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Gioacchino Garofoli

Capitolo 4 - Fattori di attrattività e di debolezza
testo completo su: www.rapportoirer2005.it/economica/I/garofoli

Il contributo descrive i fattori di attrattività e debolezza della Lombardia. Il contributo tratta nell’ordine il tema della competitività, delle risorse specifiche, delle interdipendenze produttive, il ruolo dei fattori di contesto e la crisi del sistema di rappresentanza.

4.1 Competitività e trend localizzativi


Negli ultimi tempi si è sempre più diffusa e consolidata l’opinione secondo cui l’internazionalizzazione produttiva, attraverso investimenti diretti all’estero, rappresenti un importante fattore di competitività e di stimolo alla crescita dei paesi e delle regioni. L’internazionalizzazione attiva, ossia l’espansione produttiva all’estero di imprese nazionali e regionali, viene considerata non solo la conseguenza della dotazione di risorse esclusive che vengono valorizzate sui mercati internazionali ma anche il presupposto per l’ulteriore accumulazione di vantaggi competitivi. L’internazionalizzazione passiva, cioè la presenza di imprese multinazionali, può invece favorire lo sviluppo locale, attraverso l’allargamento e il consolidamento della base produttiva, il trasferimento di tecnologie e competenze (sia in modo diretto che per effetto di spillover), lo stimolo alla competizione e l’inserimento dei fornitori nei circuiti internazionali (Mariotti, 2002).
La lettura degli indicatori degli investimenti diretti dall’estero in Lombardia e degli investimenti delle imprese lombarde all’estero e l’interpretazione della loro dinamica possono aiutare a comprendere alcuni degli effetti combinati delle strategie delle imprese, dei fattori di competitività e della capacità di attrattività della Lombardia.
Per quanto riguarda la distribuzione regionale degli investimenti diretti esteri (IDE), nel 1997 la Lombardia copriva il 37,8% del flusso di investimenti produttivi dall’estero. In quello stesso anno, la gran parte del flusso degli investimenti all’estero proveniva dalle imprese lombarde che coprivano il 55,4% degli investimenti italiani all’estero (Tab. 4.1).
A metà degli anni ’90, tuttavia, era molto più accentuato il flusso degli investimenti lombardi all’estero piuttosto che il flusso dei movimenti di capitale in entrata. La dinamica degli IDE in Lombardia si è, negli anni successivi, profondamente modificata: gli investimenti all’estero si stabilizzano, mentre aumentano (con una moltiplicazione di quasi sette volte), nel periodo considerato, gli IDE in entrata.
Il grado di internazionalizzazione dell’economia lombarda è testimoniato anche dai dati sul numero delle imprese localizzate in Lombardia a partecipazione estera (ormai oltre 3.000), con un aumento dell’occupazione del 69,2% tra 1996 e 2003, e dal numero delle imprese estere partecipate da imprese lombarde (ormai oltre 5.000), con un aumento dell’occupazione dell’ 87% (Reprint Banca Dati).

4.2 Le risorse specifiche della Lombardia


Nella percezione dell’opinione pubblica la Lombardia assume un’immagine di regione evoluta e fortemente indirizzata alle nuove tecnologie e alle nuove professioni. La presenza di 12 università, di numerosi centri di ricerca, di un numero rilevante di headquarters di grandi imprese nazionali e multinazionali, la presenza di prestigiose istituzioni finanziarie, della Borsa e delle grandi Fiere confermano almeno in parte questa immagine.
Tra le risorse specifiche, figura l’elevata densità imprenditoriale della Lombardia che tuttavia, negli ultimi anni, subisce una contrazione per effetto del forte rallentamento dei tassi di natalità imprenditoriale (Tab. 4.2).

Anche la presenza di elevate professionalità mostra qualche criticità. In Lombardia sono presenti 3,2 addetti ai settori della R&S ogni 1.000 abitanti contro una media italiana di 2,7. La presenza in Lombardia di tecnici della ricerca e sviluppo non è dunque particolarmente intensa. Né migliore è la dinamica registrata negli ultimi anni; basti ricordare che gli addetti alla R&S nelle imprese lombarde sono diminuiti del 24,9% tra il 1989 e il 2000 (contro una diminuzione dell’ 11,1% a livello nazionale).

