Alessandro Profumo
Una metropoli globale in una regione globale
Nel corso degli ultimi anni, la Lombardia ha presentato i segnali di
una trasformazione che, se confermata e adeguatamente sostenuta,
porterà a un miglioramento sensibile dell’intera struttura regionale
non solo in termini economici e produttivi, ma anche, più in generale,
in termini sociali.
Non si tratta di un processo di rottura con le tendenze di lungo periodo quanto piuttosto di una evoluzione pilotata lungo direzioni che dovrebbero essere in grado di rilanciare la Lombardia come area di eccellenza a livello europeo.
Nel mezzo di questo processo, la città di Milano sta riconfermando la propria centralità e ribadendo la propria vocazione di capitale economica internazionale. Lo fa in quanto luogo vocato allo sviluppo dei settori più avanzati del terziario e piazza transnazionale ove gli operatori dell’economia globalizzata cercano e trovano servizi specialistici e strumenti finanziari adeguati.
Per dare corpo in modo sempre più credibile a questa sua vocazione, Milano sa di dover prestare grande attenzione al miglioramento della propria capacità di attrarre e mantenere talenti nei campi di attività che le sono più congeniali e strategiche per il suo futuro. La sfida è difficile, anche perché i concorrenti esteri più agguerriti hanno saputo creare, negli anni, tutte quelle condizioni che consentono loro di proporsi al mondo quale meta ambita non solo per l’attività lavorativa ma anche per la qualità della vita in generale.
Rispetto al passato, oggi Milano è più consapevole di avere molte carte da giocare. Essa sa di dover valorizzare al meglio la propria centralità geografica rispetto all’Europa attraverso il deciso miglioramento di tutte le modalità di trasporto e comunicazione, la propria vocazione di centro artistico e culturale e, soprattutto, sa di dover migliorare la qualità della vita sia in città che nelle aree residenziali extraurbane.
A questo riguardo, dopo un lungo periodo in cui il capoluogo aveva accumulato una serie di ritardi nella gestione del suo tessuto urbano, negli ultimissimi anni si sono visti i segnali concreti di una nuova volontà tesa non solo a riqualificare le aree dismesse ma anche a indirizzare l’intero sviluppo futuro attraverso progetti coerenti con il ruolo che Milano è chiamata a svolgere nel terzo millennio.
Tali progetti prevedono la valorizzazione dell’area urbana di Milano quale luogo dove concentrare attività direzionali dal forte contenuto innovativo e dove far crescere una cultura manageriale fortemente proiettata verso il futuro e verso una dimensione globale dei mercati.
Assolutamente centrale a questo processo dev’essere l’attenzione alla ricerca. Milano sa di dover dedicare ancor più risorse rispetto al passato alla crescita e alla qualificazione del suo sistema universitario e dei suoi numerosi centri di ricerca. La sfida è quella di creare le migliori connessioni tra il mondo accademico, quello della sperimentazione scientifica e il mondo della produzione creando legami funzionali stretti, capaci di fornire impulso all’intero sistema economico regionale.
Sotto questo punto di vista, la città di Milano ha una responsabilità di rilievo nei confronti dell’intero territorio regionale e delle attività produttive che in esso si concentrano.
Uno dei passaggi chiave perché la Lombardia possa conseguire un miglioramento della propria competitività complessiva dipende infatti dal miglioramento delle connessioni tra capoluogo e rimanente parte del territorio regionale.
Infatti, l’evoluzione del capoluogo deve accompagnarsi a una analoga trasformazione dei territori extraurbani sulla base di un progetto coerente, capace di valorizzare tutte le componenti della regione lombarda.
Il territorio esterno all’area metropolitana ha bisogno di progetti di sviluppo nuovi, in grado di combinare la forte vocazione imprenditoriale e produttiva lombarda, con miglioramenti fondamentali della viabilità e delle comunicazioni in genere, con un convinto rispetto dell’ambiente e soprattutto con una nuova capacità di applicare la ricerca e lo sviluppo ai processi produttivi.
È questo uno dei punti ove l’area metropolitana milanese e la rimanente parte del territorio regionale devono creare nuove connessioni per migliorare la capacità della Lombardia di “fare sistema”.
