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Autori

Alfonso Fuggetta

Professore ordinario
di Ingegneria del
Software presso il
Politecnico di Milano
e Faculty Associate
presso l’Università
della California, Irvine.
Dal 2003 è Direttore
Scientifico del CEFRIEL.
È stato ed è membro di
diversi comitati tecnico-scientifici
di pubbliche
amministrazioni italiane
e organismi europei.
 

13 - telecomunicazioni

Up one level
Capitolo 13 - Alfonso Fuggetta - Le telecomunicazioni in Regione Lombardia
13 - telecomunicazioni 13.1 Introduzione
13.1 Premessa
13.1 13.1.1 Alcune informazioni preliminari
13 - telecomunicazioni 13.2 Il digitale terrestre
13 - telecomunicazioni 13.3 Tecnologie e modelli di business
13 - telecomunicazioni 13.4 Lo sviluppo della banda larga in Lombardia
13 - telecomunicazioni 13.5 Le tendenze future

Estratto



13.1 - Introduzione
Premessa
Il sistema delle telecomunicazioni costituisce senza dubbio uno dei principali fattori di sviluppo di un territorio. Non può esserci sviluppo in assenza di una capillare ed efficiente infrastruttura che permetta la comunicazione e l’interazione all’interno e all’esterno di una area geografica.



13.1.1 - Alcune informazioni preliminari
Con l’espressione infrastrutture o sistema di telecomunicazione si intende una varietà di tecnologie e servizi:

  • grandi dorsali di telecomunicazione, tipicamente realizzate in fibra ottica, per incanalare e gestire i flussi di traffico tra le diverse aree del territorio;
  • MAN (Metropolitan area network), cioè anelli ad alta velocità utilizzati per fornire le dorsali di trasporto delle informazioni all’interno di una area metropolitana;
  • la rete dell’ultimo miglio, realizzata sia con doppino telefonico (eventualmente esteso con tecnologie DSL) sia con fibra ottica (come nel caso di Fastweb), sia con alcune delle tecnologie più recenti wireless o satellitari (vedi seguito);
  • reti per la telefonia cellulare, che includono i sistemi GSM, GPRS e EDGE;
  • reti cellulari di terza generazione (UMTS);
  • reti wireless basate su WiFi e relative evoluzioni (WiMAX), utilizzate sia per realizzare reti locali che sistemi di accesso;
  • ponti radio e altri circuiti dedicati per la realizzazione di connessioni punto-punto;
  • reti satellitari sia per la diffusione di programmi televisivi (TV satellitare), sia per la connessione dati e l’accesso ad Internet;
  • digitale terrestre.
Il termine banda larga, sempre più utilizzato nel corso di questi ultimi anni, si riferisce a quei sistemi trasmissivi che garantiscono all’utente finale significative capacità di trasmissione e ricezione dei dati. Tipici esempi sono le connessioni DSL e, con caratteristiche molto più avanzate, le connessioni in fibra ottica. Spesso, si utilizza anche il termine banda lunga per indicare il fatto che un altro elemento importante oltre alla velocità di connessione è la disponibilità del servizio, per esempio la possibilità di fruire a costi accettabili di connessioni “always on”.
    I servizi offerti dai diversi sistemi di comunicazione sono storicamente riconducibili al traffico voce e a quello dati. Questa distinzione si va affievolendo con la progressiva convergenza su tecnologie digitali basate sul protocollo IP, cioè lo standard che è alla base della rete Internet e quindi dei moderni sistemi di trasmissione dati. La convergenza è certamente il fenomeno più importante di questi ultimi anni, in quanto sta radicalmente cambiando il mercato dei servizi di telecomunicazione e, ancora più importante, andrà sempre più a incidere anche sul mercato dei media e delle televisioni. I recenti annunci di Telecom Italia e Microsoft relativi alla trasmissione video via DSL ne sono una significativa testimonianza. Dall’altro lato, il digitale terrestre, sviluppatosi nel mondo dei media, si propone in prospettiva anche come un’alternativa ai sistemi di trasmissione dati offerti dagli operatori dei servizi di telecomunicazioni.





