Gabriele Albertini
La Lombardia e Milano
In questi ultimi tempi l’evoluzione della Lombardia è stata per molti
versi esemplare sia rapportandola al contesto europeo sia tenendo conto
di una situazione internazionale condizionata da nuove emergenze. Se
questa specificità si è verificata certamente molto è dipeso dal
modello che il capoluogo ha saputo imporre.
Non è un caso infatti che Milano, lo hanno ribadito anche recenti sondaggi, sia divenuto il motore trainante di tutto il Paese. Parlo non solo sotto il profilo economico, industriale e culturale ma anche sotto quello politico. Il fatto che a capo di entrambe le amministrazioni siano stati eletti rappresentanti dello stesso schieramento ha certamente determinato delle ricadute positive. Non avrebbe potuto essere diversamente, tenuto conto dell’identità di vedute tra Formigoni e il sindaco di Milano.
La collaborazione che ha contraddistinto le nostre attività si è concretizzata su tematiche essenziali allo sviluppo dell’intero territorio. Parlo per esempio delle infrastrutture per il trasporto, della protezione ambientale, della sicurezza, dell’incentivazione all’imprenditoria, delle norme sul lavoro.
Cosa significa tutto questo? Volendo dare una risposta concreta possiamo citare l’ultimissima indagine di Unioncamere-Istituto Tagliacarte. Essa riferisce che il valore aggiunto pro capite nel 2003 è stato per Milano di 30.468 euro ossia il triplo rispetto all’ultimo dato della classifica riferita alle province italiane. Se per le altre città, soprattutto nel centro-sud, il problema è quello di attrarre investimenti, per il capoluogo lombardo abbiamo quasi una tendenza opposta. Anzi Milano è quasi la porta d’entrata nel Paese per gli investimenti diretti delle imprese estere. Il 40% della forza economica della città viene infatti da multinazionali in prevalenza statunitensi ma anche tedesche, inglesi, francesi e giapponesi.
Mi sono soffermato su questo aspetto per dimostrare l’efficacia delle politiche di promozione industriale sviluppate da Formigoni sullo scacchiere internazionale. Comunque è solo un esempio dell’intesa raggiunta tra Regione e Comune. La collaborazione tra i due enti ha consentito non solo di sanare situazioni lasciate incancrenire dalle precedenti amministrazioni ma anche di realizzare importanti progetti che avranno ricadute positive per l’intero Paese. Parlo per esempio del Polo esterno della Fiera a Rho-Pero che sarà la più grande superficie espositiva mai realizzata in Europa. Poi abbiamo costruito il passante ferroviario il cui cantiere bloccato da decenni determinava, di fatto, una strozzatura nel sistema di trasporto ferroviario tra la Lombardia e le altre regioni. Ad architetti di fama mondiale è stato affidato il progetto urbanistico per la riqualificazione dell’area Garibaldi-Repubblica dove accanto alla città della Moda sorgerà anche il nuovo palazzo della Regione.
Come si vede dunque uno stesso orientamento alla concretezza sta alla base delle politiche di sviluppo seguite da Formigoni e dal sindaco di Milano, che anche sulle tematiche della difesa ambientale hanno promosso una stretta collaborazione.
Parlo soprattutto delle ricerche sull’idrogeno da impiegare come vettore energetico e, entro il 2006, come carburante per alcuni autobus dell’ATM. Sul piano dello sviluppo sostenibile tutti inoltre conoscono il progetto della Regione di creare nel polo Alfa di Arese un centro per la progettazione e realizzazione di un’automobile a idrogeno.
In definitiva possiamo dire che Regione e Comune abbiano realizzato e stiano portando avanti linee di governo imperniate su matrici comuni, con analoghe linee di sviluppo e finalizzate a imporre in Italia e all’estero l’immagine, anche culturale, del “made in Italy”.
Il loro modello inoltre ha saputo imporsi come cerniera dell’Italia con l’Europa. Questo anche grazie alla posizione strategica del territorio che occupano. Tale considerazione è particolarmente evidente se analizziamo il sistema del trasporto aereo, per il quale è impensabile lo sviluppo senza ipotizzare un potenziamento della Malpensa, sia per quello che riguarda le tratte intercontinentali sia in relazione alla flotta del vettore nazionale. Milano e la Regione sono inoltre un crocevia di primaria importanza anche per i collegamenti ferroviari e autostradali. Ne sono una riprova il “corridoio 5” ossia il sistema multimodale che collega Lisbona con Kiev, il “valico 3” destinato a rilanciare la rotaia sull’asse sud-nord e infine l’autostrada pedemontana. Questo parlando in un contesto generale, perché più in particolare dobbiamo sottolineare che Comune di Milano e Regione stanno procedendo di pari passo nel potenziamento dei sistemi di trasporto metropolitano che, come dice la parola stessa, non è più urbano bensì esteso a un territorio che ormai supera anche quello della provincia.
