Roberto Pretolani
Capitolo 5 - L’agricoltura
testo completo su: www.rapportoirer2005.it/economica/I/pretolani
Il contributo descrive l’evoluzione delle principali caratteristiche del sistema agroalimentare lombardo negli anni ’90, soffermandosi in particolare sulle trasformazioni che hanno interessato le imprese agricole, l’utilizzo del territorio e la ristrutturazione dell’industria alimentare. Il capitolo utilizza principalmente i dati degli ultimi due Censimenti generali dell’agricoltura (censagr.istat.it).
Il sistema agroalimentare della Lombardia è il principale a livello nazionale e uno dei più importanti a livello europeo. Il valore della produzione agroindustriale si aggira attorno agli 11 miliardi di euro, con una quota superiore al 15% del totale italiano. Tale valore è pari al 4% del PIL regionale. Le attività di produzione agricola e di trasformazione alimentare si svolgono in 85 mila strutture produttive, coinvolgendo circa 250 mila lavoratori, di cui quasi 150 mila stabilmente occupati (3,7% delle forze di lavoro lombarde).
Considerando le caratteristiche strutturali (tab. 5.1) emerge anzitutto, secondo i risultati del V Censimento generale dell’agricoltura, che in Lombardia opera un numero relativamente ridotto di aziende agricole, ma con dimensioni notevolmente superiori a quelle della media italiana e con oltre il 40% di occupati stabili. L’attività agricola in Lombardia presenta, quindi, caratteristiche di maggiore professionalità, e il volume di lavoro svolto (misurabile tramite le unità di lavoro) è superiore all’8% del totale nazionale, in linea con la percentuale della superficie agricola della regione.
Il panorama delle imprese alimentari vede un rilevante peso della Lombardia sul dato nazionale e ancora superiore è l’incidenza in termini di occupati nelle unità locali operanti nella regione. Sottraendo al dato complessivo quello delle unità artigianali si osserva, inoltre, come in Lombardia vi sia una rilevante presenza di medie e grandi imprese alimentari (21% in termini di numero di addetti sul totale italiano).
Confrontando i dati dell’occupazione in agricoltura e nell’industria alimentare si osserva come il numero di occupati nell’industria alimentare risulti superiore rispetto a quelli in agricoltura; tale situazione è legata sia al tipo di produzioni agricole lombarde, per la maggior parte destinate alla trasformazione, sia alla diffusa attività di trasformazione di materie prime provenienti dall’estero e da altre regioni italiane.
Analizzando la composizione del valore aggiunto del comparto agroindustriale, a livello regionale il VA dell’industria alimentare è pari al 41% e il VA agricolo contribuisce per il 36%. Il rapporto tra VA industriale e VA agricolo in Lombardia è, dunque, nettamente superiore all’unità.
L’analisi congiunta di altri indicatori economici (flussi di importazioni e esportazioni, consumi apparenti agroalimentari e consumi alimentari) conferma la presenza nella regione di un sistema agroalimentare avanzato, fortemente interconnesso con i sistemi delle altre regioni italiane ed europee e, al suo interno, tra i diversi segmenti che lo compongono. Un sistema che deve rispondere alle necessità di un consumatore con un’elevata capacità di spesa e in grado di orientare, attraverso il forte potere contrattuale della grande distribuzione, la domanda di prodotti agricoli e alimentari caratterizzati da attributi di qualità e sicurezza.
L’agricoltura lombarda ha subito nel corso degli anni ’90 una profonda ristrutturazione, apprezzabile anzitutto dall’osservazione delle caratteristiche aziendali rilevate in occasione dei censimenti generali dell’agricoltura.
Il forte calo del numero di aziende agricole nell’ultimo decennio (-43,6%) è stato accompagnato dalla contestuale riduzione della superficie agricola utilizzata (SAU) (-6,2%); come conseguenza è aumentata la superficie media aziendale (+56,4%). Parallelamente al calo delle aziende è proseguita la contrazione della manodopera, in termini sia di numero di lavoratori (-43,9%) sia di giornate di lavoro (-30,3%).
La riduzione degli allevamenti (-53,2%) è stata ancora più evidente rispetto a quella del numero di aziende, segnalando una progressiva concentrazione di questa attività, fondamentale per l’agricoltura regionale.
Le dimensioni medie degli allevamenti, superiori di gran lunga al dato medio nazionale e anche a quello comunitario, testimoniano la progressiva specializzazione delle attività zootecniche nella regione.
L’aumento delle dimensioni medie delle aziende è dovuto prevalentemente alla scomparsa delle unità piccole (<5 ha) e medio-piccole (5-20 ha). Negli anni ’90 si è assistito anche a un lieve calo delle aziende medio-grandi (20-50 ha) e a una rilevante crescita numerica e di superficie delle unità di grandi dimensioni (>50 ha). È indubbio che il fenomeno della riduzione del numero di unità produttive sia destinato a proseguire nei prossimi anni anche se con dinamiche differenziate in ambito regionale.
