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Michele Pasca-Raymondo

Lombardia: un “laboratorio” dell’evoluzione
L’immagine della Lombardia come regione trainante d’Italia nel contesto europeo è sicuramente pienamente attuale: anche nella necessità di fronteggiare le sfide nuove della globalizzazione, la Lombardia dimostra di meritare il ruolo di traino, di modello, di “laboratorio” dell’evoluzione.
La grande trasformazione dell’economia lombarda, dall’intensa industrializzazione pesante del dopoguerra all’attuale economia dei servizi e della conoscenza, non è stata certamente indolore, ma il territorio regionale ha saputo gestire e assecondare il cambiamento, non rinunciando appunto al ruolo consolidato di leadership nel contesto italiano e di avanguardia nel contesto europeo. Negli ultimi anni il processo di cambiamento si è compiuto e vive momenti di “eccellenza” anche a livello di grandi opere: ad esempio, il nuovo polo fieristico di Milano. Vi sono anche esempi meno “visibili” ma altrettanto importanti, che caratterizzano il cambiamento: uno di questi è la riconversione degli spazi dimessi a Sesto San Giovanni, all’interno dei quali si è insediato un attivo centro di servizi per la piccola e media impresa, focalizzato sull’innovazione e il trasferimento di tecnologia.
A livello di conseguenze, due sono le riflessioni, al di là dell’evidenza di una sempre più marcata caratterizzazione “immateriale” dell’economia lombarda: una riguarda l’occupazione, ossia il cambiamento dei “tipi” di lavoro e delle figure professionali, riflessione legata anche alla gestione dei flussi di immigrati e della loro integrazione nella società regionale. Questo è un punto fondamentale per la gestione del cambiamento e la preparazione alle sfide del domani. La scuola e l’università lombarda hanno già tradotto tali esigenze in proposte concrete e innovative di formazione, anche a livello post-universitario, cogliendo le tendenze in atto. Tale capacità, tuttavia, deve essere “foraggiata” e coltivata senza interruzione poiché rappresenta un fattore cruciale di base per lo sviluppo futuro.
Un’altra riflessione è costituita dalla gestione del territorio. I cambiamenti intervenuti hanno imposto la necessità di pensare a differenti relazioni tra città e hinterland, tra il “polo” milanese e gli altri centri urbani regionali, tra territorio a vocazione industriale e territorio a vocazione rurale. Di questa gestione del territorio fanno parte le grandi infrastrutture di comunicazione, Malpensa in primis, ma non solo, si pensi all’attuale costruzione dei corridoi ferroviari ad alta velocità, che si intersecheranno proprio nel territorio lombardo, come la Torino-Venezia e la Milano-Roma -Napoli.
Un altro elemento evolutivo importante scaturisce dalla gestione della mobilità in ambito locale, con particolare riferimento ai contesti urbani: l’abbandono delle grandi fabbriche delle periferie ha imposto la riflessione su diversi paradigmi di mobilità; l’esplosione dei costi di realizzazione delle linee metropolitane “tradizionali” ha portato l’attenzione sulla concezione di modalità di trasporto più “leggere” o sulla valorizzazione delle possibilità di interscambio tra modalità diverse (si pensi al passante ferroviario di Milano).
Infine, la gestione del territorio non può trascurare le aree rurali, di collina e montagna, e i parchi naturali, che possono fare dell’ambiente e della sostenibilità due elementi portanti di uno sviluppo economico diverso da quello a cui siamo tradizionalmente abituati, ma che rivestirà un ruolo sempre più rilevante negli anni a venire. La sfida, in questo senso, è far emergere il “ruolo” e la vocazione di tali aree nel contesto del modello lombardo e nel quadro di una relazione equilibrata tra aree urbane e aree rurali.
Per quanto riguarda le politiche regionali e di coesione, lo sforzo dell’Unione europea è indirizzato in primo luogo alle regioni in ritardo di sviluppo. Ciò non significa ovviamente che la Lombardia non possa rappresentare un luogo di eccellenza e di sperimentazione. La gestione del territorio è un fattore determinante nella gestione del cambiamento, pertanto la capacità di cogliere, affrontare e dare soluzioni ai problemi di declino o di perifericità di alcune aree, anche in una regione ricca come la Lombardia, diventa un elemento di non poco conto per minimizzare o evitare, a livello regionale, possibili tensioni economiche e sociali.
Quattro sono i punti che meritano una breve trattazione: lo sviluppo urbano, la riconversione industriale, lo sviluppo rurale e la cooperazione.
Lo sviluppo urbano ha guadagnato l’attenzione di Bruxelles grazie al successo dell’iniziativa comunitaria URBAN. In questo ambito, Milano è oggetto di un intervento specifico. In generale, significative sono le possibilità di apprendimento e di insegnamento, importante è allacciare e sviluppare contatti, confronti, reti di città e scambi di esperienze con altre realtà urbane, italiane ed europee, che hanno saputo sviluppare progetti di eccellenza. Particolare attenzione potrebbe essere dedicata alle città medie e al loro ruolo di “poli” a valenza regionale.
In merito alla riconversione industriale, le esperienze della politica di coesione europea si concentrano in particolare sull’Asse del Sempione. In tale contesto è opportuno segnalare la creazione di un “fondo rotativo” per la realizzazione di infrastrutture per le piccole e medie imprese, il che testimonia la propensione all’innovazione, sia nel senso del “prodotto” sia (come in questo caso) nel senso del “processo”, della società e delle istituzioni lombarde.
Lo sviluppo rurale investe soprattutto la capacità di diversificare i fattori trainanti dello sviluppo del territorio, valorizzando le opportunità insite nelle zone più decentrate, puntando sulla capacità dei territori di scommettere su fattori di crescita, come l’agricoltura, non solo nella sua accezione produttiva ma ugualmente nella sua vocazione multifunzionale, il turismo o l’ambiente. Un invito potrebbe riguardare il rafforzamento delle forme di “partenariato” sui contenuti dei percorsi di sviluppo territoriale, in particolare a livello istituzionale (con i comuni, ma anche le Comunità montane, le associazioni imprenditoriali, le università, le organizzazioni non governative). E’ un modo interessante per far emergere proposte di sviluppo “dal basso”, coerenti con le vocazioni locali, che in altri contesti territoriali ha mostrato significativi risultati positivi.
Infine, la cooperazione. E’ forse velleitario trovare spunti e suggerimenti in questo settore per la regione più “aperta” d’Italia. Ma è anche vero che, in un’ottica territoriale com’è quella della politica di coesione Europea, le grandi porte (fisiche) e i grandi portali (telematici) che canalizzano i traffici con l’esterno non esauriscono la riflessione. La Lombardia è già presente attivamente in numerose reti istituzionali europee. Ma anche se portiamo l’analisi a livello transfrontaliero, vi sono elementi di apprezzamento generale per gli interventi, realizzati tramite l’iniziativa comunitaria INTERREG per la cooperazione con la Svizzera. Ciò testimonia ancora una volta la capacità della Lombardia di partecipare allo sviluppo europeo come attore globale.


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