Voglio concludere con un’ultima considerazione. Le sinergie sviluppate da questi due enti dovrebbero, a mio parere, costituire un modello operativo per le altre regioni e le altre città italiane. Anche se amministrate da forze politiche differenti dalla nostra. Sono i risultati e non le parole che danno autorevolezza alle scelte della Regione Lombardia e del Comune di Milano.
Non è un caso infatti che Milano, lo hanno ribadito anche recenti sondaggi, sia divenuto il motore trainante di tutto il Paese. Parlo non solo sotto il profilo economico, industriale e culturale ma anche sotto quello politico. Il fatto che a capo di entrambe le amministrazioni siano stati eletti rappresentanti dello stesso schieramento ha certamente determinato delle ricadute positive. Non avrebbe potuto essere diversamente, tenuto conto dell’identità di vedute tra Formigoni e il sindaco di Milano.
La collaborazione che ha contraddistinto le nostre attività si è concretizzata su tematiche essenziali allo sviluppo dell’intero territorio. Parlo per esempio delle infrastrutture per il trasporto, della protezione ambientale, della sicurezza, dell’incentivazione all’imprenditoria, delle norme sul lavoro.
Cosa significa tutto questo? Volendo dare una risposta concreta possiamo citare l’ultimissima indagine di Unioncamere-Istituto Tagliacarte. Essa riferisce che il valore aggiunto pro capite nel 2003 è stato per Milano di 30.468 euro ossia il triplo rispetto all’ultimo dato della classifica riferita alle province italiane. Se per le altre città, soprattutto nel centro-sud, il problema è quello di attrarre investimenti, per il capoluogo lombardo abbiamo quasi una tendenza opposta. Anzi Milano è quasi la porta d’entrata nel Paese per gli investimenti diretti delle imprese estere. Il 40% della forza economica della città viene infatti da multinazionali in prevalenza statunitensi ma anche tedesche, inglesi, francesi e giapponesi.
Mi sono soffermato su questo aspetto per dimostrare l’efficacia delle politiche di promozione industriale sviluppate da Formigoni sullo scacchiere internazionale. Comunque è solo un esempio dell’intesa raggiunta tra Regione e Comune. La collaborazione tra i due enti ha consentito non solo di sanare situazioni lasciate incancrenire dalle precedenti amministrazioni ma anche di realizzare importanti progetti che avranno ricadute positive per l’intero Paese. Parlo per esempio del Polo esterno della Fiera a Rho-Pero che sarà la più grande superficie espositiva mai realizzata in Europa. Poi abbiamo costruito il passante ferroviario il cui cantiere bloccato da decenni determinava, di fatto, una strozzatura nel sistema di trasporto ferroviario tra la Lombardia e le altre regioni. Ad architetti di fama mondiale è stato affidato il progetto urbanistico per la riqualificazione dell’area Garibaldi-Repubblica dove accanto alla città della Moda sorgerà anche il nuovo palazzo della Regione.
Come si vede dunque uno stesso orientamento alla concretezza sta alla base delle politiche di sviluppo seguite da Formigoni e dal sindaco di Milano, che anche sulle tematiche della difesa ambientale hanno promosso una stretta collaborazione.
Parlo soprattutto delle ricerche sull’idrogeno da impiegare come vettore energetico e, entro il 2006, come carburante per alcuni autobus dell’ATM. Sul piano dello sviluppo sostenibile tutti inoltre conoscono il progetto della Regione di creare nel polo Alfa di Arese un centro per la progettazione e realizzazione di un’automobile a idrogeno.
In definitiva possiamo dire che Regione e Comune abbiano realizzato e stiano portando avanti linee di governo imperniate su matrici comuni, con analoghe linee di sviluppo e finalizzate a imporre in Italia e all’estero l’immagine, anche culturale, del “made in Italy”.
Il loro modello inoltre ha saputo imporsi come cerniera dell’Italia con l’Europa. Questo anche grazie alla posizione strategica del territorio che occupano. Tale considerazione è particolarmente evidente se analizziamo il sistema del trasporto aereo, per il quale è impensabile lo sviluppo senza ipotizzare un potenziamento della Malpensa, sia per quello che riguarda le tratte intercontinentali sia in relazione alla flotta del vettore nazionale. Milano e la Regione sono inoltre un crocevia di primaria importanza anche per i collegamenti ferroviari e autostradali. Ne sono una riprova il “corridoio 5” ossia il sistema multimodale che collega Lisbona con Kiev, il “valico 3” destinato a rilanciare la rotaia sull’asse sud-nord e infine l’autostrada pedemontana. Questo parlando in un contesto generale, perché più in particolare dobbiamo sottolineare che Comune di Milano e Regione stanno procedendo di pari passo nel potenziamento dei sistemi di trasporto metropolitano che, come dice la parola stessa, non è più urbano bensì esteso a un territorio che ormai supera anche quello della provincia.
Voglio concludere con un’ultima considerazione. Le sinergie sviluppate da questi due enti dovrebbero, a mio parere, costituire un modello operativo per le altre regioni e le altre città italiane. Anche se amministrate da forze politiche differenti dalla nostra. Sono i risultati e non le parole che danno autorevolezza alle scelte della Regione Lombardia e del Comune di Milano.