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Autori

Andrea Macchiavelli

Ricercatore e docente
di Economia del
Turismo e di Istituzioni
di Economia presso
la facoltà di Lingue
dell’Università degli
Studi di Bergamo,
dove è direttore del
CeSTIT (Centro Studi
per il Turismo e
l’Interpretazione del
Territorio) e del Corso
di Perfezionamento in
Mediazione culturale e
gestione del turismo.

 

10 - turismo

Up one level
Capitolo 10 - Andrea Macchiavelli - Il turismo
10 - turismo 10.1 L’evoluzione del mercato internazionale
10 - turismo 10.2 Le implicazioni sul turismo lombardo
10.2 Premessa
10.2 10.2.1 Nuovi strumenti per nuove culture
10.2 10.2.2 Verso un nuovo turismo di massa?
10.2 10.2.3 Viaggi brevi e a basso costo
10.2 10.2.4 La contrazione del turismo montano
10.2 10.2.5 Opportunità integrate per il turismo d’affari
10.2 10.2.6 Le risorse ambientali non bastano più
10.2 10.2.7 Non solo incoming
10 - turismo 10.3 Le componenti fragili del sistema produttivo
10.3 10.3.1 La frammentazione all’origine della fragilità
10.3 10.3.2 Una consapevolezza che cresce
10.3 10.3.3 Le prospettive più urgenti