L’evoluzione che sta avvenendo nella nostra regione è stata resa possibile dalla combinazione di numerosi fattori tra cui, merita di essere sottolineato, un certo qual cambiamento di mentalità da parte di tutti i soggetti coinvolti in questa trasformazione. Probabilmente quel senso di distacco tra la gente, l’imprenditoria, le associazioni professionali e la gestione strategica della regione, che per decenni aveva condizionato lo sviluppo della regione, si sta esaurendo e, al suo posto, compaiono i primi segnali di una inversione di mentalità e della possibilità che si affermi un nuovo modo di operare sulle grandi scelte strategiche da cui dipende il futuro della Lombardia, fatto di collaborazione, di condivisione e di consapevolezza che solo attraverso un’azione coordinata e congiunta è possibile rilanciare la regione Lombardia.
Ancorché sia difficile far coincidere l’inizio di questa nuova consapevolezza collettiva con l’approvazione della legge regionale del 1999, non vi è dubbio che tale provvedimento normativo abbia comunque facilitato il sorgere di questa nuova consapevolezza, fornendo il framework normativo di riferimento necessario per sostenere questo sforzo. In modo particolare, la legge regionale ha introdotto dei nuovi parametri attorno ai quali pubblico e privato concorrono, ognuno per la parte di sua competenza, alla realizzazione di scelte e progetti capaci di dare concretezza a un processo articolato e complesso introducendo così formule di grande efficacia che, in numerosi Paesi esteri, sono da anni alla base del successo dei più apprezzati distretti economici e sociali.
All’interno di questo complesso processo di trasformazione, la Regione Lombardia è chiamata a recitare un ruolo di primissimo piano. Si tratta di una responsabilità importante e, in ordine alla quale, la Regione non solo ha già dimostrato di sapersi muovere con coerenza e decisione ma anche di saper divenire essa stessa, quando necessario, laboratorio di ricerca e sperimentazione di nuove funzioni di coordinamento e di impulso allo sviluppo.
È giunto anche il momento che la Lombardia inizi a vendere all’esterno un’immagine di se stessa più vicina alla realtà di oggi, seguendo l’esempio di quelle grandi aree europee che hanno saputo accompagnare i progetti di riqualificazione economico sociale con una attenta campagna di promozione su tutti i mercati internazionali.
Quella che stiamo vivendo è una trasformazione importante, capace di modificare l’intero territorio regionale e di liberare capacità e ingegno che per anni non sono stati adeguatamente utilizzati. Ma è soprattutto il modo migliore per rispondere in maniera vincente alle sfide del terzo millennio.
Non si tratta di un processo di rottura con le tendenze di lungo periodo quanto piuttosto di una evoluzione pilotata lungo direzioni che dovrebbero essere in grado di rilanciare la Lombardia come area di eccellenza a livello europeo.
Nel mezzo di questo processo, la città di Milano sta riconfermando la propria centralità e ribadendo la propria vocazione di capitale economica internazionale. Lo fa in quanto luogo vocato allo sviluppo dei settori più avanzati del terziario e piazza transnazionale ove gli operatori dell’economia globalizzata cercano e trovano servizi specialistici e strumenti finanziari adeguati.
Per dare corpo in modo sempre più credibile a questa sua vocazione, Milano sa di dover prestare grande attenzione al miglioramento della propria capacità di attrarre e mantenere talenti nei campi di attività che le sono più congeniali e strategiche per il suo futuro. La sfida è difficile, anche perché i concorrenti esteri più agguerriti hanno saputo creare, negli anni, tutte quelle condizioni che consentono loro di proporsi al mondo quale meta ambita non solo per l’attività lavorativa ma anche per la qualità della vita in generale.
Rispetto al passato, oggi Milano è più consapevole di avere molte carte da giocare. Essa sa di dover valorizzare al meglio la propria centralità geografica rispetto all’Europa attraverso il deciso miglioramento di tutte le modalità di trasporto e comunicazione, la propria vocazione di centro artistico e culturale e, soprattutto, sa di dover migliorare la qualità della vita sia in città che nelle aree residenziali extraurbane.
A questo riguardo, dopo un lungo periodo in cui il capoluogo aveva accumulato una serie di ritardi nella gestione del suo tessuto urbano, negli ultimissimi anni si sono visti i segnali concreti di una nuova volontà tesa non solo a riqualificare le aree dismesse ma anche a indirizzare l’intero sviluppo futuro attraverso progetti coerenti con il ruolo che Milano è chiamata a svolgere nel terzo millennio.
