introduzione
di Fabio Roversi Monaco e Lorenza Violini
Nell’introdurre la parte dedicata alla dimensione istituzionale
dell’attività del governo lombardo nell’ultimo decennio può essere
utile riandare in estrema sintesi alla riflessione compiuta sullo
stesso tema in una ricerca analoga predisposta dall’IReR tra il 1999 e
il 20001.
La riflessione di allora, compiuta dopo il primo quinquennio di
governo, era essenzialmente imperniata sui temi relativi alla
attuazione della coeva riforma costituzionale (legge cost. n. 1/1999).
I due momenti di riflessione sono legati da un filo conduttore
costituito dal contesto in cui si è mossa l’azione di governo della
Regione: allora come oggi alle attese destate dall’emanazione della
legge cost. n. 1/1999 fanno riscontro le altrettanto trepide
aspettative circa l’attuazione di un aspetto cruciale per la
realizzazione del federalismo, vale a dire, la messa in opera di quanto
previsto dal nuovo art. 119 Cost. relativo al federalismo fiscale. In
altre parole siamo ancora di fronte al rinnovamento del quadro
costituzionale in cui si muovono le nostre istituzioni regionali,
passando da un “federalismo promesso” ad un “federalismo attuato”.
Quanto si riscontra è uno stato assai insoddisfacente dei processi di
rinnovamento che fanno capo alla competenza dello Stato centrale e che
certamente incidono sul cammino delle regioni. Le pagine che seguono
mostrano che un cammino c’è stato, pur tra luci ed ombre, ed il
contesto nazionale, con le sue problematiche, non ha paralizzato il
tentativo di porre in essere processi di rinnovamento in sede locale,
atti a rendere la Regione più efficiente al suo interno e più capace,
nella sua azione verso l’esterno, di rispondere alle sollecitazioni
emergenti dal corpo sociale.
Il presente lavoro si snoda secondo lo schema classico di chi riferisce
sul government e sulla governance, articolandosi in una prima parte sul
contesto nazionale e sulla collocazione della Lombardia rispetto ad
esso e in una seconda, imperniata invece sull’azione di governo messa
in atto in sede regionale nell’ultimo decennio.
La prima parte evidenzia tutti quei fattori che costituivano una sorta
di guidelines per l’attuazione del federalismo in Italia ed è
interessante mettere in luce fin da subito come la Regione si sia
mostrata permeabile a quanto avveniva sul piano nazionale pur
perseguendo una propria linea programmatica che, come tutti sanno, è
fortemente orientata al principio di sussidiarietà. Mirando pertanto a
descrivere il contesto, ai primi tre capitoli, dedicati alla dimensione
costituzionale, seguono altri tre interventi relativi al federalismo
fiscale. In proposito, già nel 1999-2000 si evidenziava la necessità di
dar corpo a tale progetto secondo linee di intervento incentrate su
azioni di ridefinizione dei rapporti con lo Stato per la gestione dei
tributi regionali, sull’utilizzo delle agenzie fiscali come centri di
servizio tributari su scala regionale e sulla messa in opera di un
nuovo sistema tributario regionale con riscossione di tutti i tributi
in sede locale, assicurando allo Stato la quota necessaria alle
funzioni fondamentali, e alle regioni sperequate la quota di
solidarietà; in particolare si riteneva che fosse necessario “lasciare”
al territorio parte della ricchezza da esso prodotta (almeno nella
misura del 70%) mentre si mirava a creare una rete organica di
relazioni con gli enti locali volta a dare attuazione interna al
federalismo fiscale. Si vedrà in seguito come, a vari livelli, lo
sforzo di creare trame consolidate di relazioni istituzionali, sia con
altre regioni sia con gli enti locali lombardi, siano state tra le più
rilevanti realizzazioni del settore.
