Skip to content.
Sections
You are here: Home » Estratti » Antonio De Lillo

Antonio De Lillo

Capitolo 2 - I giovani: una risorsa rara e strategica
testo completo su: www.rapportoirer2005.it/sociale/I/delillo

Il contributo illustra l’evoluzione dell’universo giovanile lombardo negli ultimi anni: il loro numero sul totale della popolazione, i modelli di comportamento e i valori di riferimento, il ruolo della famiglia, gli atteggiamenti nei confronti della società e della politica. Ciò nella convinzione che da questi aspetti derivino anche le indicazioni di policies, soprattutto nella logica di un doveroso passaggio da una concezione dei giovani da “problema” a “risorsa”. Vengono utilizzati e confrontati dati nazionali e regionali provenienti da censimenti e indagini ad hoc.

2.1 Le trasformazioni demografiche e il mutato rapporto tra le generazioni


Il rapporto tra gli over 65enni e i giovani sotto i trenta anni andrà costantemente aumentando. Da una sostanziale parità all’inizio del secolo, si arriverà a un rapporto di 1,5 nel 2010, che salirà a 2,9 intorno alla metà del secolo: nel 2050 vi sarà un giovane ogni tre anziani. Muterà sensibilmente anche la composizione interna della popolazione in età lavorativa. Il rapporto tra i 40-64enni e i 15-39enni, attualmente poco al disotto dell’unità, è destinato a raggiungere il valore di 1,5 in poco più di un decennio (http://demo.istat.it/prev/index.html). Il dato demografico (insieme con le trasformazioni strutturali dell’economia) è destinato a influire sui rapporti tra le generazioni, sulla composizione delle famiglie, sulle relazioni intra-familiari (di tipo affettivo e materiale), sui progetti e gli stili di vita dei singoli, sulla percezione della società, sui livelli di partecipazione politica e sociale.

2.2 Il sistema dei valori e le culture giovanili


Il confronto tra le coorti di 15-24enni del 1983 e dell’inizio del nuovo secolo e il raffronto tra i giovani lombardi e quelli delle altre regioni mostrano alcune trasformazioni: rafforzamento del peso della famiglia nelle scelte di vita, calo dell’impegno sociale e religioso, crescita dell’importanza data all’amicizia e, in generale, alle relazioni primarie, maggior interesse per lo svago ed il tempo libero (sono tendenze generalizzate del Paese; i giovani lombardi accentuano o anticipano alcune di esse). È quanto è stato definito “evasione” e “rifugio nel privato”; il lavoro ha ancora il suo peso, ma non è più uno dei punti centrali nella costruzione dell’identità e, ciò che più conta, rende più sfumata e incerta la progettualità tra le nuove generazioni.
Il rapporto con il futuro ha aspetti problematici: il 35% dei giovani lombardi non vede chiaro nel proprio futuro. Anche se il dato nazionale è più elevato (41%), rappresenta comunque un problema sociale grave, che richiede decise azioni di contrasto verso tali posizioni di distacco e di indifferenza. Più di un quarto dei giovani della nostra regione ama vivere alla giornata: il 28% sostiene, infatti, che il futuro lo lascia “indifferente” e il 63% è convinto che ciò che conta sia solo il presente.
Il rifugiarsi nel privato, nelle relazioni amicali e affettive, produce allontanamento dalla società e diffidenza verso coloro che non fanno parte della propria cerchia ristretta. Il patrimonio comune di una società, che crea senso di appartenenza e integrazione sociale, appare estraneo: il 44% dei giovani lombardi esplicita la propria indifferenza verso il passato e un ulteriore 20% si colloca in una posizione neutra, che si avvicina molto al rifiuto. Solo poco più di un terzo (il 36%) si mostra consapevole del fatto che il passato di una collettività è cruciale per il presente (Ricerche Iard in www.sociologia.unimib.it/sociodata).

2.3 I modelli comportamentali


Gli “altri” vengono visti come minaccianti. Solo il 35% dei giovani lombardi ritiene che, in generale, la gente sia degna di fiducia, e il 50% è convinto che gli altri siano pronti ad approfittarsi di noi, solo al manifestarsi di un nostro cedimento o di una nostra indecisione. La cerchia di amici, il proprio partner e l’intorno più ristretto diventano il rifugio, la protezione e la difesa da un mondo esterno vissuto come potenziale minaccia.
Il fenomeno della “famiglia lunga”, ossia della lunga permanenza dei giovani nella famiglia di origine (più accentuato tra gli uomini che tra le donne) è dovuto a due fattori che si rafforzano reciprocamente: a) il privilegiare i rapporti primari, la vita affettiva e le relazioni strette; b) le difficoltà economiche, l’incertezza lavorativa, la scarsa possibilità per ampie fasce di popolazione di progettare il proprio futuro. La famiglia svolge un doppio ruolo: è il luogo della sicurezza degli affetti ed è una rete di sostegno anche economico per fronteggiare le precarietà del lavoro senza pericolo di abbassare standard di vita e livello dei consumi.
Ma ciò rappresenta anche un potente freno alla formazione di nuove famiglie. I costi che una giovane coppia deve sostenere, accompagnati all’insicurezze delle entrate di redditi da lavoro, sono un ostacolo, certamente di carattere materiale ma anche di natura psicologica, all’avvio di una nuova famiglia e alla filiazione. La sicurezza di un appoggio materiale da parte dei genitori spinge inoltre i giovani alla ricerca di quelle entrate che consentano non solo di mantenere livelli di vita giudicati appaganti, ma anche di soddisfare bisogni di consumo in larga misura indotti dai modelli proposti dal sistema dei media. Ciò comporta spesso abbandono precoce degli studi e ingresso nel mondo del lavoro. I tassi di occupazione dei giovani lombardi sono decisamente superiori a quelli del resto dell’Italia, ma i tassi di scolarità non sono certo quelli di una regione che intende misurarsi con l’Europa e spesso sono inferiori a quelli delle altre aree del Paese (nel gruppo di età tra i 21 ed i 24 anni la proporzione di studenti lombardi, cioè di coloro che studiano e non lavorano, è del 31%, contro il 38% del resto d’Italia - Ricerche Iard).