Estratto



10.1 - L’evoluzione del mercato internazionale
L’ultimo decennio è stato caratterizzato, anche sul fronte del turismo, da processi ed eventi che hanno determinato profondi cambiamenti nel mercato internazionale, sia sul piano quantitativo che su quello qualitativo.
La tendenza all’aumento del tempo libero, vistosamente riscontrata nei decenni precedenti, ha continuato a mostrare i suoi effetti, se pure con tassi di incremento minori nei paesi maggiormente sviluppati, e la crescita del livello culturale e delle condizioni di benessere sociale, al quale non è estraneo l’aumento della vita media, hanno prodotto condizioni di mobilità sempre maggiori nei paesi in cui il turismo rappresentava già un fenomeno sociale e di consumo ben radicato nel costume delle popolazioni.
Ma il fenomeno veramente nuovo dell’ultimo decennio, destinato a modificare negli anni a venire la fisionomia del turismo europeo, è conseguente all’apertura verso la mobilità turistica di nuove grandi aree di origine e di destinazione dei flussi. Lo sviluppo economico di molti paesi dell’area asiatica e l’apertura, prima politica e poi economica, verso l’Europa da parte dei paesi dell’est europeo hanno posto le condizioni per una mobilità turistica di vastissime proporzioni, di cui in questi ultimi anni si sono solo avvertiti i primi effetti. Due regioni mondiali di grandissime proporzioni demografiche, l’est asiatico e l’est europeo, hanno già cominciato ad assumere il loro ruolo di aree di origine e di destinazione di una nuova mobilità turistica verso e dall’Europa, che andrà crescendo quanto più i processi di integrazione economica e di scambio si rafforzeranno (turismo business) e quanto più la crescita del reddito medio pro capite e dei livelli culturali consentirà alle popolazioni di spingersi a esplorare nuovi continenti e paesi (turismo leisure). Come è noto, le previsioni del WTO1 indicano per il 2020 tra i primi 4 paesi generatori dei maggiori flussi a livello mondiale il Giappone (141 ml. di turisti internazionali) e la Cina (100 ml.). La stessa Cina viene indicata come primo paese ricettore di flussi turistici internazionali, con 137 ml. di arrivi. Al momento gli arrivi cinesi in Europa sono ancora quantitativamente modesti (circa 650 mila, di cui circa la metà con meta l’Italia), ma il recente accordo Ads (Authorised destination status) del Governo cinese con i paesi dell’area euro, grazie al quale l’ottenimento dei visti sarà notevolmente più facile, fa prevedere che i flussi potranno avere rapidi incrementi sin dagli anni più prossimi, considerato che il numero di cinesi già oggi disponibili a consumi di lusso (e quindi anche ai viaggi internazionali) viene stimato attorno ai 100 milioni2.
La globalizzazione nel turismo si esprime dunque già ora – e le nostre maggiori città d’arte e d’affari ne sono visibile testimonianza - con nuove fisionomie di turisti che si accostano all’Europa e che manifestano connotati significativamente diversi rispetto al tradizionale turista del passato, molto più omogeneo rispetto alla cultura e alle caratteristiche dell’offerta del paese ospitante.
In questo scenario di cambiamento di medio e lungo termine, l’ultimo decennio ha visto l’avvento di processi più rapidi che hanno modificato tangibilmente il modo di fare turismo e ne hanno allargato gli orizzonti; tra tutti, la diminuzione dei costi del trasporto aereo e l’avvento delle compagnie low cost, che hanno ampliato le possibilità di viaggio concorrendo all’aumento della mobilità di breve raggio, e la diffusione dell’informazione attraverso le tecnologie che ha reso il turista più informato e consapevole, ponendo peraltro l’offerta in condizioni di una trasparenza mai prima d’ora sperimentata.
Negli ultimi anni del decennio il turismo ha peraltro sofferto, più di ogni altro settore, la paura del terrorismo e dell’instabilità internazionale che ha portato a contrazioni dei movimenti internazionali anche importanti per alcuni Paesi, tra cui soprattutto gli Stati Uniti. L’incognita degli eventi internazionali è tutt’altro che scomparsa e rappresenta oggi la vera grande ragione di possibile turbamento di un trend che, a livello mondiale, ha evidenziato che, per la prima volta dopo molti anni, qualche segnale di contrazione nei movimenti internazionali proprio negli anni più recenti.
In questo contesto, il turismo italiano ha attraversato nell’ultimo decennio, un periodo complessivamente favorevole. Dopo che per anni l’andamento del turismo internazionale verso l’Italia era rimasto stagnante (0,65% il tasso medio annuo degli arrivi internazionali dal 1985 al 1993, il più basso tra i paesi sviluppati), la svalutazione della lira nei confronti delle principali monete europee del 1993-94 ha consentito un recupero di competitività che ha indotto gli stranieri a riconsiderare l’Italia come meta delle loro vacanze. Il quinquennio 1995-2000 ha visto pertanto un incremento sensibile del turismo internazionale, culminato nel 2000, anno del Giubileo, con un incremento del 12% sull’anno precedente (fonte WTO). Ma gli effetti della svalutazione si sono presto attenuati e l’avvento dell’euro ha portato l’offerta turistica italiana a doversi confrontare in condizioni di parità monetaria con i maggiori competitors europei (Francia e Spagna, innanzitutto) segnando progressivamente performances meno positive. A questo ha concorso, negli anni più recenti, la non brillante situazione economica della Germania, principale paese d’origine del nostro turismo internazionale, e il deprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro che ha contenuto i flussi dal continente americano.
La Lombardia non ha invece brillato. Sino al 2000 non sembra aver goduto del vantaggio competitivo conseguente alla svalutazione monetaria e solo successivamente segnala una marcata ripresa soprattutto per merito degli stranieri. E’ un segnale positivo e può essere interpretato come un recupero conseguente a una riorganizzazione strutturale che sembrerebbe avviata.
Lo scenario attuale vede comunque il sistema turistico italiano alla ricerca, talvolta affannosa, di condizioni di competitività strutturale che le frequenti svalutazioni monetarie dei decenni precedenti avevano, per molti aspetti, consentito di rinviare.

1 Cfr. WTO (World Tourism Organisation), Tourism 2020 Vision, Madrid 1997.
2 Cfr. Orlandi R., Italia e Cina: così vicine, così lontane, in “La Rivista del Turismo” n.2/2004.




