7 - dimensione internazionale
Up one levelCapitolo 7 - Lorenzo Ornaghi - Il ruolo europeo e internazionale della Regione Lombardia
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7.1 Una nuova geometria politico-istituzionale
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7.2 La Regione Lombardia nell’Europa multilivello
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7.3 Una nuova diplomazia
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7.4 La ricerca di uno spazio politico
Estratto
7.1 - Una nuova geometria politico-istituzionale
L'ascesa del “meso-livello” (subnazionale o anche substatale) di
governo - intermedio tra il governo locale e lo Stato centrale - è una
tendenza di fondo, estremamente chiara, che si va consolidando in modo
evidente e con ritmo crescente. È una tendenza che non solo accomuna
molti dei Paesi membri dell'Unione europea da più lunga data, ma già si
manifesta (per ora in misura minore, seppur principalmente proprio per
l'influenza delle istituzioni europee) anche nei nuovi membri. Ad
assetti federali dalle ormai consistenti radici storiche come Germania
e Austria, si sono così aggiunti, negli ultimi due decenni, Paesi come
l'Italia, la Spagna, il Belgio, i quali, grazie a una serie di profonde
riforme regionaliste (e in alcuni casi, propriamente “federaliste”) si
stanno sempre lasciando alle spalle il centralismo caratterizzante il
modello unitario dello Stato moderno. Il punto rilevante da considerare
è che queste riforme, se per taluni aspetti tendono a realizzare un
assetto tradizionalmente federale, assai più spesso convergono verso
un'articolazione territoriale di poteri, funzioni e interessi, che
risulta sostanzialmente inedita e riconducibile solo con molte
difficoltà all'interno delle vecchie categorie di “unitario” e
“federale”. È anche al fine di poter descrivere efficacemente questo
nuovo contesto, segnato dall'intreccio delle competenze, che ha preso
forma e conquistato consensi l'immagine dell'Europa multilivello e
policentrica, in cui l'elemento caratterizzante risulta essere
principalmente - anche se non solo - l'emergere del “terzo livello”
regionale nell'architettura dell'Unione europea.
La raffigurazione di un'Europa multilivello e policentrica ha in effetti ottenuto nell'ultimo decennio un consenso sempre maggiore, tanto nella riflessione scientifica, quanto nel dibattito politico e istituzionale sul futuro dell'Unione europea, sulla distribuzione territoriale del potere e delle funzioni all'interno dei singoli Stati membri, sul ruolo - effettivo e potenziale - dei governi subnazionali e locali. Riconoscendo l'esistenza di un assetto multilivello, non solo da rafforzare ma al cui interno calare la prospettiva di una nuova forma di governo democratico e di democrazia, il «Libro bianco sulla governance europea», nel 2001, già registrava il ruolo assunto dalla dimensione locale, ma soprattutto regionale, in molti dei Paesi membri.
Tuttavia, mentre l'idea di riformare il Comitato delle Regioni, rendendolo una sorta di Bundesrat dell'Unione europea, non ha avuto alcun seguito nella lunga fase di elaborazione della nuova Costituzione, anche la stessa formula «Europa delle regioni» ha perso da tempo molta parte del proprio originario mordente, sostituita da formule più caute, centrate su un'Europa «con le regioni», o addirittura solo «con alcune» regioni. Proprio muovendosi in quest'ultima direzione, l'idea della governance multilivello e gli studi che a questa formula si richiamano considerano l’impatto dell’europeizzazione sulle relazioni che legano i tre livelli di governo (regionale, nazionale, comunitario) presenti nell’Unione europea. Nel processo di integrazione europea - secondo i sostenitori di questa ipotesi - sarebbero individuabili due differenti dinamiche, l’una centrata prevalentemente sugli Stati membri, l’altra mirante a dar forma a un assetto in cui l’autorità nel policy-making sarebbe suddivisa fra i livelli di governo subnazionale, nazionale e sovranazionale. Se il livello nazionale rimane centrale nella definizione delle principali linee politiche dell’Unione, l’individuazione dei dettagli attuativi di quelle decisioni spetta alle istituzioni comunitarie, che sono in grado di coinvolgere nelle procedure di realizzazione anche i governi locali e regionali. In questo senso, l’assetto della governance multilivello e soprattutto gli effettivi margini di azione a disposizione delle regioni non sono stabiliti in modo univoco, ma risulterebbero costantemente ridefiniti per ogni singola area di policy e per ogni contesto nazionale all’interno di un processo in cui l’integrazione non provocherebbe linearmente un incremento dell’omogeneità tra i vari sistemi, né, necessariamente, un aumento della dipendenza della periferia dal centro.
