Carluccio Bianchi
Capitolo 1 - L’evoluzione macroeconomica della regione Lombardia nell’ultimo decennio
testo completo su: www.rapportoirer2005.it/economica/I/bianchi
Il presente contributo analizza l’evoluzione macroeconomica della Lombardia negli ultimi dieci anni. Il contributo parte descrivendo il processo di crescita regionale, e successivamente si sofferma sui fenomeni di globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia. Il contributo si chiude con l’evoluzione della dinamica della produttività e dell’occupazione, indicando le ragioni alla base del progressivo rallentamento della prima e del soddisfacente aumento della seconda. Vengono considerati i dati su PIL, esportazioni, costo del lavoro, produttività totale dei fattori e occupazione.
L’aspetto più saliente dell’evoluzione macroeconomica della Lombardia, e dell’intero Paese, nell’ultimo decennio è costituito dalla debole crescita reale, in termini tanto assoluti (rispetto al passato meno recente) quanto relativi (a confronto con gli altri paesi industrializzati). La fig. 1.1 consente di evidenziare i termini essenziali della questione, mettendo a confronto i tassi di crescita del PIL sperimentati nei principali sistemi economici nel periodo fra il 1995 e il 2003: si evidenzia da un lato la forte differenziazione geografica del processo di sviluppo mondiale e dall’altro il modesto risultato ottenuto dalla Lombardia, anche in rapporto all’Italia.
L’evoluzione recente dell’economia lombarda ha sostanzialmente seguito il rallentamento nazionale, per certi aspetti accentuandone le caratteristiche negative. In particolare, tanto nella media dell’intero periodo 1995-2003 (+1,4% contro +1,7%) quanto nel lasso di tempo più recente, la regione si caratterizza per una performance al di sotto di quella italiana, evidenziando chiaramente, soprattutto nell’ultimo quinquennio, maggiori difficoltà ad affrontare le sfide dell’economia internazionale contemporanea.
L’evoluzione economica recente, regionale e nazionale, può essere spiegata facendo riferimento a fattori di natura congiunturale o strutturale. Fra le spiegazioni di carattere congiunturale si devono ricordare le politiche economiche restrittive, soprattutto fiscali, attuate negli anni Novanta e rese indispensabili dalla necessità di completare il processo di convergenza richiesto dalla creazione dell’Unione Monetaria Europea (UME).
L’introduzione dell’euro ha contribuito a frenare l’espansione economica italiana a causa, da un lato, dell’aumento dell’incertezza dovuto alla non completa prevedibilità delle sue conseguenze e, dall’altro, del rallentamento dei consumi privati connesso agli effetti della moneta unica sull’inflazione, percepita ed effettiva. Un importante effetto dell’adozione materiale della moneta unica europea riguarda infatti la dinamica dei prezzi. Nel biennio 2002-03, il tasso di inflazione italiano è stato superiore di ben otto decimi di punto alla media europea. Rispetto alle tendenze nazionali, la situazione in Lombardia appare lievemente migliore, posto che l’inflazione regionale si è attestata, nello stesso periodo, su un valore medio del 2,2%, inferiore a quello italiano (+2,4%). Infine l’economia italiana, e quella regionale, hanno risentito in maniera assai significativa della recessione mondiale dei primi anni del nuovo secolo.
Con riferimento alle spiegazioni di carattere strutturale, due elementi appaiono di particolare rilevanza: il deterioramento della competitività del Paese, che si è riflessa in un notevole peggioramento dell’interscambio con l’estero, e la mancanza di una risposta sistemica adeguata ai cambiamenti in atto nell’economia mondiale, soprattutto con riferimento agli effetti dell’introduzione delle nuove tecnologie e all’evoluzione della produttività, in un contesto di progressiva globalizzazione e finanziarizzazione.
