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Luigi Mazza e Gabriele Pasqui

Capitolo 1 - Trasformazioni del territorio lombardo

testo completo su: www.rapportoirer2005.it/territoriale/I/mazza-pasqui

Il contributo propone diverse letture del territorio lombardo e della sua evoluzione negli ultimi anni. Vengono evidenziate diverse prospettive di sintesi con cui guardare alla complessità auto-organizzativa e di programmazione del sistema territoriale e possibili nuove chiavi di lettura dell’evoluzione in atto a seguito del cambiamento dei sistemi di produzione, delle economie urbane, del sistema commerciale, della marginalità territoriale. Vengono quindi individuate alcune questioni aperte in termini di nuove esigenze di infrastrutturazione per lo sviluppo e di loro compatibilità ambientale.

1.1 Le forme del territorio lombardo


È necessario un pieno riconoscimento della Lombardia come “territorio al plurale”. L’osservazione delle modalità di organizzazione territoriale in Lombardia a partire dagli anni ’90 evidenzia dinamiche accelerate, connesse ai processi di riorganizzazione dell’assetto produttivo ma anche a un insieme di fenomeni sociali che influenzano in modo accentuato gli assetti insediativi. Questi processi consegnano all’azione di governo problemi inediti, che per essere affrontati domandano un approccio ai temi della governance territoriale centrato sul pieno dispiegamento delle opportunità offerte dai principi della sussidiarietà orizzontale e verticale; ma domandano anche la mobilitazione di conoscenze e competenze plurali, capaci di osservare il territorio lombardo come sistema integrato di differenze e di superare le logiche settoriali che spesso hanno guidato le politiche pubbliche.
Le immagini più tradizionali del territorio lombardo sono state in passato strutturate intorno ad alcuni principi prevalenti: l’articolazione territoriale dei quadri ambientali; le trame insediative, con particolare riferimento alla grande agglomerazione metropolitana milanese e alle sue relazioni con altri sistemi insediativi; l’armatura infrastrutturale come principio ordinatore dell’organizzazione spaziale a scala regionale.
Questi tre assi interpretativi, utilizzati in modo diffuso anche nelle esperienze di pianificazione a scala provinciale convergono nel riconoscere nel territorio lombardo un complesso “sistema di differenze”:
– come sequenza orizzontale di contesti ambientali tipici (montagna, collina e aree lacustri, pianura asciutta e pianura irrigua) articolata a partire da una rete di tracciati che presenta un rilevante valore paesistico. È questa l’immagine veicolata dal Piano paesistico lombardo;
– come una sequenza verticale di sistemi ambientali e insediativi (per esempio in relazione alla morfologia degli assi fluviali);
– come una rete organizzata intorno a un polo metropolitano milanese in espansione e ad altre polarità minori.
Nel corso degli anni ’90 sono emerse nuove letture multidimensionali e stratificate del territorio lombardo, che individuano un numero limitato di “tipi sociali-territoriali”, elaborati sulla base di una lettura multidimensionale di elementi insediativi, sociali, economici, che propongono una rappresentazione di sintesi della struttura e della forma del territorio lombardo.
Nel Documento programmatico del Piano Territoriale Regionale (PTR) del 30 maggio 2003, si sottolinea come coesistano: sistemi a urbanizzazione diffusa ed elevata densità; sistemi che presentano un elevato grado di urbanizzazione ma minore densità edilizia; sistemi a bassa densità insediativa della pianura; zone rurali investite da processi di degrado e abbandono.
Ciascuno di questi modelli insediativi è investito da processi rilevanti e fenomeni critici: periferizzazione delle città escluse dal sistema delle relazioni globali; perdita di identità dei territori; problemi dell’ambiente metropolitano; difficoltà a mantenere uno standard di offerta di servizi alla popolazione; difficoltà a raggiungere la massa critica di servizi necessaria alla produzione e alle attività economiche.
Nel corso degli ultimi anni sono state proposte anche immagini diverse per leggere e interpretare il territorio lombardo, che alludono alla compresenza di due “tipi di città” e di due tipi di organizzazione socio-insediativa: una città compatta metropolitana (Milano e i comuni di prima cintura) e una città estesa pedemontana che si estende a nord dell’autostrada Torino-Venezia e a sud dei tradizionali centri pedemontani (Varese, Como, Lecco) e che conosce anche dilatazioni verso Bergamo e Novara. Questa seconda città, a sua volta, può essere forse considerata un segmento della più ampia “città infinita” che connette la fascia settentrionale pedemontana della Lombardia a quelle del Piemonte e del Veneto.
Queste immagini confermano il fatto che la Lombardia rimane un territorio “al plurale” che deve essere osservato in relazione a scale e problemi diversi:
– quello delle grandi dinamiche europee e globali, rispetto alle quali la Lombardia è collocata nel più complessivo scenario dell’Europa delle regioni ed è impegnata in azioni e politiche di cooperazione transregionale (si pensi alle iniziative comunitarie come INTERREG e URBAN o a una azione come i Quattro Motori per l’Europa);
– quello delle dinamiche infrastrutturali e insediative, della macroregione padana, interessata oggi da un insieme di grandi scelte relative all’armatura viaria e ferroviaria e alla riorganizzazione del sistema aeroportuale;
– quello dell’articolazione interna del territorio regionale, con particolare attenzione ai nuovi territori della produzione e alle forme di auto-organizzazione emergenti alla scala sovracomunale e sub-provinciale.