L'azione europea e internazionale della Regione Lombardia va inserita, compresa e valutata, all'interno delle principali tendenze sin qui richiamate.
La raffigurazione di un'Europa multilivello e policentrica ha in effetti ottenuto nell'ultimo decennio un consenso sempre maggiore, tanto nella riflessione scientifica, quanto nel dibattito politico e istituzionale sul futuro dell'Unione europea, sulla distribuzione territoriale del potere e delle funzioni all'interno dei singoli Stati membri, sul ruolo - effettivo e potenziale - dei governi subnazionali e locali. Riconoscendo l'esistenza di un assetto multilivello, non solo da rafforzare ma al cui interno calare la prospettiva di una nuova forma di governo democratico e di democrazia, il «Libro bianco sulla governance europea», nel 2001, già registrava il ruolo assunto dalla dimensione locale, ma soprattutto regionale, in molti dei Paesi membri.
Tuttavia, mentre l'idea di riformare il Comitato delle Regioni, rendendolo una sorta di Bundesrat dell'Unione europea, non ha avuto alcun seguito nella lunga fase di elaborazione della nuova Costituzione, anche la stessa formula «Europa delle regioni» ha perso da tempo molta parte del proprio originario mordente, sostituita da formule più caute, centrate su un'Europa «con le regioni», o addirittura solo «con alcune» regioni. Proprio muovendosi in quest'ultima direzione, l'idea della governance multilivello e gli studi che a questa formula si richiamano considerano l’impatto dell’europeizzazione sulle relazioni che legano i tre livelli di governo (regionale, nazionale, comunitario) presenti nell’Unione europea. Nel processo di integrazione europea - secondo i sostenitori di questa ipotesi - sarebbero individuabili due differenti dinamiche, l’una centrata prevalentemente sugli Stati membri, l’altra mirante a dar forma a un assetto in cui l’autorità nel policy-making sarebbe suddivisa fra i livelli di governo subnazionale, nazionale e sovranazionale. Se il livello nazionale rimane centrale nella definizione delle principali linee politiche dell’Unione, l’individuazione dei dettagli attuativi di quelle decisioni spetta alle istituzioni comunitarie, che sono in grado di coinvolgere nelle procedure di realizzazione anche i governi locali e regionali. In questo senso, l’assetto della governance multilivello e soprattutto gli effettivi margini di azione a disposizione delle regioni non sono stabiliti in modo univoco, ma risulterebbero costantemente ridefiniti per ogni singola area di policy e per ogni contesto nazionale all’interno di un processo in cui l’integrazione non provocherebbe linearmente un incremento dell’omogeneità tra i vari sistemi, né, necessariamente, un aumento della dipendenza della periferia dal centro.
L'azione europea e internazionale della Regione Lombardia va inserita, compresa e valutata, all'interno delle principali tendenze sin qui richiamate.
7.2 - La Regione Lombardia nell’Europa multilivello
Come ha mostrato un numero ormai cospicuo di ricerche, il ruolo dei
governi subnazionali tende a variare a seconda di ogni specifica area
di policy (in ambito transnazionale, non meno che in quello interno ai
singoli Stati). Inoltre, non tutte le regioni risultano dotate delle
stesse capacità di competere per l’allocazione delle risorse europee.
