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Autori

Dario Casati

Professore ordinario
di Economia
Agroalimentare alla
facoltà di Agraria
dell’Università degli
Studi di Milano, di
cui è Pro-rettore. Già
preside della stessa
facoltà, membro di
comitati scientifici di
enti pubblici e privati,
autore di numerosi
studi di politica
agraria e di economia
dell’innovazione
nell’agroalimentare.

Alessandro Olper

Professore associato
di Economia e Politica
Agraria alla facoltà di
Agraria dell’Università
degli Studi di Milano,
ha partecipato a
numerosi progetti di
ricerca nazionali e
internazionali. È autore
di numerosi studi di
politica agraria.

 

14 - politiche per l'agricoltura

Up one level
Capitolo 14 - Dario Casati e Alessandro Olper - Le politiche per l'agricoltura
14 - politiche per l'agricoltura 14.1 Introduzione
14 - politiche per l'agricoltura 14.2 Il rafforzamento della governance in agricoltura
14.2 Premessa
14.2 14.2.1 Riordino delle deleghe e programmazione in agricoltura
14.2 14.2.2 Costituzione dell’Organismo pagatore regionale
14.2 14.2.3 Riforma degli enti regionali e altre azioni di governo
14 - politiche per l'agricoltura 14.3 La dimensione dell’intervento regionale nel settore agroalimentare
14.3 14.3.1 La dimensione delle risorse
14.3 14.3.2 Le politiche per il sostegno della competitività
14.3 14.3.3 Le politiche agroambientali e per il territorio rurale
14 - politiche per l'agricoltura 14.4 Le criticità e le problematiche emergenti
14 - politiche per l'agricoltura 14.5 Le linee strategiche della politica regionale per il sistema agroalimentare: analisi critica e prospettive

Estratto



14.1 - Introduzione
Nell’ultimo decennio il sistema agroalimentare lombardo è andato incontro a crescenti pressioni competitive e a nuove sfide riconducibili a quattro eventi principali tra loro interconnessi:

  • gli effetti della crescente globalizzazione dei mercati risultato sia degli accordi multilaterali in sede WTO che della comparsa di nuovi attori sulla scena competitiva internazionale;
  • il susseguirsi delle fasi di riforma della PAC e, più in generale, il cambiamento di orientamento delle politiche europee reso sempre più urgente dell’allargamento ad est dell’Unione;
  • la crescente enfasi posta dalla società sui rapporti agricoltura-ambiente e, più in generale, sulla sostenibilità del modello di sviluppo agricolo;
  • l’esplosione dei problemi di sicurezza alimentare in conseguenza delle emergenze, i cosiddetti scandali che, a torto o a ragione, hanno contribuito a mettere sotto accusa gli obiettivi e i contenuti delle politiche agroalimentari europee.

Nella UE la revisione del modello di politica agraria prevalentemente distributivo è iniziata concretamente nel 1992, con la cosiddetta riforma MacSharry della PAC, la quale ha avviato il passaggio da politiche di sostegno basate sul sistema dei prezzi a forme di sostegno diretto dei redditi agricoli. Il cambiamento degli strumenti di intervento redistributivo, proseguito e rafforzato prima dalla riforma di Agenda 2000 e poi dalla recente riforma Fischler del 2003 (mid term review) ha visto la concomitante comparsa di nuove politiche agroalimentari. Da un lato infatti la PAC si è dotata di nuovi strumenti di intervento, quali per esempio quelli diretti al miglioramento qualitativo dei prodotti (denominazioni di origine DOP e IGP), alla riduzione dell’impatto ambientale e alla diversificazione produttiva, dall’altro si è assistito ad un più generale - e non privo di conseguenze - riposizionamento dell’azione strutturale diretta al settore agroalimentare, nel quadro più ampio e articolato delle politiche di sviluppo rurale.
Quest’ultimo cambiamento, peraltro non ancora concluso, soprattutto sul fronte dell’allocazione delle risorse finanziarie, è ricco di implicazioni per quanto riguarda l’azione politica a livello regionale. Infatti, il riposizionamento degli obiettivi della PAC ha sensibilmente aumentato lo spettro di azione del governo regionale in materia di politiche agroalimentari.
La politica agricola comune è oggi articolata su due pilastri di intervento tra loro ben distinti: le politiche dei mercati (I pilastro) e le politiche per lo sviluppo rurale (II pilastro). Le prime annoverano interventi di sostegno dei redditi agricoli e, almeno fino ad oggi, solo indirettamente hanno coinvolto l’azione settoriale della Regione1. Diversamente, le politiche del II pilastro, relative allo sviluppo rurale, sono programmate, gestite e attuate a livello regionale. È quindi su queste ultime che si concentra in larga parte l’azione diretta della Regione di sostegno al sistema agroalimentare.
Oltre a questo importante ambito di intervento, l’azione che ha sensibilmente qualificato l’intervento della Regione nelle ultime due legislature è riconducibile al cambiamento e rafforzamento dei meccanismi istituzionali che governano l’intervento pubblico, reso sempre più impellente dal ruolo assunto dalla Regione in materia di programmazione e gestione delle politiche agroalimentari. Per questa ragione, al fine di meglio inquadrare le politiche settoriali attuate dalla Regione, appare utile partire dall’analisi degli sforzi compiuti sul fronte istituzionale che, a tutti gli effetti, definisce le linee strategiche della Regione al fine di migliorare efficienza e efficacia del governo del sistema.


