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Autori

Alberto Bramanti

Professore associato
di Economia applicata
presso l’Università
Commerciale
L. Bocconi.
Coordinatore dell’area
di studi e interventi
territoriali del CERTeT
– Centro di Ricerche di
Economia Regionale,
dei Trasporti
e del Turismo
– dell’Università
L. Bocconi di Milano.
 

Alberto Bramanti

Capitolo 13 - Le politiche per il sistema produttivo: gli interventi
testo completo su: www.rapportoirer2005.it/economica/II/bramanti2

Il contributo descrive quattro ambiti particolarmente esemplificativi di intervento delle politiche regionali: per l’artigianato, per i distretti, per l’internazionalizzazione delle imprese e del sistema produttivo, e per il comparto commerciale.

13.1 Le politiche lombarde per l’artigianato


Le politiche regionali per l’artigianato si sono articolate su due leggi principali che accompagnano il comparto fin dall’inizio degli anni ’90: l.r. n. 73/1989 e 17/1990, arricchite e completate dalla l.r. n. 34/1996.
Uno dei nodi di fondo è la composizione del mix fatto di sovvenzioni a “fondo perso” e di interventi volti a modificare permanentemente atteggiamenti, comportamenti, e posizionamenti degli imprenditori artigiani, così da renderli maggiormente competitivi sui mercati.
Certamente gli interventi in materia creditizia e di garanzie fidi vanno nella prima direzione, mentre gli interventi in tema di innovazione, offerta di servizi reali, qualità sicurezza e ambiente, vanno nella seconda.
All’interno di un quadro di interventi ancora piuttosto frammentario sembrano emergere nel corso del decennio due esigenze generali. La prima è quella di una maggiore selettività, la seconda è quella della differenziazione delle politiche.
I servizi alla commercializzazione e il supporto alle imprese artigiane per l’attività di export, per esempio, rappresentano interventi ancora fortemente frammentati e forse poco efficaci. Occorre dunque muoversi sul potenziamento delle aggregazioni e delle reti tra imprese perché vengano raggiunte soglie di impatto più significative.
La nuova legge regionale sull’artigianato ancora in fase di gestazione dovrebbe potenziare la dimensione selettiva, contribuendo a un artigianato forse più piccolo nei numeri ma più qualificato, più connesso in rete nelle rispettive filiere produttive e nei territori su cui insiste.

13.2 Le politiche lombarde per i distretti


Il tema dei “distretti industriali” ha rappresentato un banco di prova interessante per le politiche industriali regionali ed esemplifica l’attenzione della Regione per la dimensione della territorialità, come per la sua evoluzione nel tempo.
Nel 1993, prima tra le regioni italiane, la Lombardia riconosce i distretti presenti sul proprio territorio (21) e attiva una normativa regionale a loro dedicata (l.r. 7/1993).
Un ulteriore significativo passo in avanti rispetto alle esigenze delle imprese e al panorama di politiche disponibili oggi in Italia è certamente rappresentato dalla nuova legge regionale sui distretti che ha identificato – accanto ai tradizionali distretti di specializzazione (ridotti ora a 16) – un nuovo soggetto: i “metadistretti”.
L’elemento forse più qualificante la nuova normativa è il concetto di rete: non soltanto quella di prossimità, alimentata dalla vicinanza fisica e dall’informalità della frequentazione comune del contesto sociale esterno alla fabbrica, ma anche quelle a più lungo raggio e, specialmente, le reti della ricerca e dell’innovazione che aggregano soggetti differenti: imprese, centri servizi, laboratori di ricerca, università.
Il “metadistretto” identifica, riconosce e promuove le filiere produttive, cioè aggregazioni di imprese lungo la catena del valore che vanno dalle fasi a monte della produzione a quelle a valle, dalle produzioni accessorie ai servizi dedicati alla filiera.
Le criticità ancora permangono sono la lentezza nella messa a regime del modello operativo e il passaggio, certamente oggi indispensabile, dalla condivisione dei fini delle politiche alla valutazione dei risultati, fino all’eventuale modifica degli strumenti adottati.

