Franco Malerba e Lucia Cusmano
Capitolo 6 - Le sfide strategiche per l’innovazione in Lombardia
testo completo su: www.rapportoirer2005.it/economica/I/malerba-cusmano
Il contributo ha come obiettivo l’individuazione delle sfide strategiche che attendono il sistema regionale di innovazione lombarda. Nella prima parte, il contributo descrive i punti di forza e di criticità del sistema innovativo lombardo. Successivamente vengono analizzate le modalità di organizzazione spaziale dei cluster di R&S e viene dato spazio al problema del finanziamento delle attività innovative. Nella parte finale vengono presentate alcune osservazioni su questioni strategiche.
Il sistema innovativo lombardo si presenta come esempio di eccellenza entro il panorama italiano. Dal punto di vista della dinamica tecnologica, ma anche più in generale dell’industrializzazione e del grado di apertura internazionale, la Lombardia si configura come una regione pienamente matura, che detiene la leadership nazionale sia nell’ambito della spesa industriale in R&S sia in termini di brevettazione, soprattutto nelle classi ad alta tecnologia.
In termini di intensità complessiva di R&S, comprendente quindi investimenti pubblici e privati, la Lombardia si colloca in realtà solo di poco al di sopra del valore nazionale (1,17% del PIL in Lombardia nel 2000 contro 1,07% per l’Italia) con un mix differente tra spesa pubblica e privata; è in questa componente che emerge la leadership lombarda. I centri universitari rappresentano, quantitativamente, il secondo attore della R&S in Lombardia, mentre contenuta è la quota di spesa attribuibile ad altri enti pubblici.
Un’altra conferma della leadership lombarda viene dai dati relativi al numero dei brevetti depositati presso l’Ufficio Europeo Brevetti nella generalità delle classi tecnologiche e nello specifico delle classi high-tech.
La Lombardia tuttavia conosce un divario significativo e crescente rispetto ai motori innovativi dell’Europa. La performance innovativa lombarda è significativamente inferiore rispetto alle regioni europee più dinamiche, evidenziandosi un divario importante in termini sia di input sia di output del processo innovativo e, in un’ottica dinamica, segnali di un ampliamento di tale divario. L’indicatore sintetico di performance innovativa calcolato dallo European Innovation Scoreboard 2002 pone la Lombardia prima in Italia, ma al ventiduesimo posto tra le regioni europee.
Le motivazioni del divario rispetto alle regioni europee leader sono in larga misura riconducibili a tendenze operanti a livello dell’intera nazione, come la ridotta e calante quota di investimenti in R&S, e alle caratteristiche strutturali del sistema innovativo italiano, caratterizzato, da un lato, da un nucleo di poche grandi imprese, cui è attribuibile una quota molto elevata delle attività innovative italiane, ma la cui performance innovativa è significativamente inferiore a quella dei principali concorrenti a livello internazionale, e, dall’altro, dalla presenza diffusa di PMI, attive in settori a bassa intensità di R&S.
Gli elementi di debolezza evidenziatisi nel corso dell’ultimo decennio sono in parte riconducibili a fattori strutturali legati agli effetti delle trasformazioni economiche più recenti e al grado di coinvolgimento del sistema innovativo regionale in questi processi. L’evoluzione del sistema innovativo regionale sconta la crisi della grande impresa, con la chiusura dei maggiori centri di R&S, e il permanere di logiche di innovazioni incrementali nelle PMI, che non favorisce l’applicazione di nuove tecnologie.
Di contro, la vivace dinamica della R&S nelle imprese medie e medio-grandi (meno di 500 addetti) si è rivelata negli ultimi anni come uno dei punti di forza del sistema innovativo regionale. Tali imprese sono emerse quindi come elemento di robustezza e connessione con il tessuto sociale, divenendo fattore-opportunità su cui fare leva per lo sviluppo futuro e facendo crescere una serie di legami con la rete dei centri di ricerca pubblici e privati, che a loro volta fungono da conduttori del trasferimento di conoscenza e tecnologia sul territorio.
Il sistema per il trasferimento tecnologico in Lombardia è ampio e diffuso, comprendendo centri di trasferimento generalisti e specializzati, incubatori e parchi scientifici, agenzie d’area, centri di servizio.