13.2 - Il digitale terrestre
Molti ritengono che il digitale terrestre sia un nuovo mezzo per la creazione di servizi innovativi simili a quelli oggi disponibili via Internet e quindi un formidabile concorrente dei servizi di telecomunicazione “classici”. Per questo motivo è utile fornire alcune informazioni che permettano di valutare correttamente quanto offerto da questa tecnologia.
    Di per se stesso, il digitale terrestre è un sistema di trasmissione in broadcasting per canali televisivi codificati in forma digitale. Per offrire servizi interattivi utilizzando il digitale terrestre servono tre diverse componenti. La prima componente è il digitale terrestre in senso stretto, cioè un mezzo trasmissivo che permette di ricevere in ogni casa informazioni digitali, oltre ai canali televisivi tradizionali. La seconda componente è l’accoppiata decoder/televisore che costituisce la postazione di accesso ai servizi per il singolo utente. Infine, la terza componente è il canale di ritorno. Come noto, il digitale terrestre è un sistema unidirezionale: permette di ricevere informazioni ma non di trasmetterne. Per realizzare un servizio interattivo è quindi necessario prevedere un canale di ritorno realizzato o con una linea telefonica tradizionale, o con soluzioni più avanzate come xDSL, fibra e sistemi wireless quali WiFi, WiMAX, UMTS, EDGE o GPRS.
    La soluzione basata sul digitale terrestre presenta un vantaggio indiscusso: l’uso del televisore è diffuso nella totalità della popolazione, mentre l’accesso ai computer e a internet, benché in forte espansione, sarà soggetto forse in modo permanente a limiti e vincoli strutturali e culturali. Non tutti, quanto meno nel medio periodo, saranno in grado di utilizzare i servizi e le tecnologie di Internet. Quindi il digitale terrestre, dicono i suoi sostenitori, può essere uno strumento per ridurre il digital divide. Tuttavia, la realizzazione di servizi interattivi via digitale terrestre non è certamente concepibile come una diretta trasposizione del mondo di Internet.
    In primo luogo, l’interfaccia applicativa sul televisore è molto meno sofisticata di quanto presente sul computer. Non esiste il dispositivo di puntamento (l’equivalente del mouse) e non esiste la tastiera per l’inserimento delle informazioni (ho solo i tasti del telecomando). Inoltre, mentre il computer è uno strumento sul quale normalmente opera una persona alla volta, il televisore viene tipicamente posizionato e utilizzato in spazi comuni, con più persone che contemporaneamente possono vedere quanto appare sullo schermo. Le applicazioni e i servizi interattivi per la TV digitale, quindi, dovranno essere ripensate sostanzialmente, innanzi tutto dal punto di vista dell’ergonomia e delle interfacce utente, visti i limiti strutturali del televisore rispetto al computer.
    In secondo luogo, il problema del canale di ritorno deve essere risolto in modo efficiente ed efficace. Se per far funzionare una applicazione interattiva fossi costretto a prevedere un canale in banda larga quale DSL o fibra, la diffusione del digitale terrestre verrebbe comunque a dipendere dalla diffusione della banda larga. Se si vuole veramente raggiungere quelle fasce della popolazione che non possono o vogliono utilizzare Internet, è necessario rendere disponibili canali di ritorno poco intrusivi, largamente disponibili e di costo ridotto, così da costituire una reale alternativa competitiva alla banda larga “tradizionale”, e costruire applicazioni e servizi adatti a questo sistema di comunicazione.
    In sintesi, molte affermazioni sul digitale terrestre appaiono quanto meno premature, in quanto non tengono conto dei vincoli strutturali che questo sistema presenta rispetto all’accoppiata Internet/computer. Superare completamente questi limiti vuol dire nei fatti trasformare il televisore/decoder in un computer con un sistema di accesso a larga banda. Ma a quel punto, quali sarebbero le differenze e i vantaggi?
    In realtà, il digitale terrestre presumibilmente si affiancherà a Internet per fornire servizi certamente diversi e più semplici, per quella fascia della popolazione che non è in grado o non vuole avvicinarsi direttamente al mondo di Internet. Inoltre, il digitale terrestre potrebbe godere del contemporaneo sviluppo di altre tecnologie e servizi. Per esempio, la diffusione della carta regionale dei servizi potrebbe favorire lo sviluppo di servizi basati su digitale terrestre con decoder capaci di leggere la carta stessa e quindi fornire un’identificazione certa del cittadino.