1 È bene precisare, peraltro, che il recente passaggio al cd. “pagamento unico aziendale” introdotto dalla riforma Fischler, con tutta probabilità comporterà il trasferimento di una parte degli oneri di intervento a livello regionale, spostando ulteriormente il baricentro della gestione delle politiche agricole a livello locale.


14.2 - Il rafforzamento della governance in agricoltura
Premessa
Il ridisegno dei compiti e dei ruoli della Regione in agricoltura si è mosso all’interno di due linee strategiche fondamentali cercando di coniugare lo sviluppo del principio di “sussidiarietà” con la necessità di “semplificare” i rapporti tra le istituzioni e il sistema delle imprese.
Tale azione può essere utilmente inquadrata riconsiderando brevemente i tre momenti fondamentali che hanno contraddistinto quello che potremmo definire il modello lombardo di governance per il settore:

  1. riordino delle competenze regionali e deleghe agli enti locali;
  2. costituzione dell’Organismo pagatore regionale (OPR);
  3. riforma degli enti regionali e altre azioni di governo del sistema agroalimentare.



14.2.1 - Riordino delle deleghe e programmazione in agricoltura
Tale processo è iniziato con l’emanazione della l.r. n. 11 del 1998 relativa al “Riordino delle competenze regionali e conferimento di funzioni in materia di agricoltura”. Questa legge, che rappresenta l’attuazione a livello regionale della legge Bassanini, definisce le competenze agricole delegate o trasferite alle Province, alle Comunità Montane e ai Comuni. In pratica essa ha definito i termini, gli strumenti e i ruoli della programmazione in agricoltura secondo un principio di “sussidiarietà” basato su un doppio livello di programmazione regionale e provinciale. A livello regionale vengono decise le linee strategiche generali e gli indirizzi per il settore attraverso lo strumento del Piano agricolo triennale (PAT), a livello provinciale le linee regionali sono tradotte in piani e programmi specifici attraverso la redazione di Piani agricoli provinciali (PATP).
Il nuovo processo di programmazione, che si completa attraverso un momento di concertazione articolato a livello regionale e locale, è stato avviato concretamente con la predisposizione del primo PAT 2000-2002 approvato nel 1999, mentre nel corso del 2003 è diventato pienamente operativo il secondo PAT che copre il periodo 2003-2005. Tutto ciò è stato completato dall’elaborazione dei Piani provinciali che hanno permesso di declinare meglio la complessità dell’intervento di settore secondo le specificità locali.
Tale sistema di programmazione ha in primo luogo permesso di gestire efficacemente le nuove politiche di sviluppo rurale approvate con Agenda 2000 attuate a livello regionale con lo strumento del Piano di sviluppo rurale (PSR). Parallelamente, sul fronte degli strumenti di intervento regionali, è stata approvata la l.r. 7 del 2000, al fine di dare concretezza agli obiettivi programmatici individuati dal PAT e dallo stesso PSR. Questa ultima legge scaturisce dalla volontà della Regione di dare attuazione alla nuova logica di intervento emersa a Bruxelles la quale, come già accennato nell’introduzione, attribuisce crescente autonomia decisionale all’attore regionale. In pratica la l.r. 7 del 2000 cerca di riprodurre su scala locale quanto realizzato su scala europea dal Reg. CE 1257/99, vale a dire riunire e razionalizzare in una sorta di “testo unico” tutte le misure e gli strumenti di azione regionale diretti al settore agroalimentare, in un’ottica di “semplificazione” degli interventi. 



