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Autori

Patrizia Farina

Professore associato
di Demografia presso
la facoltà di Scienze
Statistiche, Università
degli Studi Milano-
Bicocca. Coordina le
surveys regionali presso
la Fondazione ISMU
(Iniziative e Studi sulla
Multietnicità).
 

Patrizia Farina

Capitolo 6 - Da forza lavoro a “popolazione”: percorsi e progetti degli immigrati in Lombardia
testo completo su: www.rapportoirer2005.it/sociale/I/farina

Il contributo illustra il profilo quantitativo e qualitativo della presenza straniera in Lombardia. Attraverso il confronto temporale dei dati statistici, aggiornati con le indagini dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità, vengono illustrati gli elementi decisivi per un percorso di integrazione e stabilità, tra i quali: forme e modalità di impiego, ricongiungimenti familiari, la scolarità dei bambini.

6.1 numerosità, provenienze e destinazioni


La crescita della popolazione di origine straniera è uno dei fenomeni più significativi occorsi negli ultimi anni in Lombardia: in due decenni i permessi di soggiorno sono quintuplicati sfiorando le 350 mila unità all’inizio del 2003 (un quinto del totale nazionale). Nello stesso periodo la capacità attrattiva del capoluogo regionale si è attenuata a favore di destinazioni più periferiche (nel 1980 l’80% dei presenti si concentrava a Milano; oggi tale percentuale è scesa al 50%), favorite anche dallo sviluppo delle reti etniche.
Utilizzando i dati dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità, istituito nel 2001 dalla Regione, si rilevano circa 200 mila stranieri rispetto alla fonte ministeriale. Inoltre, mentre i permessi segnalano nel biennio 2001-2003 una crescita del 12% circa, l’indagine la innalza al 30-35% con una graduatoria delle provenienze che vede nel collettivo est europeo il gruppo attualmente più numeroso e diffuso sul territorio (140-150 mila presenze), seguito da quello asiatico (130-134 mila), nord africano (128-132 mila), latino americano (81-84 mila) e africano non mediterraneo (61-64 mila). Si nota una tendenziale etnicizzazione del territorio, sovrapposta a quella del mercato del lavoro: nel milanese dominano le comunità «metropolitane» asiatiche (cinesi - ristorazione e al commercio; e filippini - servizi domestici) e latino americane (servizi domestici e baby sitting); gli indiani sono particolarmente presenti nelle province di Mantova, Lodi, Cremona (settore agro-alimentare), mentre nelle province di Bergamo, Brescia, Lecco si concentra buona parte degli stranieri proveniente dall’Africa non mediterranea (industria meccanica e siderurgica).

6.2 femminilizzazione e stabilità


Il fenomeno migratorio tende alla stabilità: le iscrizioni anagrafiche sono cresciute da 125 mila a 343 mila unità fra il 1992 e il 2002, è aumentata l’anzianità media di permanenza, così come la scolarità di bambini nati da immigrati; gli interessati nel 2002 manifestavano intenzione di rimanere nel luogo di residenza nel 75% dei casi.
Sta inoltre avvenendo un riequilibrio di genere nella presenza: all’inizio degli anni novanta si contavano circa 200 uomini ogni cento donne; alla fine dello scorso anno tale rapporto è sceso a 118. Ciò è dovuto all’incremento dei flussi migratori femminili per ricongiungimento familiare o per lavoro (presenze est europee e latino americane).
Come nel resto d’Italia, si conferma anche in Lombardia il carattere endemico dell’irregolarità nell’ingresso: solo uno straniero ogni tre presente in regione non ha usufruito di almeno una sanatoria, cioè non è transitato per periodi più o meno prolungati nella condizione irregolare. Il perdurare in condizioni giuridiche precarie dipende anche da caratteristiche locali dell’immigrazione, fra cui l’efficienza della rete etnica e le opportunità di lavoro per clandestini.

