Skip to content.
Sections
Autori

Andrea Gilardoni

Professore associato
(con idoneità ad
ordinario) in Economia
e gestione delle
imprese. Visiting presso
lo SPRU dell’Università
del Sussex e presso
la Harvard University
di Boston. È direttore
del Meges, il Master in
Economia e gestione
dei servizi di pubblica
utilità della Bocconi e
direttore della rivista
«Management delle
Utilities».
 

15 - acqua e servizi ambientali

Up one level
Capitolo 15 - Andrea Gilardoni - Acqua e servizi ambientali
15 - acqua e servizi ambientali 15.1 Acqua
15.1 15.1.1 Quadro di sintesi della domanda
15.1 15.1.2 Quadro di sintesi dell’offerta
15.1 15.1.3 Effetti delle normative
15 - acqua e servizi ambientali 15.2 Servizi ambientali
15.2 15.2.1 Quadro di sintesi della domanda
15.2 15.2.2 Quadro di sintesi dell’offerta
15.2 15.2.3 Effetti delle normative
15 - acqua e servizi ambientali 15.3

Estratto



15.1 - Acqua
15.1.1 - Quadro di sintesi della domanda
L’Italia è tra i primi paesi europei in termini di domanda di acqua; essa è ricca di risorse idriche, sia superficiali che sotterranee. Il nostro Paese, infatti, registra una media annua di prelievi idrici di 980 m3/ab.1, contro la media europea di 604 m3/ab. La domanda si articola in quattro utilizzi finali: il settore agricolo esprime il 48% della domanda totale italiana, seguito dal settore energetico e da quello industriale con il 33%, ed, infine, dagli usi civili che ricoprono il 19% del totale.
    Circa la Lombardia, è bene prima delineare sommariamente il sistema idrografico regionale. La regione ha un paesaggio fortemente differenziato, con ambienti montani, collinari e di pianura, per una superficie totale di 23.856 km2. In media le precipitazioni2 toccano i 1.000 mm/anno, con punte massime di circa 2.000 mm/anno nella zona prealpina occidentale e minimi di circa 600 mm/anno nella pianura sud-orientale. In un anno l’apporto da precipitazioni raggiunge i 25 Mld di m3.
    Accanto alle precipitazioni, la Regione può vantare un territorio ricco di fiumi, laghi, e falde sotterranee estremamente abbondanti. I fiumi più importanti, oltre al Po, sono quelli che affluiscono e defluiscono dai grandi laghi, come Mincio, Adda, Oglio, Chiese. Vi sono poi altri corsi d’acqua a regime torrentizio, come Olona, Lambro e Serio. Inoltre, sul territorio sono dislocati oltre 100 laghi, di cui 5 sono i maggiori d’Italia, più numerosi altri invasi artificiali per la produzione elettrica.
    La Regione ha classificato e definito lo stato dei corsi d’acqua ai sensi del d.lgs 152/99, individuando i bacini di riferimento e lo stato di qualità delle acque. In conformità al decreto citato, sono stati individuati e analizzati anche i bacini lacustri. La mappa del sistema idrografico lombardo e relative aree idrografiche è rappresentata in fig. 15.1.
    La domanda idrica regionale si articola in diverse ramificazioni. La maggior parte (69%) delle acque derivate è destinata alla produzione di energia elettrica. L’utilizzo idroelettrico è concentrato essenzialmente nelle aree montane dove i prelievi possono essere effettuati in serie, nel senso che la stessa risorsa viene prelevata e restituita più volte, senza apprezzabile variazione delle caratteristiche chimico-fisiche iniziali. L’uso irriguo presenta un consistente impatto (21%), poiché sottrae rilevanti quantità di acqua in periodi brevi e senza restituirla al ciclo idrico generale. Il prelievo avviene tendenzialmente dalle acque superficiali con numerose grandi derivazioni, e la distribuzione alle aree finali avviene grazie ad una capillare rete di canali. Si deve tener presente che circa il 50% dell’acqua fornita al terreno non è utilizzata nelle colture, ma rifluisce nel reticolo scolante e percola nelle falde sotterranee. Gli usi civili per scopi potabili (2%) derivano dalle falde, attraverso un numero di captazioni totale, tra pozzi e sorgenti, di circa 9.000 a cui si vanno ad aggiungere 30 derivazioni da acque superficiali3. La profondità, soprattutto in pianura, può essere ragguardevole con 6.000 pozzi che arrivano a 200-300 m; ciò anche perché il primo acquifero captato è tendenzialmente interessato da inquinamenti legati sia all’attività industriale, sia a quella agricola.