Una maggiore coesione e interazione tra i centri deve rappresentare obiettivo prioritario per lo sviluppo dei sistemi innovativi locali. L’accrescimento della connettività dovrebbe poi accompagnarsi a processi di costruzione delle competenze a livello dei singoli nodi del network di relazioni.
Il sistema universitario della ricerca rappresenta un punto di forza della Regione, presentandosi come ampio e articolato, con punte di eccellenza assoluta della ricerca nelle life-sciences. Tuttavia, ancora carente appare la spinta del mondo accademico alle applicazioni industriali, scontando in questo, almeno in parte, i limiti e le debolezze generali del sistema accademico italiano. Nel contesto lombardo si registrano comunque segnali positivi. Il riferimento è soprattutto alla stipulazione di convenzioni con associazioni industriali e altri enti pubblici e alla partecipazione a iniziative come i parchi scientifici.
Rimane prioritario promuovere un maggiore dinamismo nei rapporti università-industria, al fine di superare alcuni nodi problematici: 1) la carenza di relazioni tra università e PMI; 2) la creazione di spin-off; 3) la regolamentazione delle relazioni università-industria. L’irrobustimento dei rapporti passa certo da un maggiore investimento in strutture e unità di interfaccia, ma anche da un incremento delle risorse destinate alla ricerca universitaria intra-muros.
La capacità del mondo universitario di generare spin-off è fortemente legata alla qualità della ricerca accademica ma anche alla presenza di grandi imprese innovative. Nel corso degli ultimi anni, significativo è stato il fenomeno degli spin-off industriali soprattutto in Lombardia, dove la forte concentrazione industriale, la base scientifica accademica e la presenza di numerosi centri di ricerca hanno favorito la nascita di un cluster di imprese biotech.
La fonte dominante del progresso tecnologico nel XX secolo, ovvero i laboratori di R&S delle grandi imprese manifatturiere in combinazione con un elevato numero di PMI fornitrici di beni capitali, viene gradualmente sostituita da forme di organizzazione più decentrate e flessibili basate su strutture loosely coupled e reti di relazioni. Anche nei comparti dell’alta tecnologia, si osserva la tendenza di queste reti a concentrarsi territorialmente.
La scarsità di finanziamenti per l’innovazione è spesso indicata come uno degli ostacoli principali allo sviluppo di attività innovative. Occorre tuttavia qualificare questa affermazione, distinguendo tra finanziamento di PMI esistenti che intraprendono attività innovative e finanziamento di nuove imprese high-tech. Nel primo caso, le difficoltà che le imprese incontrano attengono soprattutto alla natura e ai comportamenti del sistema bancario, con riferimento non solo all’innovazione ma in generale all’investimento immateriale e alla crescita delle imprese.
Carenti sono invece ancora i meccanismi di finanziamento di nuove imprese high-tech. Il seed capital e il venture capital italiani, e lombardi, non sono ancora sufficientemente sviluppati e, quando avviati, tendono comunque a rivolgersi ad attività e nuove imprese che non operano in settori high-tech.
Il mancato sviluppo del venture capital rappresenta però una conseguenza, oltreché una causa, della scarsità di opportunità innovative generate dal sistema industriale e dal sistema universitario.
Da questo punto di vista, lo sviluppo di un sistema di istituzioni e strumenti finanziari dedicati alle nuove imprese high-tech costituisce non solo una spinta per le attività innovative locali, ma anche e soprattutto una formidabile occasione di sviluppo del sistema finanziario lombardo in un contesto europeo.
La crescente pressione competitiva nei comparti tradizionali, la velocità e intensità di avanzamento delle traiettorie tecnologiche emergenti e delle loro applicazioni industriali pongono la Regione di fronte alla sfida di perseguire con decisione e coerenza la via alta allo sviluppo. Le questioni strategiche che gli stakeholders devono affrontare attengono alla dinamica interna al sistema e alla capacità del sistema di inserirsi nelle reti globali in posizioni di leadership.
