Gianfelice Rocca
Istruzione, mobilità e sanità: puntare alla qualità
La Lombardia è uno dei motori d’Europa con una velocità di evoluzione
che deve essere quella delle migliori regioni europee. Piccoli paesi
come la Finlandia o l’Irlanda, che hanno investito in capitale umano e
innovazione tecnologica, hanno generato ampi ritorni in termini di
capacità innnovativa e crescita economica. La Regione Lombardia ha dato
e continua a dare in questo senso un contributo fondamentale in aree
come istruzione, mobilità e sanità, dove la qualità deve essere
comparabile a quella dei più importanti concorrenti.
Istruzione
La riforma costituzionale, con il completamento del ruolo regionale in materia di istruzione e formazione, offre nuovi strumenti alla regione per incidere sul proprio capitale umano: la Lombardia può infatti innescare, con mirati interventi anche finanziari, processi virtuosi, creando un sistema di istruzione e formazione che ha capacità reattiva di competizione.
In questi dieci anni la Lombardia ha fatto delle politiche sul capitale umano un tema chiave della propria azione, rispondendo alla domanda di formazione delle persone e delle famiglie. Dal ’94 la partecipazione dei giovani lombardi alla scuola secondaria superiore è aumentata, il tasso di passaggio all’università è cresciuto più di quello nazionale, vi è stato un aumento dei dottorati di ricerca e uno sviluppo dell’offerta di formazione continua. Tuttavia, il livello di competitività formativa lombarda è al di sotto rispetto agli altri motori d’Europa.
Vi è un aumento della formazione post-laurea (20% degli iscritti in Italia) non puramente accademica, si sta rafforzando una cultura della formazione continua, si sta intensificando l’impegno degli atenei sul fronte dell’autovalutazione delle competenze.
Per il prossimo futuro l’intervento regionale deve mirare a migliorare la qualità a un ritmo almeno pari a quello dei maggiori concorrenti internazionali. Alcune azioni utili in questa direzione potrebbero essere le seguenti: censire le competenze degli atenei e accrescere la loro attrattività internazionale; rafforzare l’istruzione terziaria non universitaria, incentivare l’investimento in stage e valorizzare i dottorati come fonte di scientificità per le imprese. A livello secondario infine, si dovranno rafforzare i sistemi di valutazione della scuola e utilizzarne i risultati per destinare in modo mirato sforzi e risorse aggiuntivi; si dovrà valorizzare l’istruzione professionale e favorire l’istituzione dei licei tecnologici, alternare scuola e lavoro, potenziare gli apprendistati e le iniziative di orientamento; favorire i rapporti con le imprese come strumento di innovazione.
Mobilità
La centralità della questione della mobilità e dell’efficacia competitiva degli investimenti in infrastrutture è immediatamente desumibile dai seguenti dati: fatto 100 l’indice di congestione della rete stradale lombarda, la Catalogna ha un valore di 73, il Baden 58 e il Rhone Alpes 25. In realtà il divario è molto maggiore perché la Lombardia, corridoio europeo, oltre al traffico considerato deve tener conto dei flussi in attraversamento. Intervenire su questo divario genererà benefici crescenti, al contrario accumulare ulteriori ritardi significherà prima la paralisi del traffico e poi quella dell’economia.
La Legge Obiettivo e lo stanziamento delle risorse per le opere fondamentali non sono stati sufficienti a dare vita a quanto di positivo si era messo in cantiere: vi sono pesanti ritardi nella realizzazione della Pedemontana e del raddoppio del Gottardo francese. L’unico intervento prioritario ad aver fatto reali progressi è l’alta capacità ferroviaria.
I ritardi lombardi sulle reti delle infrastrutture per la mobilità implicano elevati costi economici diretti e indiretti. Fino a quando non si riuscirà a incidere sulle competenze e sulle procedure non potremo segnare progressi significativi. In questo contesto l’azione della Regione è stata ineccepibile sul piano formale, le decisioni coerenti e si è sempre cercato di favorire il consenso. Ma sul piano dell’efficacia purtroppo questa legislatura non può mettere a bilancio dei risultati significativi. Anzi, l’orizzonte temporale di tutte le opere strategiche si è allontanato di uno - due anni.
Occorre invertire la tendenza al peggioramento dello scenario infrastrutturale. Le risorse disponibili devono essere salvaguardate e non spostate su altri capitoli di spesa o, per quelle nazionali, su altre opere pubbliche. È necessaria un’azione sul versante della domanda affinché la pressione del traffico non cresca eccessivamente; è indispensabile favorire l’utilizzo di nuove tecnologie che possono ridurre e ottimizzare la circolazione, come le telecomunicazioni e la logistica.