    Le acque prelevate per il comparto industriale (7%) sono utilizzate sia per il raffreddamento sia, direttamente, nei cicli produttivi. Se si tratta di raffreddamento vanno gestite portate assai rilevanti, come accade nelle centrali termoelettriche, ma non si subiscono degradi qualitativi dell’acqua. Nel caso in cui, invece, l’acqua sia utilizzata direttamente nel processo produttivo, servono quantitativi minori, ma non si può reimpiegare senza trattamenti che ne reintegrino la qualità.
    Il patrimonio idrico lombardo viene usato per numerosi altri scopi, soprattutto collegati all’ambiente, come la pesca, le riserve naturali, l’attrazione turistica e la navigazione.

1 Fonte: Ocse, 1999
2 Fonte: Eegione Lombardia, Libro Blu, Anno internazionale dell’acqua, 2003
3 In termini di volumi, il contributo delle acque superficiali è di circa il 5%. Tipicamente utilizzati per l’approvvigionamento potabile in superficie sono i grandi bacini lacustri e, nelle aree di montagna, le sorgenti (Fonte: Regione Lombardia)




15.1.2 - Quadro di sintesi dell’offerta
In Lombardia si conferma una struttura del comparto molto frammentata, con una storia legata a piccole realtà locali. Le gestioni sono strettamente collegate alle realtà municipali mentre gli interventi di privati sono ridotti.
    Sul territorio sono presenti infrastrutture ed impianti di piccole dimensioni ma assai radicati nei bacini di riferimento. Da un’indagine condotta dalla Regione con le province e i gestori, risulta che sono circa 1.160 gli impianti di trattamento delle acque potabili, di cui nel 75% dei casi si tratta solo di disinfezione delle acque4. Le perdite delle reti acquedottistiche sono in media del 20%, con punte massime del 40%. La copertura della rete fognaria è pressoché totale, anche se solo il 65% delle reti è collegata ad un depuratore. Per quanto concerne la depurazione delle acque reflue urbane, il 35% degli impianti è al servizio di piccoli nuclei e adotta procedure semplificate di trattamenti, mentre il 40% degli impianti è dotato di fasi più affinate.

4 Si veda: Atto di indirizzi per la politica di uso e tutela delle acque della regione Lombardia, documento approvato dalla giunta regionale con delibera n. 7/16581 in data 27 febbraio 2004