14.2.2 - Costituzione dell’Organismo pagatore regionale
L’implementazione di misure dirette che prevedono trasferimenti dal bilancio comune agli agricoltori, soprattutto a seguito della riforma Fischler del 2003 che ha introdotto il pagamento unico aziendale, comporta un sensibile onere burocratico-amministrativo, sia a carico dell’amministrazione pubblica che degli stessi beneficiari. L’efficienza e la trasparenza con cui vengono implementate queste misure risulta essere sempre più importante per il sistema delle imprese, che ha bisogno di certezze circa i tempi e le modalità di erogazione dei contributi.
Per far fronte a queste esigenze, la Regione ha istituito a partire dal 2001 l’Organismo pagatore regionale (OPR) che ha progressivamente sostituito l’Agenzia nazionale per le erogazioni in agricoltura (AGEA) per quanto concerne la completa gestione delle erogazioni degli aiuti diretti al settore agroalimentare. L’azione dell’OPR è stata rafforzata dalla parallela istituzione del Sistema informativo agricolo della Regione Lombardia (SIARL), che ha sensibilmente migliorato l’accesso alle misure di sostegno, semplificando le procedure burocratiche.



14.2.3 - Riforma degli enti regionali e altre azioni di governo
Sempre sul fronte del riassetto istituzionale, con la l.r. n. 3 del 2002, sono stati riformati gli Enti agricoli e forestali regionali attraverso la costituzione dell’Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste (ERSAF). L’ERSAF accorpa le funzioni di cinque preesistenti enti strumentali della Regione, razionalizzando l’intervento nell’ambito dell’attività tecnica e promozionale per lo sviluppo del settore agroalimentare, forestale e del territorio rurale.
Le molteplici funzioni dell’ERSAF sono finalizzate a supportare il settore agroalimentare e forestale nel perseguimento degli obiettivi della programmazione regionale con riferimento specifico alla competitività sui mercati nazionali e internazionali, allo sviluppo rurale e alla sostenibilità ambientale.
L’obiettivo di aumentare il coinvolgimento dei diversi organi di governo della Regione in materia di interventi diretti al settore agroalimentare appare di importanza strategica fondamentale alla luce della complessità dei problemi legati alla sicurezza alimentare. Più in generale, le linee strategiche dell’intervento pubblico settoriale, che sempre di più coinvolgono una pluralità di obiettivi, richiedono per essere gestite competenze che travalicano quelle presenti in un singolo assessorato.





14.3 - La dimensione dell’intervento regionale nel settore agroalimentare
14.3.1 - La dimensione delle risorse
A livello complessivo, la risorse regionali stanziate per il settore agricolo e agroalimentare ammontavano nel 2003 a circa 332 milioni di euro, di cui 236 relative a risorse vincolate su programmi comunitari e statali e i restanti 96 milioni relative a risorse autonome (tab. 14.1). La dinamica totale degli stanziamenti risulta complessivamente stabile nel periodo, pur mettendo in evidenza un certo incremento delle risorse vincolate, a scapito di quelle autonome. Se si esclude il 2004, che risulta per ovvie ragioni ancora incompleto, le somme impegnate si sono collocate stabilmente su livelli dell’ordine del 55% degli stanziamenti, soprattutto a causa dei problemi legati ai tempi di programmazione e rendicontazione delle risorse vincolate su programmi comunitari e statali. Infatti la capacità di impegno raggiunge stabilmente il 100% quando riferita alle sole risorse autonome.



