Jordi Pujol
La Lombardia vista dalla Catalogna
È per me motivo di soddisfazione poter esprimere le mie opinioni
sull’immagine che si ha in Catalogna della Lombardia. Vorrei iniziare
dicendo che da molti anni ho una personale simpatia per questa regione,
alla quale in Catalogna abbiamo sempre guardato con grande ammirazione.
La nostra terra è situata un po’ più a sud rispetto alla Lombardia ma
entrambe le regioni si trovano al nord delle rispettive penisole nel
mediterraneo occidentale: la penisola italica e la penisola iberica.
Lo storico catalano Vicens Vives definiva la Catalogna un territorio di passaggio, un territorio di marca, di frontiera. Questa caratteristica ha contribuito a far sì che la regione ricevesse numerose influenze nel corso dei secoli, per cui la cultura delle nostre genti è stata determinata da tale particolarità. La storia della Lombardia presenta circostanze parallele, che nel caso specifico si sono prolungate fino alla seconda metà del secolo XIX, fino a quando, cioè, rimase sotto il dominio di diversi regni.
Questa realtà di territorio di passaggio fu senza dubbio determinante perché la rivoluzione industriale, che durante il XVIII secolo ebbe un peso estremamente rilevante negli stati del nord Europa, arrivando nell’Europa meridionale trovasse chiare manifestazioni soltanto in Lombardia e in Catalogna. Possiamo affermare che nel corso del XIX e del XX secolo l’industrializzazione della penisola italica e nella penisola iberica ebbe in questi territori i centri di diffusione più importanti. Bisogna aggiungere che il sottosuolo di queste due regioni non è affatto generoso di materie prime, per cui l’industrializzazione in Lombardia e in Catalogna si è sempre basata principalmente sulla manifattura di prodotti.
Quando ci riferiamo alla realtà della Lombardia oggi, all’inizio del XXI secolo, dobbiamo per forza pensare all’importanza del settore industriale e alle trasformazioni in esso verificatesi, in particolare a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, con le riconversioni e la perdita di posti di lavoro, sopratutto nelle grandi imprese. La piccola e media impresa, massicciamente presente nella regione, ha dimostrato maggiore flessibilità per adattarsi alle nuove esigenze: le nuove tecnologie con l’automazione dei prodotti e l’apertura dei mercati con l’internazionalizzazione.
Questo adattamento, d’altra parte, non sarebbe stato possibile senza un alto livello di professionalità, non solo dei dirigenti, ma della manodopera specializzata altamente qualificata.
Come ex presidente della Catalogna, posso dire che una delle massime priorità del nostro governo è stata quella di migliorare i livelli di formazione professionale, in particolare nel campo dell’informatica e al tempo stesso di potenziare le scuole di formazione di dirigenti aziendali, che a Barcellona hanno una presenza assai rilevante: tra queste, l’ESADE e la IESE.
La trasformazione da società industriale a società dell’informazione o post industriale è una delle realtà che ho potuto constatare nelle mie visite, purtroppo sempre brevi, in Lombardia. Tale trasformazione non si manifesta solo nelle statistiche sulle percentuali di manodopera impiegata nel settore industriale, che diminuisce a favore del settore dei servizi, ma si riflette sul paesaggio intorno alle grandi città, con la scomparsa o la trasformazione degli edifici un tempo appartenenti alle grandi industrie, riconvertiti in sedi di piccole e medie imprese con un numero ridotto di lavoratori altamente qualificati, che lavorano in contatto permanente con fornitori o clienti situati dall’atra parte del pianeta.
Se valutiamo e confrontiamo le cifre che mettono in relazione la Lombardia con l’Italia nel suo complesso e la Catalogna e lo stato spagnolo, notiamo subito delle analogie interessanti. La Lombardia rappresenta il 7,9% del territorio italiano e la sua popolazione il 15,7% dell’intera popolazione italiana. Per la Catalogna, queste percentuali sono rispettivamente del 6,3% e del 15,5%. Tali analogie sulle cifre che riguardano popolazione e territorio trovano un certo parallelismo nelle percentuali di popolazione attiva impiegata in ogni attività economica. In Lombardia, il 5,4% della manodopera attiva lavora nel settore agrario; in Catalogna il 2,7%. Nel settore industriale, che comprende anche l’edilizia, le percentuali sono rispettivamente del 32% e del 38%. Infine per il settore dei servizi in Lombardia, la percentuale è del 63% e in Catalogna del 58%.