10.2 - Le implicazioni sul turismo lombardo
Premessa
La Lombardia, per le sue dimensioni demografiche e soprattutto per il suo peso e ruolo economico, avverte pesantemente gli effetti dei cambiamenti in atto nel contesto del turismo internazionale.  
É ben noto che la Lombardia non si presenta nel panorama nazionale come una regione a marcata vocazione turistica. Pur contando circa 26 ml. di presenze “ufficiali” (con un tasso di internazionalizzazione del 47%) che la collocano al 5° posto nella graduatoria delle regioni italiane, dopo il Veneto, la Toscana, Il Trentino A.A. e l’Emilia Romagna, il rapporto tra presenze e popolazione si attesta sul 2,8, tra i più bassi a livello nazionale (Trentino A.A.: 43; Veneto: 12,2; Toscana: 10,7; Emilia: 9,3). I dati di natura macroeconomica confermano questa fisionomia, propria di una regione economicamente forte; la Lombardia è tra le regioni in cui il peso dei consumi turistici sul totale dei consumi interni è tra i più bassi3, pari al 6,27%, contro una media nazionale dell’11,08% e un’ incidenza nelle regioni più turistiche che si avvicina al 30% (Veneto e Trentino A.A.).
La popolazione turistica è tuttavia fortemente concentrata in alcune aree del territorio regionale4: l’area milanese accoglie da sola il 37% delle presenze regionali e quasi la metà degli arrivi; il Garda (21% delle presenze regionali), l’alta Valtellina (6,5%) e l’alta Valcamonica (5,1%) rappresentano le maggiori aree di turismo ricreativo. Il restante 30% delle presenze è distribuito sul territorio; ma si tratta tuttavia di dati “ufficiali” che non tengono conto di quel movimento turistico assai rilevante in alcune aree (valli bergamasche, lecchesi, comasche e varesine) che viene generato dalle seconde case e dagli appartamenti in affitto, che, come noto, sfuggono alle rilevazioni ufficiali5.
In Lombardia sono presenti tutte le tipologie turistiche, ivi compresa quella balneare, se si considerano le sponde lacuali, e questa marcata compresenza di turismo d’affari e di turismo leisure fa sì che tutte le più significative dinamiche del mercato nazionale e internazionale investano, se pure in diversa misura e intensità, l’intero sistema di offerta. L’elemento caratterizzante delle più recenti dinamiche del mercato è quello della diversificazione e segmentazione dei mercati e la Lombardia avverte più di altre regioni l’imperativo, condizionata com’è da una compresenza di tipologie turistiche diverse che interessano mercati diversificati e spesso tra loro complementari (si pensi al turismo d’affari, a quello congressuale e a quello culturale, per esempio).

3 Cfr. Manente M. Il turismo nell’economia italiana, in AA.VV., Rapporto sul Turismo Italiano 2003, Dodicesima edizione, Mercury, Firenze 2004.
4 Cfr. IReR, I modelli innovativi per l’organizzazione del turismo a livello regionale, Milano, aprile 2003.
5 Più volte si è sottolineata l’insufficienza dei dati tradizionali nella quantificazione dei movimenti turistici; in Lombardia tale manchevolezza è ancora più rilevante, proprio alla luce di un movimento turistico ampiamente generato dagli appartamenti in proprietà e in affitto che genera flussi di traffico consistenti verso le aree alpine e prealpine, specie durante i week-end.



10.2.1 - Nuovi strumenti per nuove culture
La diversa composizione della domanda turistica in relazione alle nuove aree di provenienza comporterà importanti cambiamenti nelle politiche di accoglienza, in termini di efficienza dei servizi ricettivi e complementari, nelle politiche di marketing e di promozione e nelle politiche formative alla ricerca di una nuova modalità di comunicazione e di gestione. Turisti portatori di culture diverse e lontane esigono strumenti nuovi di mediazione culturale che conducano anche a modalità appropriate di gestione della politica di accoglienza; trasmettere l’identità culturale di un territorio a un cinese è cosa ben diversa rispetto a un tedesco, così come diversa è l’aspettativa che questi potrà manifestare nei confronti della ricettività alberghiera o della gastronomia.



10.2.2 - Verso un nuovo turismo di massa?
La segmentazione per aree di provenienza e ancor più per motivazioni comporta una pluralità di modi di fare turismo. A un turismo fortemente personalizzato e in larga parte a gestione individuale (si pensi al tradizionale soggiorno dei tedeschi sui laghi) si affianca sempre più un nuovo turismo organizzato, ben interpretato dagli arrivi provenienti dai paesi emergenti. Un nuovo turismo di “massa”? In buona parte sì, se pure diverso da quello che avevamo conosciuto negli anni ‘70; comunque largamente intermediato, orientato verso le attrattive più note e verso una ricettività alberghiera di buone dimensioni e di standard internazionali di qualità. Un turismo che sollecita servizi organizzati e soprattutto una elevata integrazione sistemica, capace di dare risposte unitarie e sinergiche a una domanda che esige efficienza e che non è disposta a tollerare inefficienze e “tempi morti”, non fosse altro che per i tempi brevi che la condizionano.