Per quanto concerne la dinamica interna, appare necessario agire sulla quantità delle risorse e sulla qualità di investimenti e connessioni. Appaiono in questo senso prioritarie le azioni di stimolo alla domanda di servizi innovativi da parte della componente industriale ancora legata a logiche di miglioramento solo incrementale.
Per quanto concerne i settori ad alta (e medio-alta) tecnologia e la capacità del sistema regionale di inserirsi in processi di avanzamento tecnologico alla frontiera, il territorio lombardo deve diventare (o tornare a essere) attrattivo per nuove risorse e competenze, creando le condizioni per localizzazione delle unità di R&S e perseguendo l’ambizione di inserire il sistema innovativo regionale nelle reti globali di conoscenza in una posizione “attiva”. Si tratta quindi certo di migliorare la capacità di assorbimento e adattamento alle traiettorie tecnologiche emergenti, investendo in primis in capitale umano, ma soprattutto di rafforzare, ricercare o, in alcuni casi, recuperare la capacità di guidare i processi di frontiera dell’avanzamento scientifico e tecnologico.
Infine, per quanto concerne l’azione del governo regionale in materia di innovazione, acquistano crescente rilevanza strategica i processi di valutazione, intesi come fonte di legittimazione per l’intervento pubblico e come fonte di apprendimento per il policy maker e i soggetti che, a diverso titolo, sono coinvolti dalle politiche tecnologiche. È auspicabile in tal senso la diffusione di pratiche di valutazione ex-ante di carattere strategico, il rafforzamento di sistemi di monitoraggio e di valutazione ex-post.
Il contesto regionale della ricerca e innovazione è caratterizzato da un livello di complessità molto elevato, per la numerosità e la varietà degli attori in gioco, per la multi-settorialità del sistema produttivo, per la densità e multiformità delle attività tecnologiche. L’elevato grado di diversificazione nelle attività e nelle istituzioni è certo fonte di opportunità per la competitività regionale, ma pone anche problemi specifici per la formulazione di strategie coerenti di sviluppo, da parte di imprese e istituzioni, e, ancora prima, per i processi di comprensione e valutazione di rischi e opportunità che dovrebbero sostenere l’elaborazione delle suddette strategie.
Il contributo ha come obiettivo l’individuazione delle sfide strategiche che attendono il sistema regionale di innovazione lombarda. Nella prima parte, il contributo descrive i punti di forza e di criticità del sistema innovativo lombardo. Successivamente vengono analizzate le modalità di organizzazione spaziale dei cluster di R&S e viene dato spazio al problema del finanziamento delle attività innovative. Nella parte finale vengono presentate alcune osservazioni su questioni strategiche.
6.1 Struttura, punti di forza e di criticità del Sistema Innovativo Lombardo
Il sistema innovativo lombardo si presenta come esempio di eccellenza entro il panorama italiano. Dal punto di vista della dinamica tecnologica, ma anche più in generale dell’industrializzazione e del grado di apertura internazionale, la Lombardia si configura come una regione pienamente matura, che detiene la leadership nazionale sia nell’ambito della spesa industriale in R&S sia in termini di brevettazione, soprattutto nelle classi ad alta tecnologia.
In termini di intensità complessiva di R&S, comprendente quindi investimenti pubblici e privati, la Lombardia si colloca in realtà solo di poco al di sopra del valore nazionale (1,17% del PIL in Lombardia nel 2000 contro 1,07% per l’Italia) con un mix differente tra spesa pubblica e privata; è in questa componente che emerge la leadership lombarda. I centri universitari rappresentano, quantitativamente, il secondo attore della R&S in Lombardia, mentre contenuta è la quota di spesa attribuibile ad altri enti pubblici.
Un’altra conferma della leadership lombarda viene dai dati relativi al numero dei brevetti depositati presso l’Ufficio Europeo Brevetti nella generalità delle classi tecnologiche e nello specifico delle classi high-tech.
La Lombardia tuttavia conosce un divario significativo e crescente rispetto ai motori innovativi dell’Europa. La performance innovativa lombarda è significativamente inferiore rispetto alle regioni europee più dinamiche, evidenziandosi un divario importante in termini sia di input sia di output del processo innovativo e, in un’ottica dinamica, segnali di un ampliamento di tale divario. L’indicatore sintetico di performance innovativa calcolato dallo European Innovation Scoreboard 2002 pone la Lombardia prima in Italia, ma al ventiduesimo posto tra le regioni europee.