Tali progetti prevedono la valorizzazione dell’area urbana di Milano quale luogo dove concentrare attività direzionali dal forte contenuto innovativo e dove far crescere una cultura manageriale fortemente proiettata verso il futuro e verso una dimensione globale dei mercati.
Assolutamente centrale a questo processo dev’essere l’attenzione alla ricerca. Milano sa di dover dedicare ancor più risorse rispetto al passato alla crescita e alla qualificazione del suo sistema universitario e dei suoi numerosi centri di ricerca. La sfida è quella di creare le migliori connessioni tra il mondo accademico, quello della sperimentazione scientifica e il mondo della produzione creando legami funzionali stretti, capaci di fornire impulso all’intero sistema economico regionale.
Sotto questo punto di vista, la città di Milano ha una responsabilità di rilievo nei confronti dell’intero territorio regionale e delle attività produttive che in esso si concentrano.
Uno dei passaggi chiave perché la Lombardia possa conseguire un miglioramento della propria competitività complessiva dipende infatti dal miglioramento delle connessioni tra capoluogo e rimanente parte del territorio regionale.
Infatti, l’evoluzione del capoluogo deve accompagnarsi a una analoga trasformazione dei territori extraurbani sulla base di un progetto coerente, capace di valorizzare tutte le componenti della regione lombarda.
Il territorio esterno all’area metropolitana ha bisogno di progetti di sviluppo nuovi, in grado di combinare la forte vocazione imprenditoriale e produttiva lombarda, con miglioramenti fondamentali della viabilità e delle comunicazioni in genere, con un convinto rispetto dell’ambiente e soprattutto con una nuova capacità di applicare la ricerca e lo sviluppo ai processi produttivi.
È questo uno dei punti ove l’area metropolitana milanese e la rimanente parte del territorio regionale devono creare nuove connessioni per migliorare la capacità della Lombardia di “fare sistema”.
L’evoluzione che sta avvenendo nella nostra regione è stata resa possibile dalla combinazione di numerosi fattori tra cui, merita di essere sottolineato, un certo qual cambiamento di mentalità da parte di tutti i soggetti coinvolti in questa trasformazione. Probabilmente quel senso di distacco tra la gente, l’imprenditoria, le associazioni professionali e la gestione strategica della regione, che per decenni aveva condizionato lo sviluppo della regione, si sta esaurendo e, al suo posto, compaiono i primi segnali di una inversione di mentalità e della possibilità che si affermi un nuovo modo di operare sulle grandi scelte strategiche da cui dipende il futuro della Lombardia, fatto di collaborazione, di condivisione e di consapevolezza che solo attraverso un’azione coordinata e congiunta è possibile rilanciare la regione Lombardia.
Ancorché sia difficile far coincidere l’inizio di questa nuova consapevolezza collettiva con l’approvazione della legge regionale del 1999, non vi è dubbio che tale provvedimento normativo abbia comunque facilitato il sorgere di questa nuova consapevolezza, fornendo il framework normativo di riferimento necessario per sostenere questo sforzo. In modo particolare, la legge regionale ha introdotto dei nuovi parametri attorno ai quali pubblico e privato concorrono, ognuno per la parte di sua competenza, alla realizzazione di scelte e progetti capaci di dare concretezza a un processo articolato e complesso introducendo così formule di grande efficacia che, in numerosi Paesi esteri, sono da anni alla base del successo dei più apprezzati distretti economici e sociali.
All’interno di questo complesso processo di trasformazione, la Regione Lombardia è chiamata a recitare un ruolo di primissimo piano. Si tratta di una responsabilità importante e, in ordine alla quale, la Regione non solo ha già dimostrato di sapersi muovere con coerenza e decisione ma anche di saper divenire essa stessa, quando necessario, laboratorio di ricerca e sperimentazione di nuove funzioni di coordinamento e di impulso allo sviluppo.
È giunto anche il momento che la Lombardia inizi a vendere all’esterno un’immagine di se stessa più vicina alla realtà di oggi, seguendo l’esempio di quelle grandi aree europee che hanno saputo accompagnare i progetti di riqualificazione economico sociale con una attenta campagna di promozione su tutti i mercati internazionali.
Quella che stiamo vivendo è una trasformazione importante, capace di modificare l’intero territorio regionale e di liberare capacità e ingegno che per anni non sono stati adeguatamente utilizzati. Ma è soprattutto il modo migliore per rispondere in maniera vincente alle sfide del terzo millennio.