Pier Alberto Bertazzi
Capitolo 11 - Condizioni di salute della popolazione lombarda: il quadro epidemiologico
testo completo su: www.rapportoirer2005.it/sociale/I/bertazzi
Vengono presentati gli aspetti principali del quadro epidemiologico in Regione negli anni ’90 e nei primi anni 2000 sulla scorta dei dati disponibili (ISTAT, INAIL, ISPESL, Regione). Per alcune patologie viene compiuto un confronto temporale e geografico (Lombardia/Italia e intra-regionali tra ASL). Il testo, nella versione integrale, contiene un significativo apparato cartografico a cui si rimanda per una più adeguata esposizione dei risultati.
La vita media attesa per chi nasce in Lombardia è di oltre 76 anni se maschio (appena inferiore a quella italiana) e di 83 se femmina (appena superiore). La crescita tra i maschi è stata leggermente superiore in Lombardia rispetto all’Italia. Tra i più importanti fattori di rischio per la salute, oltre all’ambiente e all’età, vanno considerati obesità e fumo. La proporzione di popolazione obesa è cresciuta tra il 1994 e il 2000 ma è inferiore in Lombardia rispetto al resto d’Italia. La percentuale di fumatori in Lombardia non varia sensibilmente rispetto all’Italia per i maschi, ma nel periodo 1997-2001 la diminuzione della frequenza dei fumatori è maggiore in Lombardia. Tra le donne, nello stesso periodo, non c’è una progressiva diminuzione; la frequenza di fumatrici è stabilmente più elevata in Lombardia rispetto all’Italia.
Nel periodo 2000-2002 in Lombardia si manifesta una tendenza alla diminuzione delle principali malattie infettive generalmente più netta che nel resto d’Italia.
Per quanto riguarda gli infortuni associati al lavoro, sulla scorta dei casi indennizzati da INAIL, nel settore industria e servizi la Lombardia presenta una frequenza sensibilmente inferiore alla media nazionale: 15ma tra le venti regioni (13ma nella stima ISTAT 1999-2000) e penultima per gli infortuni mortali, la cui frequenza non è, tuttavia, ancora in diminuzione; diversa la situazione in agricoltura dove la Lombardia si trova terza in classifica.
Le malattie professionali denunziate nel periodo 1999-2003 mostrano un netto aumento negli anni 2001-2002 e un netto decremento nel 2003.
La mortalità è in costante diminuzione sia a livello regionale che nazionale, ma lo è più nettamente in Lombardia. Lo scarto tra mortalità regionale e nazionale è principalmente ascrivibile alla mortalità per tumori, superiore in Lombardia tra i maschi e leggermente superiore anche per le femmine in tutto il periodo di 12 anni considerato.
Il numero dei nuovi casi di tumore diagnosticati è nel complesso in crescita, anche per la crescente efficacia degli strumenti diagnostici a disposizione; non va tuttavia trascurato il ruolo dei fattori di rischio noti (fumo, inquinamento, dieta, sovrappeso...) nel determinare questo trend, né la necessità di contrastarne l’azione con misure di prevenzione. La mortalità per tumori presenta invece un chiaro andamento in diminuzione: a ciò contribuiscono sia le crescenti capacità di diagnosi precoce, sia la maggiore efficacia dei presidi terapeutici. I dati regionali più recenti, anche se parziali, sembrano indicare un iniziale trend in discesa anche del numero dei nuovi casi, contrariamente a quanto osservato sul piano nazionale.
Per le patologie cardiovascolari gli andamenti temporali mostrano una diminuzione della mortalità, attribuibile sia all’effetto della prevenzione su fattori di rischio sia alla maggior efficacia del trattamento in fase acuta, che riduce la mortalità tra i casi; connessi a quest’ultimo aspetto potrebbero essere sia la riorganizzazione della rete di emergenza urgenza, che ha prodotto un più tempestivo intervento sul territorio, sia il miglioramento delle cure in fase acuta con introduzione di tecniche di rivascolarizzazione precoce.
Un ruolo di primo piano nel determinare la frequenza e letalità di alcune patologie hanno gli interventi di prevenzione secondaria o screening. Ciò è particolarmente vero per alcune neoplasie specificamente femminili. È importante tuttavia notare che in Lombardia la proporzione di donne interessate allo screening per il tumore alla mammella che in realtà vi partecipano è inferiore alla proporzione di molte altre regioni (fonte ISTAT). Sembra dunque emergere il suggerimento di una maggior informazione sulla disponibilità e sui vantaggi di tale misura di prevenzione secondaria.
