Andrea Poggio
La questione ambientale nelle politiche regionali
Ambiente e coesione sociale debbono rappresentare i beni fondamentali
su cui indirizzare una economia di qualità e un ruolo della Lombardia,
dell’Italia e dell’Europa nel mondo. Lungo una simile prospettiva
abbiamo voluto indicare alcune principali linee strategiche utili per
valutare questi ultimi 5 anni di governo della Lombardia e,
soprattutto, per determinare i possibili obiettivi che – a nostro
parere – possiamo proporci per il futuro.
Per questa ragione Legambiente ha proposto un “Piano d’Azione per lo sviluppo sostenibile” (si può scaricare da www.legambiente.org) che riproponga la questione ambientale ben oltre le politiche di settore, come per altro avviene in Europa e nelle conferenze delle Nazioni Unite.
Quattro i grandi temi dello sviluppo sostenibile che proponiamo all’attenzione politica:
– la riduzione dei gas serra e dei combustibili fossili, purtroppo in forte crescita negli ultimi anni, attraverso una maggior efficienza energetica nell’industria e nel settore civile, lo sviluppo delle rinnovabili, la riduzione dell’impatto del sistema dei trasporti;
– la riduzione dell’impatto sanitario degli inquinamenti, quasi tutti in contenuta ma significativa discesa, attraverso interventi sul traffico, sui veicoli, sulla climatizzazione degli edifici e sui cicli industriali più inquinanti;
– l’aumento e la buona gestione delle aree naturali protette (su queste politiche si registrano preoccupanti arretramenti), l’arresto dei processi di artificializzazione del suolo e il rilancio di una agricoltura capace di redditi multipli e di tutelare il territorio;
– la buona amministrazione del capitale di risorse naturali, attraverso piani e contratti sull’acque e sui fiumi e i laghi (panorama a luci e ombre), attraverso il consolidamento di una economia dei materiali (con importanti punti di eccellenza nella nostra regione) e la fine dei sistemi di smaltimento indifferenziato dei rifiuti.
Per realizzare queste politiche si propone un solo forte assessorato regionale “allo sviluppo sostenibile”, capace di concorrere con la sanità, i trasporti, l’urbanistica, alle linee strategiche del nostro governo locale.
I punti di forza per la realizzazione di queste politiche stanno nell’economia e nella società lombarde. Una economia capace di rispondere per prima, ad esempio, all’emergenza rifiuti di una decina d’anni fa. Tra i punti di forza le prime pronte e impegnative risposte che abbiamo registrato sulle nuove politiche energetiche (efficienza, rinnovabili e idrogeno).
Una società, certo piena di tensioni e desiderosa di certezze, di regole condivise e di sicurezza, ma anche capace di tenuta e di inclusione. Ne abbiamo avuto un riscontro nei rapporti del nostro Osservatorio sul civismo degli italiani: già dopo gli attentati dell’11 settembre, accanto a una caduta di fiducia nelle istituzioni nazionali e internazionali, nei meccanismi del mercato, nelle informazioni dei grandi media nazionali, a partire dalla televisione, tornano in auge la famiglia e le relazioni di vicinato, il senso di appartenenza a una comunità locale (reazione identitaria, ma anche difensiva), i giornali locali. È cresciuta la domanda di pubblico, non più visto come sinonimo di inefficienza e corruzione, ma di garanzia e tutela. Si mantiene alta la fiducia e la considerazione verso il volontariato, il privato sociale, l’associazionismo civile e ambientalista.
Tra i punti di forza ci metto anche il ripensamento che abbiamo saputo indurre nella progettazione dei grandi eventi: dagli scempi (più minacciati che reali, ma comunque gravi visto che colpiscono uno dei principali Parchi Nazionali) e dall’insuccesso dei piani legati ai Mondiali di sci in Valtellina e dalla sensibilità nuova di Formigoni è nata la sfida di MilanoLombardia 2016 per ospitare le prime Olimpiadi basate sulla sostenibilità ambientale. Il Movimento Olimpico internazionale infatti si fonda su tre valori: lo sport, la cultura e l’ambiente, e il CIO dichiara testualmente: “L’ambiente è diventato uno dei più importanti aspetti di ogni candidatura per ospitare i giochi olimpici [...]. Le dichiarazioni delle città candidate sono verificate dalla Commissione di Valutazione che include un esperto in questioni ambientali nominato dalla Commissione Sport e Ambiente. [...] L’obiettivo non è solo quello di assicurare che i Giochi non abbiano un impatto ambientale negativo ma anche provare a migliorare l’ambiente e lasciare dietro a sé un indotto ambientale positivo”. A questa sfida siamo disposti a partecipare, nel Comitato Promotore, con un ruolo attivo, come quello che ha esercitato Greenpeace alle Olimpiadi di Sidney.