Negli anni ’90, l’utilizzo del territorio da parte delle imprese agricole ha subito alcune trasformazioni. A livello regionale la superficie agraria e forestale (SAF) si è ridotta del 12% e, contemporaneamente, la quota della SAF sulla superficie territoriale regionale è scesa dal 67,5% del 1990 al 59,5% del 2000. La riduzione ha coinvolto in maggiore misura le superfici forestali (-28%) e in secondo luogo la SAU, scesa del 6%. La frazione di territorio “governato” dalle aziende agricole si è quindi ridotta.
La riduzione maggiore è avvenuta nelle fasce altimetriche già connotate nel 1990 da percentuali inferiori alla media: la SAF è passata dal 50% al 42% in collina e dal 62% al 49% in montagna. Tali dinamiche rendono necessario interrogarsi sul ruolo delle imprese agricole nel governo del territorio e sulla necessità di sviluppare nuove forme di integrazione tra attività agroforestali e tutela del territorio stesso.
La dinamica dell’utilizzo della SAU nell’ultimo decennio evidenzia una contrazione relativa degli utilizzi maggiore per le coltivazioni legnose agrarie (-1,22%)e le foraggere permanenti (-1,10%), mentre i seminativi si riducono in misura inferiore (-0,38%). L’applicazione di Agenda 2000 e, ancor più, il passaggio al sostegno disaccoppiato dal 2005, stanno tuttavia modificando ulteriormente tale quadro, con un parziale riequilibrio tra destinazioni dei terreni a seminativo.
Il processo di adattamento intrapreso dall’agricoltura lombarda si è caratterizzato per una spiccata propensione all’innovazione sia di prodotto che di processo, portando ad alcuni cambiamenti anche per quanto riguarda l’impiego dei mezzi produttivi.
Lo sforzo di adattamento del settore si è concretizzato in misura evidente, relativamente ai capitali impiegati nell’attività produttiva. Il consistente calo del patrimonio bovino non ha determinato riduzioni nelle produzioni derivate (carne, latte) che anzi hanno mostrato incrementi medi annui superiori all’1%. Ancora più rilevante è risultata la crescita nel comparto suino.
Nella seconda metà degli anni Novanta, poi, la dinamica degli investimenti è risultata particolarmente accentuata e superiore sia all’andamento nazionale settoriale sia a quello dell’intera economia lombarda.
Parallelamente alla significativa ristrutturazione che ha vissuto il settore agricolo nel corso degli anni ’90 e dei primi anni 2000, anche l’industria alimentare lombarda è stata interessata da un processo di adattamento strutturale, collegabile a fattori come la stasi dei consumi, la crescita della competizione per l’internazionalizzazione dei mercati, la maggiore competizione verticale esercitata dalla grande distribuzione organizzata, le problematiche di adeguamento alle normative sulla sicurezza alimentare e così via.
Nell’industria alimentare lombarda si riscontrano 7.415 imprese con 80.500 addetti. Rispetto al 1991 il numero di imprese è rimasto stabile, mentre gli addetti si sono ridotti del 9,4%, ma con tendenze all’aumento dell’occupazione nei comparti carne, pesce, conserve vegetali, oli, mangimi e bevande, e a una diminuzione nei comparti lattiero-caseario, molitorio e altri prodotti alimentari.
Nel settore della distribuzione alimentare, l’ultimo decennio ha visto la continua l’espansione delle strutture della grande distribuzione organizzata (GDO), a scapito del dettaglio tradizionale. In Lombardia nel 2003 si riscontrano 166 ipermercati, 975 supermercati, 406 discount e 633 superette, con una superficie di vendita per 1.000 abitanti nettamente superiore al dato medio italiano (228 mq contro 194 mq). Il settore distributivo attualmente occupa nel sistema agro-alimentare lombardo una posizione cruciale. Tale posizionamento appare fondamentalmente correlato a due fattori: da un lato, alla espansione dimensionale e ai processi di concentrazione in atto nella GDO; dall’altro, alla prossimità delle attività distributive con il consumatore finale. In questo senso la distribuzione sta diventando il centro strategico da cui dipendono gli orientamenti produttivi di tutto il sistema agro-alimentare.
Negli ultimi anni, l’agricoltura lombarda ha accentuato un processo di ristrutturazione di cui si coglievano già i segnali, dimostrando buone capacità di adattamento e di innovazione rispetto alle mutate condizioni economiche e politiche del settore. Tale processo è evidenziato anche dalle significative modifiche d’impiego dei fattori della produzione, che non hanno riguardato tanto l’entità dei fattori impiegati quanto la loro destinazione e composizione.
