2 - giovani
Up one levelCapitolo 2 - Antonio De Lillo - I giovani una risorsa rara e strategica
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2.1 Le trasformazioni demografiche ed il mutato rapporto tra le generazioni
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2.2 Il sistema dei valori e le culture giovanili
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2.3 I modelli comportamentali
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2.4 La partecipazione sociale e politica
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2.5 Le politiche per i giovani
Estratto
2.1 - Le trasformazioni demografiche ed il mutato rapporto tra le generazioni
Il punto di partenza per ogni analisi della condizione giovanile non
può che essere il dato demografico: in Lombardia assistiamo da molti
anni ad una profonda trasformazione della struttura della popolazione
per età. Come è stato detto nel primo capitolo, in Lombardia (come nel
resto del Paese) abbiamo assistito ad una forte riduzione della quota
di popolazione giovanile, accompagnata da una crescita del peso
relativo della popolazione più anziana. Diminuzione del tasso di
natalità ed aumento della vita media sono stati i due fattori
principali che hanno prodotto questa profonda trasformazione. Nei
prossimi anni il fenomeno è destinato ad accrescersi. Secondo le
previsioni dell’ISTAT1 il rapporto tra gli over 65enni
e i giovani sotto i trenta anni andrà costantemente aumentando. Da una
sostanziale parità all’inizio del secolo, si arriverà ad un rapporto di
1,5 nel 2010, che salirà a 2,9 intorno alla metà del secolo. Secondo
queste proiezioni, dunque, fra un decennio per ogni due giovani vi
saranno tre persone con oltre 65 anni, e l’indice è destinato a
crescere. Muterà sensibilmente anche la composizione interna della
popolazione in età lavorativa. Il rapporto tra i 40-64enni ed i
15-39enni, attualmente poco al disotto dell’unità è destinato a
raggiungere il valore di 1,5 in poco più di un decennio2.
Come è stato rilevato nel primo capitolo, stiamo assistendo, nella
nostra Regione, ad un aumento della natalità, sia pure ancora di
dimensioni ridotte. Occorre osservare, però, che anche se questa
tendenza dovesse auspicabilmente consolidarsi e rafforzarsi, i suoi
effetti comincerebbero a vedersi in un arco di tempo superiore al
decennio. Le conseguenze dei mutamenti demografici sul sistema del
welfare e sul mercato del lavoro sono oggetto di ampie discussioni ed
esulano dagli obiettivi di questo capitolo. Ciò che qui preme osservare
è come il dato demografico influisca sui rapporti tra le generazioni e,
di conseguenza, sulla composizione delle famiglie, sulle relazioni
intra-familiari, sia di tipo affettivo sia di natura materiale, sui
progetti di vita dei singoli, sugli stili di vita, sulla percezione
della società, sugli stessi livelli di partecipazione politica e
sociale.
Gli aspetti sopra richiamati non sono, però, influenzati solo dai fattori demografici. Anche le trasformazioni strutturali intervenute in questi ultimi anni nell’economia lombarda, accanto alle modifiche della legislazione sul lavoro, in un quadro generale di recessione economica e di ristrutturazione del sistema delle imprese, sono elementi che vanno tenuti in conto quando si vuole analizzare la condizione giovanile e progettare le politiche regionali rivolte alle nuove generazioni. Considerare i giovani un mondo a parte, che manifesta comportamenti, stili di vita, aspettative, modi di pensare avulsi dal quadro economico e sociale della società “adulta” è erroneo e fuorviante. L’universo giovanile, le sue attese, il suo rapporto con le generazioni più anziane, gli stessi comportamenti di consumo, sono fortemente influenzati dall’intorno strutturale nel quale essi si trovano a vivere, dai modi in cui la società rappresenta se stessa, dalle mete e dagli ideali proposti, dal progetto collettivo – qualora esista – nel quale si inserisce l’agire del singolo.
1 Si vedano in particolare le previsioni della popolazione fino al 2051. I dati sono pubblicati sul sito ISTAT all’indirizzo http://demo.istat.it/prev/index.html. Delle tre ipotesi su cui sono costruite le previsioni facciamo qui riferimento all’ipotesi centrale.
2 I dati riportati nel testo si riferiscono alla Lombardia, ma essi non si discostano dalla previsioni che l’ISTAT fa per l’intero Paese.
Gli aspetti sopra richiamati non sono, però, influenzati solo dai fattori demografici. Anche le trasformazioni strutturali intervenute in questi ultimi anni nell’economia lombarda, accanto alle modifiche della legislazione sul lavoro, in un quadro generale di recessione economica e di ristrutturazione del sistema delle imprese, sono elementi che vanno tenuti in conto quando si vuole analizzare la condizione giovanile e progettare le politiche regionali rivolte alle nuove generazioni. Considerare i giovani un mondo a parte, che manifesta comportamenti, stili di vita, aspettative, modi di pensare avulsi dal quadro economico e sociale della società “adulta” è erroneo e fuorviante. L’universo giovanile, le sue attese, il suo rapporto con le generazioni più anziane, gli stessi comportamenti di consumo, sono fortemente influenzati dall’intorno strutturale nel quale essi si trovano a vivere, dai modi in cui la società rappresenta se stessa, dalle mete e dagli ideali proposti, dal progetto collettivo – qualora esista – nel quale si inserisce l’agire del singolo.
