia, si nota una propensione in Lombardia per i consumi in balletti, concerti di danza e jazz, musical, teatri di prosa e spettacoli di musica leggera, superiore anche rispetto al resto del nord. É plausibile ritenere che le maggiori possibilità in termini di offerta di questi servizi culturali sul territorio lombardo indirizzino o attirino la domanda e la spesa del pubblico.
Per quanto riguarda il cinema, analizzando i dati SIAE 2003 (tab. 9.6) relativi alla ripartizione provinciale della spesa si può apprezzare che ben il 59,5% della spesa per il cinema in Lombardia si concentra nella sola provincia di Milano, mentre nelle altre province, fatta eccezione per Bergamo e Brescia, le percentuali di spesa sul totale sono abbastanza ridotte. La quota preponderante dei consumi per cinema registrati nella provincia di Milano è dovuta in parte alla maggiore popolazione presente nell’area milanese oltre che al maggiore consumo pro capite, nella provincia di Milano infatti si spende il 45% in più della media nazionale.



Gli ingressi nei musei hanno mostrato a livello nazionale un trend negativo a partire dal 2000; questa flessione segue l’andamento generale del turismo in Italia, che nel 2003 ha visto un calo delle presenze nelle strutture ricettive pari all’1% e una diminuzione dell'1,4% dei viaggi degli italiani in Italia (-4,5% le notti trascorse fuori casa)5. In Lombardia il trend è in leggera crescita, si evidenzia un aumento costante dei visitatori nei musei statali. Una recente indagine sul pubblico dei musei lombardi6 mette in luce alcune caratteristiche della domanda in Lombardia. Per quanto riguarda le classi di età emerge una distribuzione dei visitatori piuttosto concentrata nelle fasce centrali d’età, cioè 26-55 anni, corrispondente al 73% circa del campione preso in esame contro il 44% della popolazione italiana compresa nella stessa fascia d’età. Si sottolinea la contenuta presenza di anziani: gli over 65 rappresentano il 4,6% del campione contro il 17,1% della popolazione italiana __Il 56,1 % dei visitatori risiede in Lombardia, il 32,8% proviene da altre regioni italiane, l’11,2% proviene dall’estero.
Si registra una netta prevalenza di visitatori con titolo di studio medio-alto (43,3% diplomati, 32,1% laureati, 7,4% possessori di diploma post laurea) a fronte di un’incidenza estremamente ridotta di coloro che sono in possesso di titoli di studio medio-bassi._ L’interesse per la mostra temporanea (30,7%) e per il tema trattato (29,4%) sono le motivazioni prevalenti. Si conferma la capacità delle mostre temporanee di richiamare pubblico e di incrementare il rapporto di fidelizzazione con l’utenza. L’esposizione temporanea si dimostra inoltre una buona occasione per fare conoscere anche le collezioni permanenti dell’istituzione: il 65,8% di coloro che sono andati per vedere la mostra hanno anche visitato le collezioni permanenti e nel 52% dei casi si tratta di persone che non avevano mai visitato il museo. Il 28,4% dei rispondenti visita i dintorni dopo il museo, mentre il 27,7% ritorna a casa o al lavoro7.
Milano è la capitale dell’editoria in Italia, fonti non ufficiali ritengono che il 16% del mercato dei libri sia concentrato nella sola città grazie alla capillare rete distributiva. L’ISTAT rileva in costante crescita il trend di lettori che hanno letto almeno un libro in un anno a partire dal 1994. Tale aumento appare prevalentemente dovuto a cause strutturali, ovvero alla crescita dell’indice di scolarizzazione, a quella del reddito e alla riorganizzazione dell’offerta che si è sviluppata lungo diversi vettori: i punti vendita dotati di assortimenti di libri anche limitati sono aumentati così come nelle librerie è cresciuta l’offerta di servizi e di nuovi prodotti editoriali che contribuiscono ad arricchire l’offerta del punto vendita e ad attrarre nuovi pubblici; la tascabilizzazione dei formati – unita alla riduzione di prezzo – ha probabilmente favorito i consumi fra i lettori più giovani8. La diffusione della lettura nel nord raggiunge tassi del 48-49%, contro il 30-31% del sud e delle isole; la penetrazione nelle aree metropolitane e nelle periferie è superiore rispetto ai piccoli centri (45,6% e 43,8% contro il 53,7%).