In un mondo in cui la crescita e il successo sono sempre più dipendenti dal miglioramento dell’efficienza e della profittabilità, tanto l’economia nazionale quanto quella lombarda hanno evidenziato negli ultimi anni significative perdite di competitività sia in senso stretto (di prezzo) sia in senso lato (di sistema). Al riguardo gli indicatori di competitività globale, calcolati ogni anno dall’International Institute for Management and Development (IMD), evidenziano nettamente tanto il mediocre posizionamento nazionale e regionale quanto il loro deterioramento temporale, con riferimento a tutti gli aspetti considerati (performance economica, efficienza del governo, efficienza d’impresa, infrastrutture). A livello regionale, inoltre, i dati pubblicati dall’IMD evidenziano come la competitività globale della Lombardia, pur risentendo dell’appartenenza al sistema-Italia, sia la più bassa rispetto alle altre aree europee considerate dall’Istituto di rilevazione (Catalogna, Baviera, Île de France e Rhône-Alpes). Con riferimento alla competitività in senso stretto, l’incidenza delle esportazioni regionali rispetto al PIL si è ridotta nel periodo esaminato di più di tre punti percentuali, passando dal 31,3 al 28,1%. Nel medesimo periodo si è inoltre registrato, invece, un incremento del peso delle importazioni, salito dal 34 al 36,6%. La quota delle esportazioni lombarde sul totale nazionale si è pressoché continuamente ridotta, passando dal 30,2% del 1995 al 28,5% del 2003, con un’ulteriore lieve flessione di due decimi di punto percentuale nel primo semestre dell’anno in corso.
La competitività regionale di prezzo ha subito di recente un peggioramento più marcato di quello del Paese nel complesso: il costo del lavoro per unità di prodotto nel periodo 1995-2003 ha mostrato un incremento del 26,7% in Lombardia, a fronte di un corrispondente aumento del 21,9% nella media nazionale.
Il fenomeno della globalizzazione presenta, accanto alla dimensione reale, una ben più rilevante ed estesa dimensione finanziaria, riconducibile ai movimenti di capitale fra paesi. All’interno di tali flussi, quelli più rilevanti per il processo di crescita sono costituiti dagli investimenti diretti esteri. Al riguardo, l’economia italiana e quella lombarda evidenziano nell’ultimo quinquennio un’evoluzione analoga. Dal punto di vista degli investimenti nazionali all’estero, se si confrontano i dati relativi al biennio 1997-98 con quelli del biennio 2002-03, si rileva come i flussi netti, in rapporto al PIL, si riducano dall’1,1 allo 0,9% per l’Italia e addirittura dal 2,4 all’1% per la Lombardia. Tale risultato sembra suggerire come la delocalizzazione dell’attività produttiva abbia mostrato in regione un rallentamento più marcato rispetto alla media nazionale. Un incremento straordinario si rileva, invece, per gli investimenti diretti netti provenienti dall’estero: al termine del periodo in esame, infatti, l’incidenza di tali flussi rispetto al PIL appare quasi quadruplicata in regione (dallo 0,6 al 2,3%) e triplicata nell’intera economia italiana (dallo 0,4 all’1,2%). Si tratta di un risultato indubbiamente positivo, in quanto denota da un lato una notevole capacità di attrazione di capitali stranieri e dall’altro, in prospettiva, la possibilità di importare e di adottare le tecnologie più moderne ed efficienti.
L’ampio gap registrato nell’ultimo decennio fra l’espansione statunitense e quella europea è da attribuire in buona parte alla diversa dinamica della produttività. Anche la Lombardia non fa eccezione alla regola, sebbene abbia fatto registrare un’evoluzione più favorevole rispetto alla media nazionale: una stima della produttività totale dei fattori (PTF) regionale indica come tale grandezza sia cresciuta nel periodo tra il 1995 e il 2002 a un tasso medio annuo dello 0,4%. Alcuni segnali di difficoltà sembrano tuttavia emergere in prospettiva temporale, posto che la dinamica della PTF evidenzia come a una prima fase di incremento faccia seguito un rallentamento e poi una flessione nell’ultimo biennio di analisi.
Molti fattori possono spiegare la ridotta crescita della produttività totale dei fattori nell’economia italiana e in quella lombarda. Particolarmente significativi appaiono al riguardo la modesta quota di risorse destinate alla ricerca e sviluppo (si veda al riguardo il capitolo di Malerba e Cusmano in questo volume), l’insufficiente progresso nel campo delle nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni e il ridotto stock di capitale umano.
Nel periodo 1995-2003 il mercato del lavoro ha mostrato un’evoluzione piuttosto soddisfacente, a livello tanto nazionale quanto regionale, con una significativa espansione occupazionale e una riduzione del tasso di disoccupazione.
