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Massimo Quizielvù

Liberare il lavoro

Mi è naturale iniziare questo breve contributo facendo riferimento agli ambiti propri della mia attività, legata al mondo dei servizi privati nel mondo del lavoro.
La Regione vede concentrato sul proprio territorio più di un terzo delle filiali di società di lavoro temporaneo – come erano identificate prima della riforma Biagi – ovvero, come vengono definite oggi, agenzie per il lavoro. Nella nostra regione rileviamo la presenza della maggioranza assoluta delle società di selezione del personale e degli altri soggetti privati coinvolti nel mercato del lavoro.
Dobbiamo inoltre ricordare come, a seguito dello sviluppo delle agenzie per il lavoro, una sempre maggiore percentuale di soggetti alla ricerca di un impiego transitino oggi per queste realtà. Possiamo affermare che in Lombardia, ogni anno, centinaia di migliaia di persone hanno la possibilità di svolgere un’attività lavorativa con contratti di somministrazione.
L’effetto derivato da questa attività lavorativa “a tempo determinato” è una forte ricaduta in termini di assunzione dei lavoratori a tempo indeterminato, sia presso l’azienda dove hanno prestato la propria opera che presso altre aziende sul territorio. Stimiamo che oltre il 50% dei lavoratori avviati, nei dodici mesi successivi alla missione, ottenga in questo modo un impiego a tempo indeterminato. Evidentemente questo fenomeno ha profondamente impattato il sistema del collocamento e posto le basi per modalità nuove tra il sistema pubblico e quello privato.
La Regione Lombardia, nell’ambito delle proprie responsabilità, ha sicuramente interpretato in modo forte il proprio ruolo, non limitandosi a subire il cambiamento, ma impegnandosi a interpretarlo, sviluppando azioni di indirizzo e supporto.
Tra i momenti decisivi di attuazione della politica regionale rileviamo uno sviluppo progressivo dell’operato dell’Agenzia Regionale per il Lavoro della Lombardia, che grazie anche ad una interpretazione “attiva” del proprio ruolo, è divenuta un riferimento importante di raccordo tra pubblico e privato. In questo senso credo sia importante ricordare la nascita della Consulta per il Lavoro, come tavolo permanente tra tutti i soggetti del mercato del lavoro, che grazie al costante impegno dei soggetti impegnati, sviluppa proposte e strumenti a supporto di una più efficace e integrata azione sul mercato del lavoro.
Nell’ambito della Consulta, proprio in questi giorni, viene affrontato il tema della Borsa Lavoro Lombardia, e lo sforzo è rivolto in particolare all’individuazione degli strumenti idonei alla determinazione di una partecipazione attiva dei soggetti privati.
In questo senso possiamo focalizzare una prima importante area di azione per il futuro: la Borsa Lavoro può significare molto di più di un mero strumento tecnologico per favorire un luogo virtuale di scambio tra domanda e offerta di impiego, può rappresentare il superamento di un sistema, sia pubblico che privato, che è fortemente carente dal punto di vista dell’informazione.
In sostanza si tratta di passare da un sistema in cui l’informazione, sia dal punto di vista della disponibilità dei lavoratori che da quello delle aziende, è spesso frammentata e mediata, a un sistema in cui le informazioni indispensabili siano “universalmente” disponibili e i soggetti, siano essi pubblici che privati, si legittimino sulla base di un reale valore aggiunto erogato ai clienti.
Un tema altrettanto focale è rappresentato dall’esigenza di attivare il sistema privato come strumento di politiche attive del lavoro. Aspetto, questo, che trova riscontro normativo nella legge Biagi, e in particolare nell’art.13. La Regione, raccordando Provincia, Comune di Milano, Italia Lavoro e un gruppo di agenzie per il lavoro, ha già attivato un modello innovativo che realizza la costituzione di sportelli finalizzati al collocamento di lavoratori appartenenti a categorie svantaggiate. Nell’apprezzare questo primo e innovativo sforzo, ritengo che possa essere compiuto un ulteriore passo avanti, definendo obiettivi misurabili e incentivazioni mirate per le agenzie per il lavoro, che determineranno effetti immediati di beneficio per le categorie protette e le fasce più deboli, attraverso schemi di remunerazione interamente variabile, riservando al sistema pubblico elementi di verifica della “qualità del processo”. È innegabile che allorquando, soprattutto all’estero, modelli simili sono stati sperimentati, hanno assicurato una forte accelerazione di processi virtuosi di inserimento nel mercato del lavoro dei soggetti più deboli. Un’accelerazione in questo senso non può che passare attraverso la consapevolezza che le agenzie per il lavoro hanno maturato una solidità organizzativa e competenze idonee a operare in modo efficace in un ambito tradizionalmente riservato al pubblico, non esautorandolo delle proprie funzioni, ma al contrario consentendo una valorizzazione delle esperienze e una focalizzazione nell’attività di indirizzo dei soggetti privati.
Un’ulteriore area di azione, già presidiata, quale il supporto alla mobilità territoriale di lavoratori temporanei, può trovare ulteriori spazi di collaborazione tra pubblico e privato.
In particolare, la realizzazione di accordi che rendano l’attuale disponibilità di spazi abitativi assegnati da parte della ALER (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale) mediante graduatorie trimestrali, potrebbe essere gestita direttamente dalle agenzie per il lavoro all’interno di condizioni predefinite e concordate con l’Ente erogatore, assicurando una flessibilità e tempi di gestione adeguati alle richieste del mercato della somministrazione. Questo modello potrebbe costituire un supporto alla mobilità di professionalità di fascia medio/alta e offrire una soluzione alla carenza di figure professionali in questo momento esistente sul territorio lombardo.
In conclusione, la percezione è quella di una Regione attiva sul piano del mercato del lavoro, sensibile agli stimoli di un’evoluzione del rapporto pubblico-privato, e spesso in prima linea nella definizione di strumenti innovativi. A mio avviso, lo sforzo da compiere ora è quello di rendere le modalità di questa interazione sempre più snelle e di liberare le energie del privato verso obiettivi puntualmente monitorati dalla funzione pubblica.


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