Stefano Baia Curioni
Capitolo 9 - I beni e le industrie culturali: domanda e occasione di sviluppo
testo completo su: www.rapportoirer2005.it/economica/I/baia-curioni
Il contributo ha per oggetto la domanda e l’offerta di cultura in Lombardia negli ultimi dieci anni. In particolare vengono analizzate le principali tendenze che caratterizzano il consumo di servizi culturali (cinema, musei, libri) da parte dei cittadini lombardi. Successivamente l’attenzione di sposta sugli interventi a sostegno dell’offerta di servizi culturali attuati dalla Regione.
Fotografando la situazione al 2001 risulta che il peso dell’industria culturale, in termini di numero di imprese operanti e di addetti impiegati, sul complesso dell’economia lombarda è relativamente modesto: in aggregato le imprese culturali sono meno del 2% del totale e impiegano circa l’1,5% degli addetti lombardi, pari a 54 mila unità (ISTAT 1991, 1996, 2001). Anche in termini di valore aggiunto, l’impatto delle imprese culturali sul complesso dell’economia lombarda risulta essere abbastanza modesto (circa 1,6%).
Le veloci trasformazioni che stanno interessando il settore culturale – l’universo delle comunicazioni di massa, le nuove tecnologie comunicative, lo sviluppo dei servizi – fanno presagire il sempre maggiore rilievo che potranno avere in futuro le attività culturali.
In particolare, tali cambiamenti riguardano la produzione, la distribuzione e la domanda. A governare gli importanti cambiamenti che stanno plasmando i modelli di produzione e di fruizione sono da poco state emanate la l. Gasparri per il comparto editoriale e il nuovo codice dei beni culturali.
Il codice Urbani, in particolare, si propone di fornire uno strumento per sviluppare modelli innovativi di tutela e di gestione che coinvolgano differenti soggetti, con particolare riferimento agli enti locali.
Nel corso del decennio 1991-2001 il numero delle imprese culturali ha avuto un forte incremento sia a livello nazionale (+53,7%) sia a livello lombardo (+60,7%), indice di un’alta dinamicità dell’industria nel suo complesso. In Lombardia il numero delle imprese culturali è aumentato di circa 4.500 unità, con un tasso di crescita superiore a quello della totalità delle imprese lombarde, come dimostra l’aumento della quota delle imprese culturali sul totale, passata dall’1,4% del 1991 all’1,73% del 2001. Tale quota a livello regionale (1,73%) è superiore a quella nazionale (1,30%).
Il comparto editoriale – libri, giornali e periodici, radio, TV e new media – trova a Milano la più alta concentrazione di talenti, i principali operatori nazionali e le filiali dei principali operatori internazionali.
Se è evidente l’aumento e la diversificazione dell’offerta dei beni e prodotti culturali è difficile identificarne e quantificarne la domanda a livello regionale: i dati e le statistiche sono rari e aggregati, la mancanza di un coordinamento a livello nazionale, attualmente presente solo per gli enti statali e la SIAE, non consente di ottenere una visione complessiva dei fenomeni: numerosità, distribuzione territoriale, spesa, affluenza.
Secondo l’ultimo rapporto dell’ISTAT (dicembre 2003), la visita a mostre e musei occupa il secondo posto, dopo il cinema, nella classifica dei passatempi preferiti dagli italiani. Nel 2003, la spesa in consumi culturali ha raggiunto, in Lombardia, un valore complessivo di circa 221 milioni di euro che si ripartiscono, secondo i dati forniti dalla SIAE, in modo quasi paritario tra le categorie cinema (107 milioni di euro) e musica e teatro (114 milioni).
Dalla comparazione con il resto del territorio italiano risulta che i consumi culturali dei lombardi sono più alti media nazionale (Tab. 9.1); in Lombardia si concentra il 23% della spesa nazionale del pubblico per attività teatrali e musicali e il 19% di quella per il cinema, a fronte di una popolazione regionale pari a circa il 16% di quella nazionale.
Gli ingressi nei musei hanno mostrato a livello nazionale un trend negativo a partire dal 2000; questa flessione segue l’andamento generale del turismo in Italia. In Lombardia il trend è invece in leggera crescita, si evidenzia un aumento costante dei visitatori nei musei statali. Secondo una recente indagine (Fondazione Fitzcarraldo, 2004) i visitatori dei musei lombardi si concentrano nella fasce centrali d’età 26-55 anni – e risiedono per lo più in regione. Si registra una netta prevalenza di visitatori con titolo di studio medio-alto (43,3% diplomati, 32,1% laureati) a fronte di un’incidenza estremamente ridotta di coloro che sono in possesso di titoli di studio mediobassi.