Più precisamente, nel periodo in esame, si possono chiaramente riconoscere due fasi distinte, che vanno rispettivamente dal 1995 al 1997 e dal 1998 a oggi.
Il primo sottoperiodo si caratterizza per una sostanziale stazionarietà del numero di lavoratori impiegati e un’espansione produttiva abbastanza favorevole, con valori medi attorno al 2%; il secondo per una sostenuta crescita del numero di occupati e una ridotta crescita del prodotto, pari all’1,1% in regione.
Il confronto fra le dinamiche occupazionali dei due periodi evidenzia dunque cambiamenti strutturali significativi, con il passaggio da una fase di “crescita senza occupazione” a una di “occupazione senza crescita”. L’evoluzione descritta può essere attribuita all’operare congiunto di molti fattori, tra cui l’insieme di provvedimenti che hanno aumentato la flessibilità del mercato del lavoro, la contenuta dinamica del costo del fattore lavoro in rapporto all’inflazione e l’introduzione dei sussidi alle assunzioni. È importante peraltro sottolineare come la consistente crescita occupazionale degli anni più recenti, legata alla maggiore flessibilità sul mercato del lavoro, si sia accompagnata a una significativa precarizzazione del lavoro dipendente, come testimoniato dalla forte espansione del cosiddetto “lavoro atipico”.
Negli ultimi dieci anni, il quadro macroeconomico lombardo ha mostrato un deterioramento congiunturale, ma anche strutturale. Quest’ultimo è riconducibile da un lato all’emergere di problemi di competitività e dall’altro al ritardo accumulato dal sistema Paese nel costruire le condizioni per aumentare la produttività totale dei fattori, le dotazioni di capitale umano e la diffusione delle nuove tecnologie. L’analisi dei dati disponibili mostra che la Lombardia, pur restando su posizioni di eccellenza, ha perso terreno, in questi ultimi anni, non solo rispetto ad alcune virtuose regioni europee, ma anche rispetto allo stesso sistema economico nazionale.
Il presente contributo analizza l’evoluzione macroeconomica della Lombardia negli ultimi dieci anni. Il contributo parte descrivendo il processo di crescita regionale, e successivamente si sofferma sui fenomeni di globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia. Il contributo si chiude con l’evoluzione della dinamica della produttività e dell’occupazione, indicando le ragioni alla base del progressivo rallentamento della prima e del soddisfacente aumento della seconda. Vengono considerati i dati su PIL, esportazioni, costo del lavoro, produttività totale dei fattori e occupazione.
1.1 Il processo di crescita regionale: una problematica performance assoluta e relativa
L’aspetto più saliente dell’evoluzione macroeconomica della Lombardia, e dell’intero Paese, nell’ultimo decennio è costituito dalla debole crescita reale, in termini tanto assoluti (rispetto al passato meno recente) quanto relativi (a confronto con gli altri paesi industrializzati). La fig. 1.1 consente di evidenziare i termini essenziali della questione, mettendo a confronto i tassi di crescita del PIL sperimentati nei principali sistemi economici nel periodo fra il 1995 e il 2003: si evidenzia da un lato la forte differenziazione geografica del processo di sviluppo mondiale e dall’altro il modesto risultato ottenuto dalla Lombardia, anche in rapporto all’Italia.
L’evoluzione recente dell’economia lombarda ha sostanzialmente seguito il rallentamento nazionale, per certi aspetti accentuandone le caratteristiche negative. In particolare, tanto nella media dell’intero periodo 1995-2003 (+1,4% contro +1,7%) quanto nel lasso di tempo più recente, la regione si caratterizza per una performance al di sotto di quella italiana, evidenziando chiaramente, soprattutto nell’ultimo quinquennio, maggiori difficoltà ad affrontare le sfide dell’economia internazionale contemporanea.
L’evoluzione economica recente, regionale e nazionale, può essere spiegata facendo riferimento a fattori di natura congiunturale o strutturale. Fra le spiegazioni di carattere congiunturale si devono ricordare le politiche economiche restrittive, soprattutto fiscali, attuate negli anni Novanta e rese indispensabili dalla necessità di completare il processo di convergenza richiesto dalla creazione dell’Unione Monetaria Europea (UME).
