Skip to content.
Sections
You are here: Home » Punti di vista » Attilio Fontana

Attilio Fontana

Un nuovo ruolo per i Consigli regionali
Dal 2000 ad oggi le regioni si sono confermate come istituzioni in grado di moltiplicare le energie positive presenti sul territorio, di dialogare con efficacia con gli altri livelli di governo, di comprendere e di promuovere la creatività di un popolo.
Nell’era della globalizzazione le istituzioni regionali hanno il compito di difendere identità e capacità di sviluppo dei propri territori, anche integrando e armonizzando le istanze e le sollecitazioni che provengono dalle comunità locali. Ecco perché i cittadini guardano alle regioni con sempre maggior interesse e consapevolezza. Un’attenzione, questa, che si traduce in una forte domanda di partecipazione cui bisogna corrispondere con grande disponibilità e spirito costruttivo.
Alle istituzioni e ai politici, oggi più che mai, si chiede concretezza, capacità di risolvere i problemi e coerenza con i punti programmatici promessi. È quanto impone anche un quadro internazionale caratterizzato da elementi preoccupanti, sia per quanto concerne l’economia, sia per le situazioni che mettono in continua crisi la convivenza pacifica tra le nazioni. Viviamo tempi difficili e sono sempre più necessarie democrazia e partecipazione, ragion d’essere dei parlamenti.
Promuovere con vigore, perciò, il ruolo delle assemblee regionali è stato l’impegno dei vertici dei Consigli regionali italiani e del loro coordinamento, che ho presieduto a partire dal 2003. È avendo chiaro il valore delle assemblee regionali che abbiamo individuato una serie di proposte avanzate in sede di dibattito sulle riforme federaliste e nell’ambito dei lavori per il trattato costituzionale europeo, documento che per molti aspetti è molto deludente. I Consigli regionali si sono adoperati per rafforzare, rinvigorire e consolidare la rete italiana ed europea dei Parlamenti regionali e molto è stato sviluppato in termini di progettualità per ridare forza e incisività istituzionale alle nostre Assemblee regionali, che vivono da alcuni anni una crisi di identità che investe tutti gli organi rappresentativi. Penso, per esempio, all’impegno per una migliore qualità della legislazione, per una sua semplificazione e sburocratizzazione, ma anche alla riflessione sull’individuazione di strumenti che permettano ai titolari della rappresentanza di spiegare e far conoscere ai cittadini le leggi, il motivo per cui sono state fatte, e la loro ricaduta concreta sui diversi settori in cui intervengono. Nella stessa direzione, si è operato per introdurre una cultura della “valutazione” a posteriori dei risultati delle politiche messe in atto per il governo dei nostri territori.
Molto è stato fatto, ma molti aspetti devono continuare a essere al centro di un’azione che risponda alla necessità di rafforzare ulteriormente ruolo e funzioni dei parlamenti regionali. Del resto ci attendiamo una accelerazione del cammino delle riforme e il raggiungimento dell’obiettivo, da tempo proclamato, di un potenziamento delle istituzioni regionali.
Anche il percorso di elaborazione dei nuovi Statuti regionali, che si chiude ad oggi con un bilancio in chiaroscuro, rende palese, pur con tutte le sue criticità, e forse proprio in ragione di esse, che siamo di fronte a un passaggio non scontato della partita delle riforme. Le difficoltà che si sono incontrate sul cammino – il contrasto con gli esecutivi regionali, le ambiguità che hanno pesato sulla riforma della Costituzione del 2001, la crisi di ruolo delle Assemblee, la difficoltà delle Istituzioni centrali di pensarsi non più come gerarchicamente ordinate rispetto alle regioni e agli enti locali – caratterizzano un itinerario in cui le istituzioni sono chiamate a ripensarsi profondamente e globalmente.
È importante, comunque, che le riforme destinate a cambiare la fisionomia dello Stato e il lavoro degli statuti procedano in sintonia. Per quanto riguarda gli statuti finora approvati, essi contengono elementi di novità sul piano dei diritti, della partecipazione, del governo del territorio, del rapporto con le autonomie locali e con l’Europa. A mio avviso occorre tuttavia un ulteriore “salto di qualità”, così da far diventare questi passaggi di stesura degli statuti non solo come l’esplicitazione di un dovere istituzionale, ma come occasione da non trascurare per armonizzare le nuove regole con i cambiamenti delle nostre società e delle esigenze dei cittadini.
Anche per quanto riguarda l’integrazione europea, l’attività che le nostre Assemblee regionali hanno promosso è stata rilevante. Si sono rafforzati e intensificati i rapporti anche bilaterali fra i parlamenti regionali europei, sono stati creati momenti di lavoro e di scambio di esperienze, anche con le regioni di Stati che da poco hanno aderito alla Unione o che di essa sono partner o che possono diventarlo. Tra gli appuntamenti più significativi di questi anni ricordo l’Assemblea generale della CALRE (l’assemblea dei parlamenti regionali europei), che si è svolta a Milano, e l’incontro tra i parlamenti delle regioni alpine tenutosi a Varese. Tutto questo lavoro conferma quanto sia necessaria una visione della unità europea basata sui territori, sui popoli, sulle sedi dove si rappresentano democraticamente e si valorizzano gli interessi dei cittadini. Da questa consapevolezza è derivata anche l’insistenza nel proporre alla Convenzione sull’Europa alcuni principi da noi tutti condivisi: la valorizzazione della sussidiarietà; l’individuazione di una chiara distinzione di competenze tra diversi livelli istituzionali, la garanzia che le regioni con capacità legislativa possano ricorrere alla Corte di Giustizia, l’affermazione dell’importanza della cooperazione interparlamentare, la rivalutazione del Comitato delle regioni con la partecipazione diretta dei Consigli regionali. Come Consigli ci siamo caricati dell’onere di dover rappresentare argomenti di tenore istituzionale che – mi rendo conto – fanno fatica a essere compresi con la dovuta completezza e in tutti i loro risvolti dall’opinione pubblica. La quale, tra l’altro, sui temi europei sconta anni di distanza tra processo di integrazione e autentiche partecipazione e conoscenza. È un fatto gravissimo che sulle scelte che riguardano l’Europa i cittadini non vengono mai consultati. Credo perciò sia indispensabile, innanzitutto per il nostro Paese, ampliare le norme che consentono di fare esprimere direttamente i cittadini.
Per quanto riguarda il lavoro legislativo del Consiglio regionale della Lombardia, abbiamo rilevato a consuntivo dell’attività 2004 un incremento del numero delle leggi approvate: sono state una quarantina nel corso dell’anno solare appena trascorso, a fronte della trentina promulgate negli anni precedenti. Bisogna aggiungere la riconquistata potestà sui regolamenti (10 nel 2004), al centro di una difficile mediazione con l’esecutivo regionale. A questo sensibile aumento della produzione legislativa non ha corrisposto un balzo del numero delle sedute consiliari, mentre è stato incrementato il numero delle riunioni di commissione e delle audizioni. Questo fatto evidenzia un aspetto del ruolo degli organi consiliari: quello di interlocutore e di mediatore istituzionale con le realtà locali, le associazioni, le organizzazioni sindacali sulle questioni di loro competenza.





Document Actions
 

Personal tools