Nel gioco competitivo articolato a più livelli (e con network a
configurazione variabile), risultano pertanto avvantaggiate soprattutto
le realtà dotate di una maggiore autonomia istituzionale e di una più
marcata coesione interna. Sono soprattutto questi elementi a dover
essere presi in considerazione nell'esperienza condotta dalla Regione
Lombardia nel corso degli ultimi anni.
Il ruolo della Regione Lombardia, sia nel contesto europeo, sia nei ben più ampi contesti delle relazioni internazionali e dell’odierno sistema globale, ha mostrato in effetti una costante tendenza alla crescita, oltre che alla definizione di linee di azione e di intervento per gran parte inedite, non solo perché precluse a lungo agli enti di governo “inferiori” rispetto a quello centrale, ma anche perché quasi mai intese come “proprie” della vita ordinaria e delle potenzialità di sviluppo di un’area regionale. In questo senso si potrebbe dire che, se da un lato un’idea non tradizionale di Regione ha consentito l’intrapresa di attività nuove e rilevanti per l’intera comunità regionale, dall’altro lato è stata proprio la prassi innovativa a far crescere la necessità di un’idea differente e di un paradigma di Regione più adeguati ai cambiamenti in corso.
La ricerca di un nuovo ruolo della Regione, in campo europeo e internazionale, inserendosi in quella generale dinamica di ridefinizione delle relazioni di centro e periferia che caratterizza in questi anni i sistemi politici occidentali, si è andata articolando lungo molteplici direzioni, orientate in particolare e più frequentemente alla valorizzazione del ruolo dei governi subnazionali all’interno dell’Unione europea, e alla costruzione di relazioni bilaterali e multilaterali con regioni estere, finalizzate all’elaborazione di strategie cooperative in numerosi campi.
Un primo rilevante canale di crescita dell’attività lombarda nel contesto dell’Unione europea ha coinciso con la partecipazione alle attività del Comitato delle Regioni (specialmente con la partecipazione del Presidente della Regione all’Ufficio di presidenza del Comitato stesso). Nonostante gli esiti per ora timidi e piuttosto incolori della Carta costituzionale, tale presenza attiva è destinata a rivelarsi un aspetto essenziale di quella efficace governance europea, che, prevedibilmente, per molto tempo ancora conquisterà i suoi lineamenti fondamentali più sul terreno della Verfassung che su quello di una formale (comunque la si intenda e definisca) Konstitution europea.
Da un punto di osservazione assai simile (vale a dire, quello di una innovativa “politica costituzionale” che va costruita usando e modificando la realtà “materiale” delle istituzioni e prassi esistenti) è da considerare e valutare anche l’attività dell’Ufficio della Regione presso la sede dell’Unione europea di Bruxelles, aperto – al principio del 1996 – presso la sede di Unioncamere, e poi formalizzato con la l.r. n. 2/1997, anche conseguentemente al mutamento della legislazione nazionale e costituzionale. Obiettivo primario di tale rappresentanza è istituire relazioni dirette e stabili con le istituzioni di Bruxelles. In tal senso, la Regione Lombardia ha svolto, insieme all’Emilia Romagna, alla Toscana, alle Province autonome di Trento e Bolzano, un ruolo di capofila, mostrando una notevole capacità di attivazione, che si è tradotta in un rapido consolidamento dell’Ufficio.
Il ruolo della Regione Lombardia, sia nel contesto europeo, sia nei ben più ampi contesti delle relazioni internazionali e dell’odierno sistema globale, ha mostrato in effetti una costante tendenza alla crescita, oltre che alla definizione di linee di azione e di intervento per gran parte inedite, non solo perché precluse a lungo agli enti di governo “inferiori” rispetto a quello centrale, ma anche perché quasi mai intese come “proprie” della vita ordinaria e delle potenzialità di sviluppo di un’area regionale. In questo senso si potrebbe dire che, se da un lato un’idea non tradizionale di Regione ha consentito l’intrapresa di attività nuove e rilevanti per l’intera comunità regionale, dall’altro lato è stata proprio la prassi innovativa a far crescere la necessità di un’idea differente e di un paradigma di Regione più adeguati ai cambiamenti in corso.