L’introduzione dell’euro ha contribuito a frenare l’espansione economica italiana a causa, da un lato, dell’aumento dell’incertezza dovuto alla non completa prevedibilità delle sue conseguenze e, dall’altro, del rallentamento dei consumi privati connesso agli effetti della moneta unica sull’inflazione, percepita ed effettiva. Un importante effetto dell’adozione materiale della moneta unica europea riguarda infatti la dinamica dei prezzi. Nel biennio 2002-03, il tasso di inflazione italiano è stato superiore di ben otto decimi di punto alla media europea. Rispetto alle tendenze nazionali, la situazione in Lombardia appare lievemente migliore, posto che l’inflazione regionale si è attestata, nello stesso periodo, su un valore medio del 2,2%, inferiore a quello italiano (+2,4%). Infine l’economia italiana, e quella regionale, hanno risentito in maniera assai significativa della recessione mondiale dei primi anni del nuovo secolo.
Con riferimento alle spiegazioni di carattere strutturale, due elementi appaiono di particolare rilevanza: il deterioramento della competitività del Paese, che si è riflessa in un notevole peggioramento dell’interscambio con l’estero, e la mancanza di una risposta sistemica adeguata ai cambiamenti in atto nell’economia mondiale, soprattutto con riferimento agli effetti dell’introduzione delle nuove tecnologie e all’evoluzione della produttività, in un contesto di progressiva globalizzazione e finanziarizzazione.
1.2 Il processo di globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia
In un mondo in cui la crescita e il successo sono sempre più dipendenti dal miglioramento dell’efficienza e della profittabilità, tanto l’economia nazionale quanto quella lombarda hanno evidenziato negli ultimi anni significative perdite di competitività sia in senso stretto (di prezzo) sia in senso lato (di sistema). Al riguardo gli indicatori di competitività globale, calcolati ogni anno dall’International Institute for Management and Development (IMD), evidenziano nettamente tanto il mediocre posizionamento nazionale e regionale quanto il loro deterioramento temporale, con riferimento a tutti gli aspetti considerati (performance economica, efficienza del governo, efficienza d’impresa, infrastrutture). A livello regionale, inoltre, i dati pubblicati dall’IMD evidenziano come la competitività globale della Lombardia, pur risentendo dell’appartenenza al sistema-Italia, sia la più bassa rispetto alle altre aree europee considerate dall’Istituto di rilevazione (Catalogna, Baviera, Île de France e Rhône-Alpes). Con riferimento alla competitività in senso stretto, l’incidenza delle esportazioni regionali rispetto al PIL si è ridotta nel periodo esaminato di più di tre punti percentuali, passando dal 31,3 al 28,1%. Nel medesimo periodo si è inoltre registrato, invece, un incremento del peso delle importazioni, salito dal 34 al 36,6%. La quota delle esportazioni lombarde sul totale nazionale si è pressoché continuamente ridotta, passando dal 30,2% del 1995 al 28,5% del 2003, con un’ulteriore lieve flessione di due decimi di punto percentuale nel primo semestre dell’anno in corso.
La competitività regionale di prezzo ha subito di recente un peggioramento più marcato di quello del Paese nel complesso: il costo del lavoro per unità di prodotto nel periodo 1995-2003 ha mostrato un incremento del 26,7% in Lombardia, a fronte di un corrispondente aumento del 21,9% nella media nazionale.
Il fenomeno della globalizzazione presenta, accanto alla dimensione reale, una ben più rilevante ed estesa dimensione finanziaria, riconducibile ai movimenti di capitale fra paesi. All’interno di tali flussi, quelli più rilevanti per il processo di crescita sono costituiti dagli investimenti diretti esteri. Al riguardo, l’economia italiana e quella lombarda evidenziano nell’ultimo quinquennio un’evoluzione analoga. Dal punto di vista degli investimenti nazionali all’estero, se si confrontano i dati relativi al biennio 1997-98 con quelli del biennio 2002-03, si rileva come i flussi netti, in rapporto al PIL, si riducano dall’1,1 allo 0,9% per l’Italia e addirittura dal 2,4 all’1% per la Lombardia. Tale risultato sembra suggerire come la delocalizzazione dell’attività produttiva abbia mostrato in regione un rallentamento più marcato rispetto alla media nazionale. Un incremento straordinario si rileva, invece, per gli investimenti diretti netti provenienti dall’estero: al termine del periodo in esame, infatti, l’incidenza di tali flussi rispetto al PIL appare quasi quadruplicata in regione (dallo 0,6 al 2,3%) e triplicata nell’intera economia italiana (dallo 0,4 all’1,2%). Si tratta di un risultato indubbiamente positivo, in quanto denota da un lato una notevole capacità di attrazione di capitali stranieri e dall’altro, in prospettiva, la possibilità di importare e di adottare le tecnologie più moderne ed efficienti.