Anche il numero dei lettori è in aumento secondo l’ISTAT. Tale aumento è dovuto a cause strutturali, ovvero alla crescita dell’indice di scolarizzazione, a quella del reddito e alla riorganizzazione dell’offerta che si è sviluppata lungo diversi vettori: i punti vendita dotati di assortimenti di libri anche limitati sono aumentati così come nelle librerie è cresciuta l’offerta di servizi e di nuovi prodotti editoriali che contribuiscono ad arricchire l’offerta e ad attrarre nuovo pubblico; la tascabilizzazione dei formati – unita alla riduzione di prezzo – ha probabilmente favorito i consumi fra i lettori più giovani (Falconi, 2000).
Nel processo di recepimento e di attuazione delle riforme legislative in materia di conservazione e tutela del patrimonio culturale, la Regione ha investito in una politica di “conservazione programmata”, al fine di favorire momenti di cooperazione progettuale e operativa, in un’ottica di partenariato e sussidiarietà tra i vari soggetti istituzionali e associativi del territorio. La necessità di migliorare e di qualificare, sia dal punto di vista finanziario che organizzativo, gli interventi per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali, ha portato all’adozione di istituti giuridici e amministrativi di natura contrattuale, fortemente integrati con la realtà socioeconomica.
A partire dagli strumenti della “Programmazione negoziata regionale”, la Regione ha stipulato dal 1999 una serie di istituti negoziali, tra cui spicca, in quanto primo caso in Italia, l’Accordo di Programma Quadro sottoscritto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che prevede tra l’altro:
– il recupero e la valorizzazione della Villa Reale di Monza e dei Giardini di pertinenza, per restituire all’edificio un ruolo di alta rappresentanza e di polo culturale, a livello nazionale ed europeo;
– il Sistema Informativo Regionale Beni Culturali (SIRBeC) – Carta del rischio del patrimonio culturale, un sistema di catalogazione del patrimonio culturale lombardo diffuso sul territorio o conservato nei musei, finalizzato a catalogare lo stato di conservazione dei beni e a definire gli indici di pericolosità in base a livelli di rischio (strutturale, ambientale e antropico) a cui è esposto al patrimonio.
L’Accordo di Programma si è rivelato essere uno strumento che consente di: progettare interventi che richiedono numerose risorse finanziarie; evitare la sovrapposizione di più soggetti pubblici su medesimi complessi monumentali; sviluppare e attivare modalità di cofinanziamento tra diverse fonti pubbliche e private; coinvolgere e rendere protagonisti anche comuni di piccole dimensioni in progetti culturali di più ampia portata territoriale.
Un caso di eccellenza regionale è rappresentato dalla certificazione dei musei e delle raccolte museali, nel rispetto degli standard ministeriali. L’esperienza della Lombardia, nell’ambito del recepimento e dell’attuazione del d.m. 10 maggio 2001 può essere considerata una delle più significative a livello nazionale. Obiettivo dell’accreditamento delle realtà museali è il miglioramento del livello di qualità dei servizi offerti al pubblico e l’introduzione di principi e logiche di managerialità nella gestione di musei e raccolte museali.
La politica culturale della Regione rispetto al patrimonio bibliotecario, rappresenta un ulteriore elemento di eccellenza. Numerosi sono stati gli sforzi per promuovere e ampliare i sistemi bibliotecari urbani e intercomunali. L’innovazione tecnologica degli ultimi anni ha spinto la Regione a sostenere l’inserimento di una parte delle biblioteche presenti sul territorio nel Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN), la rete delle biblioteche italiane.
La Lombardia conta più di 250 strutture teatrali, fra teatri di tradizione, teatri storici, cinema-teatri e auditorium. Sul territorio lombardo sono presenti importanti teatri stabili pubblici e privati, 200 gruppi teatrali giovanili e un significativo numero di compagnie di teatro ragazzi.
Il mutato scenario normativo in materia di spettacolo ha determinato l’impegno della Regione nella ridefinizione del ruolo regionale all’interno del settore, ricorrendo alla creazione di nuovi servizi, allo sviluppo di azioni di circuitazione, alla realizzazione di eventi di spettacolo anche in cooperazione con operatori internazionali, alla formazione e all’aggiornamento degli operatori.