Infrastrutture di trasporto adeguate hanno un impatto positivo sull’ambiente; infatti, le massime punte di inquinamento acustico e atmosferico vengono conseguite laddove la rete è inadeguata alla domanda.
Sanità
Nel settore della sanità, ciò che è stato realizzato dal punto di vista organizzativo e legislativo negli ultimi 10 anni ha prodotto risultati concreti in termini di miglioramento del servizio, efficienza economica, qualità delle prestazioni erogate. Ciò è stato ottenuto mantenendo al centro l’interesse del cittadino, consentendo agli utenti ampia libertà di scelta fra tutte le strutture esistenti, pubbliche e private, a fronte di una spesa pari al 4,5% del PIL lombardo, cioè della metà del livello medio OCSE di spesa sanitaria.
L’offerta sanitaria è stata sviluppata mettendo privato e pubblico su un piano di parità, consentendo quindi al privato di crescere ed evolversi in risposta a un’esigenza pubblica. La presenza del privato è in aumento in tutti i grandi Paesi. Il confronto, seppur regolato, tra ospedali pubblici e privati, può innescare processi virtuosi di riduzione degli sprechi, miglioramento di qualità e efficienza, investimenti nell’aggiornamento continuo delle tecnologie, dei medici, degli infermieri. Il modello lombardo è quindi vincente, anche se da migliorare, per esempio con l’istituzione di una “autorità di garanzia” che promuova la concorrenza fra pubblico e privato e permetta alle migliori strutture sanitarie di emergere.
Efficienza significa anche valutazione delle prestazioni: fondamentale è l’“accreditamento all’eccellenza” delle strutture sanitarie, per esempio con il modello della Joint Commission on Accreditation of Health Care Organizations, il più prestigioso ente di certificazione ospedaliera del mondo. La sanità lombarda ha istituti dove ricerca, assistenza e formazione si fondono in una medicina d’avanguardia garantita a tutti. Milano, città ad alto cablaggio, può diventare un polo di riferimento europeo per le biotecnologie e la medicina, e un centro d’eccellenza nella “produzione” in sanità, come Houston o Rochester negli USA. Le premesse sono nel modello lombardo di organizzazione sanitaria, che può attrarre investimenti e pazienti da altri Paesi e favorire la crescita di giovani talenti, invertendo la tendenza della fuga dei cervelli.
È necessario, infine, provvedere alla formulazione di un adeguato sistema pricing dei servizi sanitari, e di controllo dei costi ben differente dalla semplice introduzione di tetti di spesa, che garantiscano in ogni caso ai cittadini il soddisfacimento dei bisogni di cura primari soprattutto per le patologie di più forte impatto sociale ed economico.
Istruzione
La riforma costituzionale, con il completamento del ruolo regionale in materia di istruzione e formazione, offre nuovi strumenti alla regione per incidere sul proprio capitale umano: la Lombardia può infatti innescare, con mirati interventi anche finanziari, processi virtuosi, creando un sistema di istruzione e formazione che ha capacità reattiva di competizione.
In questi dieci anni la Lombardia ha fatto delle politiche sul capitale umano un tema chiave della propria azione, rispondendo alla domanda di formazione delle persone e delle famiglie. Dal ’94 la partecipazione dei giovani lombardi alla scuola secondaria superiore è aumentata, il tasso di passaggio all’università è cresciuto più di quello nazionale, vi è stato un aumento dei dottorati di ricerca e uno sviluppo dell’offerta di formazione continua. Tuttavia, il livello di competitività formativa lombarda è al di sotto rispetto agli altri motori d’Europa.
Vi è un aumento della formazione post-laurea (20% degli iscritti in Italia) non puramente accademica, si sta rafforzando una cultura della formazione continua, si sta intensificando l’impegno degli atenei sul fronte dell’autovalutazione delle competenze.
Per il prossimo futuro l’intervento regionale deve mirare a migliorare la qualità a un ritmo almeno pari a quello dei maggiori concorrenti internazionali. Alcune azioni utili in questa direzione potrebbero essere le seguenti: censire le competenze degli atenei e accrescere la loro attrattività internazionale; rafforzare l’istruzione terziaria non universitaria, incentivare l’investimento in stage e valorizzare i dottorati come fonte di scientificità per le imprese. A livello secondario infine, si dovranno rafforzare i sistemi di valutazione della scuola e utilizzarne i risultati per destinare in modo mirato sforzi e risorse aggiuntivi; si dovrà valorizzare l’istruzione professionale e favorire l’istituzione dei licei tecnologici, alternare scuola e lavoro, potenziare gli apprendistati e le iniziative di orientamento; favorire i rapporti con le imprese come strumento di innovazione.