Il contributo descrive l’evoluzione delle principali caratteristiche del sistema agroalimentare lombardo negli anni ’90, soffermandosi in particolare sulle trasformazioni che hanno interessato le imprese agricole, l’utilizzo del territorio e la ristrutturazione dell’industria alimentare. Il capitolo utilizza principalmente i dati degli ultimi due Censimenti generali dell’agricoltura (censagr.istat.it).
5.1 il sistema agroalimentare lombardo
Il sistema agroalimentare della Lombardia è il principale a livello nazionale e uno dei più importanti a livello europeo. Il valore della produzione agroindustriale si aggira attorno agli 11 miliardi di euro, con una quota superiore al 15% del totale italiano. Tale valore è pari al 4% del PIL regionale. Le attività di produzione agricola e di trasformazione alimentare si svolgono in 85 mila strutture produttive, coinvolgendo circa 250 mila lavoratori, di cui quasi 150 mila stabilmente occupati (3,7% delle forze di lavoro lombarde).
Considerando le caratteristiche strutturali (tab. 5.1) emerge anzitutto, secondo i risultati del V Censimento generale dell’agricoltura, che in Lombardia opera un numero relativamente ridotto di aziende agricole, ma con dimensioni notevolmente superiori a quelle della media italiana e con oltre il 40% di occupati stabili. L’attività agricola in Lombardia presenta, quindi, caratteristiche di maggiore professionalità, e il volume di lavoro svolto (misurabile tramite le unità di lavoro) è superiore all’8% del totale nazionale, in linea con la percentuale della superficie agricola della regione.
Il panorama delle imprese alimentari vede un rilevante peso della Lombardia sul dato nazionale e ancora superiore è l’incidenza in termini di occupati nelle unità locali operanti nella regione. Sottraendo al dato complessivo quello delle unità artigianali si osserva, inoltre, come in Lombardia vi sia una rilevante presenza di medie e grandi imprese alimentari (21% in termini di numero di addetti sul totale italiano).
Confrontando i dati dell’occupazione in agricoltura e nell’industria alimentare si osserva come il numero di occupati nell’industria alimentare risulti superiore rispetto a quelli in agricoltura; tale situazione è legata sia al tipo di produzioni agricole lombarde, per la maggior parte destinate alla trasformazione, sia alla diffusa attività di trasformazione di materie prime provenienti dall’estero e da altre regioni italiane.
Analizzando la composizione del valore aggiunto del comparto agroindustriale, a livello regionale il VA dell’industria alimentare è pari al 41% e il VA agricolo contribuisce per il 36%. Il rapporto tra VA industriale e VA agricolo in Lombardia è, dunque, nettamente superiore all’unità.
L’analisi congiunta di altri indicatori economici (flussi di importazioni e esportazioni, consumi apparenti agroalimentari e consumi alimentari) conferma la presenza nella regione di un sistema agroalimentare avanzato, fortemente interconnesso con i sistemi delle altre regioni italiane ed europee e, al suo interno, tra i diversi segmenti che lo compongono. Un sistema che deve rispondere alle necessità di un consumatore con un’elevata capacità di spesa e in grado di orientare, attraverso il forte potere contrattuale della grande distribuzione, la domanda di prodotti agricoli e alimentari caratterizzati da attributi di qualità e sicurezza.
5.2 Le caratteristiche delle imprese agricole
L’agricoltura lombarda ha subito nel corso degli anni ’90 una profonda ristrutturazione, apprezzabile anzitutto dall’osservazione delle caratteristiche aziendali rilevate in occasione dei censimenti generali dell’agricoltura.
Il forte calo del numero di aziende agricole nell’ultimo decennio (-43,6%) è stato accompagnato dalla contestuale riduzione della superficie agricola utilizzata (SAU) (-6,2%); come conseguenza è aumentata la superficie media aziendale (+56,4%). Parallelamente al calo delle aziende è proseguita la contrazione della manodopera, in termini sia di numero di lavoratori (-43,9%) sia di giornate di lavoro (-30,3%).
La riduzione degli allevamenti (-53,2%) è stata ancora più evidente rispetto a quella del numero di aziende, segnalando una progressiva concentrazione di questa attività, fondamentale per l’agricoltura regionale.
Le dimensioni medie degli allevamenti, superiori di gran lunga al dato medio nazionale e anche a quello comunitario, testimoniano la progressiva specializzazione delle attività zootecniche nella regione.
L’aumento delle dimensioni medie delle aziende è dovuto prevalentemente alla scomparsa delle unità piccole (<5 ha) e medio-piccole (5-20 ha). Negli anni ’90 si è assistito anche a un lieve calo delle aziende medio-grandi (20-50 ha) e a una rilevante crescita numerica e di superficie delle unità di grandi dimensioni (>50 ha). È indubbio che il fenomeno della riduzione del numero di unità produttive sia destinato a proseguire nei prossimi anni anche se con dinamiche differenziate in ambito regionale.