La ricerca di un nuovo ruolo della Regione, in campo europeo e internazionale, inserendosi in quella generale dinamica di ridefinizione delle relazioni di centro e periferia che caratterizza in questi anni i sistemi politici occidentali, si è andata articolando lungo molteplici direzioni, orientate in particolare e più frequentemente alla valorizzazione del ruolo dei governi subnazionali all’interno dell’Unione europea, e alla costruzione di relazioni bilaterali e multilaterali con regioni estere, finalizzate all’elaborazione di strategie cooperative in numerosi campi.
Un primo rilevante canale di crescita dell’attività lombarda nel contesto dell’Unione europea ha coinciso con la partecipazione alle attività del Comitato delle Regioni (specialmente con la partecipazione del Presidente della Regione all’Ufficio di presidenza del Comitato stesso). Nonostante gli esiti per ora timidi e piuttosto incolori della Carta costituzionale, tale presenza attiva è destinata a rivelarsi un aspetto essenziale di quella efficace governance europea, che, prevedibilmente, per molto tempo ancora conquisterà i suoi lineamenti fondamentali più sul terreno della Verfassung che su quello di una formale (comunque la si intenda e definisca) Konstitution europea.
Da un punto di osservazione assai simile (vale a dire, quello di una innovativa “politica costituzionale” che va costruita usando e modificando la realtà “materiale” delle istituzioni e prassi esistenti) è da considerare e valutare anche l’attività dell’Ufficio della Regione presso la sede dell’Unione europea di Bruxelles, aperto – al principio del 1996 – presso la sede di Unioncamere, e poi formalizzato con la l.r. n. 2/1997, anche conseguentemente al mutamento della legislazione nazionale e costituzionale. Obiettivo primario di tale rappresentanza è istituire relazioni dirette e stabili con le istituzioni di Bruxelles. In tal senso, la Regione Lombardia ha svolto, insieme all’Emilia Romagna, alla Toscana, alle Province autonome di Trento e Bolzano, un ruolo di capofila, mostrando una notevole capacità di attivazione, che si è tradotta in un rapido consolidamento dell’Ufficio.
7.3 - Una nuova diplomazia
Se l'attività europea della Regione si è concentrata in misura
rilevante sull'aspetto delle relazioni con Bruxelles, uno degli
elementi più significativi e rilevanti di questi anni è stato però
rappresentato dalla crescita delle relazioni con realtà regionali
estere, nel quadro di una logica effettivamente nuova e funzionalmente
corrispondente ai cambiamenti in atto nel sistema delle relazioni
transnazionali. In questa direzione ci si è avvalsi degli effetti
prodotti dalla giurisprudenza costituzionale, che ha riconosciuto alle
Regioni la facoltà di instaurare rapporti con entità locali straniere e
di porre in essere, con l'assenso governativo, atti di rilievo
internazionale. Tale facoltà si è così aggiunta a quella, già
ampiamente esercitata, di stipulare accordi di cooperazione
transfrontaliera con gli enti locali dei Paesi confinanti. Una simile
ricca serie di attività, naturalmente, non va ad incidere - o a
“interferire” - con la linea di politica estera del centro statale, ma
mirano principalmente a promuovere la crescita contestuale di
competitività e solidarietà. In questo senso si collocano soprattutto
le attività condotte in seno ad associazioni transnazionali o
transfrontaliere di regioni europee, come Arge-Alp (nata nel 1972),
Alpe-Adria (nata nel 1978), e l'Associazione Quattro Motori per
l'Europa, all'interno della quale sono riunite, oltre alla Lombardia,
il Baden-Württemberg, la Catalogna, il Rhône-Alpes. Proprio da questa
iniziativa, varata nel 1988, ha avuto più di recente origine
l'esperienza del “Club delle regioni”, che intende sopperire allo
scarso ruolo riconosciuto al livello regionale – anche in termini di
comunicazione all’opinione pubblica europea – dal formale sistema
“costituzionale” dell’Europa. Nel giugno del 1995, la Lombardia ha
inoltre preso parte alla fondazione di “Arco Sud europeo”, un gruppo di
diciassette Regioni, dal Portogallo alla Turchia, interessate allo
sviluppo di infrastrutture di trasporto tra est e ovest, tra l'Europa
mediterranea e l'Europa danubiana.