Particolare attenzione è stata rivolta al sostegno, alla promozione e alla qualificazione dei giovani gruppi teatrali attraverso il progetto Scena Prima, organizzato in collaborazione con tre importanti realtà milanesi del teatro di ricerca, tra cui il CRT, Teatridithalia e il Teatro Verdi.
L’intervento nel settore cinematografico e audiovisivo è avvenuto attraverso il sostegno di diverse tipologie di intervento:
– festival cinematografici;
– progetti per il restauro, la conservazione e la valorizzazione di opere cinematografiche e audiovisive;
– contributi per l’acquisizione e la distribuzione in circuiti culturali di qualità di opere cinematografiche;
– contributi per l’adeguamento tecnologico finalizzato alla conservazione, alla valorizzazione e alla diffusione della cinematografia di qualità.
Il rilancio del settore cinematografico ha riguardato soprattutto l’investimento nell’alta formazione, sotto due profili. Prima di tutto con la creazione del Dipartimento Regionale della Scuola Nazionale di Cinema, per la formazione e la ricerca avanzata sul piano della creatività e della tecnologia digitale, con particolare riferimento alla fiction televisiva e alla pubblicità. Il sostegno al settore cinematografico si è poi realizzato anche attraverso il rilancio della Lombardia Film Commission, una fondazione no profit creata nel 2000 con lo scopo di promuovere l’industria cine-audio-visuale e quindi di favorire l’insediamento sul territorio delle produzioni.
Il settore culturale lombardo è in crescita. Sia il numero di imprese del settore sia la domanda di consumi culturali segnano trend positivi. La Lombardia è la regione dove si concentrano le spese culturali italiane e ha una spesa media pro capite in attività culturali superiore alla media nazionale. In questo contesto, la Regione è intervenuta soprattutto a sostegno del miglioramento e della qualificazione di alcuni servizi (per esempio biblioteche e musei). Nell’ambito dell’attività di programmazione, la Regione ha stipulato un importante Accordo Quadro con il Ministero, finalizzato al recupero del patrimonio artistico e culturale.
Il contributo ha per oggetto la domanda e l’offerta di cultura in Lombardia negli ultimi dieci anni. In particolare vengono analizzate le principali tendenze che caratterizzano il consumo di servizi culturali (cinema, musei, libri) da parte dei cittadini lombardi. Successivamente l’attenzione di sposta sugli interventi a sostegno dell’offerta di servizi culturali attuati dalla Regione.
9.1 Beni e industrie della cultura: le evidenze lombarde
Fotografando la situazione al 2001 risulta che il peso dell’industria culturale, in termini di numero di imprese operanti e di addetti impiegati, sul complesso dell’economia lombarda è relativamente modesto: in aggregato le imprese culturali sono meno del 2% del totale e impiegano circa l’1,5% degli addetti lombardi, pari a 54 mila unità (ISTAT 1991, 1996, 2001). Anche in termini di valore aggiunto, l’impatto delle imprese culturali sul complesso dell’economia lombarda risulta essere abbastanza modesto (circa 1,6%).
Le veloci trasformazioni che stanno interessando il settore culturale – l’universo delle comunicazioni di massa, le nuove tecnologie comunicative, lo sviluppo dei servizi – fanno presagire il sempre maggiore rilievo che potranno avere in futuro le attività culturali.
In particolare, tali cambiamenti riguardano la produzione, la distribuzione e la domanda. A governare gli importanti cambiamenti che stanno plasmando i modelli di produzione e di fruizione sono da poco state emanate la l. Gasparri per il comparto editoriale e il nuovo codice dei beni culturali.
Il codice Urbani, in particolare, si propone di fornire uno strumento per sviluppare modelli innovativi di tutela e di gestione che coinvolgano differenti soggetti, con particolare riferimento agli enti locali.
Nel corso del decennio 1991-2001 il numero delle imprese culturali ha avuto un forte incremento sia a livello nazionale (+53,7%) sia a livello lombardo (+60,7%), indice di un’alta dinamicità dell’industria nel suo complesso. In Lombardia il numero delle imprese culturali è aumentato di circa 4.500 unità, con un tasso di crescita superiore a quello della totalità delle imprese lombarde, come dimostra l’aumento della quota delle imprese culturali sul totale, passata dall’1,4% del 1991 all’1,73% del 2001. Tale quota a livello regionale (1,73%) è superiore a quella nazionale (1,30%).