10.2.3 - Viaggi brevi e a basso costo
Lo sviluppo dei voli low cost e la propensione al viaggio breve, anche per motivazioni ricreative, ha investito particolarmente la Lombardia (tab. 10.1) che con i suoi tre aeroporti dispone di una pluralità di opzioni di collegamento a basso costo con le maggiori destinazioni europee. L’aeroporto di Orio al Serio, ove si concentra la maggior quota di questi voli, è quello che ha maggiormente avvertito il nuovo fenomeno, attorno al quale si vanno organizzando le prime proposte dedicate di accoglienza. Anche in questo caso le aspettative del turista sono in parte diverse da quelle del turista più tradizionale; a costi contenuti di trasporto dovranno corrispondere altrettanto contenuti costi di pernottamento, che tuttavia nelle aree urbane sono quasi inesistenti, a un breve tempo di soggiorno dovranno corrispondere proposte organizzate di visita (e spesso di shopping) mirate sulle principali attrattive.





10.2.4 - La contrazione del turismo montano
La modificazione delle propensioni turistiche, lo sviluppo delle vacanze brevi e ripetute, la forte concorrenza di destinazioni esotiche a costi abbordabili ha ovunque messo in crisi il tradizionale soggiorno estivo per vacanza, per definizione lungo e continuativo. In Lombardia ne risentono soprattutto le località montane (Valtellina e Valcamonica) e in particolare quelle di media montagna (valli bergamasche e lariane), storicamente vocate alla “villeggiatura estiva” per contro, se ne giovano le città d’arte, le nuove destinazioni enogastronomiche (significativo lo sviluppo della Franciacorta) e le proposte fortemente mirate su prodotti di alta qualità e specificità.
L’erosione o la stazionarietà delle quote di presenze nelle località alpine lombarde è nettamente percepibile negli ultimi anni, sia in inverno che, soprattutto, in estate. Il rilancio delle destinazioni alpine è fortemente legato al rinnovo delle proposte di soggiorno in estate, organizzate su una pluralità di motivazioni di soggiorno, e a una nuova politica per il turismo sciistico, fortemente concentrata in quelle destinazioni che garantiscono le condizioni strutturali (impianti, innevamento programmato e ampiezza delle aree sciabili) per un’offerta competitiva. Ma, soprattutto per l’offerta invernale, è legato anche alla capacità di penetrare nuovi mercati e quindi a una parziale sostituzione della domanda, per la quale i paesi est europei sembrano rappresentare un bacino promettente.



10.2.5 - Opportunità integrate per il turismo d’affari
Per quanto sensibile agli andamenti economici congiunturali, il movimento turistico connesso alle motivazioni d’affari e alle attività congressuali rimane florido. Come si è visto, il 37% delle presenze turistiche della Lombardia interessano l’area metropolitana (e, si badi bene, non solo Milano, ma anche i comuni della cintura); a questi si aggiungono i movimenti che interessano le pianure bresciana (3,1%), bergamasca (2,8%), varesina (2,3%) e comasca (1,5%) e molte altre aree che, accanto a una funzione turistica ricreativa, generano un consistente volume di turismo business. Approssimativamente possiamo ben dire che il turismo lombardo è generato per oltre il 50% da motivazioni legate al lavoro. Quanto più crescerà l’integrazione dell’economia lombarda con altre regioni del globo e quanto più si rafforzerà l’armatura infrastrutturale a esso destinata (nuova Fiera, Centro congressi ecc.), tanto più si porranno le condizioni per un incremento di questo tipo di mobilità, che, se può considerarsi sostanzialmente rigida nella sua motivazione originaria, non è tuttavia insensibile alle proposte di integrazione con altre motivazioni turistiche. La domanda di turismo d’affari e congressuale costituisce indubitabilmente una base consistente del turismo lombardo della quale sembrano inspiegabilmente ignorate le potenzialità verso altre forme di turismo. Così constatiamo in Lombardia una pressoché inesistente proposta di turismo industriale6 (del passato, come del presente) in cui la cultura del lavoro sia fattore di attrazione, specie nei confronti di una domanda a essa più sensibile, quale è quella già presente per motivi di lavoro.

6 Per citare un esempio emblematico: il villaggio operaio di Crespi d’Adda, patrimonio mondiale UNESCO, ubicato in una favorevole condizione infrastrutturale e ottimamente conservato, conta poco più di 20 mila visitatori all’anno (per lo più studenti), mentre l’analogo New Lanark, nei pressi di Glasgow, grazie ad un accurato processo di ristrutturazione ad orientamento turistico, vanta oggi oltre 400 mila visitatori. 