2.4 La partecipazione sociale e politica


I livelli di associazionismo dei giovani lombardi sono significativamente superiori a quelli delle altre regioni e anche i tassi di lettura e di consumi culturali sono più elevati che altrove. Tuttavia, come per il resto dei giovani nel Paese, si registra distacco dalla politica e dalla partecipazione alla gestione della cosa pubblica. Non è solo un atteggiamento di sfiducia nei confronti dei “politici”, ma è lo stesso concetto di “interesse collettivo” che diviene sfumato. Non che i valori delle società aperte e democratiche non siano stati introiettati e fatti propri dalla larga maggioranza della popolazione giovanile. Ma tali valori vengono visti più come garanzie dei propri spazi e delle libertà individuali, che come conquiste da difendere e tutelare nell’interesse di tutti. I valori conquistati in nome di tutti vengono declinati come richiesta di sicurezza, diritti personali da far valere, rivendicazioni individuali più che impegni collettivi.

2.5 Le politiche per i giovani


Molto si è fatto nel campo della ricerca indagando sia il versante della domanda (aspettative e bisogni) sia quello dell’offerta, (istituzionale e del terzo settore). La diffusione delle informazioni è stata avviata con la realizzazione di un “Portale giovani”, con lo scopo di raccordare le fonti informative e coordinarne la comunicazione. Ancora poco è stato fatto a sostegno delle aggregazioni giovanili, così come ancora agli inizi è la diffusione della legalità, che si è concentrata su un progetto sulla educazione alla sicurezza stradale.
Finora le politiche giovanili della Regione sono state ricomprese nelle politiche di altri settori, sicché appare assai difficile disegnare un quadro organico e specifico dell’azione del governo regionale nei confronti di questa fascia di popolazione. Un principio generale che deve essere il tratto ispiratore delle politiche nei confronti della gioventù è che esse possono essere divise in due grandi categorie: politiche che considerano i giovani come problema e politiche che li considerano come risorsa. Nel primo caso le politiche vengono impostate su interventi quali la lotta alla droga, alla micro-criminalità, alla povertà e alla marginalità sociale. Tali azioni per essere realmente efficaci devono inquadrarsi in una prospettiva più ampia, che vede le giovani generazioni appunto come risorsa della società. Una risorsa perché i giovani sono il futuro stesso della società, portatori di una forza innovativa e di una capacità creativa maggiore della società adulta, troppo spesso preoccupata più di conservare l’esistente che di innovare. Ma sono anche una risorsa a rischio di dispersione, quando i processi di integrazione sociale e di formazione non raggiungono gli obiettivi, provocando disincanto e rifiuto.
La direzione delle politiche deve essere duplice: a) favorire la formazione (culturale e professionale) dei giovani, in modo da ridurre i condizionamenti che ostacolano il libero sviluppo dell’individuo e la sua partecipazione alla vita collettiva; b) favorire la partecipazione consapevole dei giovani cittadini alla vita collettiva, nelle sue varie articolazioni. In questo senso, un approccio personalizzato diretto ai giovani si deve basare su un orientamento e su una consulenza flessibili e su appropriati sistemi di informazione.
Uno degli strumenti tra i più efficaci per sviluppare partecipazione sociale e politica è il volontariato. I giovani lombardi sono più disponibili dei loro coetanei delle altre regioni a impegnarsi in queste forme di solidarietà, ma i livelli di partecipazione sono ancora insufficienti. I servizi di volontariato vanno sviluppati attraverso l’attivazione di strutture adeguate, aumentando il numero dei siti di accoglienza, assicurandone il finanziamento.

Conclusioni


Il rapporto tra gli over 65enni e i giovani sotto i trenta anni andrà costantemente aumentando. Le propensioni dei giovani lombardi (analoghe ma più significative che rispetto all’Italia) non sono positive: distacco dalla società in cui si vive, scarsa progettualità, immersione nel presente, senso di precarietà, costruzione della propria vita secondo la filosofia del giorno per giorno.
La permanenza nella famiglia di origine rappresenta un rimedio alla precarietà del lavoro e una garanzia al mantenimento di standard elevati di consumo. Ma ciò ostacola la creazione di nuove famiglie e contribuisce al basso livello di scolarità.
Questo insieme di punti critici richiede un’attenta programmazione di politiche che, puntando ai giovani come risorsa (e non solo come problema), favoriscano percorsi formativi individuali e abbiano come obiettivo primario la crescita dei livelli di partecipazione sociale. Un ambito emblematico è il volontariato, verso il quale i giovani lombardi mostrano una interessante propensione.

Document Actions
 

Personal tools