Il comparto editoriale – libri, giornali e periodici, radio, TV e new media – trova a Milano la più alta concentrazione di talenti, i principali operatori nazionali e le filiali dei principali operatori internazionali.
9.2 La domanda del pubblico di cultura
Se è evidente l’aumento e la diversificazione dell’offerta dei beni e prodotti culturali è difficile identificarne e quantificarne la domanda a livello regionale: i dati e le statistiche sono rari e aggregati, la mancanza di un coordinamento a livello nazionale, attualmente presente solo per gli enti statali e la SIAE, non consente di ottenere una visione complessiva dei fenomeni: numerosità, distribuzione territoriale, spesa, affluenza.
Secondo l’ultimo rapporto dell’ISTAT (dicembre 2003), la visita a mostre e musei occupa il secondo posto, dopo il cinema, nella classifica dei passatempi preferiti dagli italiani. Nel 2003, la spesa in consumi culturali ha raggiunto, in Lombardia, un valore complessivo di circa 221 milioni di euro che si ripartiscono, secondo i dati forniti dalla SIAE, in modo quasi paritario tra le categorie cinema (107 milioni di euro) e musica e teatro (114 milioni).
Dalla comparazione con il resto del territorio italiano risulta che i consumi culturali dei lombardi sono più alti media nazionale (Tab. 9.1); in Lombardia si concentra il 23% della spesa nazionale del pubblico per attività teatrali e musicali e il 19% di quella per il cinema, a fronte di una popolazione regionale pari a circa il 16% di quella nazionale.
Gli ingressi nei musei hanno mostrato a livello nazionale un trend negativo a partire dal 2000; questa flessione segue l’andamento generale del turismo in Italia. In Lombardia il trend è invece in leggera crescita, si evidenzia un aumento costante dei visitatori nei musei statali. Secondo una recente indagine (Fondazione Fitzcarraldo, 2004) i visitatori dei musei lombardi si concentrano nella fasce centrali d’età 26-55 anni – e risiedono per lo più in regione. Si registra una netta prevalenza di visitatori con titolo di studio medio-alto (43,3% diplomati, 32,1% laureati) a fronte di un’incidenza estremamente ridotta di coloro che sono in possesso di titoli di studio mediobassi.
Anche il numero dei lettori è in aumento secondo l’ISTAT. Tale aumento è dovuto a cause strutturali, ovvero alla crescita dell’indice di scolarizzazione, a quella del reddito e alla riorganizzazione dell’offerta che si è sviluppata lungo diversi vettori: i punti vendita dotati di assortimenti di libri anche limitati sono aumentati così come nelle librerie è cresciuta l’offerta di servizi e di nuovi prodotti editoriali che contribuiscono ad arricchire l’offerta e ad attrarre nuovo pubblico; la tascabilizzazione dei formati – unita alla riduzione di prezzo – ha probabilmente favorito i consumi fra i lettori più giovani (Falconi, 2000).
9.3 Il ruolo della Regione Lombardia
Nel processo di recepimento e di attuazione delle riforme legislative in materia di conservazione e tutela del patrimonio culturale, la Regione ha investito in una politica di “conservazione programmata”, al fine di favorire momenti di cooperazione progettuale e operativa, in un’ottica di partenariato e sussidiarietà tra i vari soggetti istituzionali e associativi del territorio. La necessità di migliorare e di qualificare, sia dal punto di vista finanziario che organizzativo, gli interventi per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali, ha portato all’adozione di istituti giuridici e amministrativi di natura contrattuale, fortemente integrati con la realtà socioeconomica.
A partire dagli strumenti della “Programmazione negoziata regionale”, la Regione ha stipulato dal 1999 una serie di istituti negoziali, tra cui spicca, in quanto primo caso in Italia, l’Accordo di Programma Quadro sottoscritto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che prevede tra l’altro:
– il recupero e la valorizzazione della Villa Reale di Monza e dei Giardini di pertinenza, per restituire all’edificio un ruolo di alta rappresentanza e di polo culturale, a livello nazionale ed europeo;
– il Sistema Informativo Regionale Beni Culturali (SIRBeC) – Carta del rischio del patrimonio culturale, un sistema di catalogazione del patrimonio culturale lombardo diffuso sul territorio o conservato nei musei, finalizzato a catalogare lo stato di conservazione dei beni e a definire gli indici di pericolosità in base a livelli di rischio (strutturale, ambientale e antropico) a cui è esposto al patrimonio.