10.2.6 - Le risorse ambientali non bastano più
E’ sin troppo evidente, analizzando le performances di molte destinazioni, che – entro certi limiti - le risorse culturali e paesaggistiche da sole non garantiscono più il successo delle località turistiche. Il comportamento del turista è sempre più sensibile ad altri fattori di attrazione, che sinteticamente chiamano in causa, da un lato, la capacità di organizzare l’offerta di un territorio in modo integrato, e, dall’altro, di dar vita a ragioni di attrazione, permanenti o temporanee, di natura “artificiale”. In subordine, una buona politica di comunicazione e di promozione decreterà il successo della destinazione.
La Lombardia è particolarmente esposta a questi condizionamenti. Sul fronte delle risorse, se si escludono i laghi, unica vera peculiare risorsa paesaggistica, le risorse culturali e ambientali sono diffusamente distribuite sul territorio e nella maggior parte dei casi non garantiscono una massa critica sufficiente a generare la stessa forza di attrazione delle regioni più competitive; ciò vale tanto per le destinazioni culturali che per quelle montane. Di qui la necessità di integrare l’attrazione di queste risorse con una politica di eventi e/o di strutture permanenti di forte appeal  e di alta qualità realizzativa. Non sono mancati in questi ultimi anni esempi significativi che hanno decretato il successo anche sotto il profilo turistico, soprattutto nel campo delle esposizioni, ma in generale si riscontra ancora una propensione fortemente localistica a eventi di basso profilo, diffusi sul territorio ma di qualità insufficiente a garantire una complementarietà alle risorse esistenti.
Sul fronte dell’organizzazione turistica, molte aree lombarde soffrono di una carenza che potremmo definire strutturale. La forte vocazione industriale del territorio lombardo non ha favorito il maturare di una cultura turistica, che, per quanto sostenibile con una idonea azione formativa, ha il suo vero humus nell’esperienza e nei processi di adattamento che il “fare turismo” alimenta. Lo sviluppo del turismo e le opportunità economiche che ha prodotto sta oggi orientando molte aree, un tempo a esclusiva funzione produttiva, verso una funzione turistica, che tuttavia fatica a trovare forme organizzative adeguate alla competizione. L’offerta sistemica, oggi diffusamente invocata nella teoria e nella pratica, presuppone, in un’ offerta a decisionalità diffusa quale è quella della pluralità delle imprese e degli enti lombardi che operano per il turismo, una capacità di convergere operativamente verso obiettivi unitari, consapevoli del valore aggiunto che ciò produce nelle singole imprese: in una parola, presuppone la maturazione di una “cultura turistica”.
La crescita di un’offerta sistemica passa perciò attraverso la paziente costruzione di metodi e strumenti idonei a generare consenso e condivisione operativa delle scelte; di questo vi è urgente bisogno, poiché troppo spesso alla conclamata disponibilità degli attori non seguono i processi operativi necessari. La rapidità con cui i processi verranno attuati potrà decretare il vantaggio competitivo di un’area nei confronti delle altre.  
La nuova recente legislazione lombarda sul turismo (l.r. n. 8/2004) pone corrette premesse per il maturare di condizioni nuove, ma l’attuazione è ancora da verificare sul campo.



10.2.7 - Non solo incoming
Sebbene l’analisi induca a considerare soprattutto gli effetti che il turismo produce sul territorio regionale, non va dimenticato che la Lombardia è innanzitutto una regione generatrice di turismo. La spesa dei Lombardi nelle altre regioni italiane (8.396 ml. di euro) e all’estero (4.898 ml. di euro) è di gran lunga superiore a quella che complessivamente entra nella regione (6.875 ml. di euro), generando un saldo negativo di 6.419 milioni di euro. A ciò va aggiunta la spesa dei lombardi nella loro stessa regione che assomma a 1.630 ml. di euro (dati 2002)7. Complessivamente i lombardi garantiscono oltre il 21% delle presenze in Italia.
Questa situazione è propria di regioni demograficamente ampie e soprattutto economicamente sviluppate (solo il Piemonte, tra le maggiori regioni, presenta un saldo negativo della spesa turistica), ma evidenzia anche come il sistema infrastrutturale regionale subisca una pressione assai forte soprattutto dal turismo in uscita e giustifica che la maggior concentrazione (circa il 18%) di tour operator e di agenzie di viaggio (in larga parte al servizio del turismo outgoing) si collochi proprio in Lombardia. Il sistema lombardo del turismo non è quindi prevalentemente un sistema di accoglienza, come avviene nelle maggiori regioni turistiche italiane, ma è un sistema complesso, in cui l’interazione tra sistema infrastrutturale di trasporto, sistema di accoglienza e sistema di intermediazione è molto elevata e spesso supera i tradizionali confini di competenza tradizionalmente attribuiti alle aziende e alle istituzioni.
La crescita esponenziale del turismo outgoing, in particolare di quello verso l’estero, verificatasi nell’ultimo ventennio e che ha portato l’Italia tra i maggiori paesi generatori di turismo internazionale, ha avuto nella Lombardia la sua fonte principale e ha contribuito ad alimentare le grandi problematiche legate alla sofferenza del suo sistema infrastrutturale e al ruolo degli aeroporti, in particolare di quello di Malpensa e del suo ruolo di hub internazionale.