13.3 - Tecnologie e modelli di business
Tutti i più recenti seminari e dibattiti che hanno affrontato il tema delle evoluzioni tecnologiche nel campo delle telecomunicazioni hanno più volte posto l’accento sul fatto che l’utente finale è sostanzialmente interessato al servizio, al suo costo e alla sua qualità, e ritiene al contrario irrilevante la tecnologia attraverso la quale questo servizio viene offerto.
    Quindi, il problema non è tanto quello di scegliere (o offrire) una specifica tecnologia, quanto di combinare ed utilizzare al meglio tutte le tecnologie disponibili al fine di garantire la massima qualità di servizio all’utente finale. Troppo spesso i fornitori di servizi si sono soffermati sugli aspetti tecnologici, senza comprendere e soddisfare nel dettaglio i bisogni dell’utenza.
    Il caso emblematico è a questo proposito il WiFi, la tecnologia wireless che permette di collegare il nostro computer alla rete senza il bisogno di collegamenti via cablaggio tradizionale. Il WiFi è in crescita e certamente offre funzionalità molto interessanti. È sempre più utilizzato nelle aziende, come sostituto al cablaggio tradizionale o come mezzo che complementa tale cablaggio. L’uso del WiFi si diffonde anche nelle scuole e negli atenei, dove permette la realizzazione di reti locali con costi certamente molto bassi. Inoltre, si va diffondendo come opportunità di business per operatori di servizi di telecomunicazione: è sempre più diffusa la possibilità di utilizzare collegamenti WiFi negli aeroporti, nei bar, negli hotel e in ogni luogo dove può aver senso fornire un collegamento a Internet. Questo fenomeno, che sembrerebbe estremamente interessante, ha già suscitato le perplessità di alcuni analisti: il business model di questi operatori si regge, “sta in piedi”? Oppure ci troviamo di fronte ad un’ennesima ubriacatura tecnologica che ignora e non considera i basics economici del business?
    Un utente di WiFi negli aeroporti o in albergo si trova di fronte al seguente scenario: il servizio è tipicamente offerto da un operatore locale che richiede uno specifico abbonamento, oppure il pagamento di un fee orario. In generale, ogni luogo ha un proprio fornitore del servizio. Questa situazione può costituire un forte freno allo sviluppo dei servizi WiFi. Primo i costi sono ancora troppo elevati. Secondo, e questo forse spiega in parte anche il primo problema, ogni volta l’utente si trova a dover sottoscrivere un abbonamento con un operatore in generale diverso, recuperare e memorizzare username e password e, spesso, si trova  a dover gestire i crediti rimasti sui diversi abbonamenti che non sono più utilizzabili, a meno di non tornare in un luogo coperto da quello stesso operatore. Il GSM deve il suo successo anche ad una delle sue funzioni più innovative: il roaming. Un utente GSM che si trova in un paese o in luogo non coperto dal proprio operatore è in grado di utilizzare in modo trasparente i servizi dell’operatore locale che provvederà a ribaltare i costi sull’operatore dell’utente. Chi chiama (e riceve) non deve preoccuparsi di abbonamenti specifici o meccanismi particolari per attivare il servizio (almeno nel caso dei contratti business): accende il telefono ed è “on-line”. Più in generale, lo sviluppo della telefonia cellulare si è concretizzata grazie al roaming, all’introduzione delle carte prepagate e alla creazione di tariffe accessibili a tutte le fasce della popolazione. In sostanza, un business model è un modello di interazione con l’utente particolarmente flessibile, conveniente e semplice.
    L’esempio del WiFi è certamente rappresentativo di uno dei principali problemi legati alla diffusione dei moderni servizi di telecomunicazione: sempre più ci si accorge che non è semplicemente una questione di tecnologie, ma anche di business model, di disponibilità del servizio e di costi complessivi per l’utente finale.