Le motivazioni del divario rispetto alle regioni europee leader sono in larga misura riconducibili a tendenze operanti a livello dell’intera nazione, come la ridotta e calante quota di investimenti in R&S, e alle caratteristiche strutturali del sistema innovativo italiano, caratterizzato, da un lato, da un nucleo di poche grandi imprese, cui è attribuibile una quota molto elevata delle attività innovative italiane, ma la cui performance innovativa è significativamente inferiore a quella dei principali concorrenti a livello internazionale, e, dall’altro, dalla presenza diffusa di PMI, attive in settori a bassa intensità di R&S.
Gli elementi di debolezza evidenziatisi nel corso dell’ultimo decennio sono in parte riconducibili a fattori strutturali legati agli effetti delle trasformazioni economiche più recenti e al grado di coinvolgimento del sistema innovativo regionale in questi processi. L’evoluzione del sistema innovativo regionale sconta la crisi della grande impresa, con la chiusura dei maggiori centri di R&S, e il permanere di logiche di innovazioni incrementali nelle PMI, che non favorisce l’applicazione di nuove tecnologie.
Di contro, la vivace dinamica della R&S nelle imprese medie e medio-grandi (meno di 500 addetti) si è rivelata negli ultimi anni come uno dei punti di forza del sistema innovativo regionale. Tali imprese sono emerse quindi come elemento di robustezza e connessione con il tessuto sociale, divenendo fattore-opportunità su cui fare leva per lo sviluppo futuro e facendo crescere una serie di legami con la rete dei centri di ricerca pubblici e privati, che a loro volta fungono da conduttori del trasferimento di conoscenza e tecnologia sul territorio.
Il sistema per il trasferimento tecnologico in Lombardia è ampio e diffuso, comprendendo centri di trasferimento generalisti e specializzati, incubatori e parchi scientifici, agenzie d’area, centri di servizio.
Una maggiore coesione e interazione tra i centri deve rappresentare obiettivo prioritario per lo sviluppo dei sistemi innovativi locali. L’accrescimento della connettività dovrebbe poi accompagnarsi a processi di costruzione delle competenze a livello dei singoli nodi del network di relazioni.
Il sistema universitario della ricerca rappresenta un punto di forza della Regione, presentandosi come ampio e articolato, con punte di eccellenza assoluta della ricerca nelle life-sciences. Tuttavia, ancora carente appare la spinta del mondo accademico alle applicazioni industriali, scontando in questo, almeno in parte, i limiti e le debolezze generali del sistema accademico italiano. Nel contesto lombardo si registrano comunque segnali positivi. Il riferimento è soprattutto alla stipulazione di convenzioni con associazioni industriali e altri enti pubblici e alla partecipazione a iniziative come i parchi scientifici.
Rimane prioritario promuovere un maggiore dinamismo nei rapporti università-industria, al fine di superare alcuni nodi problematici: 1) la carenza di relazioni tra università e PMI; 2) la creazione di spin-off; 3) la regolamentazione delle relazioni università-industria. L’irrobustimento dei rapporti passa certo da un maggiore investimento in strutture e unità di interfaccia, ma anche da un incremento delle risorse destinate alla ricerca universitaria intra-muros.
La capacità del mondo universitario di generare spin-off è fortemente legata alla qualità della ricerca accademica ma anche alla presenza di grandi imprese innovative. Nel corso degli ultimi anni, significativo è stato il fenomeno degli spin-off industriali soprattutto in Lombardia, dove la forte concentrazione industriale, la base scientifica accademica e la presenza di numerosi centri di ricerca hanno favorito la nascita di un cluster di imprese biotech.
La fonte dominante del progresso tecnologico nel XX secolo, ovvero i laboratori di R&S delle grandi imprese manifatturiere in combinazione con un elevato numero di PMI fornitrici di beni capitali, viene gradualmente sostituita da forme di organizzazione più decentrate e flessibili basate su strutture loosely coupled e reti di relazioni. Anche nei comparti dell’alta tecnologia, si osserva la tendenza di queste reti a concentrarsi territorialmente.