15.1.3 - Effetti delle normative
Il servizio idrico è stato interessato da profondi cambiamenti, determinati dalle riforme comunitarie, poi recepite dalla legge Galli che risale al 1994; tale norma, partendo dalla considerazione della forte interdipendenza tra le diverse fasi della filiera idrica, si fonda sulla realizzazione di Sistemi Idrici Integrati, ossia fondati sulla unificazione verticale dei diversi segmenti della gestione. Dopo 10 anni dall’entrata in vigore della riforma, lo stato di attuazione non è ancora totale e ciò vale anche per la Lombardia.
    In Lombardia, l’attuazione della legge Galli è proceduta lentamente. Qui si è deciso di seguire le delimitazioni amministrative provinciali come strumenti per marcare i limiti dei diversi Ambiti territoriali ottimali (ATO), arrivando alla costituzione di 12 ATO5. La ricognizione delle opere non è ancora stata avviata in un ATO (Varese), mentre è appena terminata nella città di Milano e nella Provincia di Lodi. L’affidamento in fase transitoria o per lungo periodo è avvenuto nell’ATO della città di Milano a favore della Metropolitana Milanese S.p.A., nell’ ATO di Bergamo alla neonata Akua S.p.A. Negli ATO di Brescia, Pavia e Provincia di Milano non si è ancora arrivati all’affidamento ad un unico gestore, ma si è preferito optare per la salvaguardia dei soggetti preesistenti, che hanno aumentato il loro territorio di riferimento alle zone omogenee individuate6. In soli tre ATO si è arrivati alla redazione di un Piano d’ambito, ma in nessuno di essi alla sua approvazione.
    La lenta applicazione della legge Galli deriva anche dal fatto che le amministrazioni locali sono sembrate poco propense ad affidare ad un soggetto, terzo e di nuova costituzione, attività da loro stesse sviluppate e gestite per decenni se non per secoli. In tal senso, il dibattito e le riflessioni che hanno preceduto l’approvazione della l.r. 26/2003, hanno determinato un certo rallentamento dell’applicazione della Galli; la citata legge regionale, infatti, approvata a fine 2003, consente oggi di superare l’impostazione rigida degli ATO e permette anche di ipotizzare delle soluzioni gestionali in cui sia separata l’attività di gestione della rete da quella di erogazione del servizio.
    Per quanto riguarda le diverse gestioni attivate, il quadro regionale è esposto nella tab. 15.1. La regione si caratterizza ancora per una frammentarietà elevata, essendo infatti presenti numerosi gestori (1.569); va altresì rilevato che, nell’arco del decennio, il numero dei gestori ha subito una contrazione.




    Circa le dinamiche di aggregazioni e delle alleanze che interessano il mercato idrico italiano, a livello regionale si può registrare il caso di Linea Group, alleanza tra le ex municipalizzate di Cremona (AEM S.p.A.), Mantova (TEA S.p.A.), Pavia (ASM S.p.A.) e Lodi (Astem S.p.A.)7, che permette di uniformare e coordinare le strategie delle diverse aziende all’interno dei servizi pubblici offerti. Tale alleanza, però, travalica il solo comparto idrico e va a riguardare la totalità dei servizi offerti.
    Grande impatto stanno avendo le pressioni comunitarie e nazionali alla ricerca di miglioramenti in ambito qualitativo dell’offerta, con la predisposizione di numerose autorità infra-regionali, legate ai bacini idrografici esistenti, con compiti di tutela della salute dei cittadini e di analisi dell’operato dei diversi gestori. Tutto questo ha messo in evidenza il fabbisogno di ingenti investimenti per adeguare il sistema infrastrutturale di raccolta e depurazione delle acque reflue urbane, avviando la programmazione di opere di ammodernamento e la costruzione di nuove infrastrutture. In tal senso si devono citare i numerosi interventi infrastrutturali sul ciclo idrico finanziati dalla Regione dal 1998 al 2002 (fig. 15.2), a cui si devono aggiungere i finanziamenti stanziati dall’Accordo di Programma Quadro sottoscritto nel 2002 con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, che prevede la realizzazione di interventi per una spesa complessiva di 735 Ml di euro, da realizzarsi entro il 2006.




5 Sono stati individuati 12 ATO: uno per Provincia con l’aggiunta di un ATO ad hoc per la Città di Milano
6 Nell’ ATO Provincia di Milano sono state individuate tre diverse zone omogenee e un gestore per ogni zona: Zona omogenea 1 ad Aemme Acque S.p.A; zona omogenea 2 a Brianzacque  S.p.A. e zona omogenea 3 a Miacqua S.p.A.. Identica soluzione per l’Ato pavese dove i gestori convenzionati sono otto: ASM Pavia S.p.A., Broni-Stradella S.p.A., ACAOP S.p.A., ASM Voghera S.p.A, ASM Mortara S.p.A, ASM Vigevano e Lomellina S.p.A, CAP Gestione S.p.A, CBL S.p.A.
7 A tali aziende potrebbero aggiungersi la Cogeme di Rovato e la SCS di Crema.