4 Tra i diversi tipi di spettacoli e intrattenimento il cinema raccoglie il maggior numero di preferenze: il 44,7% degli italiani di 6 anni e più ha visto almeno uno spettacolo cinematografico nel 2000, percentuale sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (45,0%).Oltre al cinema le attività che hanno coinvolto maggiormente i cittadini nel tempo libero sono le visite a musei e mostre (il 28,6% li ha frequentati almeno una volta nel corso dell’anno), gli spettacoli sportivi (27,8%), la frequentazione di sale da ballo e discoteche (25,9%), la visita a monumenti (23,3%). Minor importanza in termini di preferenza hanno avuto attività quali il teatro (17,2%), i concerti di musica leggera (18,3%) e quelli di musica classica (8,5%).
5 Fonte: ISTAT.
6 Indagine sul pubblico dei musei della Lombardia, a cura di Brollo, Fondazione Fitzcarraldo, 2004
7 L’ingresso al museo, molto spesso, sembra costituire una tappa all’interno di un processo di consumo del tempo disponibile, liberato dal lavoro e dalle incombenze domestiche, da abbinare ad altre attività siano esse lo shopping, una puntata al ristorante o pizzeria, la scoperta dei dintorni o la visita ad altre istituzioni museali.
8 Editori a Milano La Grande transazione, a cura di Falconi, 2000.




9.3 - Il ruolo della Regione Lombardia
Premessa
Nel processo di recepimento e di attuazione delle riforme legislative in materia di conservazione e tutela attiva del patrimonio culturale, la Lombardia ha fortemente investito in una politica di “conservazione programmata”, al fine di favorire momenti di cooperazione progettuale e operativa, in un’ottica di partenariato e sussidiarietà tra i vari soggetti istituzionali e associativi presenti sul territorio, per la valorizzazione del patrimonio culturale.
La necessità di migliorare e di qualificare, sia dal punto di vista finanziario che organizzativo, gli interventi per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali, ha portato all’adozione di istituti giuridici e amministrativi di natura contrattuale, fortemente integrati con la realtà socioeconomica.
Con la l.r. n. 2/2003 “Programmazione negoziata regionale”, la Regione ha ridisegnato gli strumenti della programmazione negoziata intesa quale modalità ordinaria per la condivisione e attuazione delle scelte programmatiche regionali, in coerenza con il principio di sussidiarietà e di pari ordinazione degli enti, secondo le disposizioni del Titolo V della parte II della Costituzione.
Sono strumenti della programmazione negoziata regionale: l’Accordo quadro di sviluppo territoriale (AQST), il Programma integrato di sviluppo locale (PISL), il Contratto di recupero produttivo e l’Accordo di programma.
Con particolare riferimento ai beni e alle attività culturali, la Direzione generale culture ha stipulato a partire dal 1999 una serie di istituti negoziali, tra cui il più importante, in quanto primo caso in Italia, l’Accordo di programma quadro, sottoscritto il 26 maggio 1999, con il Ministero per i beni e le attività culturali e comprendente numerosi interventi volti al restauro, riuso e valorizzazione del patrimonio lombardo. Tra gli interventi più significativi si possono menzionare:

  • Il recupero e la valorizzazione della Villa Reale di Monza e dei giardini di pertinenza, per restituire all’edificio un ruolo di alta rappresentanza e di polo culturale, a livello nazionale ed europeo, interrompendone la lunga fase di abbandono e di trascuratezza.
  • Il Sistema informativo regionale beni culturali (S.I.R.Be.C) – Carta del rischio del patrimonio culturale, un sistema di catalogazione del patrimonio culturale lombardo diffuso sul territorio o conservato nei musei, finalizzato a catalogare lo stato di conservazione dei beni e a definire gli indici di pericolosità in base a livelli di rischio (strutturale, ambientale e antropico) a cui è esposto al patrimonio.
La Regione ha inoltre promosso e sottoscritto numerosi accordi di programma con gli enti locali per realizzare opere o interventi di interesse comune. L’Accordo di programma si è rivelato essere uno strumento che consente di: progettare interventi che richiedono numerose risorse finanziarie; evitare la sovrapposizione di più soggetti pubblici su medesimi complessi monumentali; sviluppare e attivare modalità di cofinanziamento tra diverse fonti pubbliche e private; coinvolgere e rendere protagonisti anche comuni di piccole dimensioni in progetti culturali di più ampia portata territoriale.
L’azione regionale, attraverso lo strumento degli accordi di programma, si è progressivamente indirizzata verso lo sviluppo di dimensioni intersettoriali, finalizzate al sostegno, su un medesimo territorio, di tipologie diverse ma integrate di intervento. L’esempio più significativo è sicuramente l’Accordo quadro di sviluppo territoriale (AQST) per la valorizzazione culturale e turistica del lago di Como, nell’area dei “Magistri Comacini” che ha visto coinvolti 12 enti sia pubblici che privati, tra cui la Regione Lombardia, la Provincia di Como, l’Università dell’Insubria, la Fondazione Cariplo, la Fondazione Isola Comacina e i comuni dell’area interessata dal progetto.