Dal 1995, inoltre, la Regione Lombardia ha modificato la stessa logica di fondo delle proprie relazioni internazionali, perseguendo con decisione il rafforzamento dell’internazionalizzazione dell'economia lombarda. In questo quadro, il nuovo ruolo assunto dall’istituzione regionale nella rappresentanza estera degli operatori economici lombardi, ha proceduto soprattutto verso alcune principali direttrici.
Innanzitutto è da segnalare, a questo proposito, l’intensificazione delle missioni istituzionali all’estero, che - guidate dal Presidente della Regione e con la partecipazione di delegazioni composte da imprenditori, esponenti dell’Università e del mondo della ricerca, rappresentanti delle Camere di Commercio, consorzi di export, associazioni professionali e di categoria - hanno toccato tanto l’Europa, quanto Paesi del Mediterraneo, del Medio Oriente, dell’Africa subsahariana, dell’America del Nord, dell’America del Sud e dell’Asia. Tali missioni si sono rivolte a diverse tipologie di paesi: a) ad aree che offrono possibilità di comparazione (in ordine alle strategie di sviluppo); b) ad aree che presentano potenziali di crescita e guardano al sistema lombardo come a un modello di sviluppo; c) ad aree in cui la Regione Lombardia ha puntato a favorire l’instaurarsi di un clima politico e culturale favorevole alla diffusione dei valori democratici.

In questo stesso ambito - e all’interno della medesima tendenza verso l’affermazione del nuovo ruolo dell’istituzione regionale in campo internazionale – vanno anche evidenziati la stipulazione di numerosi protocolli di intesa, la partecipazione delle Regione alle fiere internazionali e il crescente sostegno ai liberi rapporti di scambio internazionale tra Università. L'esportazione del “Modello Lombardia” - ossia la linea che ha principalmente guidato l’attività della Regione in campo internazionale – si è così realizzata anche con il coinvolgimento in iniziative e progetti multilaterali con organizzazioni internazionali come Banca Mondiale, Banca asiatica di sviluppo, Banca interamericana di sviluppo (BID), Banca europea per gli investimenti (BEI) o Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS). A completare questo quadro, è inoltre l'attività della Regione nel campo della cooperazione “decentrata”, condotta per iniziativa regionale seppure d'intesa con il governo nazionale.
Nel suo complesso, seppur ancora in una fase di vivace sperimentazione, l’attività diplomatica che ha caratterizzato la Regione Lombardia negli ultimi anni sembra mostrare la tendenza verso una logica di intervento largamente innovativa, al tempo stesso economica e politica Una logica che senza – contrapporsi all’azione diplomatica dello Stato centrale – procede piuttosto verso l’assunzione di un ruolo di attivazione e mobilitazione delle risorse locali, per la promozione di relazioni e cooperazione tra attori regionali e attori esteri.

Dal 1995, inoltre, la Regione Lombardia ha modificato la stessa logica di fondo delle proprie relazioni internazionali, perseguendo con decisione il rafforzamento dell’internazionalizzazione dell'economia lombarda. In questo quadro, il nuovo ruolo assunto dall’istituzione regionale nella rappresentanza estera degli operatori economici lombardi, ha proceduto soprattutto verso alcune principali direttrici.