1 Si vedano in particolare le previsioni della popolazione fino al 2051. I dati sono pubblicati sul sito ISTAT all’indirizzo http://demo.istat.it/prev/index.html. Delle tre ipotesi su cui sono costruite le previsioni facciamo qui riferimento all’ipotesi centrale.
2 I dati riportati nel testo si riferiscono alla Lombardia, ma essi non si discostano dalla previsioni che l’ISTAT fa per l’intero Paese.
2.2 - Il sistema dei valori e le culture giovanili
Il sistema valoriale delle giovani generazioni, così come ogni
configurazione dei valori sui quali i membri di una società fondano la
loro azione, muta assai lentamente nel tempo. Esso è anche funzione di
come muta la società nel suo complesso e delle mete e degli ideali
condivisi. In questo senso non esiste un sistema valoriale tipico della
frazione più giovane di una società, ma piuttosto un modo particolare
con il quale le generazioni più recenti interpretano e articolano
quanto la società trasmette loro attraverso la famiglia, la scuola, i
mass media. Né d’altra parte cogliere i valori è impresa facile. Se ne
possono ricavare indizi in vari modi, tra i quali il più praticato
nelle indagini sociali è la rilevazione del grado di importanza
assegnato ad alcune mete, istituzioni, ambiti di vita. Un confronto tra
ciò che i giovani ritenevano importante una ventina di anni fa e ciò
che viene considerato rilevante dalle nuove generazioni oggi, fornisce
importanti indizi sul mutamento dei valori che stanno alla base di
quelle scelte.

Il confronto tra le coorti di 15-24enni del 1983 e dell’inizio del nuovo secolo, riportato in tab. 2.1, nonché il raffronto tra i giovani lombardi e quelli delle altre regioni italiane3, mostrano la trasformazione intervenuta nell’arco di circa venti anni nel sistema valoriale dei giovani: rafforzamento del peso della famiglia nelle scelte di vita, calo dell’impegno sociale e religioso4, crescita dell’importanza dell’amicizia e, in generale, delle relazioni primarie, maggior interesse per lo svago ed il tempo libero. Si noti che tali tendenze sono generalizzate per l’intero Paese. Ciò che caratterizza i giovani lombardi è l’accentuazione o, in alcuni casi, l’anticipazione di trasformazioni che coinvolgono tutti i giovani italiani. È quanto è stato definito “evasione” e “rifugio nel privato” e che caratterizza i giovani di questo nuovo secolo. Il lavoro ha ancora il suo peso, ma non è più uno dei punti centrali nella costruzione dell’identità e, ciò che più conta, rende più sfumata ed incerta la progettualità tra le nuove generazioni.
Il rapporto con il futuro è ciò che rende particolarmente problematico il rapporto dei giovani con la società adulta e differenzia maggiormente le generazioni tra loro. Il 35% dei giovani lombardi non vede chiaro nel proprio futuro e, anche se il dato nazionale è più elevato (raggiunge, infatti, il 41% per il resto del Paese), una quota così consistente di giovani che non si sente in grado o nelle condizioni di progettare il proprio futuro, significa un problema sociale grave che richiede decise azioni di contrasto verso tali posizioni di distacco e di indifferenza. Più di un quarto dei giovani della nostra Regione ama vivere alla giornata: il 28% sostiene, infatti, che il futuro lo lascia “indifferente” ed il 63% è convinto che ciò che conta sia solo il presente.
Il rifugiarsi nel privato, nelle relazioni amicali ed affettive, produce allontanamento dalla società in generale e diffidenza verso coloro che non facciano parte della propria cerchia ristretta. Anche in questo caso qualche dato può chiarire quanto detto. Il passato, le memorie collettive, tutto il patrimonio comune di una società che crea senso di appartenenza ed integrazione sociale appaiono estranei a quote consistenti delle nuove generazioni: il 44% dei giovani lombardi esplicita la propria indifferenza verso il passato ed un ulteriore 20% si colloca in una posizione neutra, che si avvicina molto al rifiuto. Solo poco più di un terzo (il 36%) si mostra consapevole del fatto che il passato di una collettività è cruciale per capire e vivere il presente.
Distacco dalla società in cui si vive, scarsa o nulla progettualità, immersione nel presente, senso di precarietà, costruzione della propria vita secondo la filosofia del giorno per giorno, sono atteggiamenti e propensioni che caratterizzano quote consistenti della fascia più giovane della popolazione lombarda. Tutto ciò richiede un’attenta programmazione di politiche che abbiano come obiettivo primario la crescita dei livelli di partecipazione sociale.