7 Cfr. Manente M. Il turismo nell’economia italiana, in AA.VV., Rapporto sul Turismo Italiano 2003, Dodicesima edizione, Mercury, Firenze 2004.





10.3 - Le componenti fragili del sistema produttivo
10.3.1 - La frammentazione all’origine della fragilità
Non è difficile intuire quanto lo scenario di cambiamento tratteggiato determini un contesto fortemente competitivo sulle imprese del turismo.
In Lombardia questa pressione competitiva è particolarmente elevata perché l’ offerta turistica si presenta complessivamente come un sistema consolidato, fortemente radicato nella storia del turismo italiano, e le sue caratteristiche strutturali riflettono un livello di frammentazione mediamente elevato, sebbene l’area metropolitana, dove si situano le imprese di maggiori dimensioni, contribuisca ad attenuarlo.
Un dato è sufficientemente significativo: la dimensione media delle imprese alberghiere lombarde è di 56 posti letto (dati 2002), più bassa di quella media nazionale (58) e di quella di molte regioni turistiche. Tuttavia, se si considera che nell’area metropolitana milanese, dove si situa il 37% della capacità ricettiva regionale,  la dimensione media alberghiera è di 101,5 posti letto (dati 2001), si comprende come la frammentazione nelle altre aree sia particolarmente accentuata
La modesta dimensione delle imprese rende difficile gestirle con criteri di economicità; i costi fissi sono troppo elevati e si riflettono sui prezzi, determinando una faticosa rincorsa competitiva.
La frammentazione decisionale (nel privato come nel pubblico) rende lenti i processi e non facilita la creazione di strumenti operativi di natura associativa che consentano, da un lato, di recuperare efficienza economica, e, dall’altro, di perseguire un unitario rapporto con i mercati.
Gli elementi di fragilità del sistema turistico lombardo hanno essenzialmente qui la loro origine e la possibilità di far fronte a questi debolezze “strutturali” è connessa principalmente a poche, ma indispensabili linee di azione-obiettivo, delle quali ci occuperemo più oltre (cfr. Cap. 13)



10.3.2 - Una consapevolezza che cresce
Non vi è dubbio che in questi anni la consapevolezza degli operatori sia notevolmente maturata in termini di ricerca di condizioni di flessibilità e in termini di sensibilità verso prospettive di aggregazione.. Del resto l’evoluzione dei mercati e le dinamiche economiche hanno investito pesantemente le aree più deboli (soprattutto di media montagna) costringendo le imprese meno attrezzate per affrontare il cambiamento all’uscita dal mercato; ancora oggi si riscontrano diverse aree con tassi di utilizzo lordo dei posti letto inferiori al 20%, con una media regionale prossima al 40% (2001) Parallelamente, tuttavia, altre aree hanno rafforzato la loro funzione turistica, avviando processi di ristrutturazione, visibili anche dall’incremento della dimensione media aziendale. Qualche dato può dare conferma del fenomeno: nel periodo 1994-2001 la dimensione media aziendale è aumentata del 37% nel Lario occidentale, del 31% sulla sponda lombarda del lago Maggiore del 27% sul lago di Iseo-Franciacorta, del 26% nella pianura comasca, del 24% in alta Valcamonica e mediamente dell’11,5% in Lombardia. La maggior parte di queste aree ha anche ampliato la propria capacità ricettiva, segno evidente di un processo di sviluppo turistico in corso (tab. 10.2)




10.3.3 - Le prospettive più urgenti
Alla luce delle tendenze del mercato e delle caratteristiche dell’offerta turistica lombarda evidenziamo, a questo punto, quelli che, a nostro avviso, costituiscono i nodi critici più rilevanti del sistema lombardo, peraltro non dissimili da quelli che caratterizzano l’intero sistema turistico del Paese, dai quali potrà dipendere il miglioramento delle condizioni di competitività del territorio.

a. L’innesto di competenze manageriali per valorizzare la flessibilità.

