Andrée Ruth Shammah
A fianco della cultura
La Rosa Camuna in questi anni è sempre apparsa in testa a iniziative
serie, scelte soprattutto nella sfera della tradizione lombarda, mirate
alla formazione, alla crescita civile, al consolidamento del tessuto
istituzionale, alla razionalizzazione delle risorse. Risulta
insomma che la Regione Lombardia pensi soprattutto all’hardware del
servizio della comunità, piuttosto che a inseguire la visibilità del
proprio operato attraverso eventi plateali.
In questo senso ho registrato l’evoluzione regionale nel settore della mia attività, nell’ambito culturale. Mi sembra eccezionale rispetto alla tendenza delle altre istituzioni, e perciò molto lodevole, la scelta della Lombardia di operare nel rispetto delle funzioni, per cui l’attività è di pertinenza degli operatori mentre all’ente locale spettano il coordinamento e la programmazione, al di là del sostegno finanziario.
Se considero gli interventi regionali di cui ho memoria, vedo che vanno tanto in direzione della salvaguardia del patrimonio (architettonico o culturale) che in quella della produttività.
Ci sono iniziative prevalentemente riferite all’universo dei bambini e dei giovani, programmate in forma di rassegne o festival continuativi, così come c’è un vasto piano di razionalizzazione organizzativa dell’offerta musicale nel territorio. Il tutto concorre a creare strumenti, informazioni, servizi. C’è anche una chiara tendenza a semplificare il sistema normativo, a favore di una maggiore agilità e sensibilità negli interventi. Questa “mano franca”, una volta che non sia condizionata dalla volontà di sostituirsi agli operatori culturali, deve essere considerata positiva.
Per quanto riguarda direttamente le iniziative da me promosse, devo segnalare che in almeno tre casi la partecipazione regionale è stata ammirevole.
La prima volta fu in occasione delle giornate di studi sulla letteratura lombarda in onore di Dante Isella: una manifestazione di altissimo profilo culturale a cui la Regione ha assicurato il sostegno malgrado o forse proprio per l’ambito specialistico in cui si è svolta.
Analogamente fuori dalle linee correnti e legato alla realtà territoriale è stato il progetto triennale sul teatro amatoriale lombardo, in cui si è proceduto a un lavoro capillare di censimento e promozione.
Infine, nell’ambito delle iniziative per il decennale della morte di Giovanni Testori, la realizzazione della (S)Veglia al Teatro Franco Parenti ha permesso di rimettere in circolo tutti i testoriani d’Italia, facendo incontrare studiosi, critici, attori, artisti, semplici lettori.
Anche in questi casi possiamo riconoscere nelle politiche regionali quella vocazione a un ruolo di servizio, le cui componenti sono studio, conoscenza, organizzazione e promozione.
In questo senso ho registrato l’evoluzione regionale nel settore della mia attività, nell’ambito culturale. Mi sembra eccezionale rispetto alla tendenza delle altre istituzioni, e perciò molto lodevole, la scelta della Lombardia di operare nel rispetto delle funzioni, per cui l’attività è di pertinenza degli operatori mentre all’ente locale spettano il coordinamento e la programmazione, al di là del sostegno finanziario.
Se considero gli interventi regionali di cui ho memoria, vedo che vanno tanto in direzione della salvaguardia del patrimonio (architettonico o culturale) che in quella della produttività.
Ci sono iniziative prevalentemente riferite all’universo dei bambini e dei giovani, programmate in forma di rassegne o festival continuativi, così come c’è un vasto piano di razionalizzazione organizzativa dell’offerta musicale nel territorio. Il tutto concorre a creare strumenti, informazioni, servizi. C’è anche una chiara tendenza a semplificare il sistema normativo, a favore di una maggiore agilità e sensibilità negli interventi. Questa “mano franca”, una volta che non sia condizionata dalla volontà di sostituirsi agli operatori culturali, deve essere considerata positiva.
Per quanto riguarda direttamente le iniziative da me promosse, devo segnalare che in almeno tre casi la partecipazione regionale è stata ammirevole.
La prima volta fu in occasione delle giornate di studi sulla letteratura lombarda in onore di Dante Isella: una manifestazione di altissimo profilo culturale a cui la Regione ha assicurato il sostegno malgrado o forse proprio per l’ambito specialistico in cui si è svolta.
Analogamente fuori dalle linee correnti e legato alla realtà territoriale è stato il progetto triennale sul teatro amatoriale lombardo, in cui si è proceduto a un lavoro capillare di censimento e promozione.
Infine, nell’ambito delle iniziative per il decennale della morte di Giovanni Testori, la realizzazione della (S)Veglia al Teatro Franco Parenti ha permesso di rimettere in circolo tutti i testoriani d’Italia, facendo incontrare studiosi, critici, attori, artisti, semplici lettori.
Anche in questi casi possiamo riconoscere nelle politiche regionali quella vocazione a un ruolo di servizio, le cui componenti sono studio, conoscenza, organizzazione e promozione.