3 Tutti i dati riportati in queste pagine sono tratti dalle indagini quadriennali dell’Istituto IARD sulla condizione giovanile. Il confronto della Lombardia con il resto del Paese è reso possibile dalle dimensioni dei campioni sui quali sono state condotte le indagini. Per confronti più approfonditi ed estesi di quanto qui sia possibile fare si consulti Buzzi C., Cavalli A., de Lillo A. (a cura di), Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, il Mulino, 2002. Tutti i file dei dati delle indagini IARD sono inoltre disponibili sul sito del centro ADPSS-Sociodata, all’indirizzo http://www.sociologia.unimib.it/sociodata/ .
4 Occorre chiarire che il calo dell’impegno religioso non significa calo della religiosità, che anzi è in crescita. Significa solo che è in diminuzione presso le giovani generazioni il coinvolgimento diretto in azioni di testimonianza attiva del proprio credo religioso.

Il confronto tra le coorti di 15-24enni del 1983 e dell’inizio del nuovo secolo, riportato in tab. 2.1, nonché il raffronto tra i giovani lombardi e quelli delle altre regioni italiane3, mostrano la trasformazione intervenuta nell’arco di circa venti anni nel sistema valoriale dei giovani: rafforzamento del peso della famiglia nelle scelte di vita, calo dell’impegno sociale e religioso4, crescita dell’importanza dell’amicizia e, in generale, delle relazioni primarie, maggior interesse per lo svago ed il tempo libero. Si noti che tali tendenze sono generalizzate per l’intero Paese. Ciò che caratterizza i giovani lombardi è l’accentuazione o, in alcuni casi, l’anticipazione di trasformazioni che coinvolgono tutti i giovani italiani. È quanto è stato definito “evasione” e “rifugio nel privato” e che caratterizza i giovani di questo nuovo secolo. Il lavoro ha ancora il suo peso, ma non è più uno dei punti centrali nella costruzione dell’identità e, ciò che più conta, rende più sfumata ed incerta la progettualità tra le nuove generazioni.
Il rapporto con il futuro è ciò che rende particolarmente problematico il rapporto dei giovani con la società adulta e differenzia maggiormente le generazioni tra loro. Il 35% dei giovani lombardi non vede chiaro nel proprio futuro e, anche se il dato nazionale è più elevato (raggiunge, infatti, il 41% per il resto del Paese), una quota così consistente di giovani che non si sente in grado o nelle condizioni di progettare il proprio futuro, significa un problema sociale grave che richiede decise azioni di contrasto verso tali posizioni di distacco e di indifferenza. Più di un quarto dei giovani della nostra Regione ama vivere alla giornata: il 28% sostiene, infatti, che il futuro lo lascia “indifferente” ed il 63% è convinto che ciò che conta sia solo il presente.
Il rifugiarsi nel privato, nelle relazioni amicali ed affettive, produce allontanamento dalla società in generale e diffidenza verso coloro che non facciano parte della propria cerchia ristretta. Anche in questo caso qualche dato può chiarire quanto detto. Il passato, le memorie collettive, tutto il patrimonio comune di una società che crea senso di appartenenza ed integrazione sociale appaiono estranei a quote consistenti delle nuove generazioni: il 44% dei giovani lombardi esplicita la propria indifferenza verso il passato ed un ulteriore 20% si colloca in una posizione neutra, che si avvicina molto al rifiuto. Solo poco più di un terzo (il 36%) si mostra consapevole del fatto che il passato di una collettività è cruciale per capire e vivere il presente.
Distacco dalla società in cui si vive, scarsa o nulla progettualità, immersione nel presente, senso di precarietà, costruzione della propria vita secondo la filosofia del giorno per giorno, sono atteggiamenti e propensioni che caratterizzano quote consistenti della fascia più giovane della popolazione lombarda. Tutto ciò richiede un’attenta programmazione di politiche che abbiano come obiettivo primario la crescita dei livelli di partecipazione sociale.
3 Tutti i dati riportati in queste pagine sono tratti dalle indagini quadriennali dell’Istituto IARD sulla condizione giovanile. Il confronto della Lombardia con il resto del Paese è reso possibile dalle dimensioni dei campioni sui quali sono state condotte le indagini. Per confronti più approfonditi ed estesi di quanto qui sia possibile fare si consulti Buzzi C., Cavalli A., de Lillo A. (a cura di), Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, il Mulino, 2002. Tutti i file dei dati delle indagini IARD sono inoltre disponibili sul sito del centro ADPSS-Sociodata, all’indirizzo http://www.sociologia.unimib.it/sociodata/ .