Tra i punti dolenti della nostra Lombardia dobbiamo mettere le condizioni climatiche della Pianura Padana, che accumula l’intenso inquinamento atmosferico che generiamo: le foto del satellite evidenziano spesso una macchia grigia con pochi paragoni nel mondo intero. Tra le noti dolenti dobbiamo annoverare la nostra politica del trasporto pubblico urbano, con una ATM sostanziamente paralizzata sugli allori di vent’anni fa e delle società ferroviarie che trattano i pendolari come un impiccio al loro lavoro. Per non parlare di una politica infrastrutturale (le mitiche autostrade autofinanziate) totalmente inadeguata: progetti più dannosi che utili, cantieri che non aprono mai, speculazioni politiche e finanziarie, il tutto condito dall’arroganza di alcuni comportamenti statali e regionali, come per esempio nella caparbia determinazione a non tener conto delle serie controproposte progettuali che abbiamo elaborato al fianco di decine di amministrazioni comunali coinvolte dai tracciati.
Si sono aperti in questi anni significativi e nuovi tavoli di confronto istituzionale con la società lombarda. Uno di questi, il Patto per lo Sviluppo, va certamente rilanciato con la nuova legislatura in modo che diventi un vero ambito di concertazione di politiche con i soggetti sociali. È stato anche per merito di un simile lavoro che una parte importante degli obiettivi del “Libro Azzurro” si sono potuti avviare e centrare. Anche nelle politiche energetiche, piuttosto che nell’economia dei materiali (rifiuti), come persino nella riorganizzazione dei servizi di mobilità, le istituzioni debbono credere di più nelle risorse dell’economia e del privato sociale. Valgano per tutti i seguenti esempi:
– i successi delle politiche di incentivo in “conto energia” per la promozione delle rinnovabili in diverse regioni europee;
– il successo dell’unico car sharing (servizio auto in condivisione) nato per iniziativa dal basso e sostanziamente privo di canali di finanziamento pubblico: a Milano, primo in Italia per adesioni, in pareggio di bilancio e (modestamente) gestito da Legambiente;
– l’elevato numero di aree verdi, di oasi naturalistiche, rifugi per animali e monumenti gestiti da associazioni (WWF, Legambiente, Lipu, Fai);
– il più elevato numero di società e di brevetti in materia di riciclaggio e di nuovi materiali e beni derivanti dalla raccolta differenziata di rifiuti urbani e industriali;
– l’elevato numero di volontari attivi nella protezione civile, nei campi estivi, nelle giornate di pulizia (come Puliamo il mondo).
Per questa ragione Legambiente ha proposto un “Piano d’Azione per lo sviluppo sostenibile” (si può scaricare da www.legambiente.org) che riproponga la questione ambientale ben oltre le politiche di settore, come per altro avviene in Europa e nelle conferenze delle Nazioni Unite.
Quattro i grandi temi dello sviluppo sostenibile che proponiamo all’attenzione politica:
– la riduzione dei gas serra e dei combustibili fossili, purtroppo in forte crescita negli ultimi anni, attraverso una maggior efficienza energetica nell’industria e nel settore civile, lo sviluppo delle rinnovabili, la riduzione dell’impatto del sistema dei trasporti;
– la riduzione dell’impatto sanitario degli inquinamenti, quasi tutti in contenuta ma significativa discesa, attraverso interventi sul traffico, sui veicoli, sulla climatizzazione degli edifici e sui cicli industriali più inquinanti;
– l’aumento e la buona gestione delle aree naturali protette (su queste politiche si registrano preoccupanti arretramenti), l’arresto dei processi di artificializzazione del suolo e il rilancio di una agricoltura capace di redditi multipli e di tutelare il territorio;
– la buona amministrazione del capitale di risorse naturali, attraverso piani e contratti sull’acque e sui fiumi e i laghi (panorama a luci e ombre), attraverso il consolidamento di una economia dei materiali (con importanti punti di eccellenza nella nostra regione) e la fine dei sistemi di smaltimento indifferenziato dei rifiuti.
Per realizzare queste politiche si propone un solo forte assessorato regionale “allo sviluppo sostenibile”, capace di concorrere con la sanità, i trasporti, l’urbanistica, alle linee strategiche del nostro governo locale.
I punti di forza per la realizzazione di queste politiche stanno nell’economia e nella società lombarde. Una economia capace di rispondere per prima, ad esempio, all’emergenza rifiuti di una decina d’anni fa. Tra i punti di forza le prime pronte e impegnative risposte che abbiamo registrato sulle nuove politiche energetiche (efficienza, rinnovabili e idrogeno).