4.3 Interdipendenze produttive, relazioni tra imprese e crisi del modello distrettuale


Le intense relazioni tra le imprese, accompagnate dalle interazioni tra mondo della produzione e mondo della formazione e della ricerca, sono state alla base dei meccanismi di interazione nei sistemi produttivi locali della Lombardia, negli anni di forte crescita ed evoluzione dei sistemi distrettuali.
Negli ultimi anni, la mancanza di fiducia nel modello distrettuale (e il conseguente processo di decentramento internazionale della produzione e di delocalizzazione produttiva) ha rarefatto le relazioni tra le imprese e ha fatto venir meno la logica di sistema. Il rallentamento della spesa pubblica e privata nelle attività di ricerca e sviluppo ha ulteriormente “fagocitato” il modello interattivo di scambio di conoscenze e competenze. Non è chiaro quanto l’attenzione alle tematiche del modello interattivo dell’innovazione, oltre che la crescente percezione della rilevanza delle interazioni tra mondo della produzione e mondo della formazione e ricerca, accompagnate dall’aumento delle relazioni tra imprese lontane e tra organizzazioni di diverse regioni e paesi (spinte dalla crescente integrazione produttiva internazionale e dalla dimensione internazionale delle imprese), abbiano fatto emergere l’idea dei “metadistretti”; sembra però certo che le interrelazioni a livello territoriale si siano fortemente rarefatte negli ultimi anni, mentre dovrebbero essere fortemente sostenute dall’intervento di politica industriale e di politica dell’innovazione a livello regionale.

4.4 I fattori di contesto


Alcuni fattori di contesto, tra i quali la presenza rilevante di servizi alla produzione, giocano un ruolo importante, così come la presenza di istituzioni accademiche e di ricerca che consentono produzione di risorse umane di elevata qualificazione. Va sottolineato per esempio il ruolo della Borsa di Milano, che favorisce l’accesso a risorse finanziarie, sia per la maggiore densità di competenze finanziarie sulla piazza milanese e lombarda sia per effetto di diffusione di informazioni determinata dalla prossimità geografica.
Anche la Fiera di Milano è stata tradizionalmente un motore determinante per l’imprenditoria lombarda (e italiana), non solo per essere “vetrina” dei prodotti italiani per i clienti internazionali ma anche per la costruzione dell’immagine e per la consapevolezza degli imprenditori lombardi sulla loro capacità innovativa e sulla competitività delle loro imprese anche in settori generalmente definiti tradizionali. Le prospettive della Grande Fiera nell’area di Rho – Pero riaprono il quadro della localizzazione dei servizi e della mobilità in gran parte della Lombardia. Vanno ulteriormente considerate, nonostante i successi e la rilevanza del sistema fieristico lombardo, alcune difficoltà che tuttora permangono nel “mettere a sistema” il complesso delle iniziative fieristiche regionali, che talvolta sembrano eccessivamente in competizione o non sufficientemente integrate in una logica di complementarietà sinergica tra Fiera di Milano e le fiere “periferiche”.

4.5 Il sistema di rappresentanza


Le difficoltà registrate in Lombardia sull’avvio dei patti territoriali e della programmazione negoziata, ma anche il ritardo culturale nella progettazione dello sviluppo locale che si è registrato nell’avvio dei Progetti Integrati di Sviluppo Locale (PISL) pongono l’attenzione sull’efficacia dei meccanismi di rappresentanza e sulla capacità di costruire modelli efficienti di governance dello sviluppo locale. Sembrerebbe opportuno aprire una riflessione critica su questi temi e analizzare per quali motivi si sia manifestata negli ultimi anni una certa indifferenza, se non sfiducia, nell’uso della strumentazione a sostegno dello sviluppo locale.
Quanto tutto ciò è collegato alla progressiva frammentazione del sistema produttivo lombardo o alla difficoltà di individuare un fil rouge che colleghi le varie parti del sistema regionale? Quanto, invece, è collegato alla difficoltà di percezione delle nuove domande (di servizi e di competenze) da parte delle imprese e dalla conseguente difficoltà di organizzare risposte coerenti? Non è, probabilmente, un caso che queste tematiche mettano in discussione la questione delle rappresentanze, soprattutto delle rappresentanze degli interessi imprenditoriali, specie per quanto riguarda la capacità di individuare i fabbisogni delle imprese e di rappresentare gli interessi delle imprese associate, visti come capacità di mobilitare risorse e competenze (in una logica di partenariato orizzontale e di cooperazione strategica) per risolvere i problemi delle imprese anziché in una logica di pura e semplice lobbying.

4.6 Conclusioni


Dagli anni ’90 alcuni fattori hanno intaccato la solidità del modello economico lombardo; si modificano, infatti, i processi localizzativi e viene meno la fiducia nel modello distrettuale.
Il punto cruciale, per recuperare attrattività e capacità innovativa a livello regionale, è legato alla capacità di ricostruire “percorsi sistemici”, di mettere in relazione organizzazioni e saperi diversi, di far fronte comune per una coerente interazione tra mondo della produzione e mondo dei saperi e delle conoscenze tecniche.

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