4 Occorre chiarire che il calo dell’impegno religioso non significa calo della religiosità, che anzi è in crescita. Significa solo che è in diminuzione presso le giovani generazioni il coinvolgimento diretto in azioni di testimonianza attiva del proprio credo religioso.
2.3 - I modelli comportamentali
L’atteggiamento di chiusura nel privato ha rilevanti conseguenze sulla
vita collettiva. Gli “altri” vengono visti come minaccianti. Chi non fa
parte della propria cerchia diventa, se non proprio un potenziale
nemico, quanto meno una fonte di ansia e diffidenza. Solo il 35% dei
giovani lombardi ritiene che, in generale, la gente sia degna di
fiducia, ed il 50% è convinto che gli altri siano pronti ad
approfittarsi di noi, solo al manifestarsi di un nostro cedimento o di
una nostra indecisione. La cerchia di amici, il proprio partner e
l’intorno più ristretto diventano quindi, per quote assai consistenti
della popolazione giovanile, il rifugio, la protezione e la difesa da
un mondo esterno vissuto come minacciante.
Il fenomeno della “famiglia lunga”, ossia della lunga permanenza dei giovani nella famiglia di origine5 non è dovuto, come talvolta si sostiene, ad una peculiarità culturale dei paesi del sud Europa, ma a due fattori che agiscono potentemente, rafforzandosi reciprocamente. Da un lato il privilegiare i rapporti primari, la vita affettiva e le relazioni strette, dall’altro le difficoltà economiche, l’incertezza lavorativa, la scarsa possibilità per ampie fasce di popolazione di progettare il proprio futuro. La famiglia, lungi dall’essere in crisi, svolge un doppio ruolo. È, anzitutto, il luogo della sicurezza degli affetti; tale ruolo è rafforzato anche dalla scarsa conflittualità tra le generazioni conviventi sotto lo stesso tetto. In secondo luogo la famiglia è una rete di sostegno, un supporto economico che consente di fronteggiare le precarietà del lavoro, di affrontare con relativa serenità i periodi di disoccupazione o inoccupazione, senza il pericolo (assai paventato dalle giovani generazioni) di abbassare i propri standard di vita o ridurre il livello dei consumi.
Se ciò permette di resistere alle difficoltà ed alle incertezze del mercato del lavoro, è anche un potente freno alla formazione di nuove famiglie. I costi che una giovane coppia deve sostenere, accompagnati all’insicurezze delle entrate di redditi da lavoro, sono un ostacolo, certamente di carattere materiale, ma anche di natura psicologica, all’avvio di una nuova famiglia e, quando questa sia costituita, alla filiazione.
Il sostegno della famiglia di origine certamente consente ai giovani di muoversi con una certa scioltezza sul mercato del lavoro, per costruire il proprio curriculum in modo vario ed articolato, per acquisire competenze di varia natura e spessore, per mettersi alla prova, per sperimentare occupazioni diverse, in modo da comprendere più facilmente le proprie preferenze e chiarire le proprie vocazioni6. Ma questo stesso sostegno ha risvolti non del tutto positivi. La sicurezza di un appoggio materiale da parte dei genitori spinge i giovani alla ricerca di quelle entrate che consentano non solo di mantenere livelli di vita giudicati appaganti, ma anche di soddisfare bisogni di consumo in larga misura indotti dai modelli proposti dal sistema dei media7.
Ciò comporta troppo spesso abbandono precoce degli studi, con conseguente entrata nel mondo del lavoro. Di conseguenza se i tassi di occupazione dei giovani lombardi sono decisamente superiori a quelli del resto dell’Italia, anche come conseguenza di un mercato del lavoro decisamente più vivace, i tassi di scolarità non sono certo quelli di una regione che intende misurarsi con l’Europa e spesso sono inferiori a quello delle altre aree del Paese8.
5 Il fenomeno è più accentuato tra i giovani uomini che non tra le giovani donne.
6 Anche da questo punto di vista i giovani lombardi si differenziano da quelli del resto dell’Italia: in misura superiore agli di essere interessati a “esprimere le proprie capacità” sul lavoro.
7 È forse per questi motivi che i giovani lombardi si sentono più soddisfatti dei loro coetanei delle altre regioni. A fronte dell’88% degli intervistati lombardi che si dichiarano soddisfatti della vita che conducono, troviamo l’81% dei giovani del resto del Paese e la differenza è statisticamente significativa (p < 0,05 al test del chi quadrato).
8 Ad esempio nel gruppo di età tra i 21 ed i 24 anni la proporzione di studenti lombardi (cioè di coloro che studiano e non lavorano) è di un quinto inferiore a quella del resto d’Italia (31% della Lombardia contro il 38% del resto d’Italia, secondo la rilevazione IARD del 2000).