A partire dai dati precedenti, una prima spiegazione sul settore agrario si deduce dall’osservazione del paesaggio dei due territori. La pianura, che si estende dalle sponde del Po fino alle Alpi, ha un’importante produzione agraria, integrata da allevamenti che impiegano una parte rilevante di manodopera. In Catalogna, con una configurazione del terreno meno favorevole, il settore agrario ha visto diminuire la manodopera impiegata al di sotto del 3%, pur conservando una forte attività legata all’allevamento, che la situa al secondo posto rispetto alle altre comunità autonome dello Stato. In entrambi i casi, il settore agrario sta vivendo un processo di concentrazione che implica la riduzione del numero di aziende e un aumento della dimensione media. L’attività agraria presenta oggi un valore aggiunto come elemento di conservazione del territorio e del paesaggio, a cui si aggiunge il compito di conservazione della qualità ambientale. Tale elemento ha un significato speciale nelle zone turistiche: in Catalogna, sulla costa e sui Pirenei; in Lombardia e nelle Alpi. L’attività industriale continua ad avere un peso rilevante sull’attività economica nel suo complesso e in Lombardia questa percentuale è di poco inferiore a quella del Baden Wüttenberg, un’altra regione che, insieme alla Lombardia, alla regione Rhone Alpes e alla Catalogna, fa parte dei Quattro Motori per l’Europa. Tuttavia, negli ultimi anni l’industria lombarda, come quella delle altre regioni industrializzate d’Europa, è stata soggetta a un processo di ristrutturazione e a fenomeni di delocalizzazione che, nel caso specifico, si sono verificati sia su scala nazionale che internazionale. Possiamo dire che soltanto il settore legato all’ambiente, al riciclaggio dei residui, al risanamento e alla depurazione dell’acqua ha sperimentato una crescita. Certamente, comunque, il tessuto industriale della regione, molto diversificato, senza concentrazioni settoriali dominanti, con un alto livello tecnologico e sufficiente flessibilità per adattarsi alle nuove necessità, costituisce una delle principali voci dell’attivo della Lombardia.
In un mondo che tende sempre di più alla globalizzazione, l’attività economica deve trovare nel commercio estero un elemento chiave della propria sopravvivenza. La Lombardia ha avuto sempre un’economia aperta e di esportazione, soprattutto verso gli stati dell’Unione europea, e in particolare la Germania. Negli ultimi anni gli scambi con gli stati dell’est hanno conosciuto una crescita importante di fronte alla prospettiva, oggi diventata realtà, dell’allargamento dell’Unione Europea.
Vorrei concludere menzionando un documento della Camera di Commercio della Lombardia del mese di ottobre del 2004, che fa riferimento alla denuncia della carenza di adeguate infrastrutture, in particolare nel trasporto terrestre, per far fronte alle attuali necessità. Un’analoga denuncia è stata formulata anche in Catalogna. Se si vuole che alcuni territori europei, tra cui Lombardia e la Catalogna, continuino a svolgere la funzione di motori all’interno dei rispettivi stati, è necessario che gli stati realizzino gli investimenti adeguati perché ciò sia possibile.
Lo storico catalano Vicens Vives definiva la Catalogna un territorio di passaggio, un territorio di marca, di frontiera. Questa caratteristica ha contribuito a far sì che la regione ricevesse numerose influenze nel corso dei secoli, per cui la cultura delle nostre genti è stata determinata da tale particolarità. La storia della Lombardia presenta circostanze parallele, che nel caso specifico si sono prolungate fino alla seconda metà del secolo XIX, fino a quando, cioè, rimase sotto il dominio di diversi regni.
Questa realtà di territorio di passaggio fu senza dubbio determinante perché la rivoluzione industriale, che durante il XVIII secolo ebbe un peso estremamente rilevante negli stati del nord Europa, arrivando nell’Europa meridionale trovasse chiare manifestazioni soltanto in Lombardia e in Catalogna. Possiamo affermare che nel corso del XIX e del XX secolo l’industrializzazione della penisola italica e nella penisola iberica ebbe in questi territori i centri di diffusione più importanti. Bisogna aggiungere che il sottosuolo di queste due regioni non è affatto generoso di materie prime, per cui l’industrializzazione in Lombardia e in Catalogna si è sempre basata principalmente sulla manifattura di prodotti.
Quando ci riferiamo alla realtà della Lombardia oggi, all’inizio del XXI secolo, dobbiamo per forza pensare all’importanza del settore industriale e alle trasformazioni in esso verificatesi, in particolare a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, con le riconversioni e la perdita di posti di lavoro, sopratutto nelle grandi imprese. La piccola e media impresa, massicciamente presente nella regione, ha dimostrato maggiore flessibilità per adattarsi alle nuove esigenze: le nuove tecnologie con l’automazione dei prodotti e l’apertura dei mercati con l’internazionalizzazione.
Questo adattamento, d’altra parte, non sarebbe stato possibile senza un alto livello di professionalità, non solo dei dirigenti, ma della manodopera specializzata altamente qualificata.
Come ex presidente della Catalogna, posso dire che una delle massime priorità del nostro governo è stata quella di migliorare i livelli di formazione professionale, in particolare nel campo dell’informatica e al tempo stesso di potenziare le scuole di formazione di dirigenti aziendali, che a Barcellona hanno una presenza assai rilevante: tra queste, l’ESADE e la IESE.