9.3.1 - Musei e sistemi museali
 Un altro caso di eccellenza regionale è rappresentato dalla certificazione dei musei e delle raccolte museali, nel rispetto degli standard ministeriali. L’esperienza della Lombardia, nell’ambito del recepimento e dell’attuazione del D.M. del 10 maggio 2001 “Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e di sviluppo dei musei” (art.150, comma 69, d.lgs. 112/1998), può essere considerata una delle più significative a livello nazionale. Obiettivo dell’accreditamento delle realtà museali è il miglioramento del livello di qualità dei servizi offerti al pubblico e l’introduzione di principi e logiche di managerialità nella gestione di musei e raccolte museali.
Nell’analisi dell’atto di indirizzo, la Regione ha lavorato con il supporto del comitato per i musei, istituito dalla legge regionale attualmente in vigore10, come organo di supporto alle attività in materia, e composto da direttori di musei locali e di interesse locale, nonché da esperti di settore. In virtù di questa attiva partecipazione e della creazione di momenti di confronto e di concertazione, la Regione ha potuto disporre di un proprio documento preliminare, che recepiva quello nazionale, ricavandone una serie di criteri ed elementi ritenuti indispensabili per il riconoscimento di un museo.
A supporto dell’azione regionale sono stati approfonditi alcuni temi focali tra cui:
  • La formazione del personale;
  • L’avvio di una ricerca, in collaborazione con l’Associazione per i musei lombardi, al fine di effettuare sopralluoghi in tutti i musei e le raccolte;
  • La realizzazione del Sirbec (Sistema informativo regionale beni culturali) per la standardizzazione degli interventi in materia di schedatura, di conservazione programmata e di protezione degli immobili e dei beni in essi conservati.

9 “Con proprio decreto il Ministro per i beni culturali e ambientali, definisce i criteri tecnico-scientifici e gli standard minimi da osservare nell’esercizio delle attività trasferite, in modo da garantire un adeguato livello di fruizione collettiva dei beni, la loro sicurezza e la prevenzione dei rischi.”.
10 Legge Regione Lombardia 12 luglio 1974, n.39 “Norme in materia di musei locali e di interesse locale”, art.18.




9.3.2 - Biblioteche e sistemi bibliotecari
La politica culturale della Lombardia rispetto al patrimonio bibliotecario, rappresenta un ulteriore elemento di eccellenza. Numerosi sono stati gli sforzi per promuovere e ampliare i sistemi bibliotecari urbani e intercomunali, attraverso cui i comuni, che aderiscono al sistema, possono offrire un servizio di pubblica lettura ai propri abitanti, pur non disponendo di una biblioteca. Tra le esperienze più significative si menziona quella dei comuni di Vimercate e di Rozzano e della provincia di Bergamo e di Brescia, che hanno saputo dotarsi di sistemi estremamente efficienti e fortemente compenetrati sul territorio.
L’innovazione tecnologica degli ultimi anni ha spinto la Regione a sostenere l’inserimento di una parte delle biblioteche presenti sul territorio, nel Servizio bibliotecario nazionale (SBN), la rete delle biblioteche italiane promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali con la cooperazione delle regioni e dell'università. SBN è una rete il cui fine è l’erogazione di servizi agli utenti. Obiettivo comune è quello di superare la frammentazione delle strutture bibliotecarie, propria della storia politico-culturale dell'Italia, per fornire un servizio di livello nazionale che si basa sulla gestione di un catalogo collettivo in linea e sulla condivisione delle risorse ai fini dell'accesso ai documenti.
Altri due progetti legati al patrimonio bibliotecario e all’utilizzo delle tecnologie informatiche riguardano il coordinamento delle biblioteche milanesi, con particolare riferimento alle biblioteche storico-artistiche e il progetto BEIC - Biblioteca europea di informazione e cultura.