Il fenomeno della “famiglia lunga”, ossia della lunga permanenza dei giovani nella famiglia di origine5 non è dovuto, come talvolta si sostiene, ad una peculiarità culturale dei paesi del sud Europa, ma a due fattori che agiscono potentemente, rafforzandosi reciprocamente. Da un lato il privilegiare i rapporti primari, la vita affettiva e le relazioni strette, dall’altro le difficoltà economiche, l’incertezza lavorativa, la scarsa possibilità per ampie fasce di popolazione di progettare il proprio futuro. La famiglia, lungi dall’essere in crisi, svolge un doppio ruolo. È, anzitutto, il luogo della sicurezza degli affetti; tale ruolo è rafforzato anche dalla scarsa conflittualità tra le generazioni conviventi sotto lo stesso tetto. In secondo luogo la famiglia è una rete di sostegno, un supporto economico che consente di fronteggiare le precarietà del lavoro, di affrontare con relativa serenità i periodi di disoccupazione o inoccupazione, senza il pericolo (assai paventato dalle giovani generazioni) di abbassare i propri standard di vita o ridurre il livello dei consumi.
Se ciò permette di resistere alle difficoltà ed alle incertezze del mercato del lavoro, è anche un potente freno alla formazione di nuove famiglie. I costi che una giovane coppia deve sostenere, accompagnati all’insicurezze delle entrate di redditi da lavoro, sono un ostacolo, certamente di carattere materiale, ma anche di natura psicologica, all’avvio di una nuova famiglia e, quando questa sia costituita, alla filiazione.
Il sostegno della famiglia di origine certamente consente ai giovani di muoversi con una certa scioltezza sul mercato del lavoro, per costruire il proprio curriculum in modo vario ed articolato, per acquisire competenze di varia natura e spessore, per mettersi alla prova, per sperimentare occupazioni diverse, in modo da comprendere più facilmente le proprie preferenze e chiarire le proprie vocazioni6. Ma questo stesso sostegno ha risvolti non del tutto positivi. La sicurezza di un appoggio materiale da parte dei genitori spinge i giovani alla ricerca di quelle entrate che consentano non solo di mantenere livelli di vita giudicati appaganti, ma anche di soddisfare bisogni di consumo in larga misura indotti dai modelli proposti dal sistema dei media7.
Ciò comporta troppo spesso abbandono precoce degli studi, con conseguente entrata nel mondo del lavoro. Di conseguenza se i tassi di occupazione dei giovani lombardi sono decisamente superiori a quelli del resto dell’Italia, anche come conseguenza di un mercato del lavoro decisamente più vivace, i tassi di scolarità non sono certo quelli di una regione che intende misurarsi con l’Europa e spesso sono inferiori a quello delle altre aree del Paese8.
5 Il fenomeno è più accentuato tra i giovani uomini che non tra le giovani donne.
6 Anche da questo punto di vista i giovani lombardi si differenziano da quelli del resto dell’Italia: in misura superiore agli di essere interessati a “esprimere le proprie capacità” sul lavoro.
7 È forse per questi motivi che i giovani lombardi si sentono più soddisfatti dei loro coetanei delle altre regioni. A fronte dell’88% degli intervistati lombardi che si dichiarano soddisfatti della vita che conducono, troviamo l’81% dei giovani del resto del Paese e la differenza è statisticamente significativa (p < 0,05 al test del chi quadrato).
8 Ad esempio nel gruppo di età tra i 21 ed i 24 anni la proporzione di studenti lombardi (cioè di coloro che studiano e non lavorano) è di un quinto inferiore a quella del resto d’Italia (31% della Lombardia contro il 38% del resto d’Italia, secondo la rilevazione IARD del 2000).
2.4 - La partecipazione sociale e politica
Il quadro fin qui emerso manifesta un insieme di aspetti positivi e
negativi che caratterizzano la condizione delle nuove generazioni
della nostra Regione. Per molti aspetti i giovani lombardi condividono
le attese, le aspettative, gli stili di vita dei loro coetanei del
resto del Paese. Tuttavia manifestano alcune peculiarità, in larga
misura legate allo specifico economico e sociale della Lombardia.
Alcune le abbiamo già viste, altre riguardano l’area della
partecipazione. I livelli di associazionismo dei giovani lombardi sono
significativamente superiori a quelli delle altre regioni, la
disponibilità all’impegno personale è superiore al resto d’Italia ed
anche i tassi di lettura e di consumi culturali sono più elevati che
altrove. In altre parole, i giovani lombardi manifestano gli stessi
andamenti nel tempo dei loro coetanei del resto del Paese, anche se
mostrano delle specificità proprie.