La flessibilità aziendale nel turismo, che pure è propria di un sistema di piccole imprese, viene oggi interpretata più come sfruttamento intensivo delle risorse che come ricerca di soluzioni gestionali e organizzative in grado di produrre maggiori condizioni di efficienza. Un forte innesto di formazione manageriale, con metodi idonei alle caratteristiche dei destinatari, è da più parti ritenuto indispensabile, anche se è ormai comprovato che il terreno è assai poco fertile e che il cambiamento manageriale delle piccole imprese turistiche è per lo più affidato al ricambio generazionale.

b. Verso un solido decollo delle aggregazioni territoriali

Sebbene i processi aggregativi abbiano avuto un significativo sviluppo in Lombardia, favoriti anche dalla legislazione regionale, sono tuttavia molte le aree, anche a forte vocazione turistica, in cui una qualche forma di aggregazione che sostenga e interpreti il Sistema turistico previsto dalla recente legge regionale (l.r. n. 8/2004) non è ancora presente o, se presente, interpreta solo parzialmente la realtà dell’offerta locale, talvolta condizionata da forti pressioni campanilistiche. Su questo punto, insomma, c’è ancora molto da fare e si giocherà verosimilmente la potenzialità competitiva di molte aree lombarde. L’uso che verrà fatto nei prossimi anni degli strumenti regionali (in primo luogo dalle leve finanziarie) potrà essere decisivo ai fini di un definitivo e solido decollo dei soggetti che interpreteranno la gestione del Sistema turistico.

c. La ricerca di economie aziendali

L’offerta turistica italiana – e quella lombarda, per i motivi anzidetti, ne risente particolarmente – stenta a mantenere condizioni di competitività perché i suoi prezzi sono oggi troppo elevati in rapporto alle concorrenza. E’ pur vero – come giustamente fanno rilevare gli operatori economici – che ciò dipende anche da fattori di carattere fiscale (Iva più elevata, mancanza di contributi per il riscaldamento ecc.), ma l’impressione è che il problema dell’efficienza della gestione aziendale non sia ancora stato affrontato con piena consapevolezza e che gli strumenti a disposizione del management aziendale e le potenzialità che derivano dall’aggregazione delle imprese siano ancora lontane dall’essere considerate adeguatamente.
Si pensi al settore alberghiero. Le catene alberghiere “corporate” (a struttura societaria o a forte potere decisionale centrale), che fruiscono di grandi economie di scala, coprono in Italia solo il 6-7% della capacità ricettiva, ma il ritmo di penetrazione delle grandi catene internazionali si mostra negli ultimi anni crescente, in particolare in territori fortemente urbanizzati ed economicamente avanzati, quale quello lombardo. Il confronto per le piccole strutture si fa necessariamente più difficile. Le catene volontarie, che sembravano rappresentare una alternativa per le piccole imprese, coprono soltanto il 4% della ricettività, le maggiori tra esse non raccolgono più di un centinaio di aziende associate e comunque il loro ritmo di crescita sembra essersi arrestato. Soprattutto, gli effetti in termini di efficienza aziendale e di garanzia di qualità per il cliente sono modesti e tutti ricercati nella fase a valle del ciclo produttivo (promozione e marketing) dove la disponibilità di nuove tecnologie favorisce maggiormente la partnership; pressoché inesistenti, invece, i tentativi di incidere nelle economie gestionali, attraverso centrali d’acquisto, effettivo controllo di qualità e gestione del personale.
Analoghe considerazioni si possono fare per le aggregazioni orizzontali territoriali (consorzi alberghieri); anche in questo caso le potenzialità sono ben maggiori di una partnership finalizzata alla promozione e alla commercializzazione, ma la salvaguardia di una totale autonomia decisionale dei singoli imprenditori impedisce che la loro attività si spinga su nuovi terreni.
Dall’evoluzione dell’imprenditorialità turistica e dalla sua capacità di trovare nelle reti di imprese strumenti adeguati a far fronte alle strutturali insufficienze aziendali dipenderà gran parte del futuro del nostro turismo.







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