5.3 L’utilizzo del territorio
Negli anni ’90, l’utilizzo del territorio da parte delle imprese agricole ha subito alcune trasformazioni. A livello regionale la superficie agraria e forestale (SAF) si è ridotta del 12% e, contemporaneamente, la quota della SAF sulla superficie territoriale regionale è scesa dal 67,5% del 1990 al 59,5% del 2000. La riduzione ha coinvolto in maggiore misura le superfici forestali (-28%) e in secondo luogo la SAU, scesa del 6%. La frazione di territorio “governato” dalle aziende agricole si è quindi ridotta.
La riduzione maggiore è avvenuta nelle fasce altimetriche già connotate nel 1990 da percentuali inferiori alla media: la SAF è passata dal 50% al 42% in collina e dal 62% al 49% in montagna. Tali dinamiche rendono necessario interrogarsi sul ruolo delle imprese agricole nel governo del territorio e sulla necessità di sviluppare nuove forme di integrazione tra attività agroforestali e tutela del territorio stesso.
La dinamica dell’utilizzo della SAU nell’ultimo decennio evidenzia una contrazione relativa degli utilizzi maggiore per le coltivazioni legnose agrarie (-1,22%)e le foraggere permanenti (-1,10%), mentre i seminativi si riducono in misura inferiore (-0,38%). L’applicazione di Agenda 2000 e, ancor più, il passaggio al sostegno disaccoppiato dal 2005, stanno tuttavia modificando ulteriormente tale quadro, con un parziale riequilibrio tra destinazioni dei terreni a seminativo.
5.4 La ristrutturazione del sistema agroalimentare
Il processo di adattamento intrapreso dall’agricoltura lombarda si è caratterizzato per una spiccata propensione all’innovazione sia di prodotto che di processo, portando ad alcuni cambiamenti anche per quanto riguarda l’impiego dei mezzi produttivi.
Lo sforzo di adattamento del settore si è concretizzato in misura evidente, relativamente ai capitali impiegati nell’attività produttiva. Il consistente calo del patrimonio bovino non ha determinato riduzioni nelle produzioni derivate (carne, latte) che anzi hanno mostrato incrementi medi annui superiori all’1%. Ancora più rilevante è risultata la crescita nel comparto suino.
Nella seconda metà degli anni Novanta, poi, la dinamica degli investimenti è risultata particolarmente accentuata e superiore sia all’andamento nazionale settoriale sia a quello dell’intera economia lombarda.
Parallelamente alla significativa ristrutturazione che ha vissuto il settore agricolo nel corso degli anni ’90 e dei primi anni 2000, anche l’industria alimentare lombarda è stata interessata da un processo di adattamento strutturale, collegabile a fattori come la stasi dei consumi, la crescita della competizione per l’internazionalizzazione dei mercati, la maggiore competizione verticale esercitata dalla grande distribuzione organizzata, le problematiche di adeguamento alle normative sulla sicurezza alimentare e così via.
Nell’industria alimentare lombarda si riscontrano 7.415 imprese con 80.500 addetti. Rispetto al 1991 il numero di imprese è rimasto stabile, mentre gli addetti si sono ridotti del 9,4%, ma con tendenze all’aumento dell’occupazione nei comparti carne, pesce, conserve vegetali, oli, mangimi e bevande, e a una diminuzione nei comparti lattiero-caseario, molitorio e altri prodotti alimentari.
Nel settore della distribuzione alimentare, l’ultimo decennio ha visto la continua l’espansione delle strutture della grande distribuzione organizzata (GDO), a scapito del dettaglio tradizionale. In Lombardia nel 2003 si riscontrano 166 ipermercati, 975 supermercati, 406 discount e 633 superette, con una superficie di vendita per 1.000 abitanti nettamente superiore al dato medio italiano (228 mq contro 194 mq). Il settore distributivo attualmente occupa nel sistema agro-alimentare lombardo una posizione cruciale. Tale posizionamento appare fondamentalmente correlato a due fattori: da un lato, alla espansione dimensionale e ai processi di concentrazione in atto nella GDO; dall’altro, alla prossimità delle attività distributive con il consumatore finale. In questo senso la distribuzione sta diventando il centro strategico da cui dipendono gli orientamenti produttivi di tutto il sistema agro-alimentare.
Conclusioni
Negli ultimi anni, l’agricoltura lombarda ha accentuato un processo di ristrutturazione di cui si coglievano già i segnali, dimostrando buone capacità di adattamento e di innovazione rispetto alle mutate condizioni economiche e politiche del settore. Tale processo è evidenziato anche dalle significative modifiche d’impiego dei fattori della produzione, che non hanno riguardato tanto l’entità dei fattori impiegati quanto la loro destinazione e composizione.