Ciò che invece accomuna tutta la popolazione giovanile del nostro Paese è il distacco dalla politica e la partecipazione alla gestione della cosa pubblica. Delega e disinteresse per la politica in generale portano come conseguenza anche un allontanamento dei giovani cittadini dal governo del territorio. L’atteggiamento di delega è andato sempre più accentuandosi negli anni, accompagnati da astensionismo dal voto, sia nelle elezioni nazionali, che in quelle regionali e locali. Non è solo un atteggiamento di sfiducia nei confronti dei “politici” e in generale di chi si fa carico della gestione degli interessi collettivi, ma è lo stesso concetto di “interesse collettivo” che diviene sfumato, quando non addirittura estraneo o poco comprensibile. La società adulta tende sempre più a considerare i giovani più come consumatori che come potenziali cooperatori nel processo di costruzione della vita comunitaria. Da parte loro i giovani, propensi a rinchiudersi nel privato, a privilegiare i propri interessi individuali, a costruirsi nicchie protettive verso un mondo esterno visto troppo spesso come minacciante, tendono sempre più ad escludere dal proprio orizzonte cognitivo e progettuale la partecipazione o anche solo l’interesse verso la collettività ed i problemi della convivenza civile. Non che i valori delle società aperte e democratiche non siano stati introiettati e fatti propri dalla larga maggioranza della popolazione giovanile. Ma tali valori vengono visti più come garanzie tutele dei propri spazi e delle libertà individuali, che come conquiste da difendere, tutelare e mantenere in vita nell’interesse di tutti. Come abbiamo osservato altrove9 i valori della vita collettiva (eguaglianza, solidarietà, libertà, democrazia) vengono visti non tanto come conquiste sempre a rischio di essere perdute o riconoscimento di diritti che appartengono a tutti quanto piuttosto come elementi costitutivi della propria identità personale. I valori conquistati in nome di tutti vengono declinati come richiesta di sicurezza, diritti personali da far valere, rivendicazioni individuali più che impegni collettivi.
9 Cavalli A., Buzzi C., de Lillo A. (2002), Giovani del nuovo secolo, Bologna, il Mulino, p. 47-48.

Ciò che invece accomuna tutta la popolazione giovanile del nostro Paese è il distacco dalla politica e la partecipazione alla gestione della cosa pubblica. Delega e disinteresse per la politica in generale portano come conseguenza anche un allontanamento dei giovani cittadini dal governo del territorio. L’atteggiamento di delega è andato sempre più accentuandosi negli anni, accompagnati da astensionismo dal voto, sia nelle elezioni nazionali, che in quelle regionali e locali. Non è solo un atteggiamento di sfiducia nei confronti dei “politici” e in generale di chi si fa carico della gestione degli interessi collettivi, ma è lo stesso concetto di “interesse collettivo” che diviene sfumato, quando non addirittura estraneo o poco comprensibile. La società adulta tende sempre più a considerare i giovani più come consumatori che come potenziali cooperatori nel processo di costruzione della vita comunitaria. Da parte loro i giovani, propensi a rinchiudersi nel privato, a privilegiare i propri interessi individuali, a costruirsi nicchie protettive verso un mondo esterno visto troppo spesso come minacciante, tendono sempre più ad escludere dal proprio orizzonte cognitivo e progettuale la partecipazione o anche solo l’interesse verso la collettività ed i problemi della convivenza civile. Non che i valori delle società aperte e democratiche non siano stati introiettati e fatti propri dalla larga maggioranza della popolazione giovanile. Ma tali valori vengono visti più come garanzie tutele dei propri spazi e delle libertà individuali, che come conquiste da difendere, tutelare e mantenere in vita nell’interesse di tutti. Come abbiamo osservato altrove9 i valori della vita collettiva (eguaglianza, solidarietà, libertà, democrazia) vengono visti non tanto come conquiste sempre a rischio di essere perdute o riconoscimento di diritti che appartengono a tutti quanto piuttosto come elementi costitutivi della propria identità personale. I valori conquistati in nome di tutti vengono declinati come richiesta di sicurezza, diritti personali da far valere, rivendicazioni individuali più che impegni collettivi.
9 Cavalli A., Buzzi C., de Lillo A. (2002), Giovani del nuovo secolo, Bologna, il Mulino, p. 47-48.
2.5 - Le politiche per i giovani
Nel corso delle pagine precedenti abbiamo cercato di mettere in luce
gli aspetti salienti che maggiormente caratterizzano i giovani
lombardi. La trattazione dei diversi aspetti della realtà attuale del
mondo giovanile ha già fatto trasparire alcune linee di possibile
intervento delle politiche regionali, che possano servire a favorire
l’entrata piena delle nuove generazioni nella società. Politiche
rivolte ad elevare il livello culturale e professionale dei giovani, a
facilitare l’entrata nel mondo del lavoro, a favorire la costituzione
di nuove famiglie e la filiazione, ad accrescere la partecipazione alla
vita comunitaria e ad aumentare il senso di appartenenza alla
collettività. Non è solo il livello di governo regionale che ha il
compito di perseguire tali fini, ma la politica regionale può essere un
essenziale elemento di raccordo tra le istanze di governo nazionale e
quelle degli enti locali, di diffusione e pubblicizzazione
dell’esistente, di impulso e proposta.