6.3 Presenza regolare e condizioni economiche


La disoccupazione è relativamente bassa (13% nel 2003), anche se superiore al valore lombardo; la relativa facilità di accesso al lavoro è determinata dalla disponibilità degli stranieri a svolgere qualsiasi tipo di occupazione. Negli anni 2001-2003, infatti, quasi la metà degli stranieri disoccupati è priva di permesso di soggiorno mentre è «fisiologico» il livello di chi ha la carta di soggiorno (5%). Fra gli occupati l’irregolarità giuridica si riflette non solo nell’ovvia impossibilità di svolgere un lavoro regolare, ma anche nel tipo di occupazione: domestici, baby sitter, addetti alle pulizie e operai edili mostrano in genere i valori più altri di irregolarità (40-43%), mentre in coda alla graduatoria vi sono, oltre a poche professioni qualificate, gli operai generici e specializzati. Questa dinamica si riflette peraltro sul territorio: si verificano concentrazioni di irregolarità superiori alla media regionale soprattutto a Milano e Sondrio, dove il lavoro terziario non qualificato è preponderante (25 irregolari ogni cento regolari).
La bassa qualificazione e lo scarso contenuto professionale dei lavori offerti agli immigrati spiega in parte l’irrilevanza del titolo di studio posseduto nel tipo di lavoro. L’ascesa professionale è correlata all’anzianità di permanenza; questo ovviamente si riflette sul reddito, che aumenta mediamente del 15-20% al crescere della permanenza indipendentemente dal mestiere svolto (a parte quello di cura).

6.4 Famiglie e reti


La ricomposizione del nucleo in emigrazione è un processo lento che può ritardare ulteriormente per fattori economici, sociali e soprattutto burocratici. Chi è da tempo soggiornante in Lombardia frequentemente vive con i familiari per la realizzazione di un progetto di medio o lungo periodo; chi è di più recente arrivo, invece, vive frequentemente solo o con conoscenti in una relazione debole e spesso temporanea.
È interessante notare che le donne e gli uomini delle coorti di arrivo meno recente sono in coppia in proporzione sostanzialmente identica (56-57%); questa omogeneità non sussiste fra quelle più recenti: il 32% delle donne vive con il coniuge, e solo l’8% degli uomini vive nella medesima condizione. La metà degli uomini e delle donne di arrivo precedente il 1994 ha almeno un figlio convivente; al contrario, il 97% degli uomini arrivati nell’ultimo biennio è senza figli (fra le donne la proporzione scende al 78%). La presenza dei minori è indicatore della maturità del fenomeno migratorio, particolarmente visibile nell’ambito scolastico lombardo. Si consideri che gli studenti con cittadinanza non italiana hanno superato le 68.000 unità, poco meno di 1⁄_ del totale nazionale, con le province di Milano, Bergamo e Brescia che raccolgono più dei _ degli studenti stranieri lombardi, e quella di Mantova che detiene il maggior rapporto di bambini con cittadinanza non italiana rispetto al totale (tab. 6.3).
6.5 Prospettive future

È necessario consolidare gli interventi realizzati in questi anni, ma anche sviluppare nuovi strumenti. Uno degli ambiti di intervento riguarda i meccanismi di controllo e di sorveglianza delle modalità di reclutamento e di impiego nel lavoro, sia perché il sistema economico ne trae vantaggio, sia perché tale regolarità è requisito irrinunciabile dell’integrazione, nell’accezione che va dalla costruzione di relazioni affettive alla disponibilità economica e fino alle opportunità di ascesa professionale e sociale.
Un secondo ambito rilevante riguarda l’attenzione verso le giovani generazioni nate o cresciute in Lombardia che sempre più popoleranno le scuole, i luoghi di socialità e una parte delle quali ora si presenta sul mercato del lavoro con credenziali formative spesso uguali a quelle dei giovani italiani, rischiando tuttavia un’emarginazione provocata da processi di esclusione o da trappole etniche. Se a questo si aggiungono le implicazioni psicologiche dell’appartenenza a un mondo e a più culture si comprende perché i prossimi anni dovranno essere dedicati alla ricerca dei migliori percorsi di integrazione.

conclusioni


In definitiva, crescita, stabilizzazione e riequilibrio di genere sono gli elementi del processo insediativo degli stranieri in Lombardia, transitati in questi anni da gruppo indistinto a popolazione in senso stretto. Il tempo è fattore decisivo per il consolidamento dei ruoli professionali, dei nuclei familiari e della partecipazione di una proporzione di stranieri sempre più orientata alla stabilità. Ciò esige un deciso impegno sul fronte dei meccanismi di impiego del lavoro e delle nuove generazioni di stranieri.

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