La trasformazione da società industriale a società dell’informazione o post industriale è una delle realtà che ho potuto constatare nelle mie visite, purtroppo sempre brevi, in Lombardia. Tale trasformazione non si manifesta solo nelle statistiche sulle percentuali di manodopera impiegata nel settore industriale, che diminuisce a favore del settore dei servizi, ma si riflette sul paesaggio intorno alle grandi città, con la scomparsa o la trasformazione degli edifici un tempo appartenenti alle grandi industrie, riconvertiti in sedi di piccole e medie imprese con un numero ridotto di lavoratori altamente qualificati, che lavorano in contatto permanente con fornitori o clienti situati dall’atra parte del pianeta.
Se valutiamo e confrontiamo le cifre che mettono in relazione la Lombardia con l’Italia nel suo complesso e la Catalogna e lo stato spagnolo, notiamo subito delle analogie interessanti. La Lombardia rappresenta il 7,9% del territorio italiano e la sua popolazione il 15,7% dell’intera popolazione italiana. Per la Catalogna, queste percentuali sono rispettivamente del 6,3% e del 15,5%. Tali analogie sulle cifre che riguardano popolazione e territorio trovano un certo parallelismo nelle percentuali di popolazione attiva impiegata in ogni attività economica. In Lombardia, il 5,4% della manodopera attiva lavora nel settore agrario; in Catalogna il 2,7%. Nel settore industriale, che comprende anche l’edilizia, le percentuali sono rispettivamente del 32% e del 38%. Infine per il settore dei servizi in Lombardia, la percentuale è del 63% e in Catalogna del 58%.
A partire dai dati precedenti, una prima spiegazione sul settore agrario si deduce dall’osservazione del paesaggio dei due territori. La pianura, che si estende dalle sponde del Po fino alle Alpi, ha un’importante produzione agraria, integrata da allevamenti che impiegano una parte rilevante di manodopera. In Catalogna, con una configurazione del terreno meno favorevole, il settore agrario ha visto diminuire la manodopera impiegata al di sotto del 3%, pur conservando una forte attività legata all’allevamento, che la situa al secondo posto rispetto alle altre comunità autonome dello Stato. In entrambi i casi, il settore agrario sta vivendo un processo di concentrazione che implica la riduzione del numero di aziende e un aumento della dimensione media. L’attività agraria presenta oggi un valore aggiunto come elemento di conservazione del territorio e del paesaggio, a cui si aggiunge il compito di conservazione della qualità ambientale. Tale elemento ha un significato speciale nelle zone turistiche: in Catalogna, sulla costa e sui Pirenei; in Lombardia e nelle Alpi. L’attività industriale continua ad avere un peso rilevante sull’attività economica nel suo complesso e in Lombardia questa percentuale è di poco inferiore a quella del Baden Wüttenberg, un’altra regione che, insieme alla Lombardia, alla regione Rhone Alpes e alla Catalogna, fa parte dei Quattro Motori per l’Europa. Tuttavia, negli ultimi anni l’industria lombarda, come quella delle altre regioni industrializzate d’Europa, è stata soggetta a un processo di ristrutturazione e a fenomeni di delocalizzazione che, nel caso specifico, si sono verificati sia su scala nazionale che internazionale. Possiamo dire che soltanto il settore legato all’ambiente, al riciclaggio dei residui, al risanamento e alla depurazione dell’acqua ha sperimentato una crescita. Certamente, comunque, il tessuto industriale della regione, molto diversificato, senza concentrazioni settoriali dominanti, con un alto livello tecnologico e sufficiente flessibilità per adattarsi alle nuove necessità, costituisce una delle principali voci dell’attivo della Lombardia.
In un mondo che tende sempre di più alla globalizzazione, l’attività economica deve trovare nel commercio estero un elemento chiave della propria sopravvivenza. La Lombardia ha avuto sempre un’economia aperta e di esportazione, soprattutto verso gli stati dell’Unione europea, e in particolare la Germania. Negli ultimi anni gli scambi con gli stati dell’est hanno conosciuto una crescita importante di fronte alla prospettiva, oggi diventata realtà, dell’allargamento dell’Unione Europea.
Vorrei concludere menzionando un documento della Camera di Commercio della Lombardia del mese di ottobre del 2004, che fa riferimento alla denuncia della carenza di adeguate infrastrutture, in particolare nel trasporto terrestre, per far fronte alle attuali necessità. Un’analoga denuncia è stata formulata anche in Catalogna. Se si vuole che alcuni territori europei, tra cui Lombardia e la Catalogna, continuino a svolgere la funzione di motori all’interno dei rispettivi stati, è necessario che gli stati realizzino gli investimenti adeguati perché ciò sia possibile.