13.4 - Lo sviluppo della banda larga in Lombardia
La diffusione di sistemi a banda larga sul territorio è considerato uno dei fattori più importanti per lo sviluppo e la competitività di una regione. È pertanto essenziale comprendere quale sia lo stadio di diffusione di queste tecnologie sul territorio Lombardo.
    Esistono diversi studi sulla diffusione della banda larga in Italia e in Lombardia. L’osservatorio NEOS dell’IRER e di Assinform ha prodotto recentemente uno studio intitolato “Analisi sull’offerta ICT in Lombardia” che fornisce una serie di dati e indicazioni significative. Nel seguito vengono presentati alcuni di questi dati (tutti di fonte Assinform/NetConsulting), selezionati in quanto rappresentano in modo ragionevolmente sintetico la situazione attuale.








 

 





I dati presentati parlano di una regione che ha sicuramente una diffusa disponibilità di connessioni a larga banda, sia in termini assoluti che in confronto al resto d’Italia. Emerge peraltro in modo chiaro il problema delle zone più periferiche del territorio e i piccoli comuni che risultano ancora scarsamente raggiunti da sistemi a banda larga. In particolare, colpiscono le statistiche relative alle province di Sondrio e Bergamo, certamente penalizzate dal fatto di essere sostanzialmente localizzate in zone montane, e dei comuni sotto i 5.000 abitanti.
Emerge altrettanto chiaramente il problema dell’uso che viene fatto di queste infrastrutture e degli effetti negativi derivanti dalla bolla di Internet di fine secolo scorso.



13.5 - Le tendenze future
Le evoluzioni nel settore delle infrastrutture di telecomunicazioni a banda larga sono molteplici.
    Dal punto di vista della telefonia mobile, l’UMTS si sta muovendo in modo ancora incerto. Alcuni dati dimostrano certamente che si sta diffondendo in modo non marginale, ma non è possibile già parlare di una larga e crescente presenza sul mercato. Certamente vi sono alcuni aspetti che portano a ritenere che vi saranno sviluppi significativi nel breve medio periodo. In primo luogo, aumenta la  disponibilità di nuovi servizi a valore aggiunto in grado di sfruttare la capacità di banda offerta. In secondo luogo, la convergenza tra UMTS e WiFi e lo sviluppo di terminali e servizi per l’utente professionale porteranno certamente ad un maggior interesse in questo settore da parte del mondo del business. Infine, la diminuzione dei costi e l’avvio dei servizi da parte di nuovi operatori potranno certamente favorire l’ulteriore diffusione di questa tecnologia.
    Dal punto di vista dei servizi di accesso a larga banda, molto si sta discutendo del cosiddetto “triple play”, cioè dell’utilizzo della fibra o del doppino per la fornitura congiunta di servizi voce, dati e video. Secondo alcuni, questa sarà l’evoluzione verso la quale gli operatori si muoveranno. Altri paventano costi e investimenti troppo alti che renderanno quest’approccio poco praticabile. Allo stesso tempo, gli investimenti in digitale terrestre porteranno anche alla diffusione di questa tecnologia (con tutti i limiti e le avvertenze discusse all’inizio di questo capitolo).
    In sintesi, il mondo delle telecomunicazioni e dei sistemi di trasmissione sarà ancora soggetto a fenomeni a volte contrastanti e a rischi e opportunità rilevanti. Senza dubbio, avrà un ruolo decisivo nello sviluppo del territorio lombardo se si abbandoneranno definitivamente certi atteggiamenti del passato, legati ad una pura logica tecnologico-infrastrutturale e si presterà la dovuta attenzione sia alla fornitura di servizi realmente appetibili per gli utenti, sia agli aspetti economici e finanziari che giustificano e sostengono lo sviluppo del mercato.





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