Per i tumori della cervice uterina, l’incidenza tende a essere stabilmente al di sotto di quella degli altri registri italiani, pur con qualche fluttuazione. È interessante notare che i dati ISTAT di partecipazione allo screening specifico per questo tumore (pap-test) pongono la Lombardia al primo posto tra le regioni italiane (contrariamente a quanto osservato per i tumori della mammella).
Utilizzando le schede di dimissione ospedaliera è possibile misurare il rapporto tra il tasso di ricovero specifico per una certa patologia tra i residenti di un comune e il tasso complessivo di ricovero nello stesso comune, standardizzato per età. I risultati sintetici mostrano che all’interno della regione esistono chiare differenze tra province e ASL sull’incidenza delle principali patologie.
Per i tumori nel loro complesso la frequenza maggiore per gli uomini comprende parte delle province di Bergamo, Lodi e Cremona. Tra le donne, un maggiore interessamento della provincia di Pavia. I ricoveri per i tumori dell’apparato respiratorio hanno una peculiare distribuzione: tra gli uomini, frequenze molto elevate sono osservabili nelle aree più a nord, nelle province di Lodi e Pavia, e in parte del bergamasco e del mantovano. Tra le donne, oltre che alcune zone del nord, è l’intera area circostante Milano che mostra la quota maggiore di soggetti ricoverati per tale patologia.
Tumore mammella: è evidente una frequenza più elevata di ricovero per questa patologia nell’area delle province di Milano, Varese, Como, Lodi e Mantova.
Malattie cardiocircolatorie: per gli uomini, elevata frequenza in tutta la fascia sud della Regione, con l’eccezione dell’Oltre Po pavese e l’inclusione della provincia di Varese; tra le donne, il quadro è solo in parte sovrapposto, con un forte interessamento di parte della provincia di Bergamo e della provincia bresciana di pianura.
Malattie respiratorie: elevata frequenza tra gli uomini nella provincia nord di Brescia e parte delle province di Sondrio, Varese, Pavia, Cremona e Mantova. Tra le donne: ovest e sud di Milano e parte delle province di Bergamo, Cremona e Brescia, e parte del Mantovano.
Per questi ampi e generici gruppi di patologia, nessuno degli indicatori punta verso una situazione di rischio particolarmente elevato per l’area urbana di Milano.
Anche il traffico, l’inquinamento e il disagio sociale emergono come fattori di rischio di rilievo. I morti per incidenti del traffico in Italia nel 2002 sono stati 6.866 (pari a 12 ogni 100 mila residenti) e di essi 1.111 (12,2/100 mila) sono avvenuti in Lombardia. I dati di maggior peso sono che questo indice raddoppia nell’arco di età tra 15 e 35 anni superando la quota di 20 ogni 100 mila residenti e che circa il 60% delle morti avvengono tra 15 e 45 anni. Non ci sono importanti differenze rispetto all’Italia nel suo insieme. I morti per suicidio sono in Italia circa 3.000 (dati del 2002). In Lombardia nello stesso anno sono stati 622 pari a 0,67/10 mila residenti di cui 236 (0,62/10 mila) a Milano. I morti per droga in Lombardia sono stati 145 nel 2000 e 108 nel 2001, con valori per numero di abitanti che si situano vicino alla media italiana. L’inquinamento urbano produce un incremento della mortalità per cause naturali, particolarmente per patologie respiratorie e cardiocircolatorie. A Milano, secondo stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni incremento di 10 µg/m3 di PM10 produce, nel periodo immediatamente successivo, 0,4 morti in più per giorno.
Aumenta la durata media di vita e diminuisce la mortalità per tutte le cause (a un tasso più rapido di quello nazionale); alcuni fattori di rischio (come l’obesità) sono in aumento, altri (come il fumo) in leggera ma non ancora stabile diminuzione.
La patologia tumorale è molto frequente in Lombardia, anche rispetto al resto d’Italia. Tuttavia la mortalità per queste patologie è in costante diminuzione e il numero di nuovi casi, accresciuto anche dell’efficacia dei più recenti strumenti diagnostici, mostra ora una tendenziale diminuzione.
Diminiusce la mortalità per le patologie cardiovascolari. Ciò sembra spiegato sia dalla rilevanza degli interventi sui fattori di rischio per diminuire numero e gravità dei casi, sia dalla tempestività degli interventi di emergenza e dal miglioramento delle terapie per l’infarto miocardico.
La Lombardia è tra le regioni con gli indici più bassi di infortuni sul lavoro, tuttavia non si assiste ancora a una diminuzione stabile e il settore agricolo appare particolarmente interessato. Anche il traffico, l’inquinamento e il disagio sociale emergono come fattori di rischio di rilievo.
Il quadro epidemiologico riassunto sottolinea anche la rilevanza di informazioni e dati esistenti a fini di valutazione e di programmazione.
