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Autori

Vincenzo Cesareo

Professore ordinario
di Sociologia presso
la facoltà di Scienze
politiche, Università
Cattolica di Milano
e direttore del
dipartimento di
Sociologia nello stesso
Ateneo. Direttore
della rivista “Studi
di Sociologia”.
 

Vincenzo Cesareo

Capitolo 5 - Gestire e valorizzare una società che invecchia
testo completo su: www.rapportoirer2005.it/sociale/I/cesareo

Il contributo illustra la realtà degli anziani in Lombardia, sottolineandone il duplice profilo: di “fruitori”, ma anche di “erogatori” di aiuto. Vengono analizzate alcune variabili strutturali (demografiche, la condizione abitativa, il lavoro e l’istruzione, lo stato di salute e di autonomia) della popolazione anziana, gli ambiti in cui si esprime la vita attiva e – con riferimento all’offerta dei servizi erogati dalla Regione – i bisogni di assistenza.

5.1 Un identikit dell’anziano lombardo


Circa un quinto della popolazione lombarda è costituita da ultrasessantenni. La maggioranza degli anziani lombardi (IReR, 2000) risulta proprietaria della casa in cui abita (63%), mentre il 20% abita in affitto, il 6,7% è usufruttuario e il 10,9% abita in casa di parenti. Si rilevano percentuali piuttosto significative di coloro che continuano a lavorare: il 14% tra i 65-74enni, il 4,9% tra i 75-84enni, l’1,5% tra coloro che hanno 85 e più anni. Gli anziani residenti in Lombardia hanno svolto nella loro vita perlopiù attività occupazionali come operai e assimilati (38%) e come lavoratori autonomi (21%). Tra le donne molte sono le casalinghe (21%). Il livello di istruzione è piuttosto basso: il 68,4% non oltrepassa la scuola elementare. Dal punto di vista economico sono presenti situazioni di criticità: solo il 45,5% degli anziani riesce a risparmiare e il 20,1% fa fatica ad arrivare a fine mese. Solo il 29% degli anziani vive da solo, mentre il 48,7% vive con un’altra persona che, il più delle volte, è il proprio coniuge/partner (51,9%) o un figlio (27,3%).
Risulta per molti anziani lombardi una condizione di salute globalmente intesa piuttosto buona, buona mobilità, capacità di orientamento, una sufficiente autonomia, che li porterebbe a impiegare e investire il tempo anche all’esterno della famiglia. Ciò non toglie che restino significative le percentuali degli anziani bisognosi di cure e di sostegno.

5.2 Anziani attivi


Occorre superare gli stereotipi che tendono a ricomprendere l’età anziana all’interno del più vasto mondo del disagio e che sottostimano le potenzialità presenti in questa delicata fase dell’esistenza. Occorre, al contrario, evidenziare tali potenzialità, senza trascurare una realistica e doverosa attenzione alle fasce più a rischio di questo variegato insieme di popolazione.
D’altra parte, la figura che si sta affermando è quella dell’anziano non solo “fruitore” di servizi ma anche e spesso “erogatore” di aiuti. Un esempio concreto è rappresentato dal sostegno che gli anziani forniscono alle famiglie. In molti casi la presenza di anziani consente alle donne di proseguire la propria attività lavorativa, anche in presenza di bambini. I nonni lombardi (Regione Lombardia, 2004) si prendono cura dei nipoti soprattutto quando i genitori lavorano (53,6%), durante il tempo libero dei genitori (38,7%), in casi di emergenza (37,8%), durante le vacanze (16,2%), quando il nipote è malato (13,5%) e quando i genitori hanno impegni occasionali (9,9%). Essi, inoltre, elargiscono denaro per spese quotidiane (49,1%) e il tempo libero (26,1%) dei nipoti; il 9,9% dei nonni contribuisce anche alle spese scolastiche all’acquisto di strumentazione tecnologica (5,9%) e, perfino, all’acquisto di una automobile (1,8%).
Molti anziani, inoltre (generalmente donne) svolgono un ruolo “operativo” nel prendersi cura di altri anziani non autosufficienti o soli. Nello specifico, la capacità di dare assistenza e offrire sollievo a chi ne ha bisogno resta il fulcro delle attività che le donne anziane svolgono su base volontaria.
Accanto alle attività “socialmente utili”, gli anziani hanno riscoperto in questi ultimi anni la necessità e il desiderio di continuare a studiare, sfruttando le occasioni culturali promosse dal contesto locale. Oltre a essere promotori di cultura, gli anziani lombardi sono desiderosi di nuove conoscenze. Questa affermazione è supportata dalla frequenza ai corsi organizzati dalle università della terza età (UTE). Le UTE presenti nel mondo sono 3.000, mentre quelle in Italia circa 300, di cui 18 in Lombardia.