In sensibile crescita nel periodo sono invece i pagamenti in conto competenza, che mostrano un tasso medio annuo di crescita addirittura superiore al 24%, come effetto di un sostanziale miglioramento della capacità di pagamento, con riferimento alle risorse sia vincolate sia autonome, passata nel periodo da valori intorno al 20% del 1997 a valori dell’ordine del 95% nel 2003.
Complessivamente, l’evoluzione degli indicatori di efficienza della gestione finanziaria della spesa, calcolata come rapporto tra pagamenti e stanziamenti, mostra un costante miglioramento nel periodo analizzato, collocandosi nel 2003, ultimo anno rappresentativo disponibile, intorno al 56% contro un valore medio nazionale sensibilmente minore e dell’ordine del 35% (Inea, 2003).



Una parte considerevole dell’azione regionale sul sistema agricolo e alimentare è stata assorbita dall’applicazione del Reg. CE 1257/1999 relativo al sostegno allo sviluppo rurale, che ha portato alla formulazione del Piano di sviluppo rurale (PSR) della Regione per il periodo 2000-2006 e, quindi, alla sua implementazione.
Complessivamente, nei primi cinque anni di attuazione, la Regione ha erogato sulle differenti misure relative al PSR 743,7 milioni di euro di risorse cofinanziate di fonte comunitaria, nazionale e regionale (tab. 14.2). La distribuzione delle risorse relative al PSR rappresenta un buon indicatore della natura dell’azione regionale nel settore. In questi termini, viene confermata la centralità dell’azione regionale sull’Asse 1 relativo al “sostegno alla competitività”, che ha assorbito nel periodo 329 milioni di euro corrispondenti al 44,2% dei pagamenti totali. Tuttavia, sono le risorse dell’Asse 2 relative alle “politiche agroambientali e forestali”, quindi politiche abbastanza innovative nell’ambito dell’intervento regionale, che hanno assorbito la quota maggiore di pagamenti. Tali politiche con erogazioni pari a 357 milioni di euro hanno assorbito il 48% dei pagamenti complessivi. Di contro con un’incidenza del 7%, appaiono relegate ai margini dell’intervento regionale le misure relative all’Asse 3 riguardanti lo “sviluppo integrato delle aree rurali” che, come avremo modo di spiegare meglio in seguito, sono le misure che in linea teorica più si avvicinano ad un modello di intervento integrato per lo sviluppo rurale.



14.3.2 - Le politiche per il sostegno della competitività
Il rafforzamento della competitività delle filiere agricole e agroalimentari costituisce l’obiettivo principale delle politiche settoriali attuate negli ultimi dieci anni dalla Regione. Le finalità principali di questi interventi sono quelle di migliorare la produttività complessiva dei fattori di produzione, attraverso una duplice strategia: a) in primo luogo attraverso un’azione diretta sul tessuto produttivo, al fine di rafforzare le strutture di produzione e i fenomeni di coordinamento verticale delle filiere agroalimentari; b) in secondo luogo attraverso una strategia di più ampio respiro indirizzata soprattutto alla ricerca e sviluppo e al sostegno del trasferimento tecnologico.
Gli interventi di rafforzamento strutturale del sistema hanno riguardato principalmente le misure del PSR relative agli aiuti diretti agli investimenti aziendali e alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti agroalimentari. Nel periodo 2000-04, queste misure hanno assorbito la quasi totalità delle risorse dell’Asse 1 del PSR. Inoltre la Regione ha significativamente integrato le risorse di origine comunitaria e nazionale, con risorse proprie attivate dalla l.r. 7 del 2000.
Con riferimento alla tematica della qualità e della sicurezza alimentare, la Regione ha dato piena attuazione all’art. 3 della l.r. 7/2000, che prevede l’istituzione della figura del Garante regionale per la sicurezza alimentare, al fine di migliorare le condizioni di informazione dei consumatori. Inoltre è stato stipulato uno specifico accordo tra la Regione (Assessorati all’Agricoltura, alla Sanità e al Commercio) e le principali organizzazioni di categoria, finalizzato a favorire un maggiore coordinamento tra gli attori delle filiere agroalimentari, per dare concreta attuazione alla “tracciabilità” che, sulla base di quanto previsto dal Reg. CE 178/2002, diventerà obbligatoria a partire dal 2005.
Per quanto riguarda il sostegno alla ricerca e sviluppo, l’attività della Regione è stata intensa e si è realizzata prima con l’attuazione del programma di ricerca 2001-03 e, più recentemente, con l’approvazione del programma per il periodo 2004-06. In termini quantitativi, e con riferimento al programma 2001-2003, la Regione ha finanziato programmi specifici che interessano 11 comparti agroalimentari, e riguardano tematiche spesso trasversali, finanziando 152 progetti per un totale di risorse erogate pari a circa 13 milioni di euro. Le principali tematiche sviluppate si sono concentrate sulla qualità e sicurezza degli alimenti, sulla tracciabilità, sulla multifunzionalità e sull’applicazione delle biotecnologie.
Per quanto concerne i progetti sulle biotecnologie, l’azione della regione è stata diretta alla realizzazione di un percorso di approfondimento e conoscenza, nella consapevolezza che in questo delicato ambito non si possa prescindere da un continuo e aperto confronto con la collettività. A questo fine nel 2002 è stato istituito il Consiglio scientifico per le biotecnologie in agricoltura, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, con l’obiettivo di creare un punto di riferimento e di supporto per la Regione in grado di sviluppare il confronto tra le istituzioni e la comunità scientifica regionale, nazionale e internazionale.
Ulteriori iniziative finalizzate al rafforzamento della ricerca regionale nel settore agroalimentare hanno riguardato diversi interventi di natura strutturale e infrastrutturale di supporto, tra cui in particolare la creazione del Polo di eccellenza scientifico e tecnologico di Lodi, dove è in fase avanzata di realizzazione un centro di ricerca a livello europeo nel campo delle biotecnologie applicate al settore agroalimentare.