15.2 - Servizi ambientali
15.2.1 - Quadro di sintesi della domanda
Anche con riguardo ai rifiuti l’analisi della situazione lombarda è svolta nel quadro del contesto nazionale. I servizi ambientali sono attualmente caratterizzati in Italia da un basso grado di sviluppo industriale, con fasi della filiera ancora labour intensive. Le dinamiche in atto sul lato della domanda vedono, in primis, l’obiettivo di rallentare ed azzerare la crescita nella produzione di rifiuti.
    In Italia la produzione media di rifiuti urbani8 è di 522,6 kg/ab all’anno. Le Regioni del nord che presentano più elevati livelli di produttività sono anche quelle a maggior produzione di rifiuti: l’Emilia Romagna e la Lombardia da sole producono il 24,2% del totale italiano. L’analisi dei dati nazionali conferma la riduzione dello smaltimento in discarica, trend iniziato nel 2000, anche se permane la modalità più diffusa. Tale risultato deriva dagli incentivi dei sistemi di raccolta differenziata, ma anche dalla crescita del settore del compostaggio delle frazioni selezionate dei rifiuti, sia in termini di quantità trattate, sia in termini di numero di impianti disponibili.
    Parallelamente allo sviluppo dei trattamenti a valle della raccolta differenziata, si è avuta anche una crescita della quantità di rifiuti avviati alla termovalorizzazione e, soprattutto, dei 47 impianti di incenerimento rifiuti presenti in Italia nel 2002, solo 8 erano ancora senza recupero di energia.
    In Lombardia bisogna registrare, a fronte di una produzione di rifiuti di 4.615.297 tonnellate nel 2003, la decisa e positiva crescita della raccolta differenziata, che raggiunge nel primo quadrimestre 2004 le 83.415,29 tonnellate, dopo aver superato la soglia del 40% sul totale dei rifiuti urbani prodotti nel 2003 (1.881.167,8 tonnellate). Il trend della raccolta differenziata fa segnalare un aumento di ben dieci punti percentuali dal 1998 ad oggi, con le province di Lecco, Cremona e Bergamo che fanno registrare le più alte percentuali di raccolta per abitante. Si deve sottolineare che la città di Milano indica una tendenza forse positiva, e cioè il calo progressivo della produzione totale di rifiuti a partire dal 2002.
    Altro dato incisivo è il progresso della termodistruzione con recupero di energia. Bisogna ricordare che numerosi sono stati gli impianti ammodernati e approvati negli ultimi anni, proprio per aumentare il potenziale generativo regionale. Gli ultimi progetti in studio presso la Regione sono: il nuovo termovalorizzatore a Busto Arsizio (Va), il raddoppio dell’esistente impianto a Parona (Pv), la conversione e l’ampliamento del cementificio di Merone (Co) per smaltire i rifiuti urbani oltre a quelli industriali che brucia da tempo; infine, va segnalato un nuovo impianto a Milano, che dovrà smaltire i fanghi dei tre depuratori e consentire alla città l’azzeramento dell’apporto alle discariche.
La Regione detiene, inoltre, il primato nazionale dei rifiuti trattati negli impianti di biostabilizzazione e CDR con più di 800 mila tonnellate, seguita solo dal Lazio con quasi 600 mila tonnellate.
    Per quanto riguarda il compostaggio, la Lombardia ha accresciuto la propria potenzialità, passando dalle 450.000 ton/anno del 2000 alle più di 600.000 ton/anno del 2001, trattandone circa 350.000 tonnellate.
In discarica, infine, finiscono neanche 1.500.000 tonnellate, dato che pone la Lombardia tra le migliori esperienze europee9.
    Una nota a parte merita il riferimento alla produzione regionale di rifiuti speciali, che dal 1995 al 200110 si è raddoppiata, passando dagli oltre 6 milioni di tonnellate del 1995 a circa 12,5 milioni di tonnellate nel 200111. Le province a maggior vocazione industriale di Milano e Brescia registrano i quantitativi maggiori di produzione; nell’area bresciana il valore pro-capite arriva a 2.858 kg/abitante nel 2002, a conferma della straordinaria concentrazione di insediamenti produttivi.