Innanzitutto è da segnalare, a questo proposito, l’intensificazione delle missioni istituzionali all’estero, che - guidate dal Presidente della Regione e con la partecipazione di delegazioni composte da imprenditori, esponenti dell’Università e del mondo della ricerca, rappresentanti delle Camere di Commercio, consorzi di export, associazioni professionali e di categoria - hanno toccato tanto l’Europa, quanto Paesi del Mediterraneo, del Medio Oriente, dell’Africa subsahariana, dell’America del Nord, dell’America del Sud e dell’Asia. Tali missioni si sono rivolte a diverse tipologie di paesi: a) ad aree che offrono possibilità di comparazione (in ordine alle strategie di sviluppo); b) ad aree che presentano potenziali di crescita e guardano al sistema lombardo come a un modello di sviluppo; c) ad aree in cui la Regione Lombardia ha puntato a favorire l’instaurarsi di un clima politico e culturale favorevole alla diffusione dei valori democratici.

In questo stesso ambito - e all’interno della medesima tendenza verso l’affermazione del nuovo ruolo dell’istituzione regionale in campo internazionale – vanno anche evidenziati la stipulazione di numerosi protocolli di intesa, la partecipazione delle Regione alle fiere internazionali e il crescente sostegno ai liberi rapporti di scambio internazionale tra Università. L'esportazione del “Modello Lombardia” - ossia la linea che ha principalmente guidato l’attività della Regione in campo internazionale – si è così realizzata anche con il coinvolgimento in iniziative e progetti multilaterali con organizzazioni internazionali come Banca Mondiale, Banca asiatica di sviluppo, Banca interamericana di sviluppo (BID), Banca europea per gli investimenti (BEI) o Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS). A completare questo quadro, è inoltre l'attività della Regione nel campo della cooperazione “decentrata”, condotta per iniziativa regionale seppure d'intesa con il governo nazionale.
Nel suo complesso, seppur ancora in una fase di vivace sperimentazione, l’attività diplomatica che ha caratterizzato la Regione Lombardia negli ultimi anni sembra mostrare la tendenza verso una logica di intervento largamente innovativa, al tempo stesso economica e politica Una logica che senza – contrapporsi all’azione diplomatica dello Stato centrale – procede piuttosto verso l’assunzione di un ruolo di attivazione e mobilitazione delle risorse locali, per la promozione di relazioni e cooperazione tra attori regionali e attori esteri.

7.4 - La ricerca di uno spazio politico
Attuata e misurabile in questi termini, la crescita del ruolo europeo e
internazionale della Regione Lombardia risulta in asse con quelle
trasformazioni che, contribuendo a dislocare e spesso smobilitare le
vecchie delimitazioni tra “interno” ed “esterno”, non meno di quelle
(sostanziali, quando non anche formali) tra “inclusione” ed
“esclusione” rispetto ad una molteplicità di rapporti internazionali,
con ritmo sempre più intenso conducono ad un sistema – o ad un ordine –
realmente poliarchico di poteri, funzioni e interessi. Seppure il peso
del centro statale (e non solo nella realtà italiana) non possa essere
sottovalutato, così come non sono da sottostimare – in un clima
internazionale di insicurezza – le maggiori propensioni al
conservatorismo, anche istituzionale, tali trasformazioni stanno
ulteriormente sottolineando la necessità di uno specifico spazio
transnazionale per la dimensione regionale. Uno spazio genuinamente
“politico”. Anche e soprattutto perché dal ruolo internazionale di una
regione dipenderà concretamente, oltre che l’essenziale sostegno alle
potenzialità innovative del sistema economico, la possibilità di
costruire nuove e più efficaci corrispondenze – sul terreno del
welfare, in primo luogo – tra istituzioni e società, tra autorità e
affidabilità di chi governa e consenso non instabile e frammentato di
chi con fiducia chiede di essere governato.