5.3 anziani bisognosi: un’analisi dell’offerta


Il modello socio-sanitario attivato in Lombardia propone un sistema di welfare in cui il ruolo della famiglia diviene centrale, soggetto attivo nei confronti degli anziani, secondo una prospettiva che auspica una fattiva e realistica integrazione dell’anziano all’interno del nucleo familiare. Accanto al potenziamento delle strutture residenziali per i gravemente non autosufficienti, la politica assistenziale prevede sia l’implementazione di servizi di assistenza domiciliare (ADI), attraverso le formule dei buoni sociali, dei voucher sociali e dei voucher socio-sanitari, sia l’erogazione di servizi da parte dei centri diurni integrati (CDI).
Il servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI) è la forma maggiormente caldeggiata dalla Regione; può essere sia sanitaria (infermieristica, riabilitativa, medico-specialistica) sia sociale (sostegno e aiuto alla persona nelle pratiche della vita quotidiana). Nel 2002 in Lombardia sono stati trattati 53.610 casi, di cui la percentuale di anziani è pari al 76,7%. Il dato evidenzia che l’ADI – erogata a favore di disabili, anziani, portatori di handicap, ecc. – riguarda quasi esclusivamente la popolazione anziana (situazione che si avvicina alla media nazionale).
I centri diurni integrati (CDI) sono luoghi in cui si esplicano attività di socializzazione, di intrattenimento, di assistenza sanitaria, che affiancano e sostengono la famiglia durante la giornata quando la persona anziana non è autosufficiente ma non ha particolari patologie, che facciano decidere per l’inserimento permanente in una struttura residenziale. Il numero dei CDI è cresciuto in maniera consistente negli ultimi cinque anni: sono complessivamente 152 e prevedono 3.142 posti (dati: Regione Lombardia).
Vi sono poi strutture residenziali per i gravemente non autosufficienti come le residenze sanitario assistenziali (RSA) (un tempo “case di riposo”), che accolgono anziani non autosufficienti e malati di Alzheimer (qualora la struttura sia predisposta per tale patologia). Negli ultimi cinque anni si è assistito a un significativo incremento sia del numero delle strutture (+90) sia dei posti letto (+8.625).


5.4 Nodi critici e prospettive


Al di là delle variabili oggettive che influiscono sui diversi modi di essere anziani, il percorso verso la vecchiaia è un percorso “individuale”; la storia di vita di ciascuno influenza notevolmente il modo con cui ogni individuo percepisce e vive il proprio stato di anzianità. Accanto ad anziani realmente in difficoltà (non autosufficienti, malati o soli), in Lombardia vivono molti individui che, pur avendo superato i 65 anni, conducono una vita attiva e continuano a dare una dimensione progettuale alla propria esistenza. Diventa importante favorire lo sviluppo di un clima culturale capace di accreditare l’immagine dell’anziano non come “peso da sopportare”, bensì come “risorsa da reinvestire”. Occorre sensibilizzare ed educare alla vecchiaia sia gli anziani di oggi sia, e soprattutto, coloro che vivranno la condizione anziana nel corso dei prossimi decenni.
Accanto a una continua implementazione delle politiche sociali a favore della famiglia, occorre allora ripensare e promuovere alcune iniziative in favore della popolazione anziana lombarda, come per esempio: qualificare le strutture, assicurando la formazione professionale degli operatori; pensare iniziative che favoriscano la partecipazione sociale di queste persone, incentivando forme di volontariato; progettare percorsi di formazione permanente, che orientino le persone anziane a vivere e comprendere le trasformazioni della società; organizzare attività culturali e ricreative per il tempo libero; promuovere una cultura della vita attiva dell’anziano.

Conclusioni


Lo scenario demografico del prossimo futuro vede un aumento consistente di individui anziani e vecchi. E questo rappresenta un impegno non di poco conto per la società. La popolazione anziana, anche e soprattutto in Lombardia, è numerosa, varia e articolata; accanto a situazioni di disagio e bisogno, vi sono segnali di propensione all’impegno e capacità di operosità: il contributo dei nonni, le iniziative di volontariato, le stesse università della terza età sono esemplificativi.
Le sfide da affrontare nei prossimi decenni riguardano soprattutto la capacità di adattamento sociale, economico e culturale alle modifiche strutturali che il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione comporta. Un adattamento che, oltre a richiedere sensibilità e apertura alle problematiche emergenti, con adattamenti del sistema di welfare in continuità con la valorizzazione del ruolo della famiglia, esige il superamento degli stereotipi che vedono l’anziano come un soggetto necessariamente debole, bisognoso di continua assistenza e inevitabilmente destinato ad assorbire risorse dalla società.

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