8 I dati relativi alla composizione della domanda fanno riferimento al Rapporto rifiuti 2003, redatto in collaborazione tra l’Osservatorio nazionale rifiuti e l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici.
9 Dal 1995 al 2003 è diminuito notevolmente il conferimento diretto in discarica, passando dall’83% al 10%; è aumentata la termodistruzione (dal 14 al 29%) e la selezione/trattamento (dal 3 al 38%), con conseguente avvio al riciclaggio delle frazioni riutilizzabili.
10 Fonte: APAT, Rapporto rifiuti, 2004.
11 Tale aumento è in parte da addebitare all’inserimento tra le voci degli ex-mercuriali (loppe d’altoforno e scorie di acciaieria).




15.2.2 - Quadro di sintesi dell’offerta
I servizi di igiene urbana in Italia sono offerti nelle seguenti forme (tab. 15.2):

  • in economia;
  • aziende private;
  • aziende pubbliche.
Tabella 15.2- Le forme di gestione

    In Lombardia le aziende pubbliche restano, quindi, le più rappresentative del settore, raggruppando le realtà più importanti per abitanti serviti, come AMSA Milano, BAS Bergamo, ASM Brescia, AEM Cremona. I dati del comparto mostrano una rilevante crescita in termini di fatturato, visto anche il cospicuo aumento delle quantità smaltite, che fa segnare nel 2003 un valore complessivo di circa 3.650 mila euro12.
    A questo va aggiunto il trend tipico degli ultimi anni del settore delle utilities, ossia la ricerca dei gestori di dimensioni maggiori e, conseguentemente, la volontà di avviare collaborazioni, alleanze ed aggregazioni tra i player locali; fenomeno che si presenta anche nella regione lombarda.
    Nel dettaglio della Regione Lombardia13 si trova un predominio della gestione privata nell’ambito della selezione e del compostaggio da rifiuti14, mentre la gestione pubblica risulta prevalente nel caso degli impianti di termovalorizzazione e nelle discariche. Anche in Lombardia le gestioni in economia sono diffuse soprattutto nei piccoli Comuni, dove il legame col passato è ancora molto forte. Sul territorio sono poi presenti importanti realtà pubbliche a livello nazionale, come AMSA Milano e ASM Brescia.
    In Lombardia sono presenti 14 impianti15 d’incenerimento per i RSU, di cui ben 6 nella provincia di Milano (tab.15.3). Da tali impianti la Regione ha recuperato energia termica per 790.774 MWh/anno (2002) e 990.393 MWh/anno (2002). Per quanto riguarda, invece, le discariche per rifiuti urbani sul territorio, si segnalano impianti presenti nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Milano, Sondrio, Varese e Mantova. Di questi impianti, quattro sono stati autorizzati sotto la VII Legislatura16.
    Sul tema dei rifiuti speciali, la Lombardia si pone al primo posto in Italia per il quantitativo avviato al recupero di materia (circa il 65-70% del totale rifiuti speciali prodotti), grazie alla forte presenza dell’industria manifatturiera. Un’altra parte rilevante è destinata al riciclo/recupero dei metalli o dei composti non metallici; tra gli impianti più significativi presenti in regione vanno annoverati quelli per il recupero delle batterie esauste di Paterno Dugnano (Mi), Brugherio (Mi) e Maclodio (Bs).

12 Fonte: Confservizi, Rapporto sui servizi pubblici locali, 2004. L’indagine è stata svolta su 648 utility e di queste 395 hanno risposto. Rispetto alle società intervistate il campione rappresenta il 90% sul totale del fatturato e l’88% sul totale degli addetti; rispetto alle imprese aderenti al sistema Confservizi, il campione rappresenta il 65% sul totale del fatturato ed il 55% sul totale degli addetti.
13 I dati riportati fanno riferimento ad un’indagine svolta dall’IRER nel 2004 e al censimento impiantistico e gestionale effettuato a livello nazionale da APAT e ONR.
14 Dai dati ARPA Lombardia del 2003 risulta che nel 65% dei casi (1.008 Comuni) il servizio di raccolta dei rifiuti urbani indifferenziati è svolto da imprese private, mentre solo nel 6% dei casi (95 Comuni) è svolto direttamente dal Comune. Vi sono, poi, 87 Comuni che hanno delegato alla municipalizzata e 478 che svolgono il servizio tramite Consorzi.
15 La maggior parte è stata realizzata nell’arco degli ultimi dieci anni.
16 Dati riferiti al rapporto rifiuti, APAT, 2004.