14.3.3 - Le politiche agroambientali e per il territorio rurale
Gli interventi che rientrano in questa categoria sono molteplici e abbastanza eterogenei. Tuttavia, possono essere ricondotti a due differenti tipologie:

  • le misure e le azioni dirette sul tessuto produttivo finalizzate a valorizzare il ruolo “multifunzionale” dell’agricoltura nelle aree rurali;
  • le azioni a carattere “infrastrutturale” per il governo del territorio rurale.

Nelle azioni che abbiamo definito “multifunzionali”, rientrano nuove forme di intervento, alcune delle quali hanno registrato un forte impulso a livello regionale in occasione dell’applicazione dell’Asse 2 del PSR. Tra queste misure spiccano soprattutto quelle di natura agroambientale e di imboschimento delle superfici agricole che assorbono ormai una quota significativa dei trasferimenti alle imprese agricole. Prendendo a riferimento il periodo 2000-2004, le misure agroambientali, con circa 450 milioni di euro, hanno assorbito più del 60% dei fondi cofinanziati del PSR, e quelle relative all’imboschimento, con 131 milioni di euro, poco meno del 18%.
Sempre sul fronte degli interventi a carattere “multifunzionale” indirizzati alla montagna appaiono degne di nota, se non altro per la loro innovatività, le misure finalizzate al coinvolgimento delle aziende agricole nell’esecuzione degli interventi di manutenzione del bosco e del territorio rurale, a cui si affiancano le indennità compensative per le zone svantaggiate.
Appaiono invece fortemente sotto rappresentati, almeno in termini di flussi di spesa pubblica, gli strumenti maggiormente indirizzati ad obiettivi di sviluppo rurale e territoriale, che sono prevalentemente attivati sull’Asse 3 del PSR, quali per esempio le misure di tutela dei villaggi e del patrimonio rurale, o quelle per lo sviluppo di servizi per la popolazione rurale.
Sul fronte degli interventi infrastrutturali per le aree rurali, la Regione ha concentrato uno sforzo crescente nell’ambito degli interventi sulla bonifica e sull’irrigazione. In particolare, oltre all’attivazione di una specifica misura sull’Asse 3 del PSR, relativa alla gestione delle risorse idriche, è in corso di implementazione la legge di riforma dei Consorzi di bonifica ed è stato elaborato uno specifico Piano generale di bonifica, di irrigazione e di tutela del territorio rurale, che prevede uno strumento di programmazione condiviso per l’uso plurimo delle risorse idriche.