In questi ultimi anni la politica della Regione Lombardia nei confronti delle nuove generazioni ha impostato alcune linee direttrici che possono essere sintetizzate in quattro punti: 1) aumento della conoscenza intorno alle problematiche del mondo giovanile, ai loro bisogni ed alle aree di maggior disagio; 2) diffusione delle informazioni tra i giovani sulle opportunità loro offerte; 3) sostegno e valorizzazione delle diverse forme di aggregazione giovanile; 4) diffusione della cultura della legalità e della sicurezza.
Non tutte queste linee hanno avuto lo stesso grado di sviluppo e lo stesso peso nell’azione concreta del governo regionale. Molto si è fatto, in particolare, nel campo della ricerca sulle politiche giovanili, indagando sia il versante della domanda (aspettative e bisogni) sia quello dell’offerta, sia istituzionale sia del terzo settore. La diffusione delle informazioni è stata avviata con la realizzazione di un “Portale Giovani”, con lo scopo di raccordare le fonti informative e coordinarne la comunicazione. Ancora poco è stato fatto a sostegno delle aggregazioni giovanili, così come ancora agli inizi è la diffusione della legalità, che si è concentrata su un progetto sulla educazione alla sicurezza stradale.
Finora le politiche giovanili della Regione sono state ricomprese nelle politiche di altri settori, sicché appare assai difficile disegnare un quadro organico e specifico dell’azione del governo regionale nei confronti di questa fascia di popolazione. E tuttavia una riflessione complessiva ed un insieme di interventi coordinati e destinati in modo specifico alle nuove generazioni appaiono importanti per alcuni motivi di fondo. Vi è infatti un principio generale che va posto alla base di ogni politica nei confronti dei giovani e che ne deve essere il tratto ispiratore. Come è stato osservato in un’acuta analisi comparativa delle politiche europee nei confronti della gioventù, queste possono essere divise in due grandi categorie: politiche che considerano i giovani come problema e politiche che li considerano come risorsa. In effetti il panorama internazionale delle politiche giovanili si ispira a questi due modelli generali. Nel primo caso, quello dei giovani visti come problema sociale che tende a turbare l’ordine costituito o che si manifesta attraverso forme di marginalità e devianza, le politiche vengono impostate su interventi quali la lotta alla droga, alla micro-criminalità, alla povertà ed alla marginalità sociale. Non che questi obiettivi non debbano essere perseguiti, ma tali azioni per essere realmente efficaci devono inquadrarsi in una prospettiva più ampia che vede le giovani generazioni appunto come risorsa della società. Una risorsa perché i giovani sono il futuro stesso della società, perché sono portatori di una forza innovativa e di una capacità creativa che la società adulta, troppo spesso preoccupata più di conservare l’esistente che di progredire e innovare, spesso va perdendo. Ma sono anche una risorsa a rischio di dispersione, quando i processi di integrazione sociale e di formazione del cittadino non raggiungono gli obiettivi, provocando allontanamento, disincanto e rifiuto.
La direzione delle politiche deve essere quindi duplice: da un lato favorire la formazione, sia dal punto di vista culturale, sia da quello più specificamente professionale, dei giovani, in modo da tendere alla eliminazione da quei condizionamenti sociali, siano essi di origine sociale, culturale, ambientale, che ostacolano il libero sviluppo dell’individuo e la sua partecipazione alla vita collettiva. Dall’altro lato occorre favorire la partecipazione consapevole dei giovani cittadini alla vita collettiva, nelle sue varie articolazioni. Partecipazione giovanile e rispetto per l’individualità dei giovani sono i presupposti di una cittadinanza democratica. Garantire dunque a tutti i giovani l’accesso all’istruzione, ma rispettandone vocazioni, preferenze e inclinazioni. In questo senso un approccio personalizzato diretto ai giovani si deve basare su un orientamento e su una consulenza flessibili e su appropriati sistemi di informazione.
Uno degli strumenti unanimemente giudicato tra i più efficaci per sviluppare partecipazione sociale e politica è il volontariato. Abbiamo visto che i giovani lombardi sono più disponibili dei loro coetanei delle altre parti d’Italia ad impegnarsi in queste forme di solidarietà. Ma non ci si può nascondere che i livelli di partecipazione sono ancora insufficienti. I servizi di volontariato vanno sviluppati, sia attraverso l’attivazione di strutture adeguate, sia aumentando il numero dei siti di accoglienza, sia infine assicurandone il finanziamento. Il coinvolgimento diretto dei giovani nella gestione dei servizi di volontariato è, tra l’altro, una delle più forti raccomandazioni della Unione europea sul tema delle politiche giovanili10.
10 Si veda, al riguardo, il libro bianco pubblicato dalla Commissione delle Comunità Europee “Un nuovo impulso per la gioventù europea”, Bruxelles 20/11/2001, COM (2001) 681.
