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Livia Pomodoro

Dalla sicurezza alla qualità della vita
Gli ultimi dieci anni di attività della Regione Lombardia hanno evidenziato molti elementi di novità e di rottura con il passato ma due in particolare mi sembrano gli elementi su cui concentrare l’attenzione in vista della possibile evoluzione delle politiche regionali nel prossimo quinquennio: la vocazione internazionale della Lombardia e le politiche sociali da essa perseguite.
Il primo elemento relativo alla collocazione internazionale della Regione Lombardia, consente di sottolineare la sua vocazione mondiale di intervento rispetto a un ruolo e collocazione europei già più che evidenti.
La vocazione internazionale della Regione negli ultimi anni, e soprattutto nel corso dell’ultima legislatura, è stata giustamente incentivata non solo attraverso le attività di cooperazione poste in essere nel campo economico e commerciale, ma anche e soprattutto in quello dell’implementazione socio-organizzativa in sinergia con altri paesi.
Tra queste attività credo meriti di essere evidenziata in particolar modo la collaborazione ultimamente instaurata tra la Regione e le Nazioni Unite, in particolare con l’ufficio UNODC di Vienna e l’istituto ISPAC a esso collegato per il cd. “progetto Milano”; esso ha lo scopo di valutare l’impatto della sicurezza (intesa sia in termini di safety che di security) nella società e sui cittadini. Il progetto è destinato a diventare una best practice in campo internazionale (europeo, ma anche mondiale), un’importante termine di confronto tra la nostra Regione, il Paese e il resto del mondo. Tale attività è strettamente correlata al neocostituito Osservatorio sulla sicurezza che a sua volta potrà fornire ogni utile elemento per valutare il livello di sicurezza reale dei cittadini e anche il livello di quella sicurezza o insicurezza che potremmo definire “immaginata” o “vissuta” dagli stessi: tutti gli elementi così raccolti consentiranno di lavorare su scenari di miglioramento del livello di qualità della vita in Lombardia. È evidente che a queste attività dovrà affiancarsi quella relativa a una visione prospettica degli interventi già posti in essere in altri Paesi su questo versante, attraverso l’incentivazione del confronto e la trasmissione delle reciproche conoscenze.
Il valore aggiunto di questa intensa attività internazionale della Lombardia determina non solo una redistribuzione economica all’interno della Regione e nei paesi partners, ma rende pienamente conto della “vocazione mondiale” di una Regione che, tra l’altro, accoglie e integra tanti immigrati sul proprio territorio.
Per quanto riguarda lo sviluppo delle politiche sociali mi sembra particolarmente importante che nei prossimi anni si continui a lavorare e a impostare politiche regionali che partano dal fondamentale concetto di “cittadino-persona”.
Sono personalmente contraria ad una categorizzazione dei bisogni e degli interventi (sugli anziani, sui disabili, sui minori…), poiché qualsiasi politica di intervento sociale deve considerare che si tratta di interventi su persone che si relazionano con il nucleo famigliare originario o costituito nonché con il proprio “milieu” sociale: quindi gli interventi, benché mirati, non possono avere come obiettivo il singolo individuo, ma innanzitutto la famiglia nel suo complesso. Nell’impostazione di una politica in tal senso occorre ovviamente comprendere con precisione quali siano i reali bisogni delle famiglie e quanto esse siano poste in grado di organizzarsi e di risolvere le difficoltà con le proprie risorse.
Gli aspetti più interessanti da sviluppare anche nel campo delle politiche sociali mi sembrano ancora quelli relativi ai sistemi di sicurezza e tranquillità dei cittadini – considerati in tutte le loro dimensioni – al fine di creare un sistema che preveda automaticamente interventi sussidiari quando gli enti e i soggetti destinatari delle funzioni devolute non siano in grado di provvedere tempestivamente.
Occorre fare in modo che il miglioramento della qualità della vita dei cittadini faccia sentire loro il senso dell’utilità nel collaborare alla vita sociale e pubblica, oltre ad accrescerne il senso di appartenenza (in questo senso si adopera l’attività fino a oggi svolta dal Centro nazionale di prevenzione e difesa sociale in collaborazione con la Regione).
In tal modo può affermarsi una nuova idea di sicurezza per i cittadini intesa non solo come ordine pubblico (che non è, come è noto, una competenza regionale) o semplicemente come vigilanza municipale, ma al contrario come utilità di intervento, anche preventivo, in tutti quei settori del vivere quotidiano che esigono, per la dignità di tutti, adeguati livelli di qualità. Va approfondita dunque questa nuova e più incisiva valenza della sicurezza poichè costituisce, dal punto di vista sociale, un intervento formativo di coscienza civica, non correlato a un ipotetico degrado a altri imputabile, nè alla esigenza di una sicurezza personale, ma a una visione collettiva di alta e adeguata appartenenza alla civitas.
La sicurezza economica, la sicurezza ambientale, la sicurezza nel proprio lavoro, la sicurezza tecnologica e così via sono dunque tutti settori di intervento cui il governo regionale dovrà dedicare attenzione e operatività, coinvolgendo tutti i protagonisti, da quelli istituzionali ai semplici cittadini.




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