Esistono chiare differenze tra province e ASL: tali specifici
Vengono presentati gli aspetti principali del quadro epidemiologico in Regione negli anni ’90 e nei primi anni 2000 sulla scorta dei dati disponibili (ISTAT, INAIL, ISPESL, Regione). Per alcune patologie viene compiuto un confronto temporale e geografico (Lombardia/Italia e intra-regionali tra ASL). Il testo, nella versione integrale, contiene un significativo apparato cartografico a cui si rimanda per una più adeguata esposizione dei risultati.
11.1 Fattori di rischio
La vita media attesa per chi nasce in Lombardia è di oltre 76 anni se maschio (appena inferiore a quella italiana) e di 83 se femmina (appena superiore). La crescita tra i maschi è stata leggermente superiore in Lombardia rispetto all’Italia. Tra i più importanti fattori di rischio per la salute, oltre all’ambiente e all’età, vanno considerati obesità e fumo. La proporzione di popolazione obesa è cresciuta tra il 1994 e il 2000 ma è inferiore in Lombardia rispetto al resto d’Italia. La percentuale di fumatori in Lombardia non varia sensibilmente rispetto all’Italia per i maschi, ma nel periodo 1997-2001 la diminuzione della frequenza dei fumatori è maggiore in Lombardia. Tra le donne, nello stesso periodo, non c’è una progressiva diminuzione; la frequenza di fumatrici è stabilmente più elevata in Lombardia rispetto all’Italia.
11.2 Il quadro epidemiologico
Nel periodo 2000-2002 in Lombardia si manifesta una tendenza alla diminuzione delle principali malattie infettive generalmente più netta che nel resto d’Italia.
Per quanto riguarda gli infortuni associati al lavoro, sulla scorta dei casi indennizzati da INAIL, nel settore industria e servizi la Lombardia presenta una frequenza sensibilmente inferiore alla media nazionale: 15ma tra le venti regioni (13ma nella stima ISTAT 1999-2000) e penultima per gli infortuni mortali, la cui frequenza non è, tuttavia, ancora in diminuzione; diversa la situazione in agricoltura dove la Lombardia si trova terza in classifica.
Le malattie professionali denunziate nel periodo 1999-2003 mostrano un netto aumento negli anni 2001-2002 e un netto decremento nel 2003.
La mortalità è in costante diminuzione sia a livello regionale che nazionale, ma lo è più nettamente in Lombardia. Lo scarto tra mortalità regionale e nazionale è principalmente ascrivibile alla mortalità per tumori, superiore in Lombardia tra i maschi e leggermente superiore anche per le femmine in tutto il periodo di 12 anni considerato.
Il numero dei nuovi casi di tumore diagnosticati è nel complesso in crescita, anche per la crescente efficacia degli strumenti diagnostici a disposizione; non va tuttavia trascurato il ruolo dei fattori di rischio noti (fumo, inquinamento, dieta, sovrappeso...) nel determinare questo trend, né la necessità di contrastarne l’azione con misure di prevenzione. La mortalità per tumori presenta invece un chiaro andamento in diminuzione: a ciò contribuiscono sia le crescenti capacità di diagnosi precoce, sia la maggiore efficacia dei presidi terapeutici. I dati regionali più recenti, anche se parziali, sembrano indicare un iniziale trend in discesa anche del numero dei nuovi casi, contrariamente a quanto osservato sul piano nazionale.
Per le patologie cardiovascolari gli andamenti temporali mostrano una diminuzione della mortalità, attribuibile sia all’effetto della prevenzione su fattori di rischio sia alla maggior efficacia del trattamento in fase acuta, che riduce la mortalità tra i casi; connessi a quest’ultimo aspetto potrebbero essere sia la riorganizzazione della rete di emergenza urgenza, che ha prodotto un più tempestivo intervento sul territorio, sia il miglioramento delle cure in fase acuta con introduzione di tecniche di rivascolarizzazione precoce.
Un ruolo di primo piano nel determinare la frequenza e letalità di alcune patologie hanno gli interventi di prevenzione secondaria o screening. Ciò è particolarmente vero per alcune neoplasie specificamente femminili. È importante tuttavia notare che in Lombardia la proporzione di donne interessate allo screening per il tumore alla mammella che in realtà vi partecipano è inferiore alla proporzione di molte altre regioni (fonte ISTAT). Sembra dunque emergere il suggerimento di una maggior informazione sulla disponibilità e sui vantaggi di tale misura di prevenzione secondaria.
Per i tumori della cervice uterina, l’incidenza tende a essere stabilmente al di sotto di quella degli altri registri italiani, pur con qualche fluttuazione. È interessante notare che i dati ISTAT di partecipazione allo screening specifico per questo tumore (pap-test) pongono la Lombardia al primo posto tra le regioni italiane (contrariamente a quanto osservato per i tumori della mammella).