In questi ultimi anni la politica della Regione Lombardia nei confronti delle nuove generazioni ha impostato alcune linee direttrici che possono essere sintetizzate in quattro punti: 1) aumento della conoscenza intorno alle problematiche del mondo giovanile, ai loro bisogni ed alle aree di maggior disagio; 2) diffusione delle informazioni tra i giovani sulle opportunità loro offerte; 3) sostegno e valorizzazione delle diverse forme di aggregazione giovanile; 4) diffusione della cultura della legalità e della sicurezza.
Non tutte queste linee hanno avuto lo stesso grado di sviluppo e lo stesso peso nell’azione concreta del governo regionale. Molto si è fatto, in particolare, nel campo della ricerca sulle politiche giovanili, indagando sia il versante della domanda (aspettative e bisogni) sia quello dell’offerta, sia istituzionale sia del terzo settore. La diffusione delle informazioni è stata avviata con la realizzazione di un “Portale Giovani”, con lo scopo di raccordare le fonti informative e coordinarne la comunicazione. Ancora poco è stato fatto a sostegno delle aggregazioni giovanili, così come ancora agli inizi è la diffusione della legalità, che si è concentrata su un progetto sulla educazione alla sicurezza stradale.
Finora le politiche giovanili della Regione sono state ricomprese nelle politiche di altri settori, sicché appare assai difficile disegnare un quadro organico e specifico dell’azione del governo regionale nei confronti di questa fascia di popolazione. E tuttavia una riflessione complessiva ed un insieme di interventi coordinati e destinati in modo specifico alle nuove generazioni appaiono importanti per alcuni motivi di fondo. Vi è infatti un principio generale che va posto alla base di ogni politica nei confronti dei giovani e che ne deve essere il tratto ispiratore. Come è stato osservato in un’acuta analisi comparativa delle politiche europee nei confronti della gioventù, queste possono essere divise in due grandi categorie: politiche che considerano i giovani come problema e politiche che li considerano come risorsa. In effetti il panorama internazionale delle politiche giovanili si ispira a questi due modelli generali. Nel primo caso, quello dei giovani visti come problema sociale che tende a turbare l’ordine costituito o che si manifesta attraverso forme di marginalità e devianza, le politiche vengono impostate su interventi quali la lotta alla droga, alla micro-criminalità, alla povertà ed alla marginalità sociale. Non che questi obiettivi non debbano essere perseguiti, ma tali azioni per essere realmente efficaci devono inquadrarsi in una prospettiva più ampia che vede le giovani generazioni appunto come risorsa della società. Una risorsa perché i giovani sono il futuro stesso della società, perché sono portatori di una forza innovativa e di una capacità creativa che la società adulta, troppo spesso preoccupata più di conservare l’esistente che di progredire e innovare, spesso va perdendo. Ma sono anche una risorsa a rischio di dispersione, quando i processi di integrazione sociale e di formazione del cittadino non raggiungono gli obiettivi, provocando allontanamento, disincanto e rifiuto.
La direzione delle politiche deve essere quindi duplice: da un lato favorire la formazione, sia dal punto di vista culturale, sia da quello più specificamente professionale, dei giovani, in modo da tendere alla eliminazione da quei condizionamenti sociali, siano essi di origine sociale, culturale, ambientale, che ostacolano il libero sviluppo dell’individuo e la sua partecipazione alla vita collettiva. Dall’altro lato occorre favorire la partecipazione consapevole dei giovani cittadini alla vita collettiva, nelle sue varie articolazioni. Partecipazione giovanile e rispetto per l’individualità dei giovani sono i presupposti di una cittadinanza democratica. Garantire dunque a tutti i giovani l’accesso all’istruzione, ma rispettandone vocazioni, preferenze e inclinazioni. In questo senso un approccio personalizzato diretto ai giovani si deve basare su un orientamento e su una consulenza flessibili e su appropriati sistemi di informazione.
Uno degli strumenti unanimemente giudicato tra i più efficaci per sviluppare partecipazione sociale e politica è il volontariato. Abbiamo visto che i giovani lombardi sono più disponibili dei loro coetanei delle altre parti d’Italia ad impegnarsi in queste forme di solidarietà. Ma non ci si può nascondere che i livelli di partecipazione sono ancora insufficienti. I servizi di volontariato vanno sviluppati, sia attraverso l’attivazione di strutture adeguate, sia aumentando il numero dei siti di accoglienza, sia infine assicurandone il finanziamento. Il coinvolgimento diretto dei giovani nella gestione dei servizi di volontariato è, tra l’altro, una delle più forti raccomandazioni della Unione europea sul tema delle politiche giovanili10.
10 Si veda, al riguardo, il libro bianco pubblicato dalla Commissione delle Comunità Europee “Un nuovo impulso per la gioventù europea”, Bruxelles 20/11/2001, COM (2001) 681.