Una società, certo piena di tensioni e desiderosa di certezze, di regole condivise e di sicurezza, ma anche capace di tenuta e di inclusione. Ne abbiamo avuto un riscontro nei rapporti del nostro Osservatorio sul civismo degli italiani: già dopo gli attentati dell’11 settembre, accanto a una caduta di fiducia nelle istituzioni nazionali e internazionali, nei meccanismi del mercato, nelle informazioni dei grandi media nazionali, a partire dalla televisione, tornano in auge la famiglia e le relazioni di vicinato, il senso di appartenenza a una comunità locale (reazione identitaria, ma anche difensiva), i giornali locali. È cresciuta la domanda di pubblico, non più visto come sinonimo di inefficienza e corruzione, ma di garanzia e tutela. Si mantiene alta la fiducia e la considerazione verso il volontariato, il privato sociale, l’associazionismo civile e ambientalista.
Tra i punti di forza ci metto anche il ripensamento che abbiamo saputo indurre nella progettazione dei grandi eventi: dagli scempi (più minacciati che reali, ma comunque gravi visto che colpiscono uno dei principali Parchi Nazionali) e dall’insuccesso dei piani legati ai Mondiali di sci in Valtellina e dalla sensibilità nuova di Formigoni è nata la sfida di MilanoLombardia 2016 per ospitare le prime Olimpiadi basate sulla sostenibilità ambientale. Il Movimento Olimpico internazionale infatti si fonda su tre valori: lo sport, la cultura e l’ambiente, e il CIO dichiara testualmente: “L’ambiente è diventato uno dei più importanti aspetti di ogni candidatura per ospitare i giochi olimpici [...]. Le dichiarazioni delle città candidate sono verificate dalla Commissione di Valutazione che include un esperto in questioni ambientali nominato dalla Commissione Sport e Ambiente. [...] L’obiettivo non è solo quello di assicurare che i Giochi non abbiano un impatto ambientale negativo ma anche provare a migliorare l’ambiente e lasciare dietro a sé un indotto ambientale positivo”. A questa sfida siamo disposti a partecipare, nel Comitato Promotore, con un ruolo attivo, come quello che ha esercitato Greenpeace alle Olimpiadi di Sidney.
Tra i punti dolenti della nostra Lombardia dobbiamo mettere le condizioni climatiche della Pianura Padana, che accumula l’intenso inquinamento atmosferico che generiamo: le foto del satellite evidenziano spesso una macchia grigia con pochi paragoni nel mondo intero. Tra le noti dolenti dobbiamo annoverare la nostra politica del trasporto pubblico urbano, con una ATM sostanziamente paralizzata sugli allori di vent’anni fa e delle società ferroviarie che trattano i pendolari come un impiccio al loro lavoro. Per non parlare di una politica infrastrutturale (le mitiche autostrade autofinanziate) totalmente inadeguata: progetti più dannosi che utili, cantieri che non aprono mai, speculazioni politiche e finanziarie, il tutto condito dall’arroganza di alcuni comportamenti statali e regionali, come per esempio nella caparbia determinazione a non tener conto delle serie controproposte progettuali che abbiamo elaborato al fianco di decine di amministrazioni comunali coinvolte dai tracciati.
Si sono aperti in questi anni significativi e nuovi tavoli di confronto istituzionale con la società lombarda. Uno di questi, il Patto per lo Sviluppo, va certamente rilanciato con la nuova legislatura in modo che diventi un vero ambito di concertazione di politiche con i soggetti sociali. È stato anche per merito di un simile lavoro che una parte importante degli obiettivi del “Libro Azzurro” si sono potuti avviare e centrare. Anche nelle politiche energetiche, piuttosto che nell’economia dei materiali (rifiuti), come persino nella riorganizzazione dei servizi di mobilità, le istituzioni debbono credere di più nelle risorse dell’economia e del privato sociale. Valgano per tutti i seguenti esempi:
– i successi delle politiche di incentivo in “conto energia” per la promozione delle rinnovabili in diverse regioni europee;
– il successo dell’unico car sharing (servizio auto in condivisione) nato per iniziativa dal basso e sostanziamente privo di canali di finanziamento pubblico: a Milano, primo in Italia per adesioni, in pareggio di bilancio e (modestamente) gestito da Legambiente;
– l’elevato numero di aree verdi, di oasi naturalistiche, rifugi per animali e monumenti gestiti da associazioni (WWF, Legambiente, Lipu, Fai);
– il più elevato numero di società e di brevetti in materia di riciclaggio e di nuovi materiali e beni derivanti dalla raccolta differenziata di rifiuti urbani e industriali;
– l’elevato numero di volontari attivi nella protezione civile, nei campi estivi, nelle giornate di pulizia (come Puliamo il mondo).