6.2 Finanza e sviluppo: il finanziamento delle attività innovative
La scarsità di finanziamenti per l’innovazione è spesso indicata come uno degli ostacoli principali allo sviluppo di attività innovative. Occorre tuttavia qualificare questa affermazione, distinguendo tra finanziamento di PMI esistenti che intraprendono attività innovative e finanziamento di nuove imprese high-tech. Nel primo caso, le difficoltà che le imprese incontrano attengono soprattutto alla natura e ai comportamenti del sistema bancario, con riferimento non solo all’innovazione ma in generale all’investimento immateriale e alla crescita delle imprese.
Carenti sono invece ancora i meccanismi di finanziamento di nuove imprese high-tech. Il seed capital e il venture capital italiani, e lombardi, non sono ancora sufficientemente sviluppati e, quando avviati, tendono comunque a rivolgersi ad attività e nuove imprese che non operano in settori high-tech.
Il mancato sviluppo del venture capital rappresenta però una conseguenza, oltreché una causa, della scarsità di opportunità innovative generate dal sistema industriale e dal sistema universitario.
Da questo punto di vista, lo sviluppo di un sistema di istituzioni e strumenti finanziari dedicati alle nuove imprese high-tech costituisce non solo una spinta per le attività innovative locali, ma anche e soprattutto una formidabile occasione di sviluppo del sistema finanziario lombardo in un contesto europeo.
6.3 Alcune considerazioni sulle questioni strategiche
La crescente pressione competitiva nei comparti tradizionali, la velocità e intensità di avanzamento delle traiettorie tecnologiche emergenti e delle loro applicazioni industriali pongono la Regione di fronte alla sfida di perseguire con decisione e coerenza la via alta allo sviluppo. Le questioni strategiche che gli stakeholders devono affrontare attengono alla dinamica interna al sistema e alla capacità del sistema di inserirsi nelle reti globali in posizioni di leadership.
Per quanto concerne la dinamica interna, appare necessario agire sulla quantità delle risorse e sulla qualità di investimenti e connessioni. Appaiono in questo senso prioritarie le azioni di stimolo alla domanda di servizi innovativi da parte della componente industriale ancora legata a logiche di miglioramento solo incrementale.
Per quanto concerne i settori ad alta (e medio-alta) tecnologia e la capacità del sistema regionale di inserirsi in processi di avanzamento tecnologico alla frontiera, il territorio lombardo deve diventare (o tornare a essere) attrattivo per nuove risorse e competenze, creando le condizioni per localizzazione delle unità di R&S e perseguendo l’ambizione di inserire il sistema innovativo regionale nelle reti globali di conoscenza in una posizione “attiva”. Si tratta quindi certo di migliorare la capacità di assorbimento e adattamento alle traiettorie tecnologiche emergenti, investendo in primis in capitale umano, ma soprattutto di rafforzare, ricercare o, in alcuni casi, recuperare la capacità di guidare i processi di frontiera dell’avanzamento scientifico e tecnologico.
Infine, per quanto concerne l’azione del governo regionale in materia di innovazione, acquistano crescente rilevanza strategica i processi di valutazione, intesi come fonte di legittimazione per l’intervento pubblico e come fonte di apprendimento per il policy maker e i soggetti che, a diverso titolo, sono coinvolti dalle politiche tecnologiche. È auspicabile in tal senso la diffusione di pratiche di valutazione ex-ante di carattere strategico, il rafforzamento di sistemi di monitoraggio e di valutazione ex-post.
Conclusioni
Il contesto regionale della ricerca e innovazione è caratterizzato da un livello di complessità molto elevato, per la numerosità e la varietà degli attori in gioco, per la multi-settorialità del sistema produttivo, per la densità e multiformità delle attività tecnologiche. L’elevato grado di diversificazione nelle attività e nelle istituzioni è certo fonte di opportunità per la competitività regionale, ma pone anche problemi specifici per la formulazione di strategie coerenti di sviluppo, da parte di imprese e istituzioni, e, ancora prima, per i processi di comprensione e valutazione di rischi e opportunità che dovrebbero sostenere l’elaborazione delle suddette strategie.