La seconda parte del lavoro, dedicata alle azioni di governo regionale,
può essere letta secondo la logica del passaggio dai progetti alle
prassi. Il cammino intrapreso nel settore delle relazioni
internazionali e comunitarie, di cui si aveva già traccia nella ricerca
precedente, si è andato sviluppando in modo assai incidente ed ha
assunto una vera e propria valenza strategica per la Regione. Tanto che
la promessa allora fatta di integrare nella
programmazione regionale la programmazione comunitaria, allo scopo di
valorizzare al massimo i programmi comunitari, si è pienamente
realizzata, così come strategici si sono rivelati i rapporti con le
autonomie territoriali e sociali, avendo la Regione sviluppato una
lunga serie di strumenti di governance (si veda in proposito la
legislazione sulla programmazione negoziata); sempre come attinenti
alla dimensione strategica sono stati analizzati i rapporti con lo
Stato centrale. In proposito, va detto come nella ricerca del luglio
2000 si prefigurava come qualificante la linea politica volta all’
attuazione di un “regionalismo differenziato”: tale scelta emerge come
opportuna anche nelle analisi che sono state compiute per dar corpo al
presente lavoro, con l’avvertenza – tuttavia – che il regionalismo
differenziato di oggi non si connota tanto come un esito degli
strumenti e delle forme previste dalla Costituzione quanto come
risultato della prassi della contrattazione col governo centrale.
Dall’analisi degli accordi fra lo Stato e le regioni compiuta in questa
sede si evince, infatti, come il regionalismo differenziato possa
essere considerato una sorta di “via italiana al federalismo”, essendo
l’unica in grado di rispettare le profonde diversità tra regioni
proprie del nostro Paese, in cui sembrerebbe conveniente procedere a
devoluzioni circostanziate solo laddove le realtà locali siano pronte a
far fronte ai nuovi compiti. Dai progetti alle prassi, dunque,
evidenziando naturalmente come tali prassi, dopo essere state
instaurate, debbano ora maturare fino a dare appieno i loro frutti;
tale considerazione, come si vedrà, è particolarmente vera per la
dimensione del partenariato come metodo e strumento di governo la cui
creazione prelude ad un importante rinnovamento nelle formule di
amministrazione degli interessi presenti sul territorio regionale e su
cui sarà importante puntare l’attenzione in futuro. Oltre alla
dimensione strategica, la seconda parte analizza altri ambiti
dell’azione regionale: l’attività legislativa, l’organizzazione della
Regione e la tematica della sicurezza, intesa soprattutto come valore
di orientamento per le scelte delle diverse politiche che attengono a
tale poliedrico tema, ma anche come tema specifico relativo alla
gestione delle emergenze e degli stati di necessità. Quanto alla
dimensione legislativa, l’analisi qui fatta non si limitata ad indagare
i nuovi ambiti dell’azione regionale (come era accaduto nel 2000) ma
prende in considerazione tutto il complesso della produzione
legislativa della Regione Lombardia degli ultimi dieci anni, articolata
per macroaree. Rinviando alla lettura del testo per una visione
complessiva di quanto è stato fatto, va qui introduttivamente ricordato
che l’azione regionale non si è sviluppata solo in via legislativa ma
ha avuto presente anche la necessità, ispirata al principio di
sussidiarietà, di delegificare ove possibile la produzione di regole e
di semplificare l’azione amministrativa. Di qui la parte dedicata alla
delegificazione, su cui il governo regionale si è impegnato in passato
e intende impegnarsi ulteriormente in futuro.
Totalmente nuova, infine, in quanto assente nella ricerca precedente, è
la questione della dimensione organizzativa della Regione, qui
riportata, innanzitutto ma non esclusivamente, come frutto di un
importante provvedimento regionale, l’istituzione ad opera della l.r.
n. 1/2000 di un Osservatorio sulla riforma amministrativa e sul
federalismo, che in questi anni ha sviluppato importanti tematiche
relative al federalismo e alla sussidiarietà.
1IReR, Rapporto IReR di legislatura 2000-2005 – Parte istituzionale, Milano 2000.
1IReR, Rapporto IReR di legislatura 2000-2005 – Parte istituzionale, Milano 2000.