1.3 La dinamica della produttività come fattore alla radice dello sviluppo economico regionale
L’ampio gap registrato nell’ultimo decennio fra l’espansione statunitense e quella europea è da attribuire in buona parte alla diversa dinamica della produttività. Anche la Lombardia non fa eccezione alla regola, sebbene abbia fatto registrare un’evoluzione più favorevole rispetto alla media nazionale: una stima della produttività totale dei fattori (PTF) regionale indica come tale grandezza sia cresciuta nel periodo tra il 1995 e il 2002 a un tasso medio annuo dello 0,4%. Alcuni segnali di difficoltà sembrano tuttavia emergere in prospettiva temporale, posto che la dinamica della PTF evidenzia come a una prima fase di incremento faccia seguito un rallentamento e poi una flessione nell’ultimo biennio di analisi.
Molti fattori possono spiegare la ridotta crescita della produttività totale dei fattori nell’economia italiana e in quella lombarda. Particolarmente significativi appaiono al riguardo la modesta quota di risorse destinate alla ricerca e sviluppo (si veda al riguardo il capitolo di Malerba e Cusmano in questo volume), l’insufficiente progresso nel campo delle nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni e il ridotto stock di capitale umano.
1.4 L’evoluzione del mercato del lavoro
Nel periodo 1995-2003 il mercato del lavoro ha mostrato un’evoluzione piuttosto soddisfacente, a livello tanto nazionale quanto regionale, con una significativa espansione occupazionale e una riduzione del tasso di disoccupazione.
Più precisamente, nel periodo in esame, si possono chiaramente riconoscere due fasi distinte, che vanno rispettivamente dal 1995 al 1997 e dal 1998 a oggi.
Il primo sottoperiodo si caratterizza per una sostanziale stazionarietà del numero di lavoratori impiegati e un’espansione produttiva abbastanza favorevole, con valori medi attorno al 2%; il secondo per una sostenuta crescita del numero di occupati e una ridotta crescita del prodotto, pari all’1,1% in regione.
Il confronto fra le dinamiche occupazionali dei due periodi evidenzia dunque cambiamenti strutturali significativi, con il passaggio da una fase di “crescita senza occupazione” a una di “occupazione senza crescita”. L’evoluzione descritta può essere attribuita all’operare congiunto di molti fattori, tra cui l’insieme di provvedimenti che hanno aumentato la flessibilità del mercato del lavoro, la contenuta dinamica del costo del fattore lavoro in rapporto all’inflazione e l’introduzione dei sussidi alle assunzioni. È importante peraltro sottolineare come la consistente crescita occupazionale degli anni più recenti, legata alla maggiore flessibilità sul mercato del lavoro, si sia accompagnata a una significativa precarizzazione del lavoro dipendente, come testimoniato dalla forte espansione del cosiddetto “lavoro atipico”.
Conclusioni
Negli ultimi dieci anni, il quadro macroeconomico lombardo ha mostrato un deterioramento congiunturale, ma anche strutturale. Quest’ultimo è riconducibile da un lato all’emergere di problemi di competitività e dall’altro al ritardo accumulato dal sistema Paese nel costruire le condizioni per aumentare la produttività totale dei fattori, le dotazioni di capitale umano e la diffusione delle nuove tecnologie. L’analisi dei dati disponibili mostra che la Lombardia, pur restando su posizioni di eccellenza, ha perso terreno, in questi ultimi anni, non solo rispetto ad alcune virtuose regioni europee, ma anche rispetto allo stesso sistema economico nazionale.