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Autori

Carlo Secchi

Professore ordinario
di Politica economica
europea. Special advisor
dell’Università Bocconi.
Rettore dell’Università
Bocconi dal 2000 al
2004. Direttore dell’ISLA-
Istituto di studi latino
americani e dei paesi in
transizione.

Lanfranco Senn

Professore ordinario
di Economia regionale
presso l’Università
L. Bocconi di Milano.
Direttore dell’Area
Economia della SDA
Bocconi. Direttore
del CERTeT-Bocconi.
Consulente dei
Ministeri Infrastrutture
e trasporti, Economia
e Finanze, Istruzione
università e ricerca
scientifica e Politiche
comunitarie.


 

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Le principali sfide per l’economia lombarda
Le sfide principali lanciate all’economia lombarda alla luce delle trasformazioni avvenute nell’ultimo decennio sembrano pertanto avere oggi una duplice natura: una più trasversale, legata alla dinamica dei due fattori cruciali dell’innovazione e del lavoro, cioè delle risorse per lo sviluppo; e una più settoriale, legata all’evolvere di alcuni settori in cui l’economia lombarda sta mostrando una progressiva e tendenziale specializzazione.
Sul primo fronte si è registrata in questi anni una certa ripresa di consapevolezza dell’importanza di accelerare i processi innovativi, caratterizzati peraltro finora sempre meno da innovazioni di prodotto ma soprattutto di processo e organizzative.
Il sistema innovativo si presenta come esempio di eccellenza entro il panorama italiano. La Lombardia si configura infatti come regione pienamente matura, che detiene la leadership nazionale sia nell’ambito della spesa (specialmente industriale privata) in R&S sia in termini di brevettazione, soprattutto nelle classi ad alta tecnologia (ottica, telecomunicazioni, semiconduttori, farmaceutica, biotecnologie e macchine utensili). Paradossalmente, la regione “sconta”, la propria vitalità, dato che il posizionamento lombardo, al di sopra della media italiana ed europea, preclude l’accesso ad importanti risorse pubbliche, di fonte nazionale e comunitaria. Il ruolo trainante della regione nei processi innovativi nazionali non è tuttavia altrettanto positivo sullo scenario europeo nei confronti del quale è andato emergendo infatti un certo deterioramento soprattutto rispetto ai motori più innovativi dell’Europa.
I principali elementi di debolezza sono riconducibili alla struttura dimensionale delle imprese: in particolare in relazione a una certa crisi delle grandi imprese e alla logica innovativa prevalentemente incrementale delle piccole e medie imprese, che mostra i suoi limiti di fronte alla crescente pressione competitiva dal lato dei costi. Le piccole e medie imprese hanno beneficiato infatti della diffusione delle innovazioni tecnologiche pervasive in termini di produttività e di valore sul mercato, ma hanno solo marginalmente contribuito all’innalzamento del potenziale innovativo complessivo della regione.
Anche per quanto riguarda il fattore lavoro la Lombardia ha consolidato i suoi primati nazionali.
Oltre a quanto si è già avuto modo di affermare in materia di occupazione anche la qualità delle risorse umane rimane un elemento di forza dell’economia lombarda, riconosciuto anche come fattore localizzativo cruciale da parte delle imprese straniere attratte nella regione.
Ha contribuito a questo risultato il sistema universitario della ricerca, che rappresenta un punto di forza distintivo della regione. Rimane in ogni caso prioritario promuovere un maggior dinamismo nei rapporti tra università e industria (specialmente tra università e PMI); per alimentare la creazione di spin off non solo nei settori emergenti. Inoltre, vanno rafforzate le condizioni per rendere attrattiva la Lombardia anche ai ricercatori e al lavoro qualificato stranieri per garantire ulteriori energie innovative al sistema produttivo regionale.
Va infine rilevata la positiva integrazione già acquisita dalla Lombardia della filiera formazione-istruzione – ricerca, da consolidare anche nel contesto delle riforme, solo recentemente e parzialmente avviate in sede nazionale, sia dell’istruzione media superiore sia dell’università.
Sul fronte settoriale, i cambiamenti –e quindi le sfide- hanno riguardato in modo significativo l’agricoltura, i beni culturali, il turismo e la società dell’informazione. Questi cambiamenti –e le reazioni prodotte manifestatesi nell’economia lombarda –testimoniano la completezza e la diversificazione dell’economia regionale – insieme alle prevalenti attività terziarie e manifatturiere – in cui convivono settori maturi ma in via di trasformazione e di aumenti sensibili di produttività e di modernizzazione (come l’agricoltura), accanto a settori (turismo e beni culturali) che rivelano una crescente domanda di servizi per il tempo “non produttivo”; accanto infine ai settori orientati alle tecnologie innovative (ICT).

Nelle pagine che seguono le tematiche qui riprese e rielaborate sinteticamente sono assai più sviluppate e documentate in undici contributi singoli a firma di altrettanti studiosi dell’economia lombarda.

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