13.3 Le politiche per l’internazionalizzazione


La proiezione e il ruolo internazionale della Regione ha subito una forte accelerazione in questi anni. Si possono identificare tre obiettivi che accompagnano il percorso dell’apertura e della globalizzazione: politiche di aiuto alla promozione all’estero (dirette alle imprese); politiche volte al potenziamento del ruolo internazionale della Regione; politiche di attrazione degli investimenti diretti esteri e di promozione del territorio lombardo (marketing territoriale).
È importante anche cogliere una progressione che porta dal primo al terzo obiettivo: è un percorso che si fa più complesso per meglio seguire e accompagnare il sistema lombardo nella competizione globale.
Significativo è risultato il supporto al presidio dei mercati esteri anche attraverso l’accesso a servizi reali offerti da centri settoriali e territoriali, così come dal sistema associazionistico e delle camere di commercio e, più recentemente, con l’attivazione della rete dei Lombardia Point esteri, in progetti spesso co-finanziati dal bilancio regionale.
A queste azioni dirette sul sistema delle imprese si è affiancato un importante lavoro di coordinamento delle politiche e degli interventi, i cui risultati, in parte già visibili, manifesteranno le proprie ricadute positive negli anni a venire. Tale lavoro si è esplicitato sviluppando momenti di coordinamento con i soggetti esterni sia a livello locale che con il Ministero delle Attività Produttive, razionalizzando gli interventi a legislazione vigente, promuovendo il raccordo con il sistema bancario/finanziario nonché con le istituzioni finanziarie internazionali.
Sono stati attuati due Accordi di Programma con l’ex Mincomes – il primo nel 1999 e un secondo nel 2003 – con il fine di coordinare le azioni per la promozione all’estero del sistema economico lombardo in raccordo con gli indirizzi generali per la promozione del “sistema Italia”, consentendo l’utilizzo sinergico di risorse finanziarie pubbliche (nazionali e regionali) e private.
In questo contesto è stata attivata la Rete lombarda per l’internazionalizzazione, costituita da una serie di punti operativi, chiamati Lombardia Point, all’estero (in tutti i continenti, con l’esclusione dell’Oceania) e in un secondo momento sul territorio nazionale. Si tratta di uno strumento nuovo che mentre assicura una presenza visibile e continua del modello lombardo nelle aree geografiche più strategiche, offre un supporto concreto a tutte quelle aziende che intendono affacciarsi o rinforzare il loro ruolo sul mercato internazionale.
È stato inoltre attivato il Tavolo regionale per lo sviluppo dell’internazionalizzazione, espressione della rappresentanza della business community e sui temi dell’internazionalizzazione.
Questa variegata attività di governance del sistema si salda in modo molto netto con la seconda linea di politica, quella dedicata all’irrobustimento del ruolo internazionale della Regione.
È proprio questa seconda declinazione delle politiche per l’internazionalizzazione che connota fortemente il decennio sotto osservazione fino a farne un tratto caratteristico e fortemente originale del “modello lombardo”. Questo ruolo è stato notevolmente potenziato su almeno due fronti:
– la rappresentazione del sistema regionale a livello europeo, anche attraverso la costruzione di reti stabili tra regioni, dalla pionieristica “Arge Alp”, all’Associazione dei “Quattro motori”, fino al più recente “Club delle regioni”;
– il ruolo di ambasciatrice e apripista della Regione in una molteplicità di contatti bilaterali con altre regioni e persino stati esteri (oltre 30 protocolli di collaborazione).
Questa intensa attività “diplomatica” si salda profondamente con la terza linea di politica, quella del marketing territoriale che pure non ha ancora trovato una sua modalità attuativa condivisa.

13.4 Le politiche per il comparto commerciale


Il settore commerciale riveste una particolare centralità nel sistema economico per il ruolo di raccordo che svolge tra il mondo della produzione e il mondo del consumo.
Accanto alla modernizzazione del settore e all’equilibrio tra le differenti forme distributive, le priorità delle politiche regionali riguardano: la conservazione della presenza di strutture commerciali all’interno degli abitati, la qualificazione del servizio di prossimità (negozi di vicinato), la valorizzazione dell’offerta dei centri storici quali “centri commerciali naturali”.
A partire dalla riforma introdotta dal decreto Bersani sul commercio e la grande distribuzione organizzata attraverso la l.r. n. 14/1999, sono state introdotte nuove modalità di programmazione regionale e locale valorizzando gli aspetti di carattere liberalizzatorio e semplificatorio del provvedimento statale.
Una conseguenza importante di questa innovazione legislativa è stata la crescita significativa della rete distributiva lombarda della grande distribuzione organizzata (GDO), fino a portare la dotazione regionale su livelli comparabili o superiori a quelli di altre regioni avanzate europee. A fine 2003 il cittadino lombardo dispone così di 190 mq (ogni 1.000 abitanti) di grande distribuzione rispetto a una media nazionale di 110 mq.
Nella seconda legislatura (2000-2005) la politica lombarda si è indirizzata più verso la media e piccola distribuzione. Innanzitutto, con la l.r. n. 13/2000, più direttamente indirizzata all’ammodernamento delle piccole imprese commerciali, offrendo un supporto agli operatori del settore. In secondo luogo, con la l.r. n. 15/2002 che aggiorna gli strumenti della programmazione regionale anche alla luce delle carenze riscontrate in sede di prima applicazione (l.r. n. 14/1999) con specifico riferimento alla sua capacità di orientamento delle politiche localizzative e di controllo degli impatti generali.
Interessa qui sottolineare il nuovo Piano integrato di intervento per il commercio che introduce il Programma Locale di Intervento (PLI) in cui valorizzare le indispensabili convergenze tra l’impegno progettuale dell’ente locale (comune) e degli operatori commerciali interessati al rinnovamento dei propri esercizi. Gli oltre 300 PLI presentati sono una chiara testimonianza dell’interesse suscitato dallo strumento.
Più recentemente la politica regionale si è mossa dotandosi di un programma triennale (2002-2005) per lo sviluppo del settore commerciale che riconosce la rilevanza e la molteplicità di funzioni ad esso attribuite.
Il grado di equilibrio interno al comparto commerciale (tra le diverse forme distributive) viene assunto come punto di partenza dal Piano triennale per essere preservato e migliorato qualitativamente, offrendo anche alcune risposte puntuali a specifiche situazioni di criticità locali che sono emerse.
Significativo richiamare in chiusura anche gli interventi più recenti in tema di tutela dei consumatori. Tra le iniziative derivanti dall’applicazione della nuova l.r. n. 6/2003 spicca la “Borsa della spesa”, un programma che prevede il blocco dei prezzi di oltre 50 mila prodotti negli esercizi commerciali lombardi.

Conclusioni


La Regione ha presidiato attentamente i settori dell’economia lombarda attivando strumenti che sono spesso risultati innovativi nel panorama italiano; in questi anni, in particolare, si è fatta promotrice di un’azione di sostegno dell’economia lombarda in un’ottica di sistema e di valorizzazione delle filiere produttive.


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