14.4 - Le criticità e le problematiche emergenti
La sintetica analisi sviluppata sulle azioni regionali di settore, concentrata soprattutto sul fronte della distribuzione della spesa tra le principali voci, rende possibili alcune considerazioni relative alle modalità di intervento prevalenti. In primo luogo occorre richiamare l’attenzione sul rilevante peso assorbito dagli interventi agroambientali e di imboschimento che consistono in erogazioni dirette agli agricoltori. A tale riguardo è importante ricordare che, almeno per le misure agroambientali, ciò scaturisce da una esplicita volontà comunitaria che impone l’obbligo di destinare ad esse una quota specifica di risorse.
Questa tipologia di interventi è di fatto finalizzata, da un lato, a contenere i potenziali effetti negativi di un’agricoltura intensiva e, dall’altro, ad incentivare comportamenti virtuosi degli agricoltori che spesso non trovano diretta remunerazione sul mercato. Se queste rappresentano le finalità del legislatore, il problema di base a cui è necessario provare a dare risposte è direttamente legato alla capacità di questi costosi strumenti di raggiungere gli obbiettivi menzionati. In questi termini, la sensazione che sembra emergere, sia sulla base di alcune esperienze locali che di quelle emerse in altri paesi europei, indica che il raggiungimento di questi obbiettivi, con tutta la prudenza del caso, non è affatto scontata a priori, e comunque non sempre appare commisurata al notevole sforzo finanziario prodigato.
Per quanto concerne gli altri interventi, un altro fattore di criticità può essere individuato soprattutto sul fronte delle misure che dovrebbero effettivamente caratterizzare una politica integrata di sviluppo rurale. Nei fatti le misure teoricamente più innovative, parte delle quali attivate sull’Asse 3 del PSR, hanno ricevuto una scarsa applicazione, nonostante siano dirette proprio alle aree più difficili, come la montagna, in cui l’attività agricola evidenzia i maggiori problemi di sopravvivenza. Questo fenomeno, peraltro diffuso in molteplici altre realtà europee, almeno in parte è da attribuire agli stessi strumenti comunitari che, fino ad oggi, sono apparsi limitati con riferimento a misure di intervento integrate non direttamente centrate sull’attività agricola.
Per quanto riguarda le misure dirette allo sviluppo della competitività, il problema di base è quello di verificare se l’attuale strumentazione sia sufficientemente articolata per far fronte alla crescente pressione competitiva. Sul versante economico, infatti, il sistema agroalimentare lombardo dovrà confrontarsi, all’interno dell’Unione, con i nuovi paesi membri del centro ed est Europa e, a livello internazionale, con una più ampia e consistente liberalizzazione dei mercati a seguito dei futuri accordi WTO. Tutto ciò comporterà l’ulteriore riduzione dei prezzi dei prodotti agricoli di base, in presenza della contemporanea riduzione del sostegno della PAC, soprattutto sul fronte della protezione internazionale.
Il rafforzamento strutturale del sistema agroalimentare, fino ad ora, ha permesso al settore di affrontare positivamente le riforme e le situazioni critiche dell’ultimo decennio, e ciò è testimoniato dalla crescita delle quote di mercato nazionale in molti ambiti produttivi, quali quello cerealicolo e zootecnico. Tuttavia, alcuni limiti esistenti sono legati alla forte presenza nell’agricoltura lombarda di produzioni di base, per loro natura maggiormente esposte alla competizione internazionale.