1.2 Alcune dinamiche evolutive


Tra le dinamiche più rilevanti è necessario citare almeno le seguenti:
– è in atto una trasformazione radicale dei sistemi di piccola impresa e dei distretti industriali nella fascia pedemontana e in pianura, trasformazione che in parte è stata messa a fuoco a livello regionale con la costituzione dei metadistretti;
– i processi di mutazione in atto nelle economie urbane e le dinamiche sociali innovative che caratterizzano in particolare le grandi e medie città consegnano nuove criticità sia nella regione urbana milanese, sia nei centri di medie dimensioni;
– i processi di ridefinizione della geografia territoriale del comparto commerciale, e in particolare del segmento della grande distribuzione, hanno generato effetti significativi sia sotto il profilo insediativo che dal punto di vista dell’armatura infrastrutturale;
– i fenomeni di riorganizzazione a scala globale ed europea delle politiche agricole comportano un mutamento profondo dell’assetto produttivo e delle forme di organizzazione territoriale;
– le aree marginali (montane e non solo: si pensi alle aree Ob. 2) sono soggette a fenomeni molto differenziati (di declino, stagnazione o sviluppo) anche in relazione alle dinamiche turistiche e alla capacità di attivare processi virtuosi di sviluppo territoriale endogeno.
Questa nuova geografia delle varietà locali sembra caratterizzarsi più che per le tradizionali dicotomie territoriali (centro metropolitano/aree marginali, città/campagna) per la compresenza di territori:
– lenti e veloci, in ragione sia alle forme originali dello sviluppo territoriale che alle modalità di connessione con l’armatura infrastrutturale e con le sue criticità;
– statici e dinamici, in relazione ai processi di riorganizzazione delle relazioni tra territorio, forme del produrre e pratiche dell’abitare;
– aperti e chiusi, in relazione ai processi di natura sovralocale che li investono e che sono irriducibili alle considerazioni sull’internazionalizzazione dei sistemi produttivi di piccola e media impresa.
Per queste ragioni alcuni aspetti delle tradizionali scale di analisi del territorio regionale appaiono inadeguate. La Regione è un mosaico di situazioni locali, a sua volta collocato in un più ampio scenario padano e in relazione con le dinamiche territoriali europee descritte nello Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo. Le province, che pure hanno giocato un ruolo importante nel processi di ridefinizione del “sistema di pianificazione” non “tengono” come unità d’analisi subregionale in quanto sono soggette a fenomeni di “scavalco” significativi (si pensi alla città pedemontana che va da Bergamo a Varese passando per Lecco e Como). Le modalità di strutturazione dei subsistemi locali sono in via di ridefinizione (sia nei grandi contesti urbani come Brescia e metropolitani come Milano, sia nelle aree distrettuali) che disegnano spesso confini mobili in relazione ai temi affrontati e che richiedono di essere affrontate assumendo in forma radicale i principi della sussidiarietà orizzontale e verticale.

1.3 il governo del territorio lombardotra competitività e cura


Nel loro insieme questi processi evolutivi domandano una capacità di governo che contempera nuove esigenze di “infrastrutturazione per lo sviluppo”. Queste ultime riguardano un insieme di risorse scarse (paesistiche, naturali, ambientali, energetiche) e mettono in gioco ragioni essenziali di sicurezza e tutela (salvaguardia idrogeologica e difesa del territorio, prevenzione del rischio, tutela delle aree montane e fluviali).
La Regione si è mossa nel corso delle ultime legislature attraverso l’approvazione del Piano paesistico regionale e l’attivazione del sistema delle aree protette regionali, ma anche attraverso azioni innovative quali: le politiche per la montagna lombarda; la legislazione relativa alla tutela e valorizzazione dei beni ambientali e paesistici e alla difesa del suolo; il Master plan per i Navigli; i contratti di fiume; le politiche integrate per lo sviluppo energetico sostenibile del territorio e per la gestione delle risorse idriche.
Nel loro complesso queste politiche sembrano muovere dal riconoscimento che competitività e tutela territoriale non rappresentano esigenze conflittuali, ma alcuni temi necessitano di una forte regolazione, anche legislativa, a scala regionale. Un particolare rilievo assumono i fenomeni di trasformazione dei paesaggi della produzione, per i quali appare particolarmente utile l’assunzione di criteri di qualità paesistica e ambientale come base progettuale per nuovi insediamenti produttivi.
Le esigenze della competitività e della cura possono essere contemperate anche alla scala della progettazione dei grandi interventi infrastrutturali, assumendo le grandi infrastrutture in corso di progettazione ed esecuzione come una occasione di progettazione integrata territoriale.

Conclusioni


Il territorio lombardo è un “territorio al plurale”, caratterizzato da un complesso “sistema di differenze”.
Rispetto alle tradizionali dicotomie, gli sviluppi in atto propongono una caratterizzazione in termini di territori lenti e veloci, statici e dinamici, aperti e chiusi. Si tratta comunque di territori che hanno confini mobili, e che corrispondono sempre meno alle tradizionali ripartizioni amministrative.
Le nuove esigenze di infrastrutturazione per lo sviluppo possono rappresentare occasioni di progettazione territoriale integrata in cui le esigenze di competitività sono contemperate con quelle di conservazione ambientale e paesistica, sia attraverso regolazione sia attraverso nuovi modi di progettare il territorio.

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