L’Accordo di Programma si è rivelato essere uno strumento che consente di: progettare interventi che richiedono numerose risorse finanziarie; evitare la sovrapposizione di più soggetti pubblici su medesimi complessi monumentali; sviluppare e attivare modalità di cofinanziamento tra diverse fonti pubbliche e private; coinvolgere e rendere protagonisti anche comuni di piccole dimensioni in progetti culturali di più ampia portata territoriale.
Un caso di eccellenza regionale è rappresentato dalla certificazione dei musei e delle raccolte museali, nel rispetto degli standard ministeriali. L’esperienza della Lombardia, nell’ambito del recepimento e dell’attuazione del d.m. 10 maggio 2001 può essere considerata una delle più significative a livello nazionale. Obiettivo dell’accreditamento delle realtà museali è il miglioramento del livello di qualità dei servizi offerti al pubblico e l’introduzione di principi e logiche di managerialità nella gestione di musei e raccolte museali.
La politica culturale della Regione rispetto al patrimonio bibliotecario, rappresenta un ulteriore elemento di eccellenza. Numerosi sono stati gli sforzi per promuovere e ampliare i sistemi bibliotecari urbani e intercomunali. L’innovazione tecnologica degli ultimi anni ha spinto la Regione a sostenere l’inserimento di una parte delle biblioteche presenti sul territorio nel Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN), la rete delle biblioteche italiane.
La Lombardia conta più di 250 strutture teatrali, fra teatri di tradizione, teatri storici, cinema-teatri e auditorium. Sul territorio lombardo sono presenti importanti teatri stabili pubblici e privati, 200 gruppi teatrali giovanili e un significativo numero di compagnie di teatro ragazzi.
Il mutato scenario normativo in materia di spettacolo ha determinato l’impegno della Regione nella ridefinizione del ruolo regionale all’interno del settore, ricorrendo alla creazione di nuovi servizi, allo sviluppo di azioni di circuitazione, alla realizzazione di eventi di spettacolo anche in cooperazione con operatori internazionali, alla formazione e all’aggiornamento degli operatori.
Particolare attenzione è stata rivolta al sostegno, alla promozione e alla qualificazione dei giovani gruppi teatrali attraverso il progetto Scena Prima, organizzato in collaborazione con tre importanti realtà milanesi del teatro di ricerca, tra cui il CRT, Teatridithalia e il Teatro Verdi.
L’intervento nel settore cinematografico e audiovisivo è avvenuto attraverso il sostegno di diverse tipologie di intervento:
– festival cinematografici;
– progetti per il restauro, la conservazione e la valorizzazione di opere cinematografiche e audiovisive;
– contributi per l’acquisizione e la distribuzione in circuiti culturali di qualità di opere cinematografiche;
– contributi per l’adeguamento tecnologico finalizzato alla conservazione, alla valorizzazione e alla diffusione della cinematografia di qualità.
Il rilancio del settore cinematografico ha riguardato soprattutto l’investimento nell’alta formazione, sotto due profili. Prima di tutto con la creazione del Dipartimento Regionale della Scuola Nazionale di Cinema, per la formazione e la ricerca avanzata sul piano della creatività e della tecnologia digitale, con particolare riferimento alla fiction televisiva e alla pubblicità. Il sostegno al settore cinematografico si è poi realizzato anche attraverso il rilancio della Lombardia Film Commission, una fondazione no profit creata nel 2000 con lo scopo di promuovere l’industria cine-audio-visuale e quindi di favorire l’insediamento sul territorio delle produzioni.
Conclusioni
Il settore culturale lombardo è in crescita. Sia il numero di imprese del settore sia la domanda di consumi culturali segnano trend positivi. La Lombardia è la regione dove si concentrano le spese culturali italiane e ha una spesa media pro capite in attività culturali superiore alla media nazionale. In questo contesto, la Regione è intervenuta soprattutto a sostegno del miglioramento e della qualificazione di alcuni servizi (per esempio biblioteche e musei). Nell’ambito dell’attività di programmazione, la Regione ha stipulato un importante Accordo Quadro con il Ministero, finalizzato al recupero del patrimonio artistico e culturale.