14.5 - Le linee strategiche della politica regionale per il sistema agroalimentare: analisi critica e prospettive
Nel corso dell’ultima legislatura la politica regionale in materia agroalimentare ha dovuto affrontare i contraccolpi di un contesto complessivamente in forte evoluzione sul piano operativo e su quello normativo. In particolare, da quest’ultimo punto di vista la Regione si è trovata a gestire una situazione caratterizzata da importanti cambiamenti sia a livello nazionale, con la modifica del Titolo V della Costituzione, sia a livello europeo, con la strisciante fase di riforma della PAC scandita in particolare dall’implementazione del contenuto di Agenda 2000 e dalla discussione e dal concreto avvio dell’applicazione della riforma di medio termine.
Tutto ciò si è verificato nel momento storico in cui viene rimesso in gioco il ruolo stesso dell’agricoltura e dell’agro-alimentare nella nostra società. Il contesto evolutivo in cambiamento anche profondo ha richiesto alla politica regionale un rilevante sforzo di adattamento e una altrettanto importante capacità di risposta per evitare che il sistema agroalimentare regionale ne risultasse frenato nel processo di crescita che lo contraddistingue negli ultimi decenni e che lo ha trasformato nella maggiore realtà regionale a livello nazionale.
Il ruolo autonomo e propositivo della Lombardia in materia di politiche agricole si è rafforzato negli ultimi anni a seguito della modifica del contenuto del Titolo V della Costituzione che ne ha ampliato il quadro delle competenze. Le linee strategiche della politica regionale nel tempo si sono modificate arricchendosi di contenuti in precedenza esclusi. In particolare ciò è avvenuto nell’ultima legislatura, pur confermando il sostegno all’attività produttiva attraverso le risorse destinate all’incremento della competitività del settore. La politica regionale ha avviato nuove modalità di approccio alla formulazione della strategia in una visione complessiva del sistema agroalimentare e di come esso è visto e percepito dalla società. Perciò, anche tenendo conto del nuovo quadro istituzionale in cui si attuano le politiche complessive della Regione, è stato avviato e reso operativo un maggior coordinamento operativo fra le competenze dei diversi assessorati regionali avendo come perno del sistema quello relativo alla lettura complessiva e interdisciplinare degli eventi che si sono prodotti nel sistema agroalimentare e che non possono essere superati senza uno stretto coordinamento operativo.
Per far ciò è stato necessario mettere in atto una specifica strategia di coordinamento e di ricerca che nei fatti si è manifestata positivamente nei momenti, ad esempio, in cui sono esplose nella loro gravità reale e potenziale le grandi emergenze alimentari degli ultimi anni, dalla BSE agli OGM, alle aflatossine. In queste situazioni vi è anche la conferma di quanto già era stato compreso a livello di elaborazione delle politiche regionali e cioè che i problemi dell’agroalimentare non possono essere risolti, nell’attuale contesto, solo all’interno dell’Assessorato all’Agricoltura. La vecchia impostazione che vedeva quest’ultimo come un organismo molto tecnico e separato dalle restanti politiche, risulta oggi del tutto superata e fa posto, invece, ad una visione integrata e multifunzionale che coinvolge gli altri assessorati.
In ciò si trova un’evidente corrispondenza con la recente evoluzione della PAC che punta non tanto allo sviluppo dell’agricoltura quanto a quello delle zone rurali. Un’impostazione di questo genere, oltre ad essere in sintonia con quella emersa nell’UE, è anche un importante punto fermo nella elaborazione di una strategia più generale che diventa sempre più necessaria nell’attuale fase storica di cambiamento radicale della tradizionale politica a livello europeo e mondiale. La prospettiva della conclusione del negoziato WTO, anche se ciò avvenisse in tempi più lunghi di quelli inizialmente previsti, sembra essere orientata a ulteriori riduzioni di sostegno, a una nuova revisione delle misure di difesa del mercato interno che vada nella direzione della sostituzione delle barriere tradizionali, tariffarie e non, con diverse qualificazioni dei prodotti sulla scia del negoziato sulla proprietà intellettuale applicato in campo alimentare con le denominazioni protette.
Tutto ciò, peraltro, non deve far dimenticare che la parte di gran lunga maggioritaria del sistema agricolo regionale è impegnata nella produzione di beni agricoli sottoposti ad un’elevata e crescente competizione destinata ad accentuarsi in futuro. Occorre, allora, che, mentre si progettano e attuano gli altri interventi, non venga trascurato il tema della competitività del sistema che è l’asse portante dell’agroalimentare regionale e in particolare di quella parte di esso che punta alla valorizzazione dei prodotti attraverso le denominazioni di origine e la tipicità, e che comunque rimarrà fondamentale per assicurare i livelli di reddito attuali agli agricoltori lombardi. Conciliare in futuro con esito positivo, come è stato fatto sino ad ora, non è facile, ma è su questa scommessa che si gioca il futuro dell’agricoltura lombarda.




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