11.3 Ricoveri ospedalieri: confronto tra le aree della Regione
Utilizzando le schede di dimissione ospedaliera è possibile misurare il rapporto tra il tasso di ricovero specifico per una certa patologia tra i residenti di un comune e il tasso complessivo di ricovero nello stesso comune, standardizzato per età. I risultati sintetici mostrano che all’interno della regione esistono chiare differenze tra province e ASL sull’incidenza delle principali patologie.
Per i tumori nel loro complesso la frequenza maggiore per gli uomini comprende parte delle province di Bergamo, Lodi e Cremona. Tra le donne, un maggiore interessamento della provincia di Pavia. I ricoveri per i tumori dell’apparato respiratorio hanno una peculiare distribuzione: tra gli uomini, frequenze molto elevate sono osservabili nelle aree più a nord, nelle province di Lodi e Pavia, e in parte del bergamasco e del mantovano. Tra le donne, oltre che alcune zone del nord, è l’intera area circostante Milano che mostra la quota maggiore di soggetti ricoverati per tale patologia.
Tumore mammella: è evidente una frequenza più elevata di ricovero per questa patologia nell’area delle province di Milano, Varese, Como, Lodi e Mantova.
Malattie cardiocircolatorie: per gli uomini, elevata frequenza in tutta la fascia sud della Regione, con l’eccezione dell’Oltre Po pavese e l’inclusione della provincia di Varese; tra le donne, il quadro è solo in parte sovrapposto, con un forte interessamento di parte della provincia di Bergamo e della provincia bresciana di pianura.
Malattie respiratorie: elevata frequenza tra gli uomini nella provincia nord di Brescia e parte delle province di Sondrio, Varese, Pavia, Cremona e Mantova. Tra le donne: ovest e sud di Milano e parte delle province di Bergamo, Cremona e Brescia, e parte del Mantovano.
Per questi ampi e generici gruppi di patologia, nessuno degli indicatori punta verso una situazione di rischio particolarmente elevato per l’area urbana di Milano.
11.4 Altri indicatori di mortalità
Anche il traffico, l’inquinamento e il disagio sociale emergono come fattori di rischio di rilievo. I morti per incidenti del traffico in Italia nel 2002 sono stati 6.866 (pari a 12 ogni 100 mila residenti) e di essi 1.111 (12,2/100 mila) sono avvenuti in Lombardia. I dati di maggior peso sono che questo indice raddoppia nell’arco di età tra 15 e 35 anni superando la quota di 20 ogni 100 mila residenti e che circa il 60% delle morti avvengono tra 15 e 45 anni. Non ci sono importanti differenze rispetto all’Italia nel suo insieme. I morti per suicidio sono in Italia circa 3.000 (dati del 2002). In Lombardia nello stesso anno sono stati 622 pari a 0,67/10 mila residenti di cui 236 (0,62/10 mila) a Milano. I morti per droga in Lombardia sono stati 145 nel 2000 e 108 nel 2001, con valori per numero di abitanti che si situano vicino alla media italiana. L’inquinamento urbano produce un incremento della mortalità per cause naturali, particolarmente per patologie respiratorie e cardiocircolatorie. A Milano, secondo stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni incremento di 10 µg/m3 di PM10 produce, nel periodo immediatamente successivo, 0,4 morti in più per giorno.
Conclusioni
Aumenta la durata media di vita e diminuisce la mortalità per tutte le cause (a un tasso più rapido di quello nazionale); alcuni fattori di rischio (come l’obesità) sono in aumento, altri (come il fumo) in leggera ma non ancora stabile diminuzione.
La patologia tumorale è molto frequente in Lombardia, anche rispetto al resto d’Italia. Tuttavia la mortalità per queste patologie è in costante diminuzione e il numero di nuovi casi, accresciuto anche dell’efficacia dei più recenti strumenti diagnostici, mostra ora una tendenziale diminuzione.
Diminiusce la mortalità per le patologie cardiovascolari. Ciò sembra spiegato sia dalla rilevanza degli interventi sui fattori di rischio per diminuire numero e gravità dei casi, sia dalla tempestività degli interventi di emergenza e dal miglioramento delle terapie per l’infarto miocardico.
La Lombardia è tra le regioni con gli indici più bassi di infortuni sul lavoro, tuttavia non si assiste ancora a una diminuzione stabile e il settore agricolo appare particolarmente interessato. Anche il traffico, l’inquinamento e il disagio sociale emergono come fattori di rischio di rilievo.
Il quadro epidemiologico riassunto sottolinea anche la rilevanza di informazioni e dati esistenti a fini di valutazione e di programmazione.
Esistono chiare differenze tra province e ASL: tali specifici