9.3.3 - Industrie culturali
Nel settore delle industrie culturali, le principali azioni intraprese dalla Direzione generale culture, soprattutto in seguito alla forte contrazione di risorse in ambito culturale e ai cambiamenti dovuti alla riforma dello stato in senso federale, sono state indirizzate al superamento della logica dei piani di riparto – che garantiva il sostegno a una pluralità di iniziative – attraverso il ricorso agli strumenti di programmazione negoziata, con cui si è cercato di definire un’azione più sistematica e meno congiunturale, in grado di permettere all’ente locale di operare secondo una logica di progettualità.


9.3.4 - Teatro
La Lombardia conta più di 250 strutture teatrali, tra teatri di tradizione, teatri storici, cinema-teatri e auditorium. Sul territorio lombardo sono presenti importanti teatri stabili pubblici e privati, 200 gruppi teatrali giovanili e un significativo numero di compagnie di teatro ragazzi.
Il mutato scenario normativo in materia di spettacolo11 ha determinato l’impegno della Direzione generale culture nella ridefinizione del ruolo regionale all’interno del settore, ricorrendo: alla creazione di nuovi servizi; allo sviluppo di azioni di circuitazione, anche attraverso l’associazione di enti; alla realizzazione di eventi di spettacolo anche in cooperazione con operatori internazionali; alla formazione e all’aggiornamento degli operatori. La normativa che disciplina il settore è la l.r. n. 58/1977 (“Interventi della Regione Lombardia in campo teatrale”).
Gli strumenti utilizzati per il finanziamento sono i tradizionali bandi, in cui vengono esplicitati, per ogni tipologia di intervento, i criteri di priorità, i parametri qualitativi e quantitativi e i relativi pesi. Il contributo viene erogato sulla base del punteggio conseguito dal progetto, del costo dell’iniziativa e dei contributi assegnati nel biennio precedente.
Particolare attenzione è stata rivolta al sostegno, alla promozione e alla qualificazione dei giovani gruppi teatrali attraverso il progetto Scena prima, organizzato in collaborazione con tre importanti realtà milanesi del teatro di ricerca, tra cui il CRT, Teatridithalia e il Teatro Verdi.
La Regione si è particolarmente impegnata nella promozione del teatro ragazzi, sostenendo iniziative quali “Segnali”, “Teatro e prima infanzia” e “Quattro motori”.

11 Si vedano in particolare il D.M. 8 febbario 2002, n.47 “Criteri e modalità di erogazione di contributi in favore delle attività musicali, in corrispondenza degli stanziamenti del Fondo Unico per lo Spettacolo, di cui alla legge 30 aprile 1985, n.163” e il D.M. 21 maggio 2002, n.188 “Criteri e modalità di erogazione di contributi in favore delle attività di danza, in corrispondenza degli stanziamenti del Fondo Unico per lo Spettacolo”.



9.3.5 - Cinema ed audiovisivo
L’intervento nel settore cinematografico e audiovisivo è avvenuto attraverso il sostegno di diverse tipologie di intervento:
  • festival cinematografici;
  • progetti per il restauro, la conservazione e la valorizzazione di opere cinematografiche e audiovisive;
  • contributi per l’acquisizione e la distribuzione in circuiti culturali di qualità di opere cinematografiche;
  • contributi per l’adeguamento tecnologico finalizzato alla conservazione, valorizzazione e diffusione della cinematografia di qualità.
Il rilancio del settore cinematografico è stato considerato con particolare attenzione dalla Regione Lombardia, che è intervenuta, sia con il tradizionale metodo del bando per l’erogazione dei finanziamenti, sia con un forte investimento nell’alta formazione. Quest’ultimo aspetto si è realizzato sotto due profili. Prima di tutto con la creazione del Dipartimento regionale della scuola nazionale di cinema, per la formazione e la ricerca avanzata sul piano della creatività e della tecnologia digitale, con particolare riferimento alla fiction televisiva e alla pubblicità. Il sostegno al settore cinematografico si è poi realizzato anche attraverso il rilancio della Lombardia film commission, una fondazione no profit creata nel 2000 con lo scopo di promuovere l’industria cine-audio-visuale e quindi di favorire l’insediamento sul territorio delle produzioni.







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