15.2.3 - Effetti delle normative
Gli effetti delle politiche settoriali si manifestano, tra l’altro, nel fenomeno della concentrazione, testimoniato dalle alleanze sviluppate sul territorio regionale, tra cui spicca nuovamente Linea Group. Rilevante è anche la presenza di unioni di comuni, soprattutto nel territorio montano, per la gestione integrata e coordinata del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Solo nell’ultimo quadriennio le unioni di comuni attivate con competenze anche nel settore rifiuti sono state 1817.
    Altro aspetto da considerare è l’impatto delle politiche a livello di tutela ambientale e sicurezza. Vanno, a tal proposito, registrati i numerosi interventi legislativi della Regione sul tema ed il tempestivo recepimento delle direttive europee sui rifiuti. In questo ambito rientrano anche gli studi condotti negli ultimi anni dalla Regione e dagli enti infra-regionali sugli impatti ambientali e sulla possibilità di effettuare investimenti e di realizzare infrastrutture sul territorio. Negli ultimi anni sono stati avviati importanti progetti di repowering. Nel 2002 è stato potenziato l’impianto di Trezzo d’Adda (Mi) per permettere il recupero energetico; nel 2003 è stato avviato un recupero di potenza sull’inceneritore di Bergamo per 320.000 MWh/a. Nel 2004 è iniziato il collaudo tecnico sull’impianto di Corteolona (Pv) per CDR18. Sempre nel 2004 è stato dato il via alla terza linea dell’inceneritore di Brescia, ed è stato approvato l’avvio di una nuova linea sull’impianto di Valmadrera (Lc), da realizzarsi entro il 2006, a cui si aggiungerà, per il 2007, la messa in atto dell’adeguamento sul trattamento dei fumi dell’impianto.




17 Elaborazione dati Ancitel Lombardia.
18 La capacità media è di 200 t/g; sarà operativo al 100% a partire dalla fine dell’anno.




15.3 -
Circa il settore idrico, va sottolineato come nell’ultimo decennio siano stati trattati una serie di snodi critici:

  • il degrado qualitativo delle acque superficiali e sotterranee, a causa di inquinanti sia da fonti concentrate che da fonti diffuse;
  • il forte incremento del rischio idraulico causato dalla riduzione delle aree di pertinenza fluviale e dall’aumento delle superfici urbanizzate;
  • il conseguente degrado degli ambienti acquatici marginalizzati e resi non utilizzabili come elemento di valore del paesaggio.
Nell’arco di tempo in questione, è accresciuta l’attenzione alle tematiche in esame, così come testimoniato dalle numerose norme, linee-guida, studi e ricerche sviluppate dalla Regione e da un pluralità di soggetti, che ha portato, senza dubbio, a una maggiore affidabilità delle informazioni e ad una più elevata coscienza delle problematiche e delle loro criticità.
    Circa il comparto dei rifiuti, il tema centrale è il superamento dell’emergenza e l’avvio di un processo di pianificazione con elevate caratteristiche di efficienza e di economicità. I risultati sulla raccolta differenziata, lo sviluppo della dotazione impiantistica della regione pongono la Lombardia come qualificato esempio a livello mondiale di applicazione concreta della concezione di “rifiuto come risorsa” su un’area vasta ed industrializzata.
    Nel complesso, la Lombardia si pone oggi all’avanguardia in Italia anche nella applicazione della riforma del Titolo V della Costituzione, per le scelte in risposta alle esigenze di comparti vitali per la popolazione e per l’economia. Detto ciò, va anche sottolineato come le questioni aperte siano ancora numerose e rilevanti, determinate anche dalla continua dinamica delle tecnologie, delle istanze economico-sociale, oltre che dalla applicazione di alcune legislazioni da poco introdotte che necessitano un rodaggio per manifestare i propri effetti.





Document Actions
 

Personal tools