Mobilità
La centralità della questione della mobilità e dell’efficacia competitiva degli investimenti in infrastrutture è immediatamente desumibile dai seguenti dati: fatto 100 l’indice di congestione della rete stradale lombarda, la Catalogna ha un valore di 73, il Baden 58 e il Rhone Alpes 25. In realtà il divario è molto maggiore perché la Lombardia, corridoio europeo, oltre al traffico considerato deve tener conto dei flussi in attraversamento. Intervenire su questo divario genererà benefici crescenti, al contrario accumulare ulteriori ritardi significherà prima la paralisi del traffico e poi quella dell’economia.
La Legge Obiettivo e lo stanziamento delle risorse per le opere fondamentali non sono stati sufficienti a dare vita a quanto di positivo si era messo in cantiere: vi sono pesanti ritardi nella realizzazione della Pedemontana e del raddoppio del Gottardo francese. L’unico intervento prioritario ad aver fatto reali progressi è l’alta capacità ferroviaria.
I ritardi lombardi sulle reti delle infrastrutture per la mobilità implicano elevati costi economici diretti e indiretti. Fino a quando non si riuscirà a incidere sulle competenze e sulle procedure non potremo segnare progressi significativi. In questo contesto l’azione della Regione è stata ineccepibile sul piano formale, le decisioni coerenti e si è sempre cercato di favorire il consenso. Ma sul piano dell’efficacia purtroppo questa legislatura non può mettere a bilancio dei risultati significativi. Anzi, l’orizzonte temporale di tutte le opere strategiche si è allontanato di uno - due anni.
Occorre invertire la tendenza al peggioramento dello scenario infrastrutturale. Le risorse disponibili devono essere salvaguardate e non spostate su altri capitoli di spesa o, per quelle nazionali, su altre opere pubbliche. È necessaria un’azione sul versante della domanda affinché la pressione del traffico non cresca eccessivamente; è indispensabile favorire l’utilizzo di nuove tecnologie che possono ridurre e ottimizzare la circolazione, come le telecomunicazioni e la logistica.
Infrastrutture di trasporto adeguate hanno un impatto positivo sull’ambiente; infatti, le massime punte di inquinamento acustico e atmosferico vengono conseguite laddove la rete è inadeguata alla domanda.
Sanità
Nel settore della sanità, ciò che è stato realizzato dal punto di vista organizzativo e legislativo negli ultimi 10 anni ha prodotto risultati concreti in termini di miglioramento del servizio, efficienza economica, qualità delle prestazioni erogate. Ciò è stato ottenuto mantenendo al centro l’interesse del cittadino, consentendo agli utenti ampia libertà di scelta fra tutte le strutture esistenti, pubbliche e private, a fronte di una spesa pari al 4,5% del PIL lombardo, cioè della metà del livello medio OCSE di spesa sanitaria.
L’offerta sanitaria è stata sviluppata mettendo privato e pubblico su un piano di parità, consentendo quindi al privato di crescere ed evolversi in risposta a un’esigenza pubblica. La presenza del privato è in aumento in tutti i grandi Paesi. Il confronto, seppur regolato, tra ospedali pubblici e privati, può innescare processi virtuosi di riduzione degli sprechi, miglioramento di qualità e efficienza, investimenti nell’aggiornamento continuo delle tecnologie, dei medici, degli infermieri. Il modello lombardo è quindi vincente, anche se da migliorare, per esempio con l’istituzione di una “autorità di garanzia” che promuova la concorrenza fra pubblico e privato e permetta alle migliori strutture sanitarie di emergere.
Efficienza significa anche valutazione delle prestazioni: fondamentale è l’“accreditamento all’eccellenza” delle strutture sanitarie, per esempio con il modello della Joint Commission on Accreditation of Health Care Organizations, il più prestigioso ente di certificazione ospedaliera del mondo. La sanità lombarda ha istituti dove ricerca, assistenza e formazione si fondono in una medicina d’avanguardia garantita a tutti. Milano, città ad alto cablaggio, può diventare un polo di riferimento europeo per le biotecnologie e la medicina, e un centro d’eccellenza nella “produzione” in sanità, come Houston o Rochester negli USA. Le premesse sono nel modello lombardo di organizzazione sanitaria, che può attrarre investimenti e pazienti da altri Paesi e favorire la crescita di giovani talenti, invertendo la tendenza della fuga dei cervelli.
È necessario, infine, provvedere alla formulazione di un adeguato sistema pricing dei servizi sanitari, e di controllo dei costi ben differente dalla semplice introduzione di tetti di spesa, che garantiscano in ogni caso ai cittadini il soddisfacimento dei bisogni di cura primari